Collegiata di San Martino (Caldarola)

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Collegiata di San Martino
Facciata della chiesa
Stato  Italia
Regione Marche
LocalitàCaldarola
Religionecristiana cattolica
TitolareMartino di Tours
Arcidiocesi Camerino-San Severino Marche
Stile architettonicoTardo barocco
Inizio costruzione1587

Coordinate: 43°08′16.91″N 13°13′35.89″E / 43.13803°N 13.226635°E43.13803; 13.226635

Stemma di papa Sisto V posto al centro della facciata

La fabbrica della Collegiata di San Martino, che sorge al centro del lato est dell'attuale piazza Vittorio Emanuele II di Caldarola e si presenta, all'interno, come un edificio a tre navate con coro e cappelle laterali, la navata centrale dalla forma leggermente trapezoidale. L'arco trionfale in muratura divide la navata centrale dallo spazio del presbiterio, tale spazio planimetricamente è segnato dalla balaustra in pietra di gesso balatino, posta su un gradino. Sulla parete di fondo del Coro si erge il complesso monumentale dell'Altare Maggiore, incorniciato da due imponenti colonne scanalate con capitello corinzio che, secondo la leggenda sono state portate a Roma dal tempio di Gerusalemme e quindi fatte trasportare a Caldarola dal cardinale; al centro la grande tela incorniciata, opera di Simone De Magistris, che decorò internamente la chiesa, ma di questi lavori, probabilmente a causa del terremoto del 1799, non si hanno traccia. Sulle pareti del Presbiterio una copia della Vergine di Raffaello contrapposta alla grande tela della copia della Crocifissione del scuola di Guido Reni. Nella navata, entrando, a destra, la prima cappella del SS. Crocifisso, con vicina la Cappella della reliquia di S. Destro, l'ultima cappella è quella dell'altare della Madonna del Carmine di Giovanni Andrea De Magistris, padre di Simone. Nella navata sinistra, la prima cappella è quella della fonte battesimale; la Cappella centrale al Santissimo Sacramento ed è chiusa da una cancellata di pregevole fattura in ferro battuto e contiene un particolarissimo tabernacolo in legno dorato datato 1595; l'ultima cappella è dedicata a S. Michele Arcangelo. Sul lato verso sud del presbiterio mediante una piccola porticina, si accede alla sacrestia che è composta da una stanza di notevoli dimensioni, con pavimento di quadrotti di cotto antichi, le pareti decorate a tempera, inizio secolo, e con soffitto in legno decorato. Sul lato opposto si trova la sacrestia delle Confraternite.

Interno della chiesa

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte alla porta Nova (che si trovava nella parte più in basso del “Castrum Novum”) probabilmente il terreno allora, degradava rapidamente verso il fiume, proprio per questo motivo la municipalità, ma crediamo, forse più probabilmente il Cardinale Evangelista Pallotta, dovette aver provveduto ad una grandiosa operazione di interramento che interessò la zona che doveva diventare la piazza, ma anche delle abitazioni del castrum novum. Tale intervento mette quindi a disposizione del Cardinale un ampio spazio edificabile fra i due borghi di Gea e Fiorenzola: sarà questa l'area usata per la costruzione del palazzo Pallotta di piazza, della nuova Chiesa di San Martino e del campanile. Evangelista Pallotta dal 1570 era stato sacerdote con rettorato di San Martino “vecchio”.

Con lui Caldarola visse il suo “momento magico”: il Castello fu trasformato in dimora gentilizia, fu costruita la Chiesa di San Martino e quella di San Gregorio, fornì le chiese di preziosi arredi e al Comune dette la disponibilità di molti beni. I lavori di costruzione di questa fabbrica iniziarono nel 1587, mentre Evangelista Pallotta era Datario e come testimonia la lapide posta sulla chiesa stessa, queste informazioni ci vengono dal Barlesi, che narra: “Per le fabbriche del palazzo della chiesa del campanile e dell'altare maggiore spese il nostro esimio Cardinale scudi 38.000. Per avere a sufficienza e di buona qualità il travertino comprò il Cardinale un colle chiamato ora Sasso Pallotta tra Bistocco e Campolarzo, ma il Cardinale Evangelista fu ingannato poiché il travertino non regge al gelo.”(!) Notevole importanza ebbero i De Magistris per le decorazioni di questi edifici. Le pareti del Coro erano decorate con affreschi che narravano della vita di San Martino.

Transito di San Martino, Simone De Magistris

Alla monumentale edificazione parteciparono anche numerose maestranze provenienti soprattutto dal nord Italia. Con bolla pontificia datata 1º agosto 1590 si riferisce della fondazione della Collegiata di San Martino. Sisto V, elevando la parrocchia a Collegiata, la dota di 6 canonici, 2 chierici beneficiati e addetti minori con musici “periti” in canto fermo, tutti provvisti da Martino Pallotta, il quale vi aveva impegnato una quantità enorme di danaro. La chiesa fu inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a Collegiata insigne e il cui stemma domina la facciata vicino a quello del cardinale Evangelista Pallotta. I primi documenti che attestano pagamenti effettuati a mastri impiegati nella costruzione si riferiscono all'anno 1589 ed ancora all'ano 1600. Il Cardinale fu occupato alla riorganizzazione dello spazio che sarebbe diventato piazza San Martino dal 1587 al 1615 e il primo edificio ad essere costruito fu la Chiesa di San Martino a cui seguirono la realizzazione del corpo nord-orientale (il suo palazzo di piazza) e sud-orientale (l'ala di completamento ed il Seminario). Nel secondo decennio del Seicento egli, dopo aver dato esecuzione o impostato il lavoro per tutto questo complesso realizzato nel corso di qualche anno, ma unitariamente progettato in rapporto allo spazio urbano da qualificare, ossia la piazza, pose attenzione anche al lato occidentale di essa. La Piazza di San Martino si sarebbe configurata così non solo come centro di vita religiosa, ma come luogo in cui ospitare i forestieri o i visitatori immediatamente accolti nel luogo più significativo della rinnovata Caldarola, segno della presenza di colui che tale rinnovamento aveva ideato e fatto realizzare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rossano Cicconi, Spigolature dall'Archivio notarile di Caldarola, 1989.
  • aa.vv., La Provincia di Macerata Ambiente Cultura Società, Amm.ne Prov.le di Macerata, 1990.
  • Marco Falcioni, La ristrutturazione di Caldarola nel XVI secolo e la normativa cittadina, Camerino, Mierma editrice, 1990.
  • Rossano Cicconi, Caldarola nel Quattrocento, (ricerca d'Archivio), Camerino, Mierma editrice, 1991.
  • Rossano Cicconi, Caldarola nel Cinquecento, Camerino, Mierme editrice, 1996.
  • Pietro Amato, Simone De Magistris “picturam et sculturam faciebat”, 1538/43-notizie 1611, Macerata, 2001.
  • Pietro Zampetti (a cura di) Simone De Magistris e i pittori di Caldarola, Camerano (AN), 2001.
  • Girolamo Barlesi, a cura di Rossano Cicconi, Memorie, Pollenza (MC), Tipografia San Giuseppe, 2003.
  • Vittorio Sgarbi (a cura di) Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco, Marsilio, Venezia, 2007.
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