Leptoplesictis

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Leptoplesictis
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia ? Herpestidae
Genere Leptoplesictis

Il leptoplesitto (gen. Leptoplesictis) è un mammifero carnivoro estinto, appartenente ai viverridi o agli erpestidi. Visse nel Miocene inferiore (circa 21 - 17 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Europa e Africa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo animale è noto soprattutto grazie a fossili della dentatura e delle mascelle, e una ricostruzione completa è quindi impossibile. Dal raffronto con le ossa di altri animali simili (ad esempio le attuali manguste) è possibile ipotizzare una ricostruzione. Leptoplesictis richiamava le attuali manguste nell'organizzazione della dentatura, ma possedeva alcune caratteristiche simili a quelle delle genette odierne. La dentatura inferiore della specie tipo (Leptoplesictis aurelianensis) era costituita da premolari allungati e stretti, da un quarto premolare dal talonide ridotto e dal carnassiale tagliente, con una stretta lama protoconide-paraconide e un metaconide tendente alla riduzione. Queste tendenze ipercarnivore, accentuate in una specie africana (L. namibiensis, dotata di un talonide più alto) porterebbero a pensare che l'aspetto di Leptoplesictis potesse essere più simile a quello di una genetta che a quello di una mangusta (Morales et al., 2008). Leptoplesictis era solitamente un carnivoro di piccole dimensioni, con un cranio lungo circa 6 centimetri e di taglia paragonabile alla mangusta odierna Herpestes auropunctatus (Hunt, 1989); la specie L. namibiensis, tuttavia, doveva essere ben più grande, e la sua taglia era paragonabile alle manguste più grandi attuali.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Leptoplesictis, descritto per la prima volta nel 1903 da Forsyth-Major, è stato generalmente classificato come un antico rappresentante degli erpestidi (la famiglia comprendente le attuali manguste e i suricati), tanto da essere incluso nel genere Herpestes (McKenna e Bell, 1997). Si conoscono varie specie di Leptoplesictis: la specie L. aurelianensis (descritta originariamente da Schlosser nel 1888 come Herpestes aurelianensis) è nota principalmente per fossili provenienti da Francia e Germania, e possedeva una morfologia dei carnassiali più vicina a quella delle genette. Altre specie europee, paragonabili a L. aurelianensis, sono L. atavus e L. filholi.

In Africa sono note varie specie: dall'isola di Rusinga (Kenya), provengono L. mbitensis e L. rangwai, dotate di molari meno taglienti e più simili a quelle delle attuali genette. Dal giacimento di Sperrgebiet (Namibia) provengono invece L. senutae e L. namibiensis, entrambe dotate di molari molto taglienti, in particolare quest'ultima. A causa della differenza delle varie specie a livello di dentatura, è possibile che alcune specie possano essere attribuibili a un genere a sé stante, più vicino alle vere manguste che alle genette.

Paleobiologia[modifica | modifica wikitesto]

Le varie specie di Leptoplesictis, così differenti nella morfologia dentaria, potrebbero essere quindi state molto diverse anche nelle abitudini di vita: alcune potrebbero aver avuto spiccate tendenze ipercarnivore come le odierne genette, altre erano più generaliste nel nutrimento, come le manguste. Di Leptoplesictis non si conoscono molte parti dello scheletro, tra le quali le zampe; poiché le zampe di genette e manguste sono molto differenti (le manguste sono più adatte a vivere sul terreno e a scavare) è possibile che le varie specie possedessero anche una morfologia differente. Alcune tracce di passi trovate nel giacimento di Salinas de Anana in Spagna, risalenti al Miocene inferiore, sembrerebbero indicare la presenza di alcuni animali simili a manguste.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Schlosser, M. 1888. Die Affen, Lemuren, Chiropteren, Insectivoren, Marsupialier, Creodonten und Carnivoren des Europäischen Tertiars. Part 2. Beitr. Paläontol. Osterreich-Ungarn, 7, 1-107.
  • Major, C.I., Forsyth. 1903. New Carnivora from the Middle Miocene of La Grive-Saint Alban, Isère, France. Geol. Mag., 10, 534-537
  • Schmidt-Kittler, N. 1987. The Carnivora (Fissipeda) from the lower Miocene of East Africa. Palaeontographica, A197, 85-126.
  • Roth, C., 1988: Leptoplesictis Major 1903 Mammalia, Carnivora, Viverridae aus dem Orleanium und Astaracium/Miozan von Frankreich und Deutschland. Palaeontologische Zeitschrift, 623-4: 333-343
  • Hunt R.M.Jr, 1989: Evolution of the aeluroid carnivora significance of the ventral promontorial process of the petrosal and the origin of basicranial patterns in the living families. American Museum: 1-32
  • McKenna, M.C. and Bell, S.K. 1997. Classification of Mammals Above the Species Level. Columbia University Press, 631 pp.
  • Morales, J., Pickford, M. and Salesa, M.J. 2008. Creodonta and Carnivora from the Early Miocene of the Northern Sperrgebiet, Namibia. Memoir Geol. Surv. Namibia, 20 (2008), 291-310