Terror (1715)

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Terror
Descrizione generale
Tipo vascello a due ponti
Classe Classe San Lorenzo Giustinian
Ordine 1705
Cantiere Arsenale di Venezia
Impostazione 1708
Varo 1 marzo 1715
Entrata in servizio 1715
Radiazione 1748
Destino finale demolita
Caratteristiche generali
Lunghezza 41,03 m
Larghezza 13,2 m
Pescaggio 5,75 m
Propulsione Vela
Armamento
Armamento Artiglieria[1]:

Alla costruzione

  • 2 obici da 200 libbre veneziane
  • 6 obici da 120 lb
  • 22 cannoni da 30 libbre
  • 18 cannoni da 20 libbre
  • 12 cannoni da 14 libbre
  • 4 petriere
Totale: 70

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Il Terror[2] fu un vascello di linea veneziano da 70 cannoni che prestò servizio nella Armada da Mar tra il 1715 e il 1748. Fu uno dei primi vascelli da guerra della Repubblica di Venezia ad imbarcare i cannoni di nuovo tipo progettati da Sigismondo Alberghetti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente alla seconda serie della classe San Lorenzo Giustinian, la costruzione del vascello da 70 cannoni Terror fu ordinata dal Senato nel 1705. L’unità fu impostata nel 1708, sotto la guida del Proto dei Marangoni Zuanne Monello, e la nuova nave fu varata presso l'Arsenale il 1 marzo 1715.[3]

L'unità entrò subito a far parte dell'Armata Grossa[N 1] agli ordini del Capitano Straordinario delle Navi Fabio Bonvicini, già impegnata nella settima guerra turco-veneziana. Caduto ammalato il Bonvicini, poco prima di spegnersi, come gesto di estrema cortesia, egli consentì al Capitano Generale da Mar Daniele Dolfin di assumere anche il comando delle navi dell’Armata Grossa e di alzare la sua insegna sul Terror in attesa dell’arrivo del suo sostituto, l’ammiraglio Andrea Corner.[N 2]

Nel 1716 il vascello modificò l’armamento imbarcando 26 cannoni da 40 lb, 24 da 30, 16 da 14 e 10 petriere. Quando Corner fu sostituito da Lodovico Flangini, il nuovo Capitano Straordinario della Navi divise la flotta in tre divisioni, assegnando il Terror alla "Gialla", al comando di Francesco Antonio Correr. Dopo la morte del Flangini, e la sua sostituzione con Marcantonio Diedo, la nave si distinse durante la grande battaglia di Capo Matapan (19-21 luglio 1717) che costrinse la flotta turca a ritirarsi verso il Mare Egeo.[4]

Nel 1718, al termine del conflitto il Terror modificò nuovamente l’armamento,[N 3] così come nel 1724[N 4] e rimase in servizio nell’Armata Grossa fino al 1748, quando fu ridotto a pontone per Decreto del Senato emesso il 17 agosto dello stesso anno.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1696 fu deciso che le navi appartenenti alla Armata Grossa avrebbero adottato la seguente colorazione: corallo per la prua, i capodibanda, la poppa, le porte dei fanali e gli intagli, rosso per i portelli dei cannoni, e doratura in oro zecchino per il leone a prua e le figure scolpite a poppa. Lo specchio di poppa era quasi sempre dipinto di blu.
  2. ^ Nel corso del 1715 il Terror eseguì una missione segreta a Livorno per imbarcare 24 cannoni in bronzo da 40 lb, acquistati da Pietro Rosa su mandato del Senato veneziano, e recuperati dal relitto del vascello inglese Restoration naufragato sulle Secche della Meloria nel 1711.
  3. ^ Il vascello imbarcò 4 obici da 200 lb, 4 da 120 lb, 42 cannoni da 30 lb e 18 da 14 lb.
  4. ^ Il vascello imbarcò 2 obici da 200 lb, 4 da 120 lb, 20 cannoni da 40 lb, 20 da 30 lb, e 16 da 14 lb.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Candiani, I vascelli della Serenissima: guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 2009.
  • Guido Candiani, Dalla galea alla nave di linea: le trasformazioni della marina veneziana (1572-1699), Novi Ligure, Città del Silenzio, 2012.
  • Guido Ercole, Duri i banchi. Le navi della Serenissima 421-1797, Gardolo, Gruppo Modellismo Trentino di studio e ricerca storica, 2006.
  • Cesare Augusto Levi, Navi da guerra costruite nell'Arsenale di Venezia dal 1664 al 1896, Venezia, Stabilimento Tipografico Fratelli Visentini, 1896.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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