Strada vicinale

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La strada vicinale è una strada fuori dal centro abitato e costruita su un suolo privato. In Italia la strada vicinale è una via di comunicazione, di fatto, costruita per accedere ad una serie di fondi o generalmente per collegarsi ad una pubblica via.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Con l'attuazione del Nuovo Codice della Strada (Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992 Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicato sulla G.U. n. 114 del 18/05/1992 e successive modifiche) la strada vicinale è stata inclusa nelle strade locali.

Strada locale: strada urbana od extraurbana opportunamente sistemata (ai fini del comma 1 art. 2 Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992) non facente parte degli altri tipi di strade.

Per tanto anche le strade vicinali, oggi classificate come strade locali, devono essere opportunamente sistemate ed avere i seguenti requisiti: carreggiata (minimo 2,75 metri), unico o doppio senso di circolazione, banchina, cunetta, segnaletica orizzontale o verticale, manto asfaltato. Tali requisiti sono obbligatori a garantire la sicurezza della circolazione su strade pubbliche (art.1 comma 1 e 2 del Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992). Nel momento in cui vengono meno tali requisiti la strada non può essere autorizzata al transito di veicoli.

I costi per la manutenzione della strada vicinale vengono sostenuti da un consorzio fra i proprietari dei fondi che ne usufruiscono ed il Comune. Il Comune interviene, a seconda dei casi, da 1/5 fino ad 1/2 della spesa.

La strada vicinale come la via agraria è sempre di proprietà privata (art. 3 comma 1-52 D.Lvo 285/1992) ma la differenza tra le due sta nel fatto che la strada vicinale è soggetta a pubblico transito "iure servitutis" (servitù di uso pubblico) ed è stata creata, in accordo con il proprietario del fondo, per soddisfare esigenze di pubblico interesse come ad esempio il collegamento ad una pubblica via (cfr Cass. 3130/2013).

In concreto il sedime della vicinale, compresi accessori e pertinenze, è privato quindi di proprietà del titolare del terreno latistante, mentre l'ente pubblico è titolare solo di un diritto reale di transito a norma dell'art. 825 c.c. (Corte di Cassazione Sez. II, sentenza n. 2591 del 28 agosto 1971) e sarà responsabile sia della manutenzione ordinaria che straordinaria nonché della circolazione.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Uso privato - Se la strada vicinale non è soggetta ad uso pubblico, il transito può essere riservato solo ai residenti mediante l'indicazione con cartelli e segnaletica di "strada privata transito consentito ai soli residenti". Questo avviene ad esempio per una strada vicinale cieca.

Uso pubblico - L'uso pubblico della strada vicinale deve essere effettivo e dimostrato con:

  • il passaggio esercitato iure servitutis publicae da una collettività di persone qualificate dall'appartenenza ad un gruppo territoriale;
  • la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale, anche per il collegamento con la pubblica via;
  • un titolo valido a sorreggere l'affermazione del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell'uso da tempo immemorabile.

Solo dopo dimostrazione dei precedenti punti, una via vicinale, può essere inserita negli elenchi delle strade vicinali del Comune. Infatti l'iscrizione di una via vicinale nei registri comunali non ha valore costitutivo, ma soltanto dichiarativo consentendo di presumere che la strada sia gravata da servitù pubblica di passaggio senza darne la certezza.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Portale Italia
Portale Trasporti