Utente:Gigillo83/prova

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Indice

Criteri di inclusione

Al fine di evitare possibili confusioni e malintesi, l'ammissibilità per l'inclusione in questo modello è definita come segue:

  1. ha qualsiasi status politico diverso da quello di Stato sovrano indipendente;
  2. ha una sovranità comune con uno degli Stati membri del Consiglio d'Europa;
  3. e inoltre:
    (a) il più vicino paese indipendente non è un membro del Consiglio d'Europa
    (b) ovvero la distanza dal più vicino territorio europeo è maggiore di 400 miglia nautiche.

La distanza in (a) è misurata sino al più vicino altro territorio; la distanza in (b) è il doppio della ZEE limite in base alla legge del mare convenzione, garantendo che le rispettive acque territoriali non siano contigue.

Tecnologie di produzione.

Dagli anni 1950 fino agli anni '60 citazione necessaria: senza fonte il supporto di metallo veniva verniciato con successivi strati di smalto ceramico miscelato con polvere di vetro per ottenere un minimo effetto retroriflettente [link : retroriflettente]]. Successivamente, una multinazionale americana link: http://en.wikipedia.org/wiki/3m trasportando l'esperienza nella produzione di nastri abrasivi, include microprismi di vetro per ottenere l'effetto di retroriflettenza.

La segnaletica stradale in Italia è iniziata a comparire lungo le strade agli inizi del XIX secolo su iniziativa dei soci del Touring Club Italiano.

I pali indicatori

In quegli anni iniziarono a comparire i primi "pali indicatori" nei punti di maggiore rilevanza: ciascun palo indicatore era formato da un palo di ferro ad Y di circa 3 metri e su cui era installato un pannello di ghisa. Su di esso vi erano le scritte "T.C.C.I." e, in basso: "dono di ...", mentre nella parte centrale del segnale vi era l'indicazione che si voleva riportare, in forma scritte, come, per esempio, "Attenzione! Discesa pericolosa". Il segnale aveva sfondo color turchese con scritte in bianco, mentre i pali erano verniciati con pittura al minio, quindi di un rosso-arancione vivo. Nel 1897 vennero installati i primi 100 pali indicatori (che nel 1905 assunsero il nome di cartelli) in tutta Italia grazie al contributo dei soci dell'allora T.C.C.I., soprattutto in corrispondenza dei bivi ed incroci più importanti. Agli inizi del XX secolo il problema della mancanza della segnaletica vera e propria, comune a tutti gli Stati dell'epoca, venne discusso nelle assemblee che si tennero a Londra, Parigi e Ginevra ed in cui venne stabilito di adottare simboli uniformi a tutti i Paesi membri di tali assemblee al posto delle scritte e, per questo, comprensibili senza difficoltà anche dagli stranieri.

I cartelli indicatori

Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada

Col passare degli anni il numero dei "cartelli" aumentò, e con essi anche la pubblicità che i donatori facevano per installarli; oltre alla possibilità di indicare unicamente località o distanze (infatti la maggior parte dei segnali aveva unicamente una località indicata, la freccia direzionale, il donatore ed avevtualmente la distanza), nel 1903 si iniziarono ad installare anche i "cartelli indicatori", sui quali erano riportati sempre il nume del TCI, il donatore e l'indicazione che si voleva segnalare, ma nel centro del cartello era collocato il simbolo internazionale riferito a quel preciso pericolo od indicazione.
Nel 1904 una Commissione congiunta ACI/TCI stabilì che l’Italia si doveva allineare allo standard presente nelle altre Nazioni, in cui le indicazioni stradali erano ampiamente diffuse e regolamentate. Per questo i cartelli vennero suddivisi in 3 categorie:

I cartelli di località

Un esempio di cartello di località installato a Stresa

Nel 1906 il Touring iniziò a divulgare e produrre i segnali stradali per indicare l'inizio dei centri abitati, in modo da aver un'indicazione comune a tutti i Paesi d'Italia. Su questi cartelli, di dimensione 115 x 70 cm, vi erano riportati il nome della località, scritto in carattere evidente, e poi i nomi della provincia, del circondario e le distanze dei rispettivi capoluoghi. Erano poi indicati i servizi più comuni ed utili all'epoca, quali l’ufficio postale, quello telegrafico, la stazione ferroviaria o tranviaria (se non presenti, la distanza a quella più vicina), il medico e le indicazioni di direzione, per ogni senso di marcia, verso i comuni prossimi da un lato e dall'altro del Paese. Al Primo Congresso Internazionale della Strada che si tenne a Parigi nell’ottobre 1908 ed a cui, in rappresentanza dell'Italia partecipò il T.C.I., venne stabilito che i segnali di pericolo fossero soltanto più quattro, ossia passaggio a livello, curva pericolosa, cunetta e incrocio pericoloso; tale decisione venne confermata e ratificata ufficialmente con la "Convenzione internazionale per la circoscrizione degli autoveicoli" firmata a Parigi da 20 Stati il 5 ottobre 1909.
Ogni cartello installato in Italia aveva un proprio numero d'ordine e l'intera numerazione era archiviata presso l'Ufficio Tecnico del TCI; nel 1914 vennero installati complessivamente 21000 cartelli, suddivisi in cartelli di direzione, segnalazioni di passaggi a livello, di svolta pericolosa, di cunetta, di incrocio pericoloso, di discesa pericolosa, di strada accidentata, di strada interrotta, di arresto, di rallentare, di dogana, di confine, di fermare al dazio e cartelli altimetrici; c'erano poi ancora altri tipi di cartelli diversi non categorizzati tra i precedenti.

Gli anni Venti

Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada

Nel 1919 al Touring si associarono anche la FIAT e la Pirelli e C., che si unirono mettendo assieme anche le risorse economiche dando il via ad un Consorzio. A partire dal 1921 vennero installati nuovi segnali, soprattutto di direzione, recanti il nome delle ditte sponsorizzatrici: così facendo le spese, fino ad allora sostenute interamente dal TCI, vennero ripartite tra lo stesso TCI e le 2 aziende sponsor. Dal 1922 a queste 2 aziende se ne unirono via via delle altre, così da poter aumentare sempre più il numero di cartelli posizionati in giro per l'intera Italia e la Repubblica di San Marino. Tale implemento comportò anche l'adozione di materiali più resistenti all’azione delle intemperie e la distinzione dei cartelli in tre categorie: segnali di direzione (o di orientamento) con forma di freccia; segnali di pericolo (come quelli per i passaggi a livello, le svolte, gli incroci ecc.) di forma triangolare; segnali di prescrizione o disciplina (divieto di transito, di sosta, di posteggio ecc.) con forma rotonda. La forma rettangolare venne mantenuta per i cartelli di località, per i preavvisi di bivio, per i cartelli di prudenza (per es. in vicinanza di scuole), per i nomi dei fiumi e per pochi altri casi. Questa morfologia per i cartelli stradali venne poi confermata dalla Conferenza di Ginevra sulla segnaletica stradale che si terrà nel 1931.
Nel contempo si iniziarono ad installare anche dei dispositivi riflettenti sui bordi dei segnali e sulle lettere contenute all'interno di essi: dapprima vennero applicati sui cartelli indicanti i passaggi a livello e poi vennero utilizzati anche per gli altri cartelli di pericolo. Nel 1927, inoltre, i cartelli di colore blu con indicazioni in bianco vennero sostituiti dai nuovi tipi di cartelli con sfondo bianco e scritte in rosso o nero, più visibili anche da lontano. La svolta si ebbe nel 1933 quando vennero installati ben 154240 cartelli nuovi da parte del TCI: da quell'anno il Codice della strada appena entrato in vigore diede alle varie Amministrazioni a cui competeva la manutenzione delle strade l’onere della segnalazione delle strade, unicamente tramite l'uso di cartelli di prescrizione, di preavviso dei passaggi a livello e di precedenza sulle grandi arterie, ma non con cartelli di pericolo, di direzione e di località. Per di più, un altro decreto del 1936 prescriveva dimensioni, forme e colori dei cartelli, ma vietava ogni indicazione pubblicitaria e dichiarava facoltativa l’apposizione dei cartelli di direzione. La fine delle segnalazioni del TCI si ebbe col il D.M. 6 aprile 1937 secondo il quale si dovevano eliminare le segnalazioni già esistenti presenti sul territorio del Regno: nonostante questo il TCI continuò a promuovere ed installare nuove segnalazioni, affiancando e molte volte sostituendo le varie Amministrazioni nella loro opera. Tra il 1920 ed il 1944 vennero collocati in Italia oltre 335000 cartelli.

Segnali di pericolo

Segnali di prescrizione per indicare un divieto

Segnali di prescrizione per indicare un obbligo

Segnali di indicazione

Il secondo dopoguerra

La situazione della segnaletica stradale alla fine del secondo conflitto modiale era disastrosa: buona parte dei cartelli era stata distrutta o asportata di proposito per rallentare l'avanzata del nemico e così si dovette ricominciare il lavoro pressochè daccapo. Non era ancor presente alcun tipo di regolamentazione per quanto riguardava i segnali stradali, e così si continuarono a produrre e installare segnali come quelli sin'ora sistemati. Soltanto nel 1959 venne promulgato il nuovo Codice della strada e, con esso, vennero stabilite nuove regole per quanto riguarda forma, dimensione e colore dei vari segnali stradali, così come la suddivisione nelle varie classificazioni:

Segnali di pericolo

I segnali di pericolo hanno forma di triangolo equilatero con vertice verso l'alto (tranne il segnale di "dare precedenza"); hanno il fondo bianco e bordo rosso con simboli neri. I segnali di dimensioni normali hanno il lato lungo 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il lato di 60 cm; devono essere situati alla distanza di 150 m dal punto da segnalare, salvo dei casi di impossibilità: in questo caso la minore distanza dovrà essere indicata su di un pannello rettangolare aggiuntivo.[1]

Segnali di divieto

I segnali di divieto, suddivisi al loro interno in segnali di divieto e segnali di obbligo, hanno forma di disco; i segnali di dimensioni normali hanno il diametro di 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il diametro di 40 cm; devono essere situati nel punto in cui ha inizio il divieto o l'obbligo, eccezion fatta per quelli indicanti un limite di velocità, il divieto di svolta o le direzioni consentite che devono essere posti qualche metro prima del punto da indicare. Eccetto i segnali previsti dal codice, la fine della prescrizione va segnalata con lo stesso segnale utilizzato per indicarne l'inizio ma con un pannello aggiuntivo indicante la scritta FINE in nero su sfondo bianco. [2]

Divieti generali

Divieti per particolari categorie

Limitazioni alle dimensioni, al peso ed alla velocità

Segnali di fine prescrizione

Segnali di sosta

Segnali di obbligo

Segnali di indicazione

I segnali di indicazione si suddividono in:

  1. segnali di indicazione semplice;
  2. segnali di preavviso di bivio;
  3. segnali di direzione;
  4. segnali di località;
  5. segnali di conferma;
  6. segnali di identificazione di strade;
  7. segnali di inizio, ripetizione e fine del diritto di precedenza;
  8. segnali turistici.[3]

Le norme contenute nel codice della strada del 1959, e, quindi, anche i segnali stradali in esso contenuti, rimasero in vigore fino alla promulgazione del «Nuovo codice della strada» (d.lgs. nº 285 del 1992) ancor oggi in vigore anche se più volte modificato e riveduto.

Per approfondire, vedi la pagina con le nuove categorie dei segnali stradali.


Note

  1. ^ Codice della strada 1959, art. 35
  2. ^ Codice della strada 1959, art. 53
  3. ^ Codice della strada 1959, art. 77

Bibliografia

Collegamenti esterni

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