Camponeschi

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I Camponeschi furono una nobile famiglia che per lungo tempo durante il basso medioevo resse le sorti della città dell'Aquila.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il cognome fa riferimento alle Terre Camponesche note almeno dal XII secolo[2] che si estendevano a partire dall'area di Accumoli e Cittareale per lambire i confinanti territori di Amatrice, Leonessa e comprendevano quindi vasti territori adatti al pascolo;[3] è molto probabile quindi che le antiche origini della famiglia derivino da quel territorio pur essendo ritenuta originaria di San Vittorino, della cui località viene ricordato un Rainoldo di Todo o Todino Camponeschi arciprete vissuto sulla fine del secolo XIII, secondo la genealogia ricostruita da Giuseppe Rivera.[4]

La famiglia venne insignita, grazie alla sua accresciuta potenza nel contado aquilano, sin dalla metà del Trecento da Luigi d'Ungheria e poi dalla Regina Giovanna I, che avevano bisogno della fedeltà degli aquilani, nella persona di Lalle Camponeschi;[5] tra gli altri numerosi beni e il titolo di Camerlengo,[6] dei contadi di Montorio, titolo che li contraddistinse come loro sinonimo, e di Monteodorisio, le terre di Atessa e Città Sant'Angelo e altre numerose terre tolte a Carlo d'Artus,[7] con la successiva concessione della carica di Gran Conestabile del Regno nella persona di Lalle II figlio del precedente fatto assassinare nel 1354 da Filippo di Taranto. Ancora sul finire del XIV secolo, dopo dure e sanguinose lotte prevalse sulle fazioni avverse dei Poppletani e dei Pretatti. Al principio del XV secolo, Loysio prese in moglie Angelella Marzano sorella del duca di Sessa e di Marta promessa sposa di Luigi d'Angiò. Fu tale la potenza della famiglia nella città raggiunta a partire da questo periodo che la loro autorità venne ritenuta da taluni autori non inferiore a quella esercitata dai Medici a Firenze.[8]

Tradizionalmente di parte angioina, ressero con alterne vicende la contea di Montorio[9] fino all'estinzione di questo ramo della famiglia, con Vittoria sposata a Giovanni Antonio Carafa del ramo della Stadera, da cui nacque Giovan Pietro, futuro papa Paolo IV, e a cui trasmisero la contea e territori annessi. Importanti, oltre ai citati, furono le figure maschili di questa famiglia come Loysio, Antonuccio[10] e Pietro Lalle. La famiglia si estinse nel XVII secolo.

Blasonatura[modifica | modifica wikitesto]

Elemento essenziale del suo blasone fu il monte a 5 o 6 cime a seconda delle versioni date dai genealogisti.[11] Sulla cella coniata nella zecca aquilana sotto la direzione dei Camponeschi (1442-1443) era inciso il blasone in campo d'argento ai cinque monti d'azzurro.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Rivera, Camponeschi, in Enciclopedia Italiana
  2. ^ v. Catalogus Baronum
  3. ^ Romolo Caggese, Roberto d'Angiò e i suoi tempi, vol. I, Firenze 1922, pp. 441-442
  4. ^ Giuseppe Rivera, Genealogia dei Camponeschi, in Bollettino della Società di Storia Patria “A. L. Antinori” aa.1901 e 1903.
  5. ^ Peter Partner, Lalle Camponeschi, in Dizionario Biografico degli Italiani.
  6. ^ Vincenzo De Bartolomeis, Cronaca aquilana di Buccio di Ranallo, Prefazione p. XVII.
  7. ^ v. trascrizione del diploma di infeudazione di Luigi e Giovanna del 1348 in V. De Bartolomeis, Cronaca cit. , pp.177-178.
  8. ^ Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi, Storia delle Repubbliche italiane nei secoli di mezzo, Lugano 1838, vol. II, p.334
  9. ^ Biagio Aldimari, Della Famiglia Camponesca in Memorie historiche di varie famiglie nobili così napoletane come forastiere, Napoli 1691, pp.242-243
  10. ^ Peter Partner, Antonuccio Camponeschi, in Dizionario Biografico degli Italiani.
  11. ^ G. B. Crollalanza, Dizionario Storico Blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti... vol. I, pp.243-244; e A. Marucchi, Stemmi di possessori di manoscritti conservati nella Biblioteca Vaticana, in Melanges Eugene Tisserant, 1964, vol. 7, pp.29-95, p.87, tav. XI
  12. ^ v. Arturo Sambon, Di alcune monete inedite di Alfonso I e Ferdinando I re di Napoli e di due officine monetarie del napoletano finora sconosciute. La Cella ed il Reale di Alfonso I coniati all'Aquila, in Rivista Italiana di Numismatica, A. V, 1892, Fasc.I, p.347

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Portale L'Aquila
Portale Storia di famiglia