Piemontese

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Piemontese

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Introduzione[modifica]

Nella carta sono segnate le zone unicamente piemontesi. Il piemontese si affianca al francoprovenzale e all'occitano in tutte le vallate occidentali, dove la gente non ha problemi a comprenderlo. Basti pensare alla diffusione del piemontese (e dei piemontesi) a Bardonecchia o a Ceresole.

Il piemontese:

  1. È una lingua neolatina occidentale parlata in Piemonte, ma non su tutto il suo territorio è la prima lingua minoritaria. Nelle valli del Canavese e la Val di Susa (TO), c'è una penetrazione arpitana (la stessa lingua che si parla in Val d'Aosta e che continua al di là delle Alpi in Savoia). Dalla Val Chisone a scendere verso le vallate di Cuneo, il piemontese è compreso, ma le parlate di alta valle di solito vengono incluse nell'occitano. [Se ti stai annoiando passa al punto 4]. A sud-est della città di Alessandria la lingua locale diventa particolarmente dissimile dal Piemontese standard, per via delle influenze liguri, lombarde ed emiliane. Per queste ragioni Novi Ligure è considerata parte dell'area linguistica ligure e Tortona di quella lombarda. La Lomellina, dal punto di vista dei lombardi è un'area con influenze piemontesi, ma è chiaro che per ragioni amministrative ed economiche, anche la lingua sia più legata a Milano. La provincia di Novara e quella di Verbania, vengono considerate dai piemontesi aree molto influenzate dal lombardo, ma non tutti sono concordi nell'assegnarle al lombardo, mentre è arduo includere l'ossolano, che rientra a tutti gli effetti nel lombardo occidentale, o insubre.
  2. Si è evoluta dal latino parallelamente all'occitano, all'arpitano, al lombardo, al ligure e all'emiliano, conservando alcuni elementi delle parlate celtiche e subendo alcune influenze germaniche.
  3. Non è necessario fondare nuove correnti di pensiero ortografico. Il piemontese è una lingua in cui il parlato non sempre aderisce allo scritto: questo carattere è necessario per tenere dentro tutte le pronunce geografiche (variazioni diatopiche), dovrebbe essere, a livello teorico, un aiuto a non confondersi e ad avere risposte precise a domande precise (nello scritto).
  4. Il piemontese ha una grafia scritta con una codifica che con gli anni è diventata accuratamente definita, abbastanza da poter prendere in mano una penna rossa e correggere accenti acuti e gravi. Si chiama Grafìa dij Brandé, codificata nel '700 e ristrutturata negli anni '30. Questa è una grande fortuna rispetto a lingue che hanno svariati germogli di tradizioni (e stravaganti sperimentazioni) ortografiche. Sappiatela apprezzare.
  5. Il piemontese è un blocco linguistico piuttosto omogeneo, con delle vistose e graziose varianti di pronuncia, ma quasi nessun cambiamento di lessico e nessun cambiamento delle strutture grammaticali.
  6. Le statistiche del 2005 affermavano che il piemontese fosse ancora parlato da più di 2 mln di persone e compreso da circa 1,3 mln, in calo per via dell'onnipresenza dell'italiano. In realtà dal 2005 ad oggi i numeri sono continuati a scendere, quindi quella statistica non è più applicabile. Tanto più che quelle cifre erano riferite a dei locutori di età avanzata e per lo più analfabeti. L'alfabetizzazione di livello medio-alto dei piemontesi in cifre reali supera al massimo le 2000 unità. È un obiettivo di questa modesta opera invitare all'alfabetizzazione e alla codifica coloro che conoscono già questa lingua oralmente.
  7. Non è un dialetto della lingua italiana né della lingua francese, bensì una lingua, così come riconosciuto dall'UNESCO. Ma non stiamo a ripeterlo più di tanto: alla fine chi lo ritiene una lingua infima e macchiettistica non cambierà idea; se non sa sentirlo suo, non lo farà suo, pur avendo tutti i mezzi a disposizione. A meno che non sia retribuito, allora lo farà suo ben volentieri.
  8. Esiste una consistente letteratura in piemontese che tratta molti generi sotto molte forme letterarie.
  9. Ha raggiunto il massimo splendore nel '700, quando era lingua della corte di Torino del regno di Sardegna.
  10. Non si usa solo in determinati ambiti: è una lingua a tutti gli effetti. Può essere usata in modo disinvolto per parlare di vigneti come di politica internazionale.
  11. Ovviamente il piemontese non è mai entrato in università, però il lessico tecnico che ha sviluppato in alcuni settori, come per esempio la meccanica, è prova di un suo uso diffuso in ambienti di lavoro fino agli anni 1980, nonostante le proibizioni legate alla necessità di integrare manodopera extra-piemontese con gli operai del posto.
  12. Imparare il piemontese oggi può essere pregevole perché è in rapida via di estinzione e potreste essere gli ultimi a conoscerla.
  13. Imparandola vi accorgerete di quanto sia diversa dall'italiano e probabilmente questo vi affascinerà.
  14. Non ha una grammatica difficile: ha 11 verbi irregolari, quasi tutti i sostantivi invarianti al plurale e solo 6 tempi indicativi. Il congiuntivo inoltre è di fatto trascurabile, comunque lo segnaleremo.
  15. Infine, non si può costruire la propria conoscenza del piemontese con l'italiano in testa. Occorre che si sappia, prima o poi, pensare direttamente in lingua, elaborando concetti più complessi via via che si articolano le strutture grammaticali e si apporta la necessaria ricchezza lessicale.
  16. Il piemontese è una lingua molto interessante come ponte verso le altre. Gli elementi in comune con il francese, l'inglese e le lingue iberiche permettono a chi ha migliorato il suo piemontese di imparare più in fretta delle altre lingue. In fin dei conti, però, non serve a niente. Non è vero che senza sapere il piemontese non potrete ottenere comunque ciò a cui ambite. È pieno di gente che, ignara della sua lingua madre, ha fatto grandi cose e si è realizzata nella vita. Però il piemontese è uno stile, è un modo di fare, è un tatto, un deuit, fine ma virile, diretto ma cordiale. Se lo vorrete, sarà un tratto che voi avrete e che vi caratterizzerà rispetto agli altri.

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