Contea di Cammarata

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Contea di Cammarata
Informazioni generali
Capoluogo Cammarata
Dipendente da Regno di Sicilia
Evoluzione storica
Inizio 1453 con Federico Abbatelli
Causa Investitura a Conte di Cammarata di Federico Abbatelli da parte del re Alfonso V d'Aragona
Fine 1812 con Giovanni Luigi Moncada
Causa Abolizione del feudalesimo con la promulgazione della Costituzione siciliana
Preceduto da Succeduto da
Val di Mazara Val di Mazara

La Contea di Cammarata fu uno stato feudale esistito in Sicilia tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XIX secolo. Il suo territorio corrispondeva all'odierno comune di Cammarata, in provincia di Agrigento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La terra di Cammarata, assieme alla baronia di Motta Sant'Agata e la fortezza di Pietra d'Amico, fu acquistata dalla famiglia Abbatelli, di origine lucchese, nel 1431, con Giovanni detto Patella, che la acquistò per 40 mila fiorini da Guglielmo Raimondo IV Moncada, conte di Caltanissetta.[1][2] Ridimensionata con la costruzione del casale di San Giovanni avvenuta nel 1451, fu elevata a rango di contea a seguito di privilegio concesso il 25 settembre 1453 dal re Alfonso V d'Aragona a Federico Abbatelli, investito del titolo di conte.[3]

Nel 1536, la Contea di Cammarata passò in dote ai Branciforte, a seguito del secondo matrimonio di Margherita, figlia del conte Antonio e vedova di Federico Abbatelli barone di Sambuca, con Blasco Branciforte, barone di Tavi.[4] Con i Branciforte quali nuovi feudatari, l'abitato di Cammarata registrò un importante sviluppo urbanistico e demografico, maggiore che negli altri periodi della sua storia, con la costruzione di numerosi edifici civili e religiosi, e l'afflusso di artisti e maestranze da altre località siciliane.[2] Un ulteriore riduzione territoriale avvenne con la creazione del Ducato di San Giovanni nel 1587 con il conte Ercole Branciforte Settimo.

Nel 1669, a seguito del matrimonio di Giovanna Branciforte Moncada (1645-1680), unica figlia del duca-conte Girolamo, con Ferdinando Moncada Gaetani, figlio di Ignazio dei principi di Paternò, i due stati feudali di Cammarata e di San Giovanni passarono in dote ai Moncada, che ne furono titolari fino al 1812, con l'abolizione del feudalesimo in Sicilia avvenuta in quell'anno, sancita con la promulgazione della Costituzione siciliana, concessa dal re Ferdinando III di Borbone in risposta alla rivolta scoppiata nell'isola e all'avanzata napoleonica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V. Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia, vol. 1, Visconti e Huber, 1875, p. 47.
  2. ^ a b Studio del centro storico (art. 3 L.R.13/2015) (PDF), su comune.cammarata.ag.it. URL consultato il 01-07-2018.
  3. ^ F. M. Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 2, Stamperia de' Santi Apostoli, 1757, p. 103.
  4. ^ F. Mugnos, Teatro genologico delle Famiglie Nobili di Sicilia, vol. 1, Coppola, 1647, p. 8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Laudani, Lo stato del principe: i Moncada e i loro territori, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 8882412849.
  • E. Mazzarese Fardella, I feudi comitali di Sicilia dai Normanni agli Aragonesi, Catania, Giuffrè, 1997.