Pescara del Tronto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pescara del Tronto
frazione
Panorama del paese distrutto dai terremoti del 2016-2017
Localizzazione
Stato  Italia
Regione Marche
Provincia Ascoli Piceno
Comune Arquata del Tronto
Territorio
Coordinate42°45′09″N 13°16′07″E / 42.7525°N 13.268611°E42.7525; 13.268611 (Pescara del Tronto)Coordinate: 42°45′09″N 13°16′07″E / 42.7525°N 13.268611°E42.7525; 13.268611 (Pescara del Tronto)
Altitudine743 m s.l.m.
Abitanti135[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale63096
Prefisso0736
Fuso orarioUTC+1
TargaAP
Nome abitantipescaresi
Patronosanta Croce
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pescara del Tronto

Pescara del Tronto (La Pescara in dialetto locale[2]) è una frazione di 135 abitanti[1] di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Dista 4 km dal suo capoluogo e circa 36 km da Ascoli Piceno. Sorge a 743 m s.l.m.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Panorama dell'Alta valle del Tronto
Macerie dell'abitato che sorgeva lungo la Vecchia Salaria, oggi SP129.
Resti delle case che si trovavano lungo Via dell'Acqua.
Edificio inagibile della ex scuola elementare del paese.
Rovine delle dimore che insistevano lungo la diramazione della Vecchia Salaria.
Macerie del centro abitato che fiancheggiava la diramazione della Vecchia Salaria.
Abitazione lungo la Vecchia Salaria.
Particolare tra muri frantumati.

Questo paese e l'intero comune di Arquata del Tronto hanno la caratteristica di estendere il loro territorio a cavallo tra due aree naturali protette: il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud.

Lapide che ricorda l'inaugurazione dell'acquedotto consorziale di Pescara del Tronto, avvenuta alla presenza del presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, collocata sulla facciata esterna del palazzo dell'Arengo di Ascoli Piceno.[3]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo, situato nell'alta valle del Tronto, sorge sulle alture a sinistra del corso dell'omonimo fiume, circondato prevalentemente da zone boschive e tratti di aree utilizzate per il pascolo di piccole greggi.

La fauna che popola il suo circondario è costituita da varie specie di animali selvatici tra cui, in maggior numero, i cinghiali, che hanno avuto un incremento di crescita a seguito di un'operazione di ripopolamento. Vi è, inoltre, la presenza del picchio, del falco pellegrino, della lepre, del gatto selvatico, del tasso, dello scoiattolo, del riccio, dell'istrice, del capriolo, della volpe e della donnola.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione Pescara del Tronto deriva dall'accostamento di due termini:

  • "Pescara" etimologicamente riconducibile alla parola "pescaia", che identifica una porzione del tratto dell'alveo di un fiume delimitato o chiuso da sassi dove poter pescare;
  • "del Tronto" in riferimento all'omonimo fiume che bagna la località.

La composizione di questo toponimo, come riferisce Giuseppe Marinelli, potrebbe indicare che, in tempi passati, il corso del Tronto, fiume che si snoda tra i monti dell'Appennino centrale, in prossimità di questo centro poteva essere stato circoscritto da uno sbarramento utile a favorire la cattura del pesce.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine e la fondazione del primo insediamento di questo borgo sono riconducibili allo spostamento di piccole comunità provenienti dalle zone della riviera che, per sottrarsi ai saccheggi, risalirono i corsi d'acqua, tra cui il fiume Tronto, e si stanziarono tra i monti, scegliendo un'ubicazione che garantiva maggiore sicurezza.

Il paese acquistò rilevanza a seguito del passaggio della Salaria, via consolare costruita dagli antichi romani per collegare la città di Roma con il mare Adriatico generando un canale commerciale per il traffico ed il trasporto del sale.

Con la presenza della strada arrivarono anche i pericoli e fu allora che gli abitanti protessero le loro case cingendo di mura il piccolo borgo. La possibilità di accesso all'interno dell'incasato era regolata da una porta che restava aperta durante il giorno e chiusa di notte. Di questo ingresso oggi rimane solo la memoria della via del Portone.

Fra i vicoli del paese, su alcuni architravi delle porte delle abitazioni più antiche si scorgono stemmi e date. In uno, di forma circolare, si notano scolpite in bassorilievo un paio di forbici poste al centro della data 1410, probabilmente il piccolo stabile fu la bottega di un sarto o di un tosatore di pecore.

Un altro architrave mostra la data 1550 ed un altro ancora una scritta in dialetto dal significato sconosciuto.

Lo stemma più antico è sicuramente il cristogramma che reca la sigla medioevale IHS, grafema del nome di Gesù, scalpellato al centro di un cerchio. Questo è il trigramma di san Bernardino da Siena, diffuso dallo stesso frate appartenente all'ordine dei minori francescani, nel XV secolo, che è passato anche in questo luogo.

L'abitato di Pescara del Tronto è stato investito dai terremoti del 2016 e 2017 che ne hanno causato la completa distruzione. L'evento del 24 agosto, di magnitudo elevata (6,0), vi provocò anche molte vittime umane; nei mesi seguenti nuove scosse infierirono sul paese abbandonato, fino alla più potente, scatenatasi il 30 ottobre con una magnitudo di 6,5.[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese di Pescara del Tronto restano le macerie della chiesa parrocchiale dedicata alla Croce, implosa durante la prima scossa del sisma del 24 agosto 2016, che fu edificata nella zona più alta del borgo dopo il 313 d.C., anno in cui l'imperatore Costantino I concesse la libertà di culto.

La ragione della dedicazione alla Croce nasce poiché, al suo interno, vi era custodita una piccola reliquia riportata da uno sconosciuto abitante che partecipò alle Crociate e, tornato in patria, volle dare il nome "della Croce" alla chiesa già esistente.

L'edificio religioso mostrava un'architettura di essenziale semplicità. La sua facciata esterna, rifinita ad intonaco, era preceduta da una scala e da un piccolo spazio antistante. Il prospetto era aperto dalla porta d'accesso e da una finestra vetrata posta sotto la sommità dello spiovente del tetto. Sulla parete esterna, a destra dell'ingresso, vi erano collocate due lapidi con incisi i nomi dei pescaresi caduti nel primo e nel secondo conflitto mondiale.

Lungo il fianco di sinistra si elevava la torre campanaria a base quadrata e cuspidata all'estremità, realizzata in conci di pietra, che accoglieva le campane ed un orologio.

L'invaso interno si mostrava costituito da un unico ambiente a pianta rettangolare. Addossate alle pareti longitudinali si trovavano colonne, a base quadrata, erette utilizzando conci squadrati di pietra locale. Nelle porzioni degli intercolumni le nicchie custodivano statue di santi.

Alla destra dell'altare maggiore, nella zona del transetto, rialzato da pochi gradini rispetto al piano di calpestio dell'interno, vi era l'affresco dedicato alla Madonna del Soccorso, eseguito con la tecnica della pittura su intonaco, recentemente restaurato, si è salvato dalla distruzione.

Il tema del dipinto illustra il racconto del miracolo che la Vergine ha benevolmente concesso agli abitanti del paese.

La tradizione narra che la Madonna, a seguito delle invocazioni dei pescaresi, abbia fermato il distacco di una frana dalla montagna che sovrasta il borgo. Un periodo di lunghe ed incessanti piogge avrebbe creato il pericolo del cedimento e la conseguente caduta della terra e della roccia avrebbe distrutto il paese.

La mano di un pittore sconosciuto dipinse questo miracolo raffigurando la Madonna del Soccorso con in braccio il Bambino, che giganteggia nella centralità della rappresentazione, mentre accoglie sotto il suo manto aperto gli abitanti, ritraendo da una parte gli uomini e dall'altra le donne.

Verso il 1400 fu eretto un muro intorno all'affresco e, in epoca successiva, verso il 1600, fu costruita una piccola chiesa larga 6 passi e lunga 13, chiamata Oratorio, intitolata, appunto, alla Madonna del Soccorso.

Nel periodo compreso tra il XVI ed il XVII secolo la chiesa fu utilizzata anche come cimitero destinando la zona sottostante della pavimentazione alla sepoltura dei cadaveri. Questi erano calati in apposite buche predestinate ad accogliere separatamente: maschi, femmine, bambini e forestieri. Con cadenza quinquennale avveniva il cosiddetto spurgo. Le ossa dei defunti riesumati, chiuse all'interno di sacchi, erano nuovamente inumate nello spazio antistante alla chiesa.

Alcune famiglie, invece, godevano il privilegio di essere sepolte nella chiesa dell'Oratorio.

Croce astile del XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della chiesa, in una buca ricavata nella zona destra della parete di fondo, contenuta e protetta in una teca lignea con vetro, era esposta la croce astile appartenente al corredo sacro della parrocchia.
Il manufatto che risulta indenne dopo la violenza dei sismi, è considerato tra le croci metalliche giunte ai nostri giorni nel miglior stato di conservazione della regione Marche.

La croce è stata catalogata nell'anno 1963 come un'opera umbro-sabina realizzata nel XIII secolo. La letteratura più recente la classifica, con maggior precisione, come un oggetto d'arte sacra proveniente dalla scuola di oreficeria abruzzese di Sulmona, realizzato nella seconda metà del XIII secolo. Simili ed appartenenti alla stessa produzione vi sono anche le croci astili di Abetito e di Castro, del XV secolo, custodite presso il museo diocesano di Ascoli Piceno.

L'oggetto liturgico è caratterizzato da connotati di «estrema arcaicità» e si mostra privo di elementi che ne impreziosiscano la composizione. La croce è costituita da un'armatura di legno rivestita da una sottile lamina di rame dorato, lavorata con la tecnica dello stampo e misura 47 × 38 cm sviluppando un modestissimo spessore.

Utilizzata durante le processioni fissata ad una lunga asta di circa due metri, era portata dal crucifero che precedeva il sacerdote ed apriva il corteo religioso che attraversava le vie del paese.

La struttura di questa croce si eleva dal montante che oltrepassa di poco la traversa. La decorazione presenta al centro l'immagine della figura del Cristo crocifisso riconducibile ai canoni dell'iconografia bizantina, quindi un Christus triumphans, ritratto in piedi e con gli occhi aperti, che trionfa sulla morte. La composizione centrale è leggermente sollevata dallo sbalzo della croce, sui cui è inchiodato Gesù, decorata con trame romboidali riproposte anche in quella di Fagnano o dell'altra conservata presso la pinacoteca civica ascolana.

Le quattro estremità dei suoi bracci sono trilobate ed accolgono i simboli dei dolenti: la Madonna, a sinistra, e san Giovanni apostolo ed evangelista, a destra, che reca in mano una palma. Alla sommità vi è un angelo con le ali aperte e alla base del montante la raffigurazione del monte Calvario con al centro il teschio di Adamo. In questa rappresentazione si ritrova il riferimento al racconto riportato anche nella Legenda Aurea secondo cui nel luogo dove fu piantata la croce di Cristo fu sepolto Adamo che con la sua morte si riscattò dal peccato originale.

Il verso della croce è decorato dalla presenza di Cristo benedicente, seduto su un semplice trono contornato da un tetramorfo dei quattro evangelisti: in alto l'aquila di san Giovanni, a destra il leone di San Marco, in basso l'angelo di san Matteo e a sinistra il bue di san Luca.

Camposanto in località Cimetta di Vento[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni compresi tra il 1853 ed il 1854 nella zona del paese si verificò il diffondersi di un'epidemia. L'elevato numero dei cadaveri impose la necessità di trovare un posto lontano dal centro abitato per le sepolture che fino ad allora avvenivano all'interno della chiesa. Questo luogo fu individuato nella località Cimetta di Vento, piccolo poggio che si trova poco fuori dal borgo, dove nell'anno 1889 fu costruito il cimitero ancora oggi esistente.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Pescara del Tronto si trova lungo la Strada statale 4, l'antica Via Salaria, che oggi è una strada ad una sola carreggiata ma in buona parte a scorrimento veloce (con diversi tratti ancora da ammodernare). La Salaria collega la frazione da un lato a Roma, Rieti e Amatrice, dall'altro al capoluogo Ascoli Piceno e al mare Adriatico. Inoltre, nei pressi di Arquata, dalla Salaria si stacca la strada statale 685 delle Tre Valli Umbre, che la collega a Norcia e Spoleto.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Pescara del Tronto non è servita da alcuna linea ferroviaria; la stazione più vicina è quella di Ascoli Piceno, che dista circa 37 km, posta sulla linea secondaria Ascoli-Mare. Il paese avrebbe dovuto essere collegato dalla Ferrovia Salaria (Roma-Rieti-Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto), che fu più volte progettata ma mai realizzata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dati Censimento ISTAT 2001, su dawinci.istat.it. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  2. ^ G. Marinelli, op. cit. pag. 245.
  3. ^ dal sito del CIIP di Ascoli Piceno Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive.
  4. ^ Video di Pescara del Tronto all'indomani del terremoto del 30 ottobre 2016, da Repubblica.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, Società Editrice Ricerche s. a. s., Via Faenza 13, Folignano (AP), Stampa D'Auria Industrie Grafiche s.p.a., Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Edizione marzo 2006, pp 18, 105-106, ISBN 88-86610-30-0;
  • Le Trame del Romanico, Tesori Medioevali nella Città del Travertino, Provincia di Ascoli Piceno - Assessorato alla Cultura, FastEdit di Acquaviva Picena, 2007, pp. 87–89;
  • Giuseppe Marinelli, Dizionario Toponomastico Ascolano - La Storia, i Costumi, i Personaggi nelle Vie della Città, D'Auria Editrice, Ascoli Piceno, marzo 2009, p. 245;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Portale Marche: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Marche