Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica, attiva dal 2001, viene rinnovata a inizio legislatura dietro presentazione di una mozione approvata dall'Assemblea del Senato. Nel corso della sua attività la Commissione si è occupata di questioni di carattere internazionale, come l'abolizione della pena di morte nel mondo e il divieto mutilazioni genitali femminili, ma anche di livello nazionale, come l'introduzione nell'ordinamento italiano del reato di tortura, le garanzie per chi si trovi privato delle libertà, la promozione e l'attuazione del diritto di asilo, il contrasto alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze.

Composizione e funzione[modifica | modifica wikitesto]

La Commissione è costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi in Senato. Elegge tra i suoi membri l'ufficio di presidenza composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari. Ha compiti di studio, osservazione e iniziativa: a tal fine, come previsto dal Regolamento del Senato della Repubblica, la Commissione può svolgere procedure informative, formulare proposte e relazioni all'Assemblea, votare risoluzioni alla conclusione dell'esame di affari a essa assegnati, formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, effettuare sopralluoghi in Italia o all'estero.

La storia della Commissione[modifica | modifica wikitesto]

L'impegno del Senato della Repubblica in favore dei diritti umani prende avvio nella XIII legislatura (1996-2001) per iniziativa della parlamentare Ersilia Salvato, che ricopriva l'incarico di vicepresidente del Senato e che promosse l'istituzione del Comitato contro la pena di morte, grazie alla collaborazione fruttuosa con alcune organizzazioni da anni in prima fila nell'azione di contrasto alla pena di morte, in primo luogo Nessuno tocchi Caino e la Comunità di Sant'Egidio. Nella XIV legislatura, rispetto all'attività del Comitato contro la pena di morte[1], i senatori si posero il problema di un salto di qualità, immaginando una Commissione o un Comitato specifici, che si interessassero più in generale ai diritti umani. Fu presentata la mozione n. 1-00020[2] che proponeva di istituire una «Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi». La Commissione avrebbe avuto compiti di osservazione, studio e iniziativa, assolti anche prendendo contatto con le istituzioni di altri Paesi, con gli organismi internazionali e recandosi laddove, in Italia o all'estero, fosse stato necessario stabilire intese per la promozione dei diritti umani. Nella XV Legislatura fu approvata nel luglio 2006 la mozione istitutiva - primo firmatario Giulio Andreotti - ma la fine anticipata non permise l'istituzione della Commissione. Nella XVI legislatura la mozione per l'istituzione della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che ricalcava le precedenti (primo firmatario il senatore Andreotti), fu approvata all'unanimità, così come nella XVII legislatura (primo firmatario il senatore Luigi Zanda).

Attività nella XIV Legislatura (2001-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Alla prima seduta, il 19 settembre 2001, veniva eletto presidente il senatore Enrico Pianetta (Gruppo Forza Italia). La seconda seduta portò all'approvazione di una indagine conoscitiva «sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale». La Commissione ha innanzi tutto proseguito il lavoro del Comitato contro la pena di morte della precedente legislatura, presenziando, dal 2002 al 2005, ai lavori della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite allo scopo di favorire, in quella sede, l'approvazione della risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni. L'Assemblea del Senato, su iniziativa di alcuni senatori della Commissione, approvò la mozione n. 1-00198[3] sulla moratoria universale delle esecuzioni. La Commissione, tra le varie tematiche affrontate, condusse a più livelli un serrato impegno su temi di ambito internazionale, in particolare contro il traffico di essere umani e l'uso dei bambini nei conflitti armati, mentre in ambito nazionale, la Commissione si impegnò per la ratifica del trattato per l'istituzione della Corte penale internazionale e adeguamento dell'ordinamento italiano alle sue disposizioni e perché fosse riconosciuto il reato specifico di tortura, per dare attuazione alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti e pene crudeli, inumane e degradanti adottata dall'Assemblea generale il 10 dicembre 1984. Il tema sarà ripreso nelle successive legislature fino all'introduzione del reato di tortura nella XVII legislatura, al termine di un confronto politico molti intenso. La Commissione ha curato la realizzazione di due pubblicazioni: il 13 maggio 2003 fu presentato il volume Il Senato e la tutela dei diritti umani. Bilancio e prospettive della Commissione per i diritti umani del Senato alla luce dell'indagine conoscitiva sui livelli e sui meccanismi di tutela dei diritti umani vigenti nella realtà internazionale[4]; il 13 maggio 2005, fu presentato il Manuale dei diritti umani. Trattati, Convenzioni, Dichiarazioni, Statuti, Protocolli tradotti in italiano[5] testo aggiornato al 2004.

Attività nella XVI legislatura (2008-2013)[modifica | modifica wikitesto]

La seduta costitutiva della Commissione ebbe luogo il 4 dicembre 2008 e portò all'elezione del presidente, senatore Pietro Marcenaro (Gruppo Partito democratico). Il lavoro della Commissione in quegli anni si è indirizzato in modo significativo, oltre ai grandi temi internazionali, alle questioni italiane concernenti il rispetto dei diritti fondamentali. La Commissione ha seguito da vicino la verifica periodica del rispetto dei diritti umani condotta sull'Italia dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra (UPR, Universal Periodic Review) nel 2010. La Commissione si è concentrata su alcuni temi d'interesse nazionale, realizzando un Rapporto sulla condizione di rom, sinti e caminanti in Italia[6], e uno sulla Situazione dei diritti umani negli istituti penitenziari italiani e nei centri di trattenimento per migranti[7]. Il rapporto sulla condizione dei rom in Italia fu il frutto di un lavoro molto lungo e articolato, condotto con audizioni in Commissione, workshop e missioni conoscitive nei campi a Roma, Napoli, Milano e Torino. Tra gli esiti del rapporto, il fatto di aver alimentato il dibattito pubblico su un tema così delicato e l'aver contribuito all'approvazione nel 2012, da parte del Consiglio dei Ministri, della Strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e caminanti, così come da tempo richiesto dalla Commissione europea. Altri meriti da ascrivere anche al lavoro della Commissione, la ratifica del protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (OPCAT) il 24 ottobre 2012 (legge n. 195/2012) e l'adeguamento dell'ordinamento italiano alle disposizioni dello statuto della Corte penale internazionale (legge n. 237/2012). È stata inoltre avviata una riflessione, con successiva pubblicazione, sul rapporto tra politiche estere e diritti umani[8], nel senso del rapporto tra scelte di politica estera guidate dal realismo politico e scelte guidate dal rispetto dei principi.

Attività nella XVII Legislatura (2013-2018)[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la presidenza di Luigi Manconi (Partito democratico) particolare attenzione è stata dedicata al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali in Italia. Grande rilevanza nell'attività della Commissione ha avuto nuovamente nella XVII legislatura la procedura UPR sull'Italia, in ordine al rispetto dei diritti fondamentali, procedura conclusasi nel 2015. Tra gli ambiti affrontati, oggetto dell'attività della Commissione: la creazione di una istituzione nazionale indipendente per i diritti umani; le politiche di accoglienza di migranti e richiedenti asilo; la ratifica di convenzioni e protocolli opzionali, come ad esempio la Convenzione dell'Onu sulla riduzione dell'apolidia del 1961; la condizione delle carceri, i ritardi della giustizia; i diritti dei disabili; il contrasto al cyberbullismo; la tutela dei diritti dei cittadini stranieri presenti in Italia; la mancanza di specifiche norme contro la tortura (reato poi introdotto nell'ordinamento italiano con legge 14 luglio 2017 n. 110). Grande spazio è stato dedicato alle condizioni di vita delle comunità rom e sinte, oggetto di numerosi richiami internazionali e di alcune raccomandazioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, anche attraverso iniziative sul piano culturale e della sensibilizzazione pubblica. La Commissione ha approvato una risoluzione sull'uso dei fondi strutturali europei per l'attuazione della strategia nazionale d'inclusione dei rom e sinti in Italia (Doc. XXIV-ter, n. 5) e una sull'attuazione della Strategia nazionale di inclusione di rom, sinti e caminanti in Italia e il superamento definitivo dei "campi nomadi" (Doc. XXIV-ter, n. 9). Anche grazie al lavoro svolto dalla Commissione, in collaborazione con i ministeri dell'interno e degli esteri, con il Consiglio Italiano per i Rifugiati e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l'Italia ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione relativa allo status degli apolidi del 1954 e il 10 settembre 2015 il Parlamento italiano ha finalmente approvato in via definitiva la legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell'apolidia del 1961. Sul versante della tutela dei diritti dei cittadini stranieri presenti in Italia, l'attività della Commissione si è concentrata sullo stato dei diritti umani nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia. Il lavoro svolto sul monitoraggio dei centri è stato accompagnato da periodici rapporti. Il primo Rapporto sui centri di identificazione ed espulsione in Italia[9] è stato approvato dalla Commissione il 24 settembre 2014, il secondo rapporto[10] è stato pubblicato nel febbraio del 2016, il terzo[11] nel gennaio del 2017, il quarto[12] nel dicembre 2017. È stata approvata una risoluzione sull'accesso a quelle strutture (Doc. XXIV-ter, n. 3), volta a includere, oltre a parlamentari e consiglieri regionali, anche Sindaci, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e giornalisti, per assicurare il massimo della trasparenza alla gestione di questi luoghi; un'altra risoluzione (Doc. XXIV-ter, n. 4) sulla seconda accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati; una terza che prevedeva misure minime da adottare con riferimento ai centri di identificazione ed espulsione (Doc. XXIV-ter, n. 8). In materia di diritti delle persone private della libertà, l'attività si è concentrata sul regime speciale del 41 bis e sulla condizione delle detenute con figli piccoli. Riguardo al regime speciale, il lavoro di indagine ha preso avvio da quanto rilevato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e dai rapporti del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, con l'approvazione del rapporto conclusivo dell'indagine conoscitiva sul regime speciale[13]. La Commissione, tra il 2015 e il 2017, ha approfondito il tema della contenzione meccanica, affrontato sotto molteplici punti di vista. Al termine dell'indagine è stato pubblicato il Rapporto sull'attività della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani in materia di contenzione meccanica[14].

Presidenti della Commissione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questi i componenti del Comitato contro la pena di morte del Senato della Repubblica: Ersilia Salvato (Coordinatore), Luciano Callegaro (Gruppo Centro cristiano democratico), Antonino Caruso (Gruppo Alleanza nazionale), Melchiorre Cirami (Gruppo Unione democratica per la Repubblica [costituito all'inizio della legislatura come Federazione cristiano democratica - CDU]), Maria Rosaria Manieri (Gruppo Misto, Socialisti democratici italiani), Fausto Marchetti (Gruppo Comunista), Pietro Milio (Gruppo Misto, Lista Pannella), Luigi Peruzzotti (Gruppo Lega Forza Nord Padania, sostituito successivamente da Luciano Gasperini), Michele Pinto (Gruppo Partito popolare italiano), Giovanni Russo Spena (Gruppo Misto, Rifondazione comunista - Progressisti), Cesare Salvi (Democratici di Sinistra - L'Ulivo), Francesca Scopelliti (Gruppo Forza Italia).
  2. ^ Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00020, Senato della Repubblica Italiana, 1º agosto 2001. URL consultato il 22 maggio 2018.
  3. ^ Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00198, Senato della Repubblica Italiana, 18 settembre 2003. URL consultato il 22 maggio 2018.
  4. ^ [1]
  5. ^ [2],
  6. ^ [3]
  7. ^ [4]
  8. ^ [5]
  9. ^ [6]
  10. ^ [7]
  11. ^ [8]
  12. ^ [9]
  13. ^ [10]
  14. ^ [11]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]