Chiesa di San Michele Arcangelo (Lesignano de' Bagni)

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Chiesa di San Michele Arcangelo
Stato  Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Lesignano de' Bagni
Religionecristiana cattolica di rito romano
Titolaresan Michele Arcangelo
Diocesi Parma
Stile architettonicoromanico e barocco
Inizio costruzioneentro il XIII secolo
CompletamentoXVII secolo

Coordinate: 44°38′43″N 10°18′02.1″E / 44.645278°N 10.300583°E44.645278; 10.300583

La chiesa di San Michele Arcangelo, nota anche come pieve di Lesignano, è un luogo di culto cattolico dalle forme romaniche e barocche, situato in piazza IV Novembre a Lesignano de' Bagni, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve originaria fu edificata in epoca medievale, probabilmente già nell'XI o nel XII secolo. La prima testimonianza[1] della sua esistenza risale tuttavia al 1230, quando dalla plebs de Lixignano dipendeva la cappella di Stadirano, cui si aggiunsero successivamente quelle di Santa Maria del Piano e di Santa Maria del Monte, citate nella Ratio Decimarum del 1299 e nel Liber extimi universi cleri parmensi del 1354.[2]

Il 9 maggio del 1405, un mese dopo la conquista del castello rossiano di Lesignano da parte delle truppe di Guido Torelli, alleato dei Terzi, Pietro da Vianino, feroce nemico dei Rossi, distrusse quasi completamente la chiesa.[3]

Sui resti dell'antico edificio, nel 1474 Pier Maria II de' Rossi fece costruire una nuova pieve, in forme molto differenti rispetto alla struttura originaria, di cui furono conservati solo l'abside, il portale d'ingresso del lato sud e vari elementi reimpiegati qua e là.[2]

Tra il 1579 e il 1590, in obbedienza ai dettami del concilio di Trento, la chiesa fu ristrutturata e parzialmente modificata, realizzando anche la nuova pavimentazione e il fonte battesimale e risistemando la copertura; nel 1598 fu inoltre aggiunta in adiacenza alla navata destra la cappella dedicata alla beata Vergine del Rosario.[4]

Nel corso del XVII secolo l'edificio fu profondamente trasformato: furono intonacate tutte le pareti; negli interni, furono sostituite le colonne con pilastri a base rettangolare e le capriate lignee con volte a botte sulle navate; negli esterni, fu arretrata di due campate la facciata, ricostruita in forma rettangolare reimpiegando i materiali della precedente.[4]

Nel 1706 fu aggiunta in adiacenza alla navata sinistra la cappella dedicata a sant'Antonio.[4]

Tra il 1772 e il 1774 furono ampliate le finestre della facciata e del lato meridionale, mentre nel 1779 fu restaurato l'antico campanile.[4]

Nel 1818 e nel 1832 la chiesa fu profondamente danneggiata da due terremoti, senza tuttavia essere successivamente restaurata.[4]

Agli inizi del XX secolo fu edificato il nuovo campanile su progetto dell'architetto Camillo Uccelli; la torre fu completata nel 1927 in una seconda campagna di lavori; negli stessi anni fu inoltre costruita in adiacenza alla navata sud la sagrestia.[4]

Nel 1936 la chiesa fu restaurata per ovviare ai danni dei due terremoti ottocenteschi.[4]

Nel 1970 furono rimossi gli intonaci dalle facciate, riportando in luce il piccolo rosone chiuso nel XVII secolo; nel 1972 furono inoltre riscoperti gli affreschi medievali dell'abside, ove furono riaperte le due monofore laterali.[4]

Il 9 novembre del 1983 un forte terremoto danneggiò pesantemente l'edificio; tra il 1984 e il 1986 furono avviati i necessari lavori di ristrutturazione e consolidamento strutturale, che riguardarono soprattutto le coperture e le fondazioni.[4]

Il 23 dicembre del 2008 un nuovo sisma di forte intensità provocò altri danni alla chiesa; tra il 2010 e il 2014 furono eseguiti gli interventi di ristrutturazione e consolidamento, che interessarono l'intero edificio; furono inoltre restaurati gli affreschi e sostituiti tutti gli impianti.[4]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa si sviluppa su un impianto a tre navate affiancate da una cappella su ogni lato, con ingresso a ovest e presbiterio absidato a est; in adiacenza al lato nord si estendono la canonica e gli edifici annessi.[4]

La pressoché simmetrica facciata rettangolare, interamente rivestita in pietra come il resto dell'edificio, è caratterizzata dalla presenza nel mezzo del portale d'accesso con architrave modanato; più in alto è collocata una bifora ad arco a tutto sesto con colonnina centrale, coronata da un capitello ornato con motivi vegetali; alla sua sinistra, decentrato rispetto al prospetto, si trova l'antico rosone medievale chiuso, riscoperto nel 1970; ai lati dell'ingresso si aprono due alte monofore ad arco ogivale. In sommità, oltre il cornicione di coronamento, si eleva nel mezzo il frontone mistilineo barocco.[4]

Il fianco destro, illuminato da una monofora ad arco ogivale, conserva il portale d'ingresso laterale romanico, risalente al XII secolo; la struttura strombata, sopravvissuta alla distruzione del 1405, è delimitata da due colonnine e due piedritti in conci di arenaria, raccordati superiormente con un'arcata a tutto sesto che inquadra una lunetta decorata con un altorilievo raffigurante una croce greca.[2]

Sul fondo del prospetto meridionale, oltre la cappella e la sagrestia in aggetto, si eleva il campanile, suddiviso in due diversi ordini corrispondenti alle due distinte fasi costruttive novecentesche; la parte inferiore è rivestita in pietra, mentre quella superiore, in corrispondenza della cella campanaria affacciata sui quattro lati attraverso ampie trifore, è intonacata; in sommità, oltre le cuspidi, si staglia la cupola in rame di coronamento.[2]

Sul retro l'abside originaria in pietra, parzialmente inglobata nell'edificio adiacente, presenta due monofore laterali ad arco a tutto sesto, riaperte nel 1972.[4]

All'interno la navata centrale, coperta da volta a botte, è separata da quelle laterali da una serie arcate a tutto sesto, rette da pilastri a pianta rettangolare, decorati con lesene coronate da capitelli dorici.[4]

Il presbiterio absidato conserva sulla parete di fondo, rivestita in pietra, un affresco medievale raffigurante San Cristoforo col Bambino,[2] restaurato nel 2014; al centro è collocato l'altare maggiore a mensa in arenaria della fine del XX secolo, decorato con un altorilievo raffigurante la Cena in Emmaus.[4]

L'interno della chiesa conserva inoltre dell'edificio originario due leoni stilofori mutili in arenaria, alcuni capitelli decorati e una campana in bronzo risalente al 1363.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Capitulum seu Rotulus Decimarum della diocesi di Parma
  2. ^ a b c d e f Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 62.
  3. ^ Pezzana, pp. 77-78.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Chiesa di San Michele Arcangelo "Lesignano de' Bagni", su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 14 aprile 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN 88-7847-021-X.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Portale Architettura
Portale Cattolicesimo
Portale Emilia