Elezioni presidenziali in Corea del Sud del 1997

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Elezioni presidenziali in Corea del Sud del 1997
Stato  Corea del Sud
Data 19 dicembre 1997
Leader Kim Dae-jung Lee Hoi-chang Lee In-je
Partito Congresso Nazionale per una Riforma Politica Partito Coreano della Libertà Nuovo Partito Nazionale
Voti 10 326 275
40,3 %
9 935 718
38,7 %
4 925 591
19,2 %
Presidente eletto
Kim Dae-jung
Left arrow.svg 1992 2002 Right arrow.svg

Le quindicesime elezioni presidenziali in Corea del Sud si tennero il 19 dicembre 1997. Il candidato dell'opposizione Kim Dae-jung vinse le elezioni, ponendo fine a circa 36 anni di autoritarismo e di conservatorismo. Kim fu il primo candidato dell'opposizione a vincere le elezioni. Quando assunse l'incarico, nel 1998, per la prima volta nella storia coreana il governo dovette arrendersi pacificamente di fronte all'opposizione.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni si tennero in un clima di distensione, e di progressiva democratizzazione. Le elezioni parlamentari del 1988, tenutesi un anno dopo le elezioni presidenziali, erano avvenute in seguito ad una serie di proteste a livello nazionale che richiedevano elezioni libere e prive di brogli e libertà civili. Il periodo dal 10 al 29 giugno 1987 sarebbe poi divenuto noto come lotta di giugno[1] e i manifestanti erano riusciti a persuadere il dittatore Chun Du-Hwan e il suo successore designato Roh Tae-woo ad accettare alcune richieste e a creare il nono emendamento della Costituzione[2].

Il processo di revisione costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la presidenza di Chun Doo-hwan, la Costituzione era stata riscritta per mantenere il suo potere e portare il mandato presidenziale alla durata di sette anni, ed erano state approvate leggi come la Legge Basica sulla Stampa, che aveva chiuso centinaia di giornali[2].

Comunque, grazie al successo del partito di opposizione Nuova Democrazia nelle elezioni del 12 aprile 1985, erano stati lanciati appelli per una revisione costituzionale. Il 13 aprile 1986, Chun aveva pronunciato un discorso in difesa della Costituzione vigente, nel quale aveva stabilito che il successore alla presidenza sarebbe stato un membro del suo partito, il Partito Democratico per la Giustizia e che tutti i dibattiti sulla Costituzione sarebbero cessati fino ai Giochi della XXIV Olimpiade[2]. Il Partito Democratico per la Giustizia aveva dichiarato che l'opposizione era frammentata, e non poteva comportarsi come un organo con cui trattare. Si credeva infatti che l'incertezza politica avrebbe rovinato sia i Giochi Olimpici, sia le imminenti elezioni[3].

Dopo circa un mese, il 10 giugno 1987, erano esplose le proteste non appena Roh Tae-woo era stato annunciato successore alla presidenza in quanto segretario del Partito Democratico per la Giustizia[1]. La natura dell'annuncio e la morte dello studente universitario Park Jong-chul, che era stato torturato dalla polizia, avevano fomentato le proteste in Corea[1]. Nelle settimane seguenti, si erano tenute proteste a livello nazionale, e il 29 giugno il candidato Roh Tae-woo aveva ceduto, accettando le richieste di emendamenti costituzionali e proponendo un piano di otto punti:

  • Partecipazione diretta alle imminenti elezioni presidenziali di tutti i cittadini di età superiore ai 20 anni
  • Libertà di candidatura ed assenza di brogli
  • Amnistia per Kim Dae-jung ed altri prigionieri politici
  • Protezione della dignità umana e promozione dei diritti umani basici
  • Libertà di stampa ed abolizione della restrittiva Legge Basica sulla Stampa
  • Autonomia nell'educazione ed autogoverno locale
  • Creazione di un nuovo clima politico per il dialogo ed il compromesso
  • Impegno per attuare audaci riforme per costruire una società più pulita, onesta e giusta.

Il nuovo emendamento costituzionale era stato ratificato dall'Assemblea Nazionale il 12 ottobre e il 27 ottobre vi era stato un referendum popolare. Il 93% dei votanti si era espresso a favore dell'emendamento, che aveva permesso l'elezione diretta e democratica del sesto presidente della Corea del Sud[2].

Le elezioni presidenziali del 1987[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni presidenziali avevano visto la partecipazione di tre partiti maggiori. Il Partito Democratico per la Giustizia era stato fondato nel 1980 da Chun Doo-hwan, in seguito al Colpo di Stato in Corea del Sud del 12 dicembre 1979, come mezzo per la prosecuzione del regime militare autoritario instaurato da Park Chung-hee. Fu il partito del Presidente dal 1980 al 1993, quando terminò il mandato di Roh Tae-woo[4]. Roh Tae Woo era il segretario del Partito Democratico per la Giustizia prima dell'annuncio della sua candidatura alla presidenza, ed era stato Ministro di Stato per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Esteri. Aveva anche supervisionato i lavori per i Giochi Olimpici.

Il Partito Democratico per la Riunificazione era stato fondato quando Kim Young-sam e Kim Dae-jung si erano separati da Corea Democratica in seguito a contrasti interni. I due Kim avevano portato con sé 66 deputati su 90, e Kim Young-sam era stato eletto segretario. Chun aveva denunciato il partito come un "partito privato dei due Kim", ed aveva tentato di rifiutare qualunque dialogo tra il Partito Democratico per la Giustizia e il Partito Democratico per la Riunificazione. Il partito aveva tenuto il suo primo incontro lo stesso giorno in cui il Presidente Chun dichiarava la sospensione della revisione costituzionale. Kim Young-sam aveva corso come candidato per il Partito Democratico per la Riunificazione[5]. Kim Young-sam era un attivista democratico sudcoreano che si era opposto ai regimi di Park Chung-hee e Chun Doo-hwan. Era stato anche presidente del Nuovo Partito Democratico dal 1974 al 1979[6]. Era stato posto agli arresti domiciliari in seguito all'ascesa di Chunal potere, ma era stato rilasciato durante il processo di democratizzazione nel 1985. Aveva fondato il Partito Democratico per la Riunificazione, di cui era presidente, e sarebbe divenuto Presidente nelle elezioni presidenziali del 1992.

Il partito Pace e Democrazia era stato fondato come una corrente del Partito Democratico per la Riunificazione, quando Kim Dae-jung era uscito dal gruppo per candidarsi alla presidenza. Ciò era avvenuto in seguito all'annuncio del supporto da parte di un movimento della Lotta di giugno[2].Kim Dae-jung era stato arrestato ed escluso dalla politica per il suo atteggiamento contro il governo nel 1978, anche se poi gli erano stati concessi gli arresti domiciliari. Nel 1980 era stato arrestato nuovamente e condannato a morte dal regime di Chun, anche se la sua sentenza era stata commutata a 20 anni di carcere. In seguito al processo di democratizzazione, Kim era stato rilasciato ed era entrato prima in Corea Democratica e poi nel Partito Democratico per la Riunificazione, per poi correre come candidato alla presidenza per Pace e Democrazia[6].Premio Nobel per la Pace nel 2000, sarebbe stato presidente della Corea del Sud dal 1998 al 2003.

Oltre a questi, c'erano stati altri candidati significativi, tra cui Kim Jong-pil, che era a capo del Nuovo Partito Democratico Repubblicano, ed era stato Primo Ministro durante la presidenza di Park Chung-hee[7], Shin Jeong-yil, leader del Partito Hanista per l'Unificazione della Corea e fondatore della religione Hanol-gyo[7], e Hong Sook-ja, la presidente del Partito Socialista Democratico, la prima donna a ricoprire l'incarico di diplomatico in Corea del Sud. Era stata la prima donna a candidarsi alla presidenza, anche se poi si era ritirata ed aveva supportato Kim Young-sam[8].

Le elezioni presidenziali del 1987 erano state le prime elezioni democratiche in Corea del Sud, ed avevano visto una vittoria di Roh Tae-woo col 36,6% dei voti. Kim Young-sam era arrivato secondo col 28%, Kim Dae-jung terzo col 27% e Kim Jong-pil quarto con l'8,1%.

Le elezioni parlamentari del 1988[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni parlamentari del 1988 erano avvenute dunque in un clima di tensione, ed avevano visto la partecipazione di quattro partiti principali.

Il partito al governo, il Partito Democratico per la Giustizia, aveva appena eletto presidente Roh Tae-woo. Pur rimanendo il partito più grande, il partito aveva perso la sua maggioranza assoluta nell'Assemblea Nazionale, poiché era stato indebolito da una forte opposizione e dall'impopolarità del suo segretario, il Presidente Chun Doo-hwan.

Il partito di opposizione Pace e Democrazia, guidato da Kim Dae-jung, aveva ottenuto una forte visibilità. Era arrivato secondo, molto indietro rispetto al Partito Democratico per la Giustizia, ma era diventato il più grande partito di opposizione, riuscendo a battere il Partito Democratico per la Riunificazione, suo rivale. Si era trattato di una grande vittoria per Kim Dae-jung, che alle elezioni presidenziali del 1987 era arrivato terzo dietro a Roh Tae-woo e Kim Young-sam.

Per Kim Young-sam e il Partito Democratico per la Riunificazione invece era stata una grande sconfitta: il partito era arrivato terzo, a grande distanza dai due partiti principali, subito dopo che Kim Young-sam era arrivato secondo alle elezioni presidenziali.

Il Nuovo Partito Democratico Repubblicano, guidato dal Primo Ministro Kim Jong-pil, era arrivato quarto. Comunque, siccome il Partito Democratico per la Giustizia non era riuscito ad ottenere una maggioranza assoluta, le opposizioni avevano un potere notevole nella nuova Assemblea Nazionale.

Nel 1990, il Partito Democratico per la Giustizia si unì coi partiti di Kim Young-sam e Kim Jong-pil per formare Nuova Corea, un partito conservatore ed anticomunista, e Kim Young-sam fu scelto come candidato per le elezioni presidenziali del 1992. Il 22 gennaio 1990, i due leader dell'opposizione Kim Young-sam e Kim Jong-pil unirono i loro partiti e fondarono Nuova Corea, un partito conservatore ed anticomunista guidato dal Presidente Roh Tae-woo. Prima di questo accordo, Roh Tae-woo non aveva la maggioranza nell'Assemblea Nazionale; in seguito, essi ebbero una maggioranza di oltre due terzi, che poteva approvare qualunque legge senza alcuna ostruzione da parte dell'opposizione. Il Paese, pertanto, era ancora guidato da un governo fortemente autoritario, e la vittoria di Nuova Corea era abbastanza scontata. Tuttavia, Kim Dae-jung ottenne un buon risultato, che gli avrebbe poi permesso di vincere le elezioni presidenziali del 1997.

Alle elezioni aveva preso parte anche Chung Ju-yung, il fondatore della Hyundai.

Le elezioni parlamentari del 1992[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 marzo 1992 si erano tenute le nuove elezioni parlamentari, vinte da Nuova Corea, che però non aveva ottenuto la maggioranza nell'Assemblea Nazionale, a cui avevano preso parte tre partiti principali.

Il partito di governo Nuova Corea era stato fondato nel 1990 attraverso l'accordo del Partito Democratico per la Giustizia con due partiti di opposizione, Riunificazione Democratica e il Nuovo Partito Democratico Repubblicano. Nuova Corea aveva ottenuto 218 seggi, ossia più di due terzi. Il partito sosteneva il Presidente Roh Tae-woo, e includeva tra i suoi membri l'ex-leader dell'opposizione Kim Young-sam e Kim Jong-pil, Primo Ministro durante la presidenza di Park Chung-hee.

Il principale partito di opposizione era il Partito Democratico, nato nel 1991 attraverso l'unione di Pace e Democrazia, guidato da Kim Dae-jung, alcuni ex-membri del Nuovo Partito Democratico Repubblicano e il piccolo Partito Democratico. Il partito era guidato da Kim Dae-jung e Lee Kitack, ed ottenne 97 seggi.

Il Partito del Popolo Unito era un partito conservatore, centrista, protezionista, nazionalista e liberale guidato dall'imprenditore Chung Ju-yung, il fondatore della Hyundai. La campagna elettorale del partito si concentrò soprattutto sugli obiettivi economici e sul record di povertà registratosi sotto la presidenza di Roh Tae-woo. Sebbene fosse un nuovo partito, aveva ottenuto 31 seggi ed il 17,4% dei voti, ed entrò a far parte dell'opposizione.

Le elezioni presidenziali del 1992[modifica | modifica wikitesto]

Questi tre partiti maggiori si erano affrontati nelle elezioni presidenziali del 1992, che si erano concluse con la vittoria di Kim Young-sam, candidato per Nuova Corea.

Le elezioni parlamentari del 1996[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni parlamentari del 1996, che furono vinte nuovamente da Nuova Corea, si sfidarono principalmente cinque partiti.

Il partito di governo Nuova Corea (formalmente noto come Partito Democratico Liberale), guidato dal Presidente Kim Young-sam, perse la sua maggioranza assoluta.

Il Congresso Nazionale per una Nuova Politica (poi Partito Democratico era stato fondato dal leader dell'opposizione Kim Dae-jung e dai suoi sostenitori del Partito Democratico. Kim si era ritirato dalla politica in seguito alla sconfitta nelle elezioni presidenziali del 1992, ma nel 1995 cambiò idea, tornò in politica e fondò il nuovo partito.

Il partito di estrema desra Liberaldemocratici Uniti era guidato da Kim Jong-pil, un ex-alleato di Kim Young-sam che era stato Primo Ministro durante la dittatura di Park Chung-hee. Era stato un membro del Partito Democratico Liberale, ma se n'era separato nel 1992, in seguito alla vittoria di Kim Young-sam alle elezioni presidenziali. Era entrato nel nuovo partito di Kim Dae-jung, ed aveva formato una coalizione con lui.

Il Partito Democratico era stato un tempo il principale partito di opposizione. Aveva supportato Kim Dae-jung nelle elezioni presidenziali del 1992, ed era il più grande partito di opposizione nell'Assemblea Nazionale. In seguito alla scissione di Kim Dae-jung e dei suoi seguaci, divenne un partito minore, e più tardi si sarebbe riunito col partito di Kim.

Il Partito per l'Indipendenza Coreana nel XXI secolo (21세기한독당) fu il partito che durò di meno in tutta la storia coreana. Infatti, fu fondato il 25 marzo 1996 e si dissolse il 13 aprile dello stesso anno.

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Candidato Partito Voti % di voti
Kim Dae-jung Congresso Nazionale per una Nuova Politica (새정치국민회의) 10,326,275 40.3%
Lee Hoi-chang Grande Partito Nazionale (한나라당) 9,935,718 38.7%
Lee In-je New Partito del Popolo (국민신당) 4,925,591 19.2%
Kwon Young-ghil Vittoria del Popolo per il XXI secolo (건설국민승리21) 306,026 1.2%
Huh Kyung-young Partito Democratico Repubblicano (공화당) 32,918 0.2%
Shin Jeong Yil Partito della Corea Unita (한주의통일한국당) 11,901 0.2%
Kim Han-sik Unione della Politica Onesta 5,714 0.2%
Schede nulle 400,195 0.6%
(Totale voti: 32,290,416 - Affluenza: 80.7%) Total 26,042,633 100%
regioni · province · città NPP
Kim Dae-jung
NCNP
Lee Hoi-chang
GNP
Lee In-je
NPP
Sudogwon Seul 44.9% 40.9% 12.8%
Incheon 38.5% 36.4% 23.0%
Gyeonggi 39.3% 35.5% 23.6%
Gangwon 23.8% 43.2% 30.9%
Chungcheong Daejeon 45.0% 29.2% 24.1%
Chungcheongbuk 37.4% 30.8% 29.4%
Chungcheongnam 48.3% 23.5% 26.1%
Honam
(Jeolla)
Gwangju 97.3% 1.3% 0.7%
Jeollabuk 92.3% 4.5% 2.1%
Jeollanam 94.6% 3.2% 1.4%
Yeongnam
(Gyeongsang)
Pusan 15.3% 53.3% 29.8%
Ulsan 15.4% 51.4% 26.7%
Taegu 12.5% 72.7% 13.1%
Gyeongsangbuk 13.7% 61.9% 21.8%
Gyeongsangnam 11.0% 55.1% 31.3%
Jeju 40.6% 36.6% 20.5%

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Armstrong, Charles K., Korean society : civil society, democracy, and the state, Routledge, 1º gennaio 2003, ISBN 0-415-26387-5, OCLC 52996563.
  2. ^ a b c d e Kim, Sun-Chul., Democratization and social movements in South Korea : defiant institutionalization, Routledge, 1º gennaio 2016, ISBN 978-0-415-58258-2, OCLC 974834381.
  3. ^ Clyde Haberman, Special To The New York Times, SOUTH KOREA STEPS UP ITS ATTACKS ON OPPOSITION, in The New York Times, 14 aprile 1987, ISSN 0362-4331 (WC · ACNP). URL consultato il 29 aprile 2017.
  4. ^ Han Sung-Joo, South Korea in 1987: The Politics of Democratization, in Asian Survey, vol. 28, nº 1, 1º gennaio 1988, pp. 52–61, DOI:10.2307/2644872.
  5. ^ (EN) James Cotton, From Authoritarianism to Democracy in South Korea, in Political Studies, vol. 37, nº 2, pp. 244–259, DOI:10.1111/j.1467-9248.1989.tb01481.x.
  6. ^ a b HeeMin Kim (a cura di), Korean Democracy in Transition, A Rational Blueprint for Developing Societies, University Press of Kentucky, 1º gennaio 2011, pp. 5–24, ISBN 978-0-8131-2994-5.
  7. ^ a b Clyde Haberman, Special To The New York Times, With South Korea's Stability in Balance, Millions Vote for a New President, in The New York Times, 16 dicembre 1987, ISSN 0362-4331 (WC · ACNP). URL consultato il 29 aprile 2017.
  8. ^ (EN) First female candidate breaks all the rules, in UPI. URL consultato il 29 aprile 2017.
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