Scuola militare "Nunziatella"

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« La maniera come quivi è educata la gioventù non ha pari in tutta l'Europa. La filosofia, il patriottismo, l'esperienza non avrebbero saputo ideare né eseguire più nobile istituto da formare il temperamento, la ragione, il cuore e tutte le cognizioni necessarie a' militari. »
(Giuseppe Maria Galanti[1])

Coordinate: 40°49′58″N 14°14′40″E / 40.832625°N 14.244380°E / 40.832625; 14.244380

Scuola militare
"Nunziatella"
Stemma araldico della scuola
Descrizione generale
Attiva 18 novembre 1787 - oggi
Nazione Regno delle Due Sicilie
Regno d'Italia
Italia
Alleanza NATO
Servizio Esercito delle Due Sicilie
Regio Esercito
Esercito Italiano
Tipo scuola militare
Ruolo istituto militare di formazione scolastica secondaria di secondo grado, con studi riservati agli ultimi tre anni degli indirizzi liceo classico e scientifico.
Dimensione reggimento
Sede Napoli, via Generale Parisi, 16
Soprannome Rosso Maniero
Patrono Madonna dell'Annunziata
San Crispino
Motto Preparo alla vita ed alle armi
Colori Rosso, oro e azzurro (stemma); turchino, magenta e blu notte (divisa invernale) o bianco (divisa estiva)
Marcia Inno Ardito
Anniversari 18 novembre
Decorazioni Croce d'oro al Merito dell'Arma dei Carabinieri (2012)[2][3]
medaglia di bronzo al valore dell'esercito (2008)[4]
Onori di battaglia n° 1 Croce di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare d'Italia conseguita da ex-allievi

n° 4 Croci di Grande Ufficiale dell'Ordine Militare d'Italia conseguite da ex-allievi

n° 4 Croci di Commendatore dell'Ordine militare d'Italia conseguite da ex-allievi

n° 4 Croci di Ufficiale dell'Ordine militare d'Italia conseguite da ex-allievi

n° 9 Croci di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia conseguite da ex-allievi

nº 38 medaglie d'oro al valor militare conseguite da allievi ed ex-allievi (1849-2010)

nº 147 medaglie d'argento al valor militare conseguite da allievi ed ex-allievi[5]

nº 220 medaglie di bronzo al valor militare conseguite da allievi ed ex-allievi[6]

n. 1 Medaglia d'oro al valore dell'esercito conseguite da ex-allievi (2001)[7]

n. 1 Medaglia d'argento al valore dell'esercito conseguite da ex-allievi (2011)

n. 1 Medaglia di bronzo al valore dell'esercito conseguite da ex-allievi (2012)

1 Medaglia d'oro al valor civile conseguite da ex-allievi (1998)

1 Medaglia d'oro al merito civile conseguite da ex-allievi (1945)

n° 1 Croci di Cavaliere di Gran Croce decorato di gran cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi

n° 18 Croci di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi

n° 10 Croci di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi

n° 6 Croci di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi

n° 4 Croci di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi

n° 18 Croci di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana conseguite da ex-allievi
Sito internet sito ufficiale
Parte di
  • Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT)
Comando per la Formazione
Scuola di Applicazione dell'Esercito
Accademia Militare di Modena
Scuola Militare Nunziatella
Comandanti
Comandante corrente col. Maurizio Napoletano (ex-allievo del corso 1982-85)[8]
Comandanti degni di nota Giuseppe Parisi, Giuseppe Saverio Poli, Francesco Antonio Winspeare, Guglielmo De Sauget, Luigi Chatrian, Adolfo Rivoir, Franco Magnani

Fonti nel corpo della voce

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La Scuola militare "Nunziatella" di Napoli, fondata il 18 novembre 1787 come Reale Accademia Militare, è la più antica scuola militare al mondo fra quelle ancora operative senza soluzione di continuità[9][10]; nonché il più antico istituto italiano di formazione militare fra quelli ancora operativi. Il suo edificio, chiamato confidenzialmente "Rosso Maniero"[N 1], e l'adiacente chiesa della Santissima Annunziata, costituiscono un complesso architettonico monumentale della città di Napoli.

Situata a Pizzofalcone in via Generale Parisi, 16, è stata fin dalle origini luogo di elevata formazione militare e civile, ed ha avuto tra i suoi professori ed alunni personalità del calibro di Francesco de Sanctis, Mariano d'Ayala, Carlo Pisacane, Guglielmo Pepe, Enrico Cosenz e persino un re d'Italia, Vittorio Emanuele III e un Vicerè d'Etiopia, Amedeo di Savoia-Aosta.

Tra i numerosissimi ex-allievi di prestigio, figurano altissimi gradi delle Forze Armate, tra cui 1 Capo dell'European Union Military Committee, 2 Capi di Stato Maggiore Generale, 4 dell'Esercito, 2 della Marina, 1 dell'Aeronautica, 2 Comandanti generali della Guardia di Finanza (nonché 2 Vicecomandanti), 8 Vicecomandanti dell'Arma dei Carabinieri e 2 Direttori Generali dei Servizi di Informazione. Per quanto riguarda gli ex-allievi civili, sono da ricordare 4 Presidenti del Consiglio, 16 ministri, 13 senatori e 11 deputati del Regno delle Due Sicilie, del Regno d'Italia, della Repubblica Italiana e dell'Albania, un Presidente della Corte Costituzionale, nonché esponenti di assoluto rilievo del mondo culturale, politico e professionale italiano ed internazionale, tra cui un vincitore del prestigioso premio Sonning, assegnato ai più grandi intellettuali europei.

La bandiera della scuola è decorata da una Croce d'oro al merito dell'Arma dei Carabinieri[11], e da una Medaglia di bronzo al valore dell'Esercito. I suoi ex allievi hanno meritato 38 medaglie d'oro, 147 medaglie d'argento e 220 medaglie di bronzo al valor militare, 1 medaglia d'oro al valor civile e numerosissimi altri riconoscimenti al valore. Un totale di 22 di essi sono decorati dell'Ordine militare d'Italia e 57 dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.

Per il ruolo svolto negli ultimi tre secoli "nel settore dell'alta formazione, qual motore accademico, sociale ed economico per l'Italia e per tutti i Paesi del Mediterraneo ad essa legati", il 22 febbraio 2012 è stata dichiarata "Patrimonio Storico e Culturale dei Paesi del Mediterraneo" da parte dell'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo[12]. La Scuola è inoltre vincitrice del Premio Cypraea per la Scienza (1994)[13] e del Premio Mediterraneo Istituzioni assegnato dalla Fondazione Mediterraneo (2012)[14].

Indice

Storia

Gli istituti militari originatori (1735-1786)

Per approfondire, vedi Borbone di Napoli, Esercito delle Due Sicilie e Real Marina del Regno delle Due Sicilie.
Bernardo Tanucci
Carlo di Borbone
Ferdinando IV di Borbone
Vito Caravelli
Francesco Pignatelli, principe di Strongoli.
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena
Sir John Acton

Le origini della Scuola militare "Nunziatella" vanno fatte risalire all'opera di riordino delle forze armate del Regno di Napoli, propugnata dallo statista Bernardo Tanucci e messa in atto da Carlo di Borbone. Sotto la sua guida fu infatti individuata per la prima volta la necessità di creare istituti specializzati per la formazione degli ufficiali delle varie armi. Tale iniziativa si rendeva necessaria per affrancare il Regno delle Due Sicilie dalla sudditanza nei confronti del Regno di Spagna, governato da Filippo V, padre di Carlo; ed a limitare le ambizioni della madre Elisabetta Farnese[15].

L'impulso riformatore di Carlo di Borbone portò in primo luogo alla fondazione della Real Academia de los Guardias Estendartes de las Galeras (5 dicembre 1735), deputata alla formazione degli ufficiali di Marina. Tale istituto, cui va il primato della più antica Accademia di Marina Militare in Italia[16], fu inizialmente alloggiato in un edificio della Darsena di Napoli, ma poi spostato, dopo soli due mesi, nel Palazzo Trotti. Quest'ultimo era situato nelle immediate vicinanze del Palazzo Reale di Napoli, presso la chiesa domenicana di Santo Spirito, nell'area attualmente occupata dal Palazzo della Prefettura[17].

Dopo la breve e poco proficua esperienza di una Scola militare, posta nel quartiere della Maddalena, fu fondata l'Accademia di Artiglieria (1745), per l'organizzazione della quale fu chiamato il valente matematico Niccolò di Martino, che prestava servizio in Spagna quale segretario d'ambasciata[18]. La nuova Accademia fu installata nel palazzo della Panatica a Santa Lucia, e fornita di un solido programma didattico, sia teorico, che pratico. Vi si insegnavano infatti matematica, fisica, disegno e scherma; mentre le esercitazioni pratiche venivano effettuate al Molosiglio, alla Darsena e al Forte di Vigliena. Gli allievi dell'Accademia erano ufficiali e cadetti d'artiglieria, per i quali la frequentazione era obbligatoria. Ufficiali e cadetti di altre armi, e nobili che avessero superato un esame d'ingresso, erano altresì ammessi alle lezioni. Conformemente agli orientamenti del tempo, i programmi dell'Accademia erano dichiaratamente focalizzati sulle materie matematiche e scientifiche. Lo stesso Carlo di Borbone, nell'ordinanza per l'istituzione dell'Accademia, scriveva: "Sebbene siasi da noi con altre nostre reali ordinanze ed istruzioni specialmente provveduto a rendere appieno ammestrati i nostri sudditi sull'onorevole impiego della milizia, pur non di meno in considerando quanto convenga alla conservazione dei nostri Stati, al lustro ed allo splendore delle nostre armi che il corpo della milizia si mantenga ben disciplinato ed istruito eziandio nella matematica, della quale scienza principalmente dipendono i più felici successi delle operazioni della guerra, ci siamo mossi a dare anche a ciò l'opportuno provvedimento"[19].

L'opera di ampliamento delle basi formative degli ufficiali dell'Esercito continuò con l'istituzione, dell'Accademia del Corpo degli ingegneri militari (1754), dedicata agli ufficiali del genio. Se da un lato la fondazione della nuova Accademia aggiunse un tassello all'opera di miglioramento delle competenze tecnico-militari degli ufficiali, dall'altro rese evidente la necessità di un contenitore unico che provvedesse organicamente a tale compito. La partenza di Carlo per la Spagna, per salire al trono del Regno alla morte di Filippo V, gli impedì di continuare nel proprio disegno armonizzatore. Rimase dunque responsabilità di Tanucci assistere il giovane re Ferdinando IV di Borbone nella costruzione progressiva di una classe dirigente militare sempre più preparata.

A tale scopo, nel dicembre del 1769 fu emessa una nuova ordinanza, la quale statuì la fusione della Reale Accademia di Artiglieria con quella del Corpo degli Ingegneri nella Reale Accademia Militare. Il nuovo istituto, sempre con sede nel Palazzo della Panatica, aprì i battenti il 1º febbraio 1770, dopo una cerimonia di inaugurazione segnata da un discorso del capitano Alonzo Nini[20]. L'organizzazione dell'istituto, avente una dotazione finanziaria iniziale di duemila ducati l'anno, era simile a quella di un'università, dato che gli allievi vi si recavano unicamente per le lezioni e gli esami. La frequentazione dei corsi, della durata di quattro anni, era obbligatoria per gli ufficiali di artiglieria e del genio stanziati a Napoli. I battaglioni di fanteria, cavalleria e dragoni di stanza a Napoli dovevano inviarvi due ufficiali e due cadetti ciascuno, mentre i reggimenti stanziati altrove mandavano due cadetti cadauno. Il brigadiere Luca Ricci fu nominato comandante, mentre la direzione degli studi fu affidata al famoso matematico e fisico sperimentale Vito Caravelli. Gli allievi superavano due esami l'anno ed uno al termine del quadriennio formativo, alla presenza del ministro della guerra. I primi quattro classificati venivano promossi di un grado nei corpi di appartenenza, i secondi quattro ricevevano una medaglia d'argento, tutti gli altri una d'argento. Sebbene il regime degli studi fosse di spessore dal punto di vista delle materie scientifiche, mancava completamente in quelle umanistiche. Tale mancanza iniziò ad essere acutamente sentita negli ambienti formativi, e avrebbe portato alla successiva evoluzione della Reale Accademia Militare[21].

Una volta provveduto alla formazione degli ufficiali già in servizio, l'opera riformatrice si rivolse a quella dei cadetti, vale a dire degli ufficiali in via di formazione. A tale scopo, e per fondare un nuovo corpo che servisse di vivissima forza tattica ne' riscontri più difficili della guerra, venne istituito un Corpo scelto dei cadetti, chiamato Battaglione Real Ferdinando (1772). Il comando del Battaglione, alloggiato nei due ex conventi della Croce e della Trinità di Palazzo (area oggi occupata dal palazzo del Principe di Salerno, in Piazza del Plebiscito) fu affidato al generale Francesco Pignatelli dei principi di Strongoli, e lo stesso Ferdinando IV di Borbone volle acquisirne il grado di colonnello. Gli allievi, figli di nobili e di ufficiali di grado superiore a capitano, venivano ammessi all'età di otto anni, e proseguivano gli studi per sei anni. Le materie oggetto di insegnamento comprendevano matematica e arte militare[22].

Una volta completato, con istituti appositi, l'intero percorso di formazione degli ufficiali dal grado di cadetto alla scuola di specializzazione, fu ritenuto opportuno unificare le diverse entità a ciò preposte in un solo contenitore. Nel settembre 1774 fu dunque deciso di sopprimere la Reale Accademia, facendone confluire gli allievi nel Battaglione Real Ferdinando. La nuova istituzione che ne derivò fu denominata Reale Accademia del Battaglione Real Ferdinando, che dagli originali 270 cadetti divisi in tre compagnie, passò a 810, divisi in nove compagnie. Gli effettivi dell'Accademia erano distribuiti tra il Palazzo della Panatica, dove vennero alloggiati i cadetti più giovani; ed i succitati conventi della Croce e della Trinità di Palazzo, che accolsero tutti gli altri. Anche i programmi di studio furono differenziati, al fine di tenere conto delle differenze di età e di preparazione, e videro per la prima volta l'introduzione delle materie umanistiche per i più giovani. L'esame finale era destinato a verificare che gli aspiranti alla nomina ad ufficiali possedessero la estensione delle teorie di tutte le scienze che sono necessarie a sapersi per intender la ragion di quanto si fa nel mestiere per cui si concorre e le teorie del mestiere medesimo; la franchezza delle facoltà intellettuali, che son precise per sapersi ben condurre nei dati casi; e finalmente i gradi di invenzione per saper ritrovare quanto occorra nel mestiere[23]. La nuova istituzione si dimostrò rapidamente una valida fonte di ufficiali, suscitando un apprezzamento sempre più manifesto e pubblico da parte del sovrano. Tuttavia, nell'aprile 1755 il generale Pignatelli fu costretto ad informare il re, con dovizia di prove, dell'esistenza di una loggia massonica tra gli allievi. Tale scoperta fu origine di un profondo dissidio tra Ferdinando IV e la moglie Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, la quale era notoriamente protettrice del movimento massonico a Napoli. Coerentemente con la gravità dei fatti, furono presi seri provvedimenti nei confronti di quanti fossero coinvolti[24].

Una nuova evoluzione dell'approccio formativo ai quadri ufficiali si ebbe conseguentemente alla caduta di Tanucci dopo molti anni di servizio presso la corte borbonica. L'influenza della regina Maria Carolina fu determinante per l'arrivo dell'ammiraglio inglese John Acton, che assunse dapprima l'incarico di ministro della Marina, e successivamente, a fronte dell'inerzia del marchese della Sambuca, anche quella di primo ministro. Acton avviò un processo di rinnovamento che consentisse di rinforzare notevolmente la dirittura etico-morale degli ufficiali, in modo che essi potessero funzionare come esempio per il resto della popolazione. Rendendosi inoltre conto della necessità di aggiornare l'iter di formazione, coerentemente all'evoluzione della dottrina militare, fu l'artefice di una decisione storica. Costituì infatti un piccolo gruppo di ufficiali, cui diede l'incarico di visitare gli istituti di formazione militare dei diversi paesi europei, e di trarre da essi tutti gli aspetti organizzativi, formativi e pratici, che servissero a costruire un'Accademia di tipo completamente nuovo. In tale gruppo fu incluso anche un giovane tenente del genio, di nome Giuseppe Parisi[25]. Tale scelta si rivelò particolarmente felice, in quanto proprio grazie alle dettagliate relazioni di Parisi, prima, ed alla sua opera in prima persona, poi, sarebbe nata la Nunziatella. Durante il periodo all'estero, e specificamente in Austria, egli ebbe modo di farsi apprezzare dall'imperatore Giuseppe II, nonché dal Cancelliere dell'Impero Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg, che spesso lo invitò a pranzo insieme a Pietro Metastasio. La sua capacità di inserirsi nell'ambiente della corte austriaca lo portò persino a ricevere l'invito insistente da parte dell'imperatore a restarvi in qualità di maggiore di campagna[26]. Rifiutato l'incarico, Parisi rientrò in patria nel 1785, dove fu promosso al grado di maggiore ed iniziò a stendere il piano per la fondazione della nuova Accademia.

Lungi dall'essere semplicemente la riproposizione in chiave locale dell'organizzazione e dei metodi di istruzione osservati all'estero, il progetto di Parisi conteneva elementi di forte originalità, che avrebbero caratterizzato la Nunziatella e ne avrebbero determinato l'unicità del modello educativo. Contrariamente ad altri istituti di formazione militare, fu statuito che la formazione di tipo militare fosse fortemente interconnessa a quella civile, e dunque si procedesse alla formazione non solo di ottimi ufficiali, ma anche di ottimi cittadini[27].

La fondazione (1787)

Per approfondire, vedi Chiesa della Nunziatella, Esercito delle Due Sicilie e Pizzofalcone.
Giuseppe Parisi
Allievo della Nunziatella (1787)

Nel tracciare l'organizzazione ed il piano di studi della nuova istituzione, Parisi propose di abbandonare i vecchi edifici della Panatica ed i conventi di Largo di Palazzo dove i cadetti erano stati alloggiati fino a quel momento, e di individuare una nuova sede.

La scelta cadde sull'antico noviziato gesuitico di Pizzofalcone, edificio costruito grazie alle generose donazioni delle nobildonne Anna Mendoza, marchesa della Valle e contessa di Sant'Angelo dei Lombardi[N 2]; e Delia Sanseverino, contessa di Briatico[N 3][28]. Il noviziato fu inaugurato l'8 settembre 1587, ed accolse i seminaristi precedentemente alloggiati nel noviziato di Nola[29]. Assieme al palazzo, fu loro donata l'annessa Chiesa della Nunziatella, gioiello del barocco napoletano, cosi detta per distinguerla dalla più grande Basilica della Santissima Annunziata Maggiore. Edificata nel 1588, la chiesa fu profondamente rimaneggiata nel 1736 dall'architetto Ferdinando Sanfelice, che ne cancellò i tratti originari, ed impreziosita dagli affreschi di Francesco De Mura, Paolo De Matteis, Ludovico Mazzanti, e Pacecco De Rosa, nonché dallo splendido altare realizzato da Giuseppe Sanmartino[30]. La scelta del complesso di Pizzofalcone fu determinata dall'essere un edificio di grandi proporzioni, che potesse essere rapidamente adattato alle necessità del caso.

La Scuola militare "Nunziatella" fu fondata il 18 novembre 1787 con il nome di Reale Accademia Militare, con apposita ordinanza di Ferdinando IV di Borbone. Nel documento venivano tracciate le linee guida dell'educazione degli allievi, ed in particolare come ufficiali ed istruttori dovessero curare "...la conoscenza dei temperamenti, delle inclinazioni e delle attitudini degli allievi al fine di poterne stimolare la curiosità e potenziare l'attenzione, i talenti e le facoltà e, infine, far nascere in essi la capacità di giudizio". Allo stesso modo, era ritenuto necessario introdurre gli allievi alle "...scienze matematiche e filosofali per rassodare i giovani nel raziocinio e prepararli alle scienze delle professioni e formarli nella coscienza dei propri doveri e nel sistema sociale e politico".

Il primo responsabile dell'istituto militare fu il generale Domenico della Leonessa, marchese di Supino, che con un decreto del 28 maggio 1787 ottenne dal ministro John Acton la nomina a comandante dell'accademia e la promozione a maresciallo di campo[31]; per tradizione, tuttavia, la vera fioritura della Nunziatella viene fatta risalire alla presa di comando da parte del colonnello (poi generale) Giuseppe Parisi (1747-1853)[32], cui è intitolata la strada dove sorge la scuola.

La Repubblica Napoletana (1799)

Per approfondire, vedi Repubblica Napoletana (1799).
Carlo Lauberg
Pietro Colletta
Pasquale Baffi
Michele Granata
Guglielmo Pepe
Gabriele Manthoné

Già pochi anni dopo la fondazione, la storia della Nunziatella iniziò ad incrociarsi con i grandi avvenimenti che avrebbero segnato la scena europea nell'ultimo scorcio del XVIII secolo. Il 14 luglio 1789 la popolazione parigina diede l'assalto alla Bastiglia, dando l'avvio alla Rivoluzione francese, che avrebbe portato alla decapitazione nel 1793 dei sovrani Luigi XVI di Borbone e Maria Antonietta. Tali eventi, che segnavano l'inizio del crollo dell'Ancien Régime, non potevano lasciare indifferenti la corte napolitana, in quanto Ferdinando IV apparteneva alla stessa grande famiglia dei Borbone, e sua moglie Maria Carolina d'Asburgo-Lorena era sorella di Maria Antonietta. Il livello di attenzione polizesca verso le attività dei giacobini fu intensificato, e contemporaneamente questi ultimi aumentarono i propri tentativi di influenzare in particolare i quadri dell'esercito. Il loro scopo era, infatti, quello di suscitare un movimento supportato dalle forze armate, che portasse alla deposizione dei sovrani e all'instaurazione di una repubblica sul modello di quella francese.

La Nunziatella si trovò ben presto al centro di tali tentativi, in quanto alcuni componenti del corpo insegnante, esponenti di punta del movimento giacobino, vi svolgevano attività di propaganda repubblicana nei confronti dei giovani allievi. Uno di essi, Annibale Giordano, era stato già arrestato per sedizione nel 1784, e fu destituito dalla cattedra di chimica. L'insegnante di matematica Carlo Lauberg, ed i colleghi Clino Roselli, docente di fortificazioni; Pasquale Baffi, ellenista; Michele Granata, filosofo e matematico; e Giustino Fortunato senior furono tutti coinvolti nel movimento giacobino, essendo gli ultimi due importanti esponenti della Società Patriottica.

La rapida espansione francese al di là dei confini nazionali, ed in particolare la loro penetrazione nella penisola italiana, portò nel 1798 all'invasione dello Stato Pontificio, con la conseguente destituzione ed esilio di Papa Pio VI. Il 28 novembre governo napolitano mosse in armi contro la neonata Repubblica Romana, sbaragliando gli avversari e giungendo alla riconquista di Roma in soli sei giorni. Tale vittoria ebbe tuttavia vita breve, dato che il 24 dicembre 1798, sotto la spinta delle truppe francesi comandate dal generale Jean Étienne Championnet, le truppe napolitane furono costrette alla ritirata verso la capitale. Travolto dal precipitare degli eventi, il re Ferdinando riparò via mare in Sicilia, lasciando alla reggenza di Francesco Pignatelli l'amministrazione del Regno al di qua del Faro. A metà gennaio 1799 fu concluso un armistizio tra le truppe francesi e i rappresentanti del governo napolitano, il quale fu però immediatamente rigettato dai lazzari, che vi videro un tradimento. Questa componente del popolo napoletano si asserragliò a difesa della città, procedendo alla requisizione delle numerose armi presenti nei depositi cittadini.

Se praticamente tutti i reparti militari stanziati a Napoli subirono la requisizione delle armi, così non fu per la Nunziatella. La propaganda svolta dai giacobini aveva trovato terreno fertile nei giovani allievi, i quali allo scoppiare dei disordini presero posizione in favore del movimento rivoluzionario in corso. Sotto il comando del capitano Pasquale Galluzzo, essi opposero un'accanita resistenza all'assalto dei lazzari, e riuscirono a metterli in fuga[33].

La feroce resistenza dei lazzari, i quali scrissero pagine di eroismo contro un nemico molto meglio organizzato ed armato, fu spezzata solo dalla conquista di castel Sant'Elmo da parte dei francesi, avvenuta mediante un tradimento. Dal forte posto sulla collina omonima, fu infatti possibile per gli attaccanti bombardare la città, e dunque mettere fine ad ogni tentativo di difesa. La conquista francese portò alla proclamazione della Repubblica Napoletana, nella quale numerosi insegnanti della Nunziatella ebbero ruoli di primo piano. Carlo Lauberg, fu capo del governo; Annibale Giordano fu addetto al comitato militare e poi capo della contabilità della Marina. Diversi ex-allievi ebbero inoltre un ruolo di primo piano: Leopoldo De Renzis, lontano parente di Carlo Lauberg; e Gabriele Manthoné furono ministri della Guerra e della Marina; Pietro Colletta, Guglielmo Pepe e Tommaso Susanna, il quale fu parte del Governo della Repubblica come ministro della guerra.

La vita della neonata Repubblica doveva tuttavia essere di breve durata, e forte dell'appoggio inglese il governo napolitano, ridotto in esilio in Sicilia, riorganizzò presto le proprie forze in vista della riconquista della parte continentale del Regno. Capeggiato dal cardinale Fabrizio Ruffo, l'Esercito della Santa Fede risalì rapidamente la penisola e si preparò ad entrare nella capitale. Gli allievi della Nunziatella di età superiore ai 16 anni furono congedati d'ufficio, e successivamente arruolati nelle milizie dei generali Matera e Schipani, le quali si schierarono in contrasto delle truppe sanfediste. Il 13 giugno 1799, dopo aver sostenuto furibondi combattimenti, tra cui notevoli quelli presso il Forte di Vigliena, già luogo di esercitazioni di artiglieria per gli allievi della Nunziatella, le armate del cardinale Ruffo si impadronirono di Napoli.

Con il ritorno di Ferdinando IV al potere, ed in ragione della partecipazione di professori ed allievi della Nunziatella al movimento rivoluzionario, il 27 luglio 1799 l'accademia fu colpita da un decreto di soppressione, per ripetute e manifeste pruove di non corrispondere alle benefiche mire del re[34]. Tale decreto rimase tuttavia nei fatti inattuato, dato che il re concesse che un certo numero di allievi orfani continuassero a frequentarla. Durante la repressione borbonica, furono giustiziati i professori Clino Roselli, Pasquale Baffi ed il già citato Michele Granata. Tra gli ex-allievi, furono altresì giustiziati il tenente Pietro Lossa [35] e il già citato Leopoldo De Renzis. Il capitano tenente Pietro Cornè fu condannato all’esilio a vita, mentre i capitani tenenti Nicola Verdinois, Francesco Giulietti, Giuseppe Biondelli e Giuseppe de Montemayor subirono pene più lievi.

La prima Restaurazione (1800-1805)

La Nunziatella, ridotta formalmente a convitto maschile per gli orfani militari (in realtà pochi lo erano davvero), riebbe il titolo di Regia Accademia Militare grazie all'opera del comandante, capitano Giuseppe Saverio Poli. Il 1º dicembre 1802 la nuova denominazione divenne operativa, e Poli fu promosso tenente colonnello in ossequio al nuovo incarico. Due anni dopo, lo stesso Poli riuscì ad ottenere la concessione dello status di "università degli studi", il che apriva la possibilità all'accoglienza di studenti esterni (bambini delle scuole elementari) cui egli insegnava lettere e matematica, coadiuvato da altri ufficiali e due sacerdoti per l'insegnamento del catechismo.

Il decennio francese (1806-1815)

Per approfondire, vedi Esercito del Regno di Napoli (1806-1815) e Guerra austro-napoletana.
Giuseppe Saverio Poli
Allievo della Scuola Politecnico-Militare (1806)

L'arrivo dei francesi causò la perdita del grado e dell'impiego da parte di Poli, che però fu reintegrato a fine 1810 con il grado di tenente e l'incarico di custode della biblioteca. I capitani addetti all'inquadramento degli allievi interni (Giuseppe Galileo Pasquali, Gaetano Ruiz, Andrea Colnago e Pasquale Galluzzo) mantennero invece grado e funzioni fino al 1812, quando furono allontanati[36].

L'instaurazione del nuovo regime ebbe come conseguenza il riordino delle forze armate napolitane, e la riforma colpì anche gli istituti di formazione. In conseguenza di ciò, la Nunziatella fu colpita da un decreto di soppressione in quanto collegio militare. Restava tuttavia attiva nell'edificio di Pizzofalcone la scuola teorico-pratica di artiglieria, che servì da punto di leva per la riapertura dell'istituto. Il ministro dell'interno André-François Miot chiese all'ispettore generale dell'artiglieria Giuseppe Fonseca Chavez di presentargli un progetto per la riapertura. Il piano, presentato il 10 maggio 1806, proponeva il ritorno al modello dell'istituto unico di reclutamento per le quattro armi in vigore prima del 1799. Lo stesso Giuseppe Parisi caldeggiò il progetto di Fonseca, proponendo un progetto di decreto sulla formazione dell'Accademia Militare. Secondo il nuovo ordinamento, alla Nunziatella sarebbero stati ammessi 160 allievi dagli 11 ai 14 anni e 60 allievi esterni di 15 anni d'età. L'inquadramento sarebbe stato garantito da 62 addetti (24 ufficiali, 3 amministrativi, 2 preti, 4 sanitari, 19 professori e 10 maestri), camerieri, sergenti, trabanti e 10 cavalli. Un totale di 50 tra gli allievi sarebbero stati selezionati per la scuola d'applicazione d'artiglieria e genio[36].

Al progetto di Parisi si aggiunse la proposta per l'ordinamento degli studi redatta da Vito Caravelli, antico professore della Nunziatella, che tramite Parisi trasmise al ministro Dumas i programmi di scienze, disegno, italiano e francese, inglese e delle campagne d'istruzione.

Recepiti tutti i suggerimenti, il 1º settembre successivo Dumas scrisse a Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, per proporre la provvisoria formazione di una scuola militare con 4/500 ducati al mese, trattandosi solamente di portare al completo le paghe dei professori dell'antica accademia che (erano già) a mezzo soldo. Dumas motivò ulteriormente la propria proposta sottolineando la necessità di formare alunni per i corpi del genio, dell'artiglieria e del servizio ponti, e dell'opportunità offerta dall'edificio della Nunziatella, edificio che ospitava già una biblioteca e che consentiva l'apertura per quattro giorni a settimana sia per gli ufficiali francesi, che per quelli napoletani[36].

La seconda Restaurazione (1816-1854)

Per approfondire, vedi Restaurazione.
Mariano D'Ayala
Allievi della Nunziatella (1834)
Francesco De Sanctis
Ufficiali ed alunni della Nunziatella (1844)

Per la Nunziatella il periodo della seconda Restaurazione fu un momento di grande fervore culturale, grazie soprattutto all'arrivo in qualità di insegnanti di alcuni tra i più bei nomi del tempo.

Mariano d'Ayala, allora primo tenente e già allievo della Nunziatella fino al 1828, fu chiamato nel settembre 1837 a ricoprire l'incarico di istruttore di balistica e geometria descrittiva. Una volta in cattedra in sostituzione del maggiore Niola (poi divenuto istruttore di Francesco II delle Due Sicilie) e grazie alla protezione di Carlo Filangieri, d'Ayala si applicò nel trasferire nelle materie d'insegnamento le nozioni professate in altri paesi europei. Lungi dall'essere un esercizio meramente teorico, l'azione di d'Ayala si espresse anche attraverso la costruzione di un rapporto di grande vicinanza ai suoi allievi. Tale rapporto ebbe una profonda influenza sugli allievi dell'epoca (tra cui figuravano Carlo Pisacane, Enrico Cosenz, Giuseppe Virgili e Salvatore Medina[N 4]), e fu il canale attraverso cui d'Ayala trasferì loro le proprie idee sulla necessità dell'unificazione italiana.

I metodi di insegnamento del giovane ufficiale non mancarono di preoccupare il comandante Nocerino, che ne fece rapporto al re Ferdinando II. Chiesta ragione di quanto accadeva, il sovrano si trovò di fronte alla difesa di Filangieri, il quale lo convinse non solo a lasciar continuare d'Ayala nella sua opera, ma ad accusare e far destituire il comandante Nocerino, cui successe il colonnello Francesco Antonio Winspeare[37][38].

L'opera di d'Ayala continuò per altri quattro anni dopo questo incidente, durante i quali, oltre a continuare a propagandare tra gli allievi gli ideali unitaristici, ebbe il tempo di meritare una nota di encomio per aver guidato con maestria le esercitazioni al campo di Capua; e di pubblicare le famose Lezioni di artiglieria, che racchiudevano le più avanzate nozioni del tempo in materia ed erano dedicate "Ai dilettissimi alunni"[39].

La carriera di D'Ayala fui interrotta bruscamente nel 1843, per un caso fortuito. In quell'anno, uscì l'Iride, pubblicazione che racchiudeva tra gli altri uno scritto di Basilio Puoti. Tale scritto scandalizzò una principessa a causa del suo carattere licenzioso, ed ella portò il giornale al padre Ferdinando II perché intervenisse. Trattenuta la pubblicazione per rendersi meglio conto della cosa, il sovrano si imbatté in uno scritto di D'Ayala, che, sotto le vesti di un racconto storico, altro non era che un'apologia di Gioacchino Murat e del suo tentativo di riconquistare il Regno. Irritato e memore degli avvertimenti del destituito comandante Nocerino, Ferdinando II convocò Carlo Filangieri e questa volta lo aggredì notificandogli che avrebbe rimosso l'insegnante. A nulla valsero i tentativi di difesa da parte di Filangieri, tanto più che la sua raccomandazione al D'Ayala di fare ammenda e chiedere il perdono del re non sortì effetto, in quanto costui preferì dimettersi il 3 agosto 1843.

Francesco de Sanctis, una delle figure più luminose della letteratura italiana, arrivò alla Nunziatella come professore di letteratura il 19 aprile 1841[40], grazie all'influenza di Basilio Puoti, che ne era ispettore agli studi. In quel periodo il letterato teneva corsi privati di grammatica e letteratura in vico Bisi, accogliendo tra i suoi allievi quelli che sarebbero diventati esponenti di primo piano della cultura italiana: i meridionalisti Giustino Fortunato e Pasquale Villari, il filosofo Angelo Camillo De Meis, il giurista Diomede Marvasi, il pittore Giacomo Di Chirico, il letterato Francesco Torraca e il poeta Luigi La Vista.

L'influenza di De Sanctis, che in quel periodo stava effettuando la trasizione tra il romanticismo anti-illuministico di stampo cattolico-liberale, a posizioni di stampo Hegeliano, fu naturalmente notevole sui giovani cadetti. Tale processo non fu però ne' semplice, ne' immediato, dato che nei primi anni d'insegnamento, come riferisce il suo allievo Nicola Marselli, De Sanctis fu lo zimbello dei suoi alunni[41]. Le cose tuttavia cambiarono grazie alla grande capacità d'insegnamento di De Sanctis, al punto che quando faceva lezione alunni provenienti da altre classi scappavano per ascoltarlo.

I moti del 1848

Per approfondire, vedi Storia del Regno delle Due Sicilie nel 1848 e Rivoluzione siciliana del 1848.

Quando nel maggio del 1848 De Sanctis partecipò ai moti insurrezionali, diversi allievi lo seguirono; e quando il tentativo rivoluzionario fallì, De Sanctis fu messo sotto accusa ed allontanato dall'insegnamento nel novembre successivo. Datosi alla fuga, fu catturato a Cosenza nel dicembre 1849 ed avviato alla prigionia in Castel dell'Ovo, dove rimase per tre anni[42].

Altri insegnanti della Nunziatella, Errico Alvino, Fedele Amante e Filippo Cassola parteciparono ugualmente ai moti del 1848.

Il trasferimento a Maddaloni (1855-1859)

Carlo Filangieri, principe di Satriano
Ufficiale ed allievi della Nunziatella (1853)
Carlo Pisacane

I moti rivoluzionari del 1848 segnarono un punto di cesura nella politica di Ferdinando II delle Due Sicilie, ed in particolare in merito alla formazione dei quadri dirigenti dell'esercito. Il tentativo rivoluzionario aveva infatti dimostrato quanto fosse necessario provvedere non solo ad assicurare un adeguato quantitativo di ufficiali all'armata, ma anche e soprattutto evitare che essi, normalmente ragazzi volitivi e sensibili alla propaganda liberale, potessero essere influenzati negativamente dagli agenti piemontesi[43]. Per questo motivo, e nonostante l'opposizione dei parenti degli allievi, la maggior parte dei quali risiedeva a Napoli, il 27 aprile 1855 deliberò il trasferimento della Nunziatella a Maddaloni, presso il Palazzo dei Duchi Carafa. Tale nuova collocazione, nelle intenzioni del sovrano, avrebbe assicurato la maggiore controllabilità degli allievi, grazie anche alla vicinanza di Maddaloni alla Reggia di Caserta[44].

L'esilio a Maddaloni durò fino a quando Ferdinando II fu in vita, mentre la salita al trono di Francesco II delle Due Sicilie, di ben altra volitività rispetto al padre, offrì il destro a quanti propugnavano il ritorno dell'istituto nella capitale di fare un altro tentativo. Carlo Filangieri, principe di Satriano, era stato tra i maggiori oppositori del trasferimento della Nunziatella a Maddaloni, e fu in prima fila nel fare pressione sul giovane re perché si ponesse fine all'allontanamento dell'istituto da Napoli. Argomentando che i tentativi sobillatori erano presenti sia in città, che nei piccoli centri, Filangieri riuscì finalmente ad ottenere che venisse fissata una data per il rientro, deciso per il 7 settembre 1859. La notizia fu accolta con grandi manifestazioni di giubilo da parte degli allievi, e fu addirittura organizzato un ritorno in forma solenne, con banchetti celebrativi e messe di ringraziamento. Le notizie di tali effusioni di gioia raggiunsero e contrariarono il re, che soggiornava presso la Reggia di Portici, spingendolo ad inviare un telegramma nel tardo pomeriggio del 6 settembre, che annullava l'ordine di trasferimento. Alle proteste di Filangieri, Francesco II rispose con un altro telegramma, con il quale deplorava le eccessive manifestazioni di gioia che erano in programma, e disponeva il differimento del trasferimento. Come da disposizioni del re, gli allievi passarono il giorno 7 in viaggio, pranzando presso i Ponti della Valle e rientrando in città senza ulteriori celebrazioni[45].

In questo periodo, ex-allievi della Nunziatella furono protagonisti della storia del Regno delle Due Sicilie. In particolare, Giuseppe Ghio fu al comando delle truppe che nel 1857 fermarono a Padula la spedizione rivoluzionaria di Carlo Pisacane, altro ex-allievo. La sfortunata spedizione di Pisacane, che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare l'innesco alla rivolta delle popolazioni cilentane, fu ispiratrice della celeberrima poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini.

La caduta delle Due Sicilie (1860-1861)

Per approfondire, vedi Assedio di Capua (1860), Assedio di Civitella, Assedio di Gaeta (1860), Assedio di Messina (1860), Battaglia del Garigliano (1860) e Battaglia del Volturno.
Francesco Traversa
Giuseppe Campanelli con i figli Eugenio, Felice ed Arturo in divisa da allievi della Nunziatella (circa 1857)
Paolo de Sangro
Allievi della Nunziatella, 1860
Enrico Cosenz

Gli eventi legati alla spedizione dei Mille ed alla successiva invasione del Regno delle Due Sicilie da parte dell'Armata Sarda, videro ex-allievi della Nunziatella su entrambi i fronti dello scontro.

Tra i protagonisti di parte borbonica, Ferdinando Beneventano del Bosco fu impegnato dei combattimenti in Sicilia susseguenti lo sbarco delle truppe garibaldine. Impegnò le truppe nemiche dopo la battaglia di Calatafimi, costringendole a deviare su Corleone prima di puntare su Palermo. Dopo l'occupazione di quest'ultima da parte dei garibaldini, si lanciò all'assalto della città, fermato solo dalla notizia della tregua stipulata da Giuseppe Garibaldi con il generale Lanza. Tenne la fortezza di Milazzo fino all'ordine di capitolazione, e successivamente fu protagonista dell'assedio di Gaeta e di diversi tentativi legittimisti dopo la caduta delle Due Sicilie[46]. Il già citato Giuseppe Ghio fu responsabile della resa senza combattere di circa 12.000 uomini dell'Esercito delle Due Sicilie a Soveria Mannelli. Questo episodio, aprì a Garibaldi le porte di Napoli, probabilmente lo portò ad essere quivi assassinato alcuni anni dopo.

Tra gli ex-allievi di parte borbonica morti durante l'invasione piemontese, si ricorda il generale di brigata Matteo Negri, valorosamente caduto durante la battaglia del Garigliano e solennemente sepolto nel Duomo di Gaeta per ordine del re Francesco II delle Due Sicilie. Al comando delle proprie truppe, e benché ferito più volte, continuò a dare ordini e ad incoraggiare i suoi uomini, fino a quando, dopo aver consentito a tutte le forze borboniche il passaggio del fiume in direzione di Gaeta, morì al suo posto[47].

Durante l'assedio di Gaeta caddero il tenente colonnello Paolo de Sangro dei principi di Sansevero, nipote di Raimondo de Sangro[48]. Rimasto gravemente ferito in seguito allo scoppio della batteria Cittadella, spirò poco dopo. Nello stesso scoppio rimase ucciso anche l'ex-allievo tenente generale Francesco Traversa[49].

Anche numerosi allievi della Nunziatella lasciarono la Scuola e parteciparono ai combattimenti dalla parte dell'Esercito delle Due Sicilie. La loro presenza sul fronte di fuoco fu conseguenza degli avvenimenti legati alla partenza di Francesco II di Borbone da Napoli. Il comandante Muratti, immediatamente passato dalla parte garibaldina, impose il giuramento di fedeltà agli allievi che volevano restare nell'istituto[50]. Tra quanti si rifiutarono e fuggirono dalla Scuola, da ricordare i fratelli Antonio ed Eduardo Rossi, di diciassette e quattordici anni, citati in seguito dal giornalista Charles Garnier per l'eroico comportamento[48][N 5][51]; Eliezer Nicoletti, di diciassette anni, figlio di Domenico, ufficiale comandante del 6º reggimento di linea "Farnese" che sbaragliò i garibaldini di Pilade Bronzetti durante la battaglia del Volturno. Nel settembre 1860 si recò dalla Nunziatella prima a Capua, e poi a Gaeta, dove partecipò alla difesa della piazzaforte come alfiere di artiglieria[48][52]. Ludovico Manzi, diciassette anni e Ferdinando de Liguoro, diciannove anni, figlio del Colonnello comandante il 9° Puglia[48][N 6]; Alfonso Scotti Douglas, undici anni, figlio del generale Luigi Scotti Douglas, che partecipò ai lavori del Genio nella fortezza di Capua[48]; Carmine Ribas, diciotto anni, che raggiunse a Gaeta il padre[48]; Francesco e Felice Afan de Rivera; diciassette e sedici anni, figli del generale Gaetano Afan de Rivera, e discendenti del viceré di Napoli Fernando Afán de Ribera, raggiunsero a Capua i fratelli maggiori, che combattevano nella fortezza[48][N 7]; Francesco Pons de Leon, diciotto anni, raggiunse a Gaeta il padre, maggiore dell'Esercito, e prestò servizio come servente di artiglieria[48]; Ferdinando Ruiz, diciassette anni, nipote del generale Pietro Vial e nipote acquisito di Ludovico Quandel, arrivò a Gaeta ai primi di gennaio del 1861, dopo aver superato notevoli difficoltà per gli scontri in corso[48]; Ferdinando e Manfredi Lanza, diciassette e sedici anni, figli di un ufficiale del Genio[48], dei quali il primo perse un piede durante l'ultimo giorno di assedio[53]; ed infine l'alfiere Carlo Giordano, diciassette anni, orfano da pochi mesi del padre generale, fuggì dalla Nunziatella il 10 ottobre[48]. Servente di artiglieria alla batteria Malpasso, rimase ucciso nello scoppio della batteria Transilvania, colpita mentre erano in corso le trattative per la resa[54].

Tre ex-allievi, il barone Roberto Pasca[N 8], comandante della Partenope, l'unica nave da battaglia che seguì Francesco II a Gaeta; il Capo di stato Maggiore dell'Artiglieria Giovanni delli Franci[N 9]; ed il generale Capo di Stato Maggiore Francesco Antonelli[N 10] furono i firmatari della resa della fortezza[55]. Molti anni dopo, un altro ex-allievo, il già capitano d'artiglieria Vincenzo Scala[N 11], sarebbe stato tra i firmatari dell'atto di Cannes, che sancì la definitiva rinuncia alle pretese trono di Napoli da parte del principe Carlo Tancredi, secondogenito di Alfonso di Borbone-Due Sicilie, conte di Caserta, per sé e per i suoi discendenti[56].

Tra i protagonisti di parte sabauda, va ricordato Enrico Cosenz, il quale sbarcò in Sicilia con la terza spedizione. Cosenz fu determinante nel corso della battaglia di Milazzo, durante la quale respinse l'attacco borbonico sulla sinistra dello schieramento e venne ferito al collo. Sbarcato in Calabria, il 23 agosto 1860 guidò la colonna che permise di circondare e costringere alla resa due brigate borboniche a Villa San Giovanni e Piale. Fu inoltre protagonista della resa delle truppe di Ghio a Soveria Mannelli. Entrato a Napoli al seguito di Garibaldi, assunse la carica di ministro della guerra e prese parte all'organizzazione del plebiscito del 21 ottobre 1860.

Il Regno d'Italia (1861-1946)

Per approfondire, vedi Regio Esercito.
Allievo della Nunziatella (1870)
Alberto Pollio
Vittorio Emanuele III con l'uniforme della Nunziatella (1881)
Domenico Primerano

All'atto della caduta del Regno delle Due Sicilie, 3.684 ufficiali erano in servizio attivo nell'esercito. Di questi, i 341 ufficiali di artiglieria, ed i 215 del genio provenivano tutti dalla Nunziatella[57].

Nonostante avesse provato, sin dalla sua fondazione, di essere un "semenzaio di ottimi ufficiali facultativi"[58], la Nunziatella seguì il destino di tante istituzioni dell'ex Regno delle Due Sicilie, e con decreto di Vittorio Emanuele II del 4 maggio 1861, fu trasformata da Accademia a Scuola militare. Tale operazione prevedeva che essa fosse destinata a preparare i giovani alla vita delle armi, in vista della loro ammissione all'Accademia di artiglieria e genio di Torino e alla Scuola di fanteria e cavalleria di Modena. Il nuovo ordinamento del ridenominato Collegio Militare di Napoli fu sancito da un decreto del 6 aprile 1862, e prevedeva l'ammissione dei ragazzi tra i tredici ed i sedici anni che avessero compiuto gli studi ginnasiali. Il numero complessivo degli allievi era fissato ad un valore massimo di 250 unità[59].

Tra gli altri, il deputato Giuseppe Ricciardi nel 1861 lamentò in Parlamento tale atto, inserendolo in un più vasto scontento per l'abolizione di altre istituzioni culturali napoletane[60]. E pochi anni più tardi, nel 1870, fu l'ex-allievo e professore Mariano d'Ayala a battersi nel Parlamento del Regno d'Italia contro la nuova minaccia di soppressione[61].

Nonostante ciò, la Nunziatella diede un notevolissimo contributo alla formazione dei quadri direttivi del Regio Esercito, tanto che tre ex-allievi, il già citato Enrico Cosenz (1882-1893)[62], Domenico Primerano (1893-1896) ed Alberto Pollio (1908-1914) ne furono rispettivamente il 1°, 2° e 4° Capo di Stato Maggiore.

L'atteggiamento di diffidenza nei confronti dei quadri direttivi provenienti dall'ex-Esercito delle Due Sicilie e della Nunziatella andò tuttavia mitigandosi negli anni, tanto che nel 1881 il quindicenne Vittorio Emanuele III, erede designato al trono d'Italia, vi fu ammesso come allievo. Il sovrano mantenne sempre un forte attaccamento nei confronti della Nunziatella, tanto da partecipare di persona ai festeggiamenti per il 150º anniversario dalla fondazione.

Le guerre coloniali

Per approfondire, vedi Battaglia di Adua, Guerra d'Eritrea e Guerra d'Abissinia.
Eduardo Bianchini

Nell'ultimo scorcio del XIX secolo, e similmente a quanto già fatto da altre grandi potenze europee, anche il Regno d'Italia si impegnò in una politica coloniale, che la vide presente a lungo nell'area dell'Abissinia e dell'Eritrea.

Il periodo coloniale vide ex-allievi partecipare alle operazioni in terra d'Africa, e tra i caduti di questo periodo si ricorda il capitano Andrea De Benedictis, rimasto ucciso nel 1887 durante la battaglia di Dogali; ed al quale il 26 gennaio 1891 fu dedicata una lapide nel Cortile Grande della Nunziatella. Tale periodo fu inoltre di grande rilevanza per la storia della scuola, soprattutto in conseguenza della disastrosa Battaglia di Adua. Fu durante questo scontro, infatti, che fu assegnata ad un ex-allievo la prima Medaglia d'oro al Valor Militare dell'epoca postunitaria, il 1º marzo 1896. Il capitano d'artiglieria Eduardo Bianchini, figlio dell'eminente economista del Regno delle Due Sicilie Lodovico, si sacrificò sul posto con la propria batteria da montagna per consentire al grosso delle forze italiane di ripiegare di fronte all'offensiva nemica proveniente da Adua[63].

Il disastro di Adua ebbe conseguenze rilevanti non solo sul piano politico nazionale (il presidente del Consiglio Francesco Crispi fu costretto a dimettersi), ma anche sul clima e sull'atteggiamento della popolazione verso la vita militare. Nonostante la presenza nel corpo insegnanti di personalità quali Camillo De Nardis, Michelangelo Schipa, ed Agesilao Greco, il numero delle domande di ammissione alla Nunziatella, come per gli altri istituti di formazione militare, conobbe un crollo verticale. L'emorragia fu tale che nel 1898 gli allievi erano ridotti ad appena settantasei, duecento in meno rispetto al periodo in cui l'aveva frequentata Vittorio Emanuele III, e si prospettò perfino la soppressione dell'istituto.

Per controbilanciare la tendenza in atto, si tentò di rendere maggiormente attrattiva la Scuola procedendo ad un primo riordino degli studi, promulgato con decreto del 19 ottobre 1896; seguito da un secondo riordino del 20 maggio 1908. Se la prima iniziativa non sortì risultati apprezzabili, la seconda servì invece allo scopo. In essa si aboliva per la prima volta l'obbligo per gli allievi a proseguire la carriera militare in Accademia, e si apriva alla possibilità di frequentare invece un'università civile. La riforma aveva lo scopo di formare, oltre ai futuri quadri militari, anche cittadini che, occupando in futuro posizioni elevate nella vita civile, avrebbero conservato un forte legame con l'ambiente militare, fungendo così da collante con la società. Il numero degli allievi crebbe progressivamente, fino a superare le trecento unità alla vigilia del primo conflitto mondiale[64].

Prima Guerra Mondiale (1915-1918)

Per approfondire, vedi Fronte italiano (prima guerra mondiale) e Prima guerra mondiale.
Antonino Di Giorgio
Allievi della Nunziatella (1915) (a sinistra Nicola Nisco)
Gabriele Berardi
Il "Masso" (2012)

Nel 1913 il ruolo della Nunziatella quale istituto di formazione d'élite per i quadri militari italiani fu rinnovato dall'ingresso di Amedeo di Savoia Aosta. Tale evento fu l'occasione per la costruzione di una rete di formalismi attorno al giovane principe, il quale però se ne disfece rapidamente, instaurando un rapporto alla pari con i compagni di corso. Allo scoppio delle Prima guerra mondiale, Amedeo d'Aosta chiese ed ottenne di arruolarsi come soldato semplice nel Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire" e combatté sul fronte del Carso.

Oltre ad Amedeo d'Aosta, numerosissimi ex-allievi parteciparono alla Prima guerra mondiale sul Fronte italiano, giocando talvolta ruoli decisivi nelle sorti dello scontro. Tra essi si segnalano Pasquale Oro, Giuseppe Pennella ed Antonino Di Giorgio.

Il primo, al comando della 34ª Divisione alpina, fu impegnato nella difesa dell'Altopiano di Asiago e successivamente nel contrasto della Strafexpedition austriaca. Bloccato il nemico, fu artefice dell'occupazione del Pasubio, la quale segnò in modo decisivo le sorti della guerra. Il secondo, già a capo dei Granatieri di Sardegna, al comando dell'VIII armata fu protagonista delle battaglie di Vittorio Veneto e del Solstizio. Il terzo, maggior generale, comandante della 51ª Divisione in Valsugana, fu colto a Roma dalle notizie del disastro di Caporetto. Immediatamente ripartito per Udine, assunse il comando del Corpo d’Armata Speciale rapidamente arruolato, che condusse controcorrente rispetto alla fiumana di sbandati che ripiegavano da Caporetto. Impegnando fortemente il nemico, permise al grosso delle forze italiane di salvarsi, e finalmente fu l'ultimo ad attraversare il Piave con i suoi uomini, la mattina del 9 novembre 1917. Dopo il conflitto, sarebbe diventato Ministro della Guerra ed imprenditore nella natìa Sicilia.

Tra gli ex-allievi impegnati nel corso del primo conflitto mondiale, otto guadagnarono la Medaglia d'oro al valor militare. A tal proposito si ricordano i caduti Gabriele Berardi, comandante della Brigata Sassari, Umberto Cerboni ed Edoardo Suarez, i cui nomi furono immortalati sul monte Pasubio nella cosiddetta Strada degli Eroi; il giovanissimo Nicola Nisco, Maurizio De Vito Piscicelli e Filippo Zuccarello. Ugualmente decorati della massima onorificenza al valor militare, Ildebrando Goiran e Gaetano Carolei sopravvissero invece al conflitto, raggiungendo altissimi gradi nella vita militare e civile.

Il 21 aprile 1920 nel corridoio d'ingresso della Scuola fu posizionata una roccia delle Prealpi Venete, sormontata da un'aquila ed una bandiera, in memoria di tutti gli ex-allievi caduti durante la guerra. Essa porta incisa l'epigrafe:

« Questo masso insanguinato del monte Grappa, muto solenne testimonio di magnifiche gesta italiane, perpetui la memoria di quanti già allievi del collegio, insigne per secolare gloriosa tradizione, caddero combattendo da prodi nella guerra liberatrice. »

Oltre ai già citati caduti medaglia d'oro, sul monumento furono incisi i nomi dei colonnelli Fileno Briganti e Vincenzo Galassi, comandanti rispettivamente delle brigate Pisa e Napoli; cui si aggiunsero quelli di cinque colonnelli, sei tenenti colonnelli, nove maggiori, due primi capitani, venti capitani, tre tenenti di vascello, trentadue tenenti, quarantadue sottotenenti, un sergente allievo ufficiale, un allievo ufficiale di fanteria ed un soldato, per un totale di centoventicinque caduti[65]. Tra di essi, particolarmente toccante fu il caso di Alessandro De Mandato, il sergente allievo ufficiale. Mentre era ancora alla Nunziatella, fu raggiunto dalla notizia della morte del padre al fronte, e maturò la decisione di vendicarlo appena possibile. Nel marzo 1917, appena conseguita la licenza liceale, partì per la guerra, cadendo a sua volta in combattimento nella zona di Fosso Faiti solo due mesi dopo. Durante la cerimonia di consacrazione del monumento, vennero chiamati tutti i nomi dei caduti, e per ognuno un parente rispondeva "Presente". La madre di De Mandato, oppressa dalla perdita sia del marito, che del figlio, non riuscì a rispondere, e al suo posto lo fece un giovanissimo allievo che la sorreggeva[66].

Per tradizione, allievi ed ex-allievi, passando accanto a quello che divenne presto noto come il Masso, gli rendono il saluto militare.

Il Ventennio fascista

Per approfondire, vedi Storia dell'Italia fascista.
Federico Baistrocchi
Allievi della Nunziatella nel Cortile Piccolo, 1925

La progressiva militarizzazione della società italiana voluta dal regime fascista ebbe naturalmente influenza anche sulla Nunziatella. All'istituto, insieme al Collegio militare di Roma e a quello di Milano (ripristinato nel 1935 ma chiuso nel 1943), fu dedicata grande attenzione in vista degli obiettivi di espansione che il regime e la corona si proponevano. Tale indirizzo non ammetteva naturalmente deroghe rispetto all'appartenenza o alle opinioni di quanti avevano responsabilità nella formazione dei giovani allievi. Il docente di lettere e filosofia Floriano Del Secolo, firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti, fu destituito dal suo incarico nel 1925 per aver rifiutato di prestare giuramento al Partito Nazionale Fascista[67].

Nel 1933 la Nunziatella ricevette dal suo ex-allievo Vittorio Emanuele III l'onore di fregiarsi del motto Victoriae Regem dedit, il quale alludeva ovviamente alla frequentazione dell'istituto da parte del sovrano. Nello stesso periodo, in tutti gli istituti di formazione militare di base fu istituito l'obbligo per gli allievi di proseguire la carriera nelle Accademie, ripristinando nei fatti lo stato antecedente alla riforma del 1908. Il 25 aprile 1934 il principe di Piemonte Umberto di Savoia consegnò alla Nunziatella il labaro, parificato alla bandiera di guerra. Pochi mesi dopo, il 18 novembre dello stesso anno, fu celebrato il 150º anniversario dalla fondazione, durante una solenne cerimonia che vide la partecipazione del re e dell'erede al trono. Lo schieramento militare, oltre al battaglione allievi, vide la partecipazione di numerosissimi ex-allievi, tra cui molti compagni di studi di Vittorio Emanuele III, al comando del generale di corpo d'armata Carlo Perris, il più alto in grado tra i presenti[68].

Tra gli ex-allievi, Federico Baistrocchi fu Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito dal 1º ottobre 1934 al 7 ottobre 1936[69] e senatore[70]. Alberto De Marinis Stendardo di Ricigliano, generale di brigata, fu senatore e ministro del Regno d'Italia. Generali di corpo d'armata e senatori furono, oltre al già citato Carlo Perris[71], Guido Guidotti[72] ed Armando Tallarigo[73].

Seconda Guerra Mondiale

Per approfondire, vedi Battaglia di El Alamein, Bombardamenti di Napoli, Eccidio di Cefalonia, Fosse Ardeatine, Resistenza italiana e Seconda battaglia dell'Amba Alagi.
Antonio Sorice, ministro della Guerra
Allievo del primo anno in divisa da fatica, Benevento, 1943

Gli eventi della Seconda guerra mondiale interessarono gradatamente anche la città di Napoli, coinvolgendo anche gli allievi della Nunziatella. Inizialmente di bassa intensità, i bombardamenti aerei Alleati non ebbero al principio altra conseguenza sulla vita degli allievi, che quella di costringerli a rifugiarsi in un ricovero sotterraneo nella sottostante via Chiatamone. Dopo il disastroso bombardamento del 4 dicembre 1942, che mieté oltre 500 vittime in città; ed i successivi del 15 dicembre 1942 e del 1º gennaio 1943, fu tuttavia deciso lo spostamento degli allievi[74]. La Scuola fu trasferita dal marzo al 30 dicembre 1943 a Benevento, nell'edificio attualmente sede dell'azienda ospedaliera[75]. Tale spostamento fu di grande danno per la Nunziatella, dato che per i saccheggi effettuati dalle truppe tedesche a Benevento, andò perso quasi tutto il materiale colà trasportato, fatta eccezione per i beni del Gabinetto di Fisica e del magazzino, che erano restati a Napoli[76].

Sebbene la maggior parte del personale fosse andato a Benevento insieme agli allievi, a Napoli rimase un manipolo di ufficiali e professori, guidati dal docente Francesco Caruso. Fu grazie a questi pochi effettivi che fu possibile mantenere una presenza all'interno dell'edificio, che avrebbe attraversato momenti difficili in seguito all'invasione Alleata.

Durante il conflitto, e nelle fasi immediatamente successive, gli ex-allievi furono impegnati come sempre nei più alti incarichi della gerarchia militare e politica. Vittorio Ambrosio, già Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, fu Capo di Stato Maggiore generale; Antonio Sorice, invece, ricoprì il ruolo di ministro della Guerra nel Governo Badoglio I.

Numerosissimi ex Allievi combatterono su tutti i fronti della Seconda guerra mondiale, e numerosi furono i caduti. Ventitré di essi meritarono la Medaglia d'oro al Valor Militare, cadendo da protagonisti sul campo e in momenti topici della storia collettiva italiana. In particolare, Amedeo di Savoia-Aosta fu protagonista dell'accanita resistenza italiana durante la Seconda battaglia dell'Amba Alagi; Antonio Cianciullo e Alfredo Sandulli Mercuro furono tra le vittime dell'Eccidio di Cefalonia; Alberto Bechi Luserna fu protagonista della battaglia di El Alamein; Roberto Lordi e Romeo Rodriguez Pereira furono tra i martiri delle Fosse Ardeatine; Luigi Tandura partecipò alla Resistenza italiana quale partigiano delle Brigate Osoppo.

Tra quanti sopravvissero al conflitto, è da ricordare Luigi Pecora, che partecipò ai combattimenti delle Quattro giornate di Napoli[77].

La Repubblica Italiana (1946-)

Per approfondire, vedi Esercito Italiano.
Mario Palermo
Allievi della Nunziatella in divisa nera (1946)[N 12]
Rolando Mosca Moschini
Allievo della Nunziatella in divisa estiva (1986)[N 13]
Ettore Gallo
Batteria tamburi del 205º corso (2005)[N 14]

La Nunziatella era stata la scuola di formazione per Vittorio Emanuele III ed Amedeo d'Aosta, e dunque era vista come espressione del regime monarchico e fascista. L'opera di contatto con gli alti comandi Alleati, auspice l'ex-allievo Vittorio Ambrosio, sortì l'effetto di scongiurare la chiusura, ma a pesanti condizioni[78]. L'istituto fu declassato a liceo-convitto civile, e gli allievi furono costretti a seguire le lezioni in spazi limitati, mentre la maggior parte dell'edificio veniva occupata da un comando inglese e da truppe palestinesi. Dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, le condizioni della resa del Regno d'Italia ebbero un forte impatto sulle Forze Armate del paese. Queste furono soggette infatti ad una serie di pesanti ridimensionamenti e limitazioni, come ad esempio il divieto di costruire portaerei e la smobilitazione di numerosi reparti. Anche gli istituti di formazione furono colpiti da tale politica, tanto che le Scuole militari di Roma e Milano furono soppresse. Anche la Nunziatella rischiò la chiusura, ma professori, ufficiali ed ex-allievi della Scuola fecero fronte comune, sollevando un forte movimento di protesta che coinvolse anche l'opinione pubblica napoletana. Fu messo fortemente l'accento sulle antiche e gloriose radici dell'istituto dai Borbone in avanti, ed uno dei professori, Francesco Caruso, arrivò famosamente ad apostrofare il sottosegretario alla difesa Mario Palermo, ex-allievo del corso 1914-1917, con la frase "Avresti l'animo di firmare il decreto per la soppressione del Collegio Militare, che tante glorie assomma nel suo luminoso passato, dove tu stesso sei stato educato? Ebbene la Nunziatella non deve morire."[79][80]. Il comandante Oliviero Prunas chiese ed ottenne di essere ricevuto da Umberto II, davanti al quale gridò "Maestà, la Nunziatella deve vivere". Preso l'impegno di fare di tutto per mettere in condizione la Scuola di operare, Prunas cominciò a viaggiare per l'Italia con alcuni camion militari, raccogliendo quanti materiali di casermaggio e vita quotidiana potessero essere utili alla vita dell'istituto.

I corsi della Nunziatella ricominciarono a Napoli il 1º febbraio 1944, ma con numerose mutilazioni rispetto al passato. Durante l'anno 1944-1945 sia ufficiali, che allievi vestirono l'abito borghese, per poi passare ad una momentanea divisa nera durante il 1945-1946. Nel 1946 fu invece ripristinata la divisa kaki, la quale fu finalmente sostituita dalla tradizionale divisa storica nel 1954[81]. Il 1º settembre 1949 la Nunziatella riacquistò la denominazione di Collegio Militare di Napoli, ed il successivo 24 maggio 1950 vide la restituzione della bandiera d'istituto nel corso di una cerimonia alla Rotonda Diaz, in via Francesco Caracciolo. Nel 1953 la denominazione cambiò di nuovo nella definitiva Scuola militare Nunziatella[82].

L'esperienza del pericolo di soppressione aveva segnato profondamente gli ex Allievi, che nel marzo 1950 si costituirono in Associazione, con presidente il generale Silvio Brancaccio e segretario l'avvocato Raffaele Girolamo Maffettone[N 15][83]. Lo scopo dell'Associazione, secondo lo statuto, è di tener vivo lo spirito e le tradizioni della Nunziatella seguendone le iniziative di qualsiasi genere. La prima attività dell'Associazione fu organizzare un grande raduno di tutti gli ex-allievi in occasione del giorno di fondazione della Scuola. Tale raduno, avvenuto il 17 - 18 novembre 1955, vide la presenza di più di mille partecipanti[82]. Quello del 1955 fu il passo d'inizio di una consolidata tradizione di presenza degli ex-allievi al giuramento dei cadetti, occasione che assunse particolare solennità il 18 novembre 1987, quando la Nunziatella compì i 200 anni dalla fondazione.

Messi alle spalle gli eventi bellici, gli ex Allievi della Nunziatella hanno continuato a ricoprire ruoli importanti nella vita militare e civile del paese. Tra il 1979 ed il 2012 ben otto dei vice comandanti generali dell'Arma dei Carabinieri (Michele Vendola, Paolo Bruno Di Noia, Virgilio Chirieleison, Ermanno Vallino, Goffredo Mencagli, Giorgio Piccirillo, Michele Franzé e Carlo Gualdi) sono stati ex-allievi della Nunziatella, ed hanno proseguito in diversi casi la carriera occupando i vertici dei Servizi di Sicurezza, nell'ambito dei quali Giuseppe Cucchi è stato direttore generale del DIS.

Nel 2001 quasi tutti i vertici delle Forze Armate sono stati occupati da ex Allievi: Rolando Mosca Moschini, già comandante generale della Guardia di Finanza, e futuro presidente del European Union Military Committee (EUMC), capo di Stato maggiore della difesa; Sandro Ferracuti capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Militare; Umberto Guarnieri capo di Stato maggiore della Marina Militare; Alberto Zignani comandante generale della Guardia di Finanza.

Nella vita civile si sono affermati in particolare Ettore Gallo, presidente della Corte costituzionale, Claudio Azzolini, vice presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Arturo Parisi, discendente di Giuseppe Parisi, ministro della Difesa; ed Eugenio Barba, uno dei maggiori intellettuali europei, vincitore del Premio Sonning.

Gli ex Allievi della Nunziatella sono stati inoltre presenti da protagonisti, come nel passato, in momenti topici della storia collettiva nazionale. Franco Angioni ha guidato la spedizione italiana in Libano, il primo impegno internazionale dell'Italia al di fuori dei propri confini dopo la Seconda guerra mondiale; Francesco Gentile è caduto nella lotta al terrorismo separatista altoatesino; Marco Mattiucci è a sua volta caduto eroicamente a Sarno durante la disastrosa frana del 1998; Sergio De Caprio, più noto come Capitano Ultimo, è l'ufficiale dei Carabinieri che ha materialmente catturato Salvatore Riina, il "capo dei capi" di Cosa nostra; Ottavio Oro è stato a capo delle indagini per la cattura del camorrista del clan dei casalesi Giuseppe Setola; e Luigi Sementa è stato il catturatore di Francesco Schiavone, capo del medesimo clan camorristico.

La Nunziatella oggi

Il complesso della Nunziatella
Giuramento degli Allievi a Piazza del Plebiscito
La chiesa della Nunziatella (2012)
Ballo del 221º corso al Palazzo Reale di Napoli (2011)

La Scuola militare "Nunziatella" può essere frequentata esclusivamente da studenti che abbiano completato il biennio del liceo classico e scientifico. L'ammissione avviene per concorso, che consta di prove mediche, psico-attitudinali, atletiche e di un esame culturale sulle materie oggetto di studio nei primi due anni di scuola superiore. Il ciclo di studi si completa con il conseguimento del relativo diploma di maturità e include, oltre alle materie scolastiche comuni a questi licei, anche dei corsi di formazione finalizzati alla carriera militare.

Le attività militari della scuola vengono svolte nel corso dell'anno attraverso una formazione specifica in "teoria e pratica d'armi", "regolamenti militari" ed altre discipline della medesima area. Al termine di ogni anno di corso, gli allievi frequentano anche un campo d'arma presso un reparto delle forze armate (ad es. presso il Centro addestramento alpino di Aosta o il 186º Reggimento paracadutisti "Folgore" di Siena) per acquisire elementi pratici di preparazione al combattimento, che includono la frequenza di sessioni al poligono di tiro con l'arma individuale (fucile Beretta AR 70/90 in dotazione alle forze armate italiane; per le attività di parata viene tuttora utilizzato il fucile M1 Carbine).

Particolarmente ricca è la formazione sportiva che consente di praticare equitazione, scherma, nuoto, atletica leggera, pugilato, pallacanestro, pallavolo ed altri sport. La Nunziatella è fino a questo momento (2013), insieme al Morosini, l'istituto con il maggior numero di vittorie ai Giochi Sportivi Interscuole Militari, manifestazione in cui gli allievi delle quattro Scuole militari italiane si misurano su tutti gli sport.

Il comandante della scuola (un colonnello dell'Esercito Italiano solitamente con incarichi speciali) è anche il preside e capo dell'istituto. L'assunzione dei docenti avviene per concorso, il cui requisito di base è quello di essere un docente ordinario presso un istituto di scuola superiore.

Conseguito il diploma, gli ex allievi possono proseguire la formazione militare facendo domanda di ammissione presso tutte le accademie delle Forze Armate. In questo caso, la frequentazione della scuola garantisce alcune facilitazioni d'ingresso: in tutti i concorsi presso le accademie delle Forze Armate è riservato loro il 30% dei posti a concorso. In alternativa, coloro che non vogliono proseguire la carriera militare possono continuare il proprio iter formativo presso le università[84].

Gli ex allievi si radunano in occasione del giuramento del primo anno di corso della scuola, che avviene solitamente il 18 novembre di ogni anno (anniversario della fondazione), a piazza del Plebiscito a Napoli.

Un evento annuale di grande rilievo è il Ballo di fine corso, negli ultimi anni abbinato al ballo delle debuttanti[85]. Si tratta di un evento di forte rilevanza nella vita degli allievi, dato che conclude il ciclo di studi alla Scuola; ed è andato sempre di più assumendo il ruolo di evento mondano per la città di Napoli, tanto da essere regolarmente seguito dai media[86]. Normalmente, per l'evento viene selezionata una location di prestigio, quale il Palazzo Reale di Napoli, la Reggia di Caserta, Villa Campolieto ad Ercolano, il Palazzo del Belvedere di San Leucio, il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa[87][88][89][90].

Nel 2004 si è tenuto al Palazzo Reale di Napoli un evento speciale denominato GalaXia I, cioè il raduno di tutti i corsi che quell'anno festeggiavano i dieci anni, o multipli di dieci, dall'entrata alla Scuola. Ospite speciale della serata, il popolare attore Bud Spencer, il cui padre, zio, nonno e bisnonno erano ex Allievi[91][92].

La Nunziatella ospita frequentemente personaggi di rilievo, i quali spesso sono invitati a tenere una lectio magistralis in occasione dell'apertura dell'anno accademico. Tra le mura della Scuola sono transitati Presidenti della Repubblica Italiana come Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi[93] e Giorgio Napolitano[94], Premi Nobel come Rita Levi-Montalcini, capitani d'industria come Cesare Romiti, scrittori di successo come Pino Aprile, o più recentemente, altissime personalità istituzionali come il Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.

Ex allievi celebri

Periodo 1787-1945

Carlo Pisacane
Pietro Calà Ulloa
Michele Carafa
Guglielmo Acton
Amedeo di Savoia Aosta, Viceré dell'A.O.I.
Enrico Barone
Vittorio Ambrosio
Gennaro De Matteis

Periodo 1945-oggi

Arturo Parisi
Umberto Guarnieri
Claudio Azzolini
Marcello Caltabiano
Eugenio Barba, vincitore del Premio Sonning

Riconoscimenti militari

Per approfondire, vedi Medaglie, decorazioni e ordini cavallereschi italiani.

Il 29 novembre 2007, alla bandiera d'istituto è stata conferita la medaglia di bronzo al valore dell'esercito, con la seguente motivazione:

« Prestigioso istituto di formazione i cui valori si fondano nelle antiche radici di oltre due secoli di incessante attività, operava costantemente con sublime spirito di sacrificio e con l'onore mai scalfito dal succedersi degli eventi storici. Fucina di animi nobili, espletava una insostituibile azione d'insegnamento e di esempio per numerosissimi giovani formati, con profonda coscienza della civile convivenza, alla vita e alle armi. Ne erano chiara testimonianza illustri ex allievi che, con profondo amore della patria, onoravano sé stessi e l'Italia. Il patrimonio di sacrificio e di gloria offerto alla patria dagli allievi della "Nunziatella", esaltato da 2 decorati dell'ordine militare d'Italia, 38 medaglie d'oro al valor militare e da numerosissime medaglie d'argento e di bronzo al valor militare, suggellava l'altissimo valore formativo e l'elevatissimo contributo istituzionale. Fulgido esempio di spirito di servizio alla patria, la scuola militare "Nunziatella" ha avvalorato il lustro di cui gode e ha contribuito ad elevare il prestigio della Forza armata a livello interforze e nazionale". Napoli, 1787-2007 »

Il 17 novembre 2012, alla bandiera d'Istituto è stata conferita la Croce d'oro al merito dell'Arma dei Carabinieri, con la seguente motivazione:

« Antico e prestigioso Istituto di formazione dell’Esercito Italiano, custode di elette virtù militari, preparava alla vita ed alle armi generazioni di giovani, educandoli al culto del dovere e dell’onore. Nella sua storia plurisecolare, la Scuola Militare Nunziatella radicava il seme fecondo dell’incondizionato amor di Patria e dei più alti valori etici in schiere di allievi che si ponevano al servizio del bene comune nelle file dell’Arma dei Carabinieri, e offrivano impareggiabili prove di indiscussa fedeltà e di mirabile ardimento, testimoniate da innumerevoli riconoscimenti individuali tra i quali cinque medaglie d’oro al valor militare. Fucina di animi generosi e fonte delle più nobili virtù, la Nunziatella si confermava ideale riferimento per le giovani coscienze e meritava l’unanime plauso della comunità nazionale, così contribuendo ad esaltare il prestigio dell’Arma dei Carabinieri e delle Forze Armate. Napoli, 1787-2012 »

Gli ex-allievi della Nunziatella hanno meritato 38 medaglie d'oro al valor militare, ottenute tra il 1849 ed il 2010; 147 medaglie d'argento al valor militare; 240 medaglie di bronzo al valor militare; una medaglia d'oro al valore dell'esercito (2001); una medaglia d'oro al valor civile (1998), ed una al merito civile (1945).

Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha inoltre concesso nel 1992 agli Allievi della Nunziatella l'onore di fregiare i bottoni dell'uniforme storica con il monogramma R.I. (Repubblica Italiana), identico a quello riportato sulle uniformi dei Carabinieri che compongono la Guardia d'Onore del Presidente[102].

La motivazione dell'onore concesso è contenuta nelle parole dello stesso Cossiga:

« La Nunziatella, oltre ad essere un luogo di formazione militare, è un luogo di grandissima formazione culturale e civile. Qui è racchiusa la storia di tutto il nostro Paese. Io credo che l'Italia Repubblicana deve far tesoro di tutte quelle che sono le grandi tradizioni militari e per ciò stesso civili che si sono formate in tutto il paese anche quando questo non aveva raggiunto l'unità politica. La mia presenza alla Nunziatella vuol dire dunque onorare l'Italia in tutta quella che è la sua storia. »
(Francesco Cossiga, 18 novembre 1989[96])

Gli allievi della Nunziatella portano sul chepì della propria divisa storica da libera uscita il numero "1", ad indicare l'appartenenza al primo battaglione d'Italia[N 16]. In coerenza con tale status, tradizionalmente essi aprono l'annuale sfilata delle Forze Armate del 2 giugno a Roma, in occasione della Festa della Repubblica Italiana[103].

Gli ufficiali delle Forze Armate che abbiano frequentato la Nunziatella hanno infine facoltà di portare sulla propria divisa uno speciale distintivo triangolare azzurro, bordato di rosso e recante la scritta "Scuola Militare Nunziatella", al centro del quale è riportato il chepì dell'uniforme storica indossata dagli allievi per le attività di libera uscita e di parata[104].

Ordine Militare d'Italia

(Ordine Militare di Savoia prima del 1947)

Per approfondire, vedi Ordine Militare d'Italia.
Gr. Uff. O.M.I. Generale Franco Angioni

Cavalieri di Gran Croce[105]

Grandi Ufficiali[106]

Commendatori

Ufficiali

Cavalieri

Medaglie d'oro al valor militare

Per approfondire, vedi Ricompense al valor militare.
M.O.V.M. ammiraglio Carlo Cattaneo
M.O.V.M. Generale Roberto Lordi
M.O.V.M. Generale Giuseppe Izzo

Medaglie al valore dell'Esercito

Medaglie d'oro

Medaglie d'argento

Medaglie di bronzo

Riconoscimenti civili

Per approfondire, vedi Valor civile.
M.O.V.C. VV.F. Aus. Marco Mattiucci
M.O.M.C. Filippo Palieri

Medaglie d'oro al valor civile

Medaglie d'oro al merito civile

Ordine al Merito della Repubblica Italiana

(Ordini della Santissima Annunziata, della Corona d’Italia e dei Santi Maurizio e Lazzaro prima del 1951)

Per approfondire, vedi Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Cavalieri di gran croce decorato di gran cordone

Cavalieri di Gran Croce

Grandi Ufficiali

Commendatori

Ufficiali

Cavalieri

Riconoscimenti internazionali

La Nunziatella è stata insignita dei seguenti riconoscimenti internazionali come istituto:

Altri riconoscimenti

Alla Nunziatella è stata donata il 13 dicembre 2012 la Campana del Dovere, su iniziativa della provincia di Latina. La campana è stata realizzata in ricordo e riconoscimento di Enrico Cosenz, ex-allievo e primo Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, nato a Gaeta. Il manufatto è istoriato con scene della difesa di Venezia, cui Cosenz partecipò con l'altro ex-allievo Guglielmo Pepe e Daniele Manin. Essa reca inoltre lo stemma ed il motto della Scuola, e quello della provincia di Latina[112].

Personalità legate alla Nunziatella

Scipione Breislack
Michelangelo Schipa
E. A. Mario

I comandanti della Nunziatella

Simbolo araldico

Scudo

Allo scudo sannitico; trinciato d'oro al cavallo inalberato nero (Napoli); e di rosso all'avambraccio sinistro armato alla spada d'argento manicata d'oro con punta all'insù al libro aperto (Preparo alla vita ed alle armi); alla banda d'azzurro ai tre gigli d'oro (Borbone).

Ornamenti esteriori

Sullo sfondo corona turrita d'oro. Nastro d'oro, sotto lo scudo su lista bifida, il motto "Preparo alla vita ed alle armi".

I motti della Nunziatella

Stemma e motto della Nunziatella (1787-1805) e (1816-1860)
Stemma e motto della Nunziatella (1806-1815)
Stemma e motto della Nunziatella (1861-1931)
Stemma e motto della Nunziatella (1932-1944)

Il motto araldico è per qualunque istituto o unità militare il segno e la cifra della propria identità, insieme con lo stemma. È interessante, dunque, ripercorrere la storia dei motti della Nunziatella[128] nei secoli, perché con il loro variare si leggono le variazioni storiche e culturali che la società subiva nei singoli periodi.

Il motto Arma, viri, ferte arma, utilizzato nel periodo borbonico (1787-1805 e 1816-1860) è tratto dall'Eneide di Virgilio (Verg. Aen. 2, 668). Il verso completo nell'originale classico (Arma, viri, ferte arma; vocat lux ultima victos - Traduzione: Le armi, o uomini, portate le armi; l'ultima luce chiama i vinti) è pronunciato da Enea dopo aver assistito alla strage compiuta da Pirro nel palazzo di Priamo, ed è a tutti gli effetti un invito a morire sul posto con le armi in pugno.

Il motto Multos labores, magni meritis, utilizzato nel breve periodo murattiano (1806-1815), non ha apparentemente origine da alcuna opera classica, ma si richiama alla stretta connessione tra le fatiche da affrontare ed i meriti che ne conseguono.

Il motto Et pace et bello (In pace ed in guerra), utilizzato nel primo periodo postunitario fino ad alcuni anni prima della seconda guerra mondiale, costituisce in effetti la prima espressione della vocazione della Nunziatella come fucina non solo di ufficiali, ma anche di cittadini. È curioso notare l'assonanza del motto con il titolo del romanzo epico Guerra e pace di Lev Tolstoj, che però fu pubblicato solo nel 1865, e quindi con ha alcuna connessione con il motto introdotto nel 1861.

Il motto Victoriae regem dedit (Diede il Re della Vittoria[N 17]), fu invece concesso da Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia ed ex-allievo della Scuola, come diretto riconoscimento del ruolo della Nunziatella nella sua formazione.

L'ultimo motto Preparo alla vita ed alle armi, subentrato dopo la seconda guerra mondiale e l'instaurazione della Repubblica Italiana, risponde invece da un lato alla necessità di eliminare da ogni istituzione repubblicana ogni riferimento alla monarchia; dall'altro, recupera con altre parole il motto Et pace et bello, riaffermando ancora una volta l'identità della Nunziatella come istituto di formazione sia militare che civile.

Accanto a quello ufficiale, esistono anche altri due motti informali, legati a due luoghi della Scuola.

Nella parete di fondo dell'Aula Magna è riportato il motto Essere più che sembrare, traduzione della frase Esse quam videri proveniente dal capitolo 98 del De amicitia di Marco Tullio Cicerone. Sotto il grande orologio della Scuola, posto sul pianerottolo del primo piano, è invece riportato il motto Il perder tempo a chi più sa più spiace, proveniente dal III Canto del Purgatorio, tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Anche le cinque sezioni (due di liceo classico e tre di liceo scientifico) in cui è suddiviso l'ordinamento degli studi alla Nunziatella hanno un proprio motto ufficiale[129]

Il santo protettore

La scelta di san Crispino come patrono della Scuola viene per tradizione fatta risalire ad un evento luttuoso, il cui ricordo viene ancora oggi celebrato come parte del retaggio della Scuola. Secondo quanto viene tramandato, la notte di san Crispino un allievo morì alla Nunziatella, ed in sua memoria il santo patrono di quel giorno è stato adottato come protettore dell'istituto. Alcune fonti individuano nel figlio del generale Giosuè Ritucci, entrato alla Nunziatella da un solo anno, lo sfortunato protagonista di questo evento luttuoso. Gli allievi ancora oggi ricordano l'avvenimento con un segno di rispetto formale (il primo letto dell'infermeria non viene mai occupato) e con la celebrazione di un rito di ricordo il 25 ottobre[130].

Secondo un'altra interpretazione, la scelta di san Crispino ha origini letterarie, e farebbe riferimento al sentimento di particolare fratellanza ed uguaglianza, a prescindere dalla provenienza sociale, che si sviluppa tra gli allievi.

Si alluderebbe infatti alle parole che William Shakespeare fa pronunciare nel suo dramma storico ad Enrico V subito prima della battaglia di Azincourt.

« ed i Santi Crispino e Crispiniano,

da questo giorno alla fine del mondo non passeranno più la loro festa
senza che insieme a loro non s'abbia a ricordarsi anche di noi;
di questi noi felicemente pochi,
di questa nostra banda di fratelli:
perché chi oggi verserà il suo sangue sarà per me per sempre mio fratello
e, per quanto sia umile di nascita, questo giorno lo nobiliterà[131] »

Il polo museale

L'edificio della Nunziatella racchiude in sé anche tre importanti musei, a testimonianza della profonda tradizione storica e culturale dell'istituzione.

Nel Museo Duca d'Aosta sono raccolti decorazioni, armi, bandiere, cimeli storici ed oggetti personali appartenuti a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta[132], detto il Duca Invitto, padre dell'ex-allievo Amedeo e figura di primissimo piano della prima guerra mondiale. La realizzazione del primo nucleo del Museo è stata possibile grazie all'opera dell'ex-allievo (poi ufficiale alla Scuola) Francesco Sciascia (corso 1954-59).

Nel Museo di scienze è invece conservata una vasta collezione di minerali e campioni animali e vegetali, nonché una notevole quantità di strumenti antichi, originariamente acquistati per il laboratorio di fisica dal benemerito insegnante e comandante della Scuola Giuseppe Saverio Poli[133].

Il 16 giugno 2012 è stato infine inaugurato il museo della Fondazione Nunziatella Onlus, che raccoglie ed ordina in un percorso storico dalle origini dell'istituzione ad oggi, numerosi oggetti donati da ex-allievi. Il museo è curato da Giuseppe Catenacci, storico dell'Associazione Nazionale ex allievi Nunziatella[134][135].

Altre notizie

Gallerie di immagini

I luoghi della Nunziatella

Gli allievi della Nunziatella

Personalità alla Nunziatella

I Comandanti della Nunziatella

Documenti

Note

Annotazioni

  1. ^ Il nome Rosso Maniero è attribuito alla Nunziatella dal colore delle sue mura esterne, che la rende visibile e riconoscibile da ogni punto del golfo di Napoli
  2. ^ La marchesa, sorella del gesuita Giovanni de Mendoza, fece una donazione di 24.666,66 ducati. Di questi, 8.000 furono destinati all'acquisto ed adattamento del preesistente Palazzo Polignano; e 16.666,66 al mantenimento dei novizi
  3. ^ La donazione fu di 19.500 ducati, 1.600 per dodici anni
  4. ^ Il quale ebbe parte nella Rivoluzione siciliana del 1848
  5. ^ "Ho incontrato stasera su una batteria un sottotenente di 15 o 16 anni che serviva ai pezzi con soli due uomini per quattro cannoni, caricando, puntando e tirando con rabbia. Questo bravo ragazzo si chiama Rossi ed ha un fratello che, come lui, si è distinto durante l’assedio."
  6. ^ De Liguoro emigrò in Austria entrò a far parte dell'esercito e combatté contro i piemontesi nel 1866 durante la battaglia di Custoza
  7. ^ Entrambi i fratelli emigrarono in Austria e il più giovane divenne poi frate conventuale a Napoli dove morì nel 1924
  8. ^ Ex-allievo del corso 1838-41
  9. ^ Ex-allievo del corso 1840-45
  10. ^ Ex-allievo del corso 1817-23
  11. ^ Allievo "a piazza franca" del corso 1854.
  12. ^ Si tratta degli allievi Argiero, d'Errico, Simonotti e Guerrieri, foto scattata nel cosiddetto Cortile Piccolo della Nunziatella
  13. ^ Si tratta dell'allievo Ferdinando Scala del corso 1984-87, foto scattata davanti al Palazzo Piccolomini di Pienza durante il campo d'arma del 1986
  14. ^ Si tratta, da sinistra, degli allievi Vincenzo Rettino, Antonio Valentino, Giuseppe Ingicco, Vincenzo Leone, Francesco Pascotto, Vito Emanuele Pupillo e Francesco Gigliotti
  15. ^ I fondatori furono: ing. Alberto Pierantoni (corso 1912-15), prof. Italo Simonelli (corso 1924-28), avv. Gustavo Stimolo (corso 1914-17), cap. Mario Rossi (corso 1930-34), dott. Federico Mattei (corso 1923-26), dott. Antonio Di Napoli (corso 1909-12), avv. Raffaele Maffettone (corso 1923-26), avv. Nicola Celentano (corso 1917-20), dott. Tullio Chiariello (corso 1925-28)
  16. ^ La numerazione originaria delle tre Scuole militari italiane era: Nunziatella, 1 (I durante il periodo fascista); Collegio militare di Roma, 2 (II durante il periodo fascista); Collegio militare di Milano (oggi Teuliè) 3 (III durante il periodo fascista). Con la soppressione della Scuola di Roma, e la recente riapertura di quella di Milano, il numero 2 è passato alla Teuliè.
  17. ^ "Re della Vittoria" fu uno degli appellativi attribuiti a Vittorio Emanuele III di Savoia dopo la vittoria nella prima guerra mondiale

Fonti

  1. ^ Giuseppe Maria Galanti, Breve descrizione della città di Napoli e del suo contorno, Napoli, Gabinetto Letterario, 1792, p. 36. URL consultato il 8 dicembre 2012.
  2. ^ Croce d'oro al merito dell'Arma dei Carabinieri alla bandiera della Nunziatella
  3. ^ Conferimento della Croce d'oro al merito dell'Arma dei Carabinieri
  4. ^ Medaglia di bronzo al Valore dell'Esercito alla bandiera della Nunziatella
  5. ^ Regione Basilicata
  6. ^ Vittorio Gleijeses (1981) La storia di Napoli, Volume 3, pag. 140
  7. ^ Senatore Franco Servello :: Rapporti ai cittadini
  8. ^ http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=220751&sez=NAPOLI
  9. ^ Appello della Nunziatella per tutelare l'Istituto Italiano per gli studi Filosofici, il Mattino, 5 ottobre 2012
  10. ^ Nunziatella: appello per l'Istituto Italiano Studi Filosofici, Virgilio Napoli, 6 ottobre 2012
  11. ^ Conferimento della Croce d'oro al merito dell'arma dei Carabinieri
  12. ^ Dichiarazione dello status di Patrimonio Storico e Culturale dei Paesi del Mediterraneo
  13. ^ Premio Cypraea, Albo d'Oro
  14. ^ Premio Mediterraneo Istituzioni
  15. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 4. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  16. ^ Rivista marittima (1899) Ministero della Marina, pag. 536
  17. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 5. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  18. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 5-6. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  19. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 6. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  20. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 7-8. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  21. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 8-10. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  22. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 10-11. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  23. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 11-12. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  24. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 13-14. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  25. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 14-16. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  26. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 19-20. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  27. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 20-21. Fausto Fiorentino Editore, Napoli.
  28. ^ Marco Autore, Michele D'Aria (1997) La Nunziatella. Ampliamenti e ristrutturazioni dal XVI al XIX secolo. università degli Studi di Napoli "Federico II"
  29. ^ Carlo Celano (1792) Delle notitie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli per li signori forastieri, giornata quarta, quarta edizione, a spese di Salvatore Palermo
  30. ^ Patrizia Di Maggio, Nunziatella, Longobardi editore, 1999.
  31. ^ Schede Bibliografiche
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Bibliografia

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