Lentini (famiglia)

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Lentini o Leontini, famiglia nobile siciliana che può vantare origini molto antiche. Secondo lo storico e genealogista Filadelfo Mugnos il primo della famiglia sarebbe esistito nell'anno 813. Più spesso è attestata l'origine normanna. Godette nobiltà in Messina dal X secolo al XVI.

Lentini

di rosso, a cinque fusi d’oro, accollati in banda, accompagnati in capo, da un giglio di giardino dello stesso
Stato Regno di Sicilia
Titoli Baroni di Castelvetrano
  • Signori di Butera
  • Signori di Militello
  • Signori di Palazzolo
  • Signori di Buccheri
  • Signori di Cucco
  • Signori di San Basile
  • Signori di Nicchiara
  • Baroni di San Calogero
Fondatore Lanfranco Lentini
Data di fondazione 813
Etnia normanna

Esponenti principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Lanfranco, nobile cavaliere, viene indicato dal Mugnos come il primo Lentini esistente. Nell'anno 813 aveva difeso con grande energia la sua città Lentini (Leontinum). Proprio per quegli eventi cominciò a portare quel cognome. Suoi figli furono Rinaldo e Gerardo;

La famiglia fiorì molto presto e si diffuse a Messina con appunto Lanfranco e successivamente con Nicolò e Gerardo, straticoti di Messina nel 1123, il cui operato fu così apprezzato che vennero loro consegnati i castelli di Buccherio e di Palizzolo.

  • Giovanni nominato viceré d'Abruzzo dall'imperatore Carlo VI, è maestro della Regia dogana de secretis di Messina; nel 1270 ottiene il casale di Cassisia nella Baronia di Ragusa e Climastado nell'area di Camastra.

I Vespri Siciliani[modifica | modifica wikitesto]

  • Alaimo - Come descrive il dottor A. Mango di Casalgerardo nel suo Nobiliario di Sicilia, "Alaimo, discendente dai precedenti, per i servizi prestati alla casa d'Aragona in occasione dei celebri “Vespri Siciliani” ottenne dal re Pietro la signoria di Butera, le terre di Palazzolo e di Buccheri e, per la moglie Macalda Scaletta, possedette la terra di Ficarra. Fu egli governatore di Messina, maestro giustiziere del regno di Sicilia, ecc. e infine tradì la fede del re Aragonese e passò al partito degli Angioini ma pagò il tradimento con la vita".
  • Tommaso ottiene il feudo baronale di Castelvetrano. La baronia viene poi tolta da Re Federico III di Aragona che la consegna a Bartolomeo Tagliavia. Tutto avviene sul finire del XIII secolo, un periodo di scontri sanguinosi e tradimenti per il controllo della Sicilia. Finita la prima fase dei Vespri Siciliani nel 1282 con la ritirata di Carlo I d'Angiò e dell'armata francese, nell'Isola rimangono gli spagnoli e gli Aragona. Il conflitto si riaccende poco dopo. Il 26 marzo del 1296, Federico d'Aragona, luogotenente del Regno di Sicilia per conto di Re Giacomo II di Aragona, viene incoronato Re di Sicilia (Giacomo vuole disimpegnarsi dalla lotta con gli Angiò firmando un trattato con Carlo lo Zoppo e i siciliani si scelgono il nuovo Monarca). L'esercito dell'Isola parte quindi all'attacco e invade la Calabria, allora sotto il controllo angioino. Nell'agosto di quell'anno l'armata siciliana raggiunge Rossano e la espugna. Le cose si complicano nel 1297, con il conflitto che si sposta ancora in Sicilia e le forze di Giacomo II che tentano di riprendersi l'Isola. Molte le vittime e non pochi i traditori che passano al nemico. Bartolomeo Tagliavia rimane fedele a Federico III, così nel 1299 ottiene la Baronia di Castelvetrano per l'estromissione di Tommaso Lentini accusato, invece, di tradimento. Ed è la seconda volta che un Lentini se la vede male per un atto d'infedeltà nei confronti di un regnante Aragona.

Gli ultimi esponenti storici[modifica | modifica wikitesto]

Conclusa l'esperienza dei Vespri siciliani e della contrapposizione Aragona/Angiò, la sequenza genealogica Lentini ha continuato ininterrotta.
Così la descrive nel suo Nobiliario, il dottor A. Mango di Casalgerardo.

  • Il barone Alanfranco, figlio di Antonio (vivente nel 1417) che sposò Donna Bianca Gravina, figlia di Giacomo, barone di Palagonia. Loro figli furono: Giacomo, investito nel 1453 dei feudi paterni, Antonio, Polidoro, Calcerano, Matteo e Alaimo;
  • La baronessa Caterina Lentini, moglie del barone di Partanna Goffredo Grifeo, il quale nel 1243, come scrive il canonico Rocco Planeta "militò strenuamente al servizio dell'Imperatore Federico II ottenendo la conferma del titolo".
  • Antonio acquista i feudi di Cucco e San Basile, possedimenti che trasmette al figlio Lanfranco, a sua volta padre di Giacomo, il quale fu senatore di Catania fra il 1468 e il 1469, oltre a ottenere la conferma dei due predetti territori il 31 luglio 1453.
  • Sebastiano fu giudice e straticò[1]di Messina negli anni 1558 e 59.
  • Anton Giacomo lo si trova iscritto alla mastra nobile del Mollica.
  • Mario il 26 agosto 1665 ottenne l'investitura del feudo di Nicchiara.
  • Laura-Maria Lentini e San Basile fu duchessa della Montagna Reale e principessa di Patti, nel 1681, figlia di Giacomo Antonio e sorella di Antonia.
  • Angela Rosa Lentini, figlia del barone Giovanni Battista e moglie di Alessandro Castriota Scanderbeg.
  • Antonia Lentini e San Basile, nata nel 1600 da Giacomo Antonio Lentini, moglie di D. Vincenzo Zapata De Tassis e madre della marchesa Donna Vittoria Zapata De Tassis Lentini, sposata al marchese D. Antonio Lanza; il marito e poi la figlia detenevano l'ufficio di corriere maggiore del Regno di Sicilia, gestendo il sistema postale.
  • Antonietta Corseri Lentini San Basile (dei signori delle Terre di Castelvetrano) che sposò nel 1885 il Conte Rosario Di Bella di Santa Sofia, barone di Cavachi e Signore di Rivisco.

Lentini di San Calogero[modifica | modifica wikitesto]

Un ramo calabrese della famiglia Lentini ebbe la baronia di San Calogero. Si ricorda Franceschella, sposa nel XV secolo del Duca Marzano di Sessa.

Lentini di Castelvetrano[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo principale della casata è ancora fiorente in Castelvetrano. Qui si ricordano, a cavallo tra Sei e Settecento, Don Girolamo, giurato e sindaco dalla cui moglie, discendente della nobile famiglia Modica, nacquero i figli Antonino, ecclesiastico; Salvatore; Vito, ecclesiastico nella Matrice e dottore alla Sapienza romana. Si ricordato nel XIX secolo Giovan Vito Lentini, giurato; Vittoriano Lentini e Carmelo Lentini, risorgimentali. Nel 1895 il Sacerdote Gioacchino Lentini era socio della Società Siciliana di Storia Patria. A questo ramo appartengono anche la già citata Antonietta Corseri Lentini di San Basilio sposata Di Bella, vivente e deceduta negli Stati Uniti; Donna Sebastiana moglie di Alessandro Anelli; il Prof. Giacinto, nato a Castelvetrano l'11 gennaio 1925, docente universitario e sociologo, iniziatore dell'insegnamento sociologico presso l'Università di Palermo, scomparso nel 2005; l'avvocato Gaspare Lentini (n. 1924 - m. 2013), esponente del Partito Socialista. Questo ramo è inoltre imparentato con Giovanni Gentile.

Arma[modifica | modifica wikitesto]

Blasone: di rosso, con cinque fuselli d'oro accollati in banda.

  • Variante: di rosso, a cinque fusi d'oro, accollati in banda, accompagnati in capo, da un giglio di giardino dello stesso.
  • I Baroni di Castelvetrano aggiunsero in campo d'azzuro due leoni d'oro affrontati e controrampanti ad una torre merlata dello stesso.

Corona di Barone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio di Stato di Messina - Da sottolineare sono l'importanza e il potere di uno Straticoto: l'istituto di questa figura (detta anche Straticò o Stratigoto) risale all'epoca bizantina; la carica aveva carattere militare; i normanni, dopo l'istituzione dei baiuli (magistrati), lasciarono a capo di Messina lo straticoto che, insieme alla sua curia, ebbe come competenza principale quella di far eseguire le leggi ed amministrare la giustizia. Lo straticoto interveniva pure nell'elezione degli ufficiali della città (giurati, maestri di piazza, consoli del mare ed altri); i trasferimenti dei beni immobili si dovevano fare per mezzo della sua curia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dott. A. Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, sezione da Lentini a Libertini.
  • V. Palizzolo Gravina, Barone di Ramione, Il Blasone in Sicilia, pag 234 e tavola XLIV.
  • Signor Dottore D. Filadelfo Mugnos, Teatro Genologico delle Famiglie Nobili, Titolate, Feudatarie, & Antiche Nobili, del Fidelissimo Regno di Sicilia, viventi ed estinte, stampato a Palermo, per Domenico d'Anselmo MDCLV - Imp. Salernus V. G. Imp. de Denti Pref..
  • Francesco M. Emanuele e Gaetani, Marchese di Villabianca, Signore del Castello di Mazara e della Baronia della Merca, Della Sicilia Nobile, stampato a Palermo MDCCLIV - nella Stamperia de' Santi Apostoli, in piazza Vigliena, per Pietro Bentivenga.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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