Delle funzioni riproduttive negli animali/8

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8. Distacco dell'uovo e fecondazione

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Filippo De Filippi - Delle funzioni riproduttive negli animali (1850)
8. Distacco dell'uovo e fecondazione
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L’uovo giunto a maturanza completa, e capace quindi di essere fecondato, pel semplice fatto del suo accresciuto volume rompe il follicolo dell’ovario e discende nell’ovidutto, (od in alcuni casi, direttamente nella cavità addominale). Questo distacco non avviene senza un consecutivo orgasmo generale, con quelle altre manifestazioni che caratterizzano l’epoca del calore. Il fenomeno si rinnova, scorso il tempo necessario per la maturazione di altre uova; e così è stabilita la periodicità, che è tanto palese e generale negli animali. Lo stesso e contemporaneamente avviene dello sperma, che stanziando anche per lungo tempo nelle vescicole seminali, rimane sempre pronto a quell’opportunità che è talvolta assai fugace per le uova. In alcuni animali, come per esempio ne’ pesci, tutto l’istinto amoroso si risolve in una smania di liberarsi dall’enorme quantità di uova e di seme che distende il ventre dell’animale.

Questa periodicità e spontaneità del distacco delle uova dall’ovario, e quindi del vero momento per la generazione, sono una legge per tutti gli animali e per la stessa umana specie, per cui riguardo deve soltanto ascriversi alla breve distanza de’ periodi, l’averla riconosciuta così tardi.

L’uovo de’ mammiferi consta de’ medesimi elementi dell’uovo d’ogni altro animale; ma è assai piccolo, quasi microscopico. Esso è contenuto in un follicolo particolare formato da varie membrane, una delle quali, molto vascolosa, detto degli anatomici vescicola di Graaf, e per lungo tempo considerato per l’uovo stesso. All’epoca della maturanza quest’uovo diventa una causa d’irritazione; i vasi del follicolo, e quindi anche dell’ovario s’injettano di una maggior copia di sangue; e infine il follicolo stesso si rompe e l’uovo che ne esce è raccolto dagli ovidutti che in questi animali prendono il nome di trombe falloppiane, dal modenese Falloppio che ne fece la scoperta. Lo sforzo per questa emissione dell’uovo e la congestione sanguigna che ne è una conseguenza, giungono ad un tal punto nelle scimmie e più ancora nella specie umana, da determinare un turgore insolito delle parti, ed una flussione di sangue. Questo apparato di sintomi ricorre ogni mese.

La vescicola di Graaf, così lacerata in una sua parte e priva dell’ovulo dianzi incluso, a poco a poco si colma d’un’essudazione concrescibile, di color carneo-giallastro che tutta la ostruisce e forma uno de’ così detti corpi lutei. Or fa appena qualche anno si credeva che il distacco dell’uovo nella donna richiedesse la precedenza necessaria d’un accoppiamento fecondo: un corpo luteo reputavasi certo segnale d’un avvenuto concepimento. Ora mediante le diligenti ricerche, soprattutto de’ signori Pouchet e Bischoff, l’ovulazione spontanea e le sue naturali conseguenze nella donna sono un fatto dimostrato.

L’uovo maturo è un prodotto inutile, se non è fecondato entro un breve lasso di tempo. Egli ne perde l’attitudine in ragion del suo discostarsi dall’ovario, procedendo in basso per gli ovidutti. La natura ha però disposto in modo che (almeno ne’ mammiferi) questa discesa non sia molto rapida: e dall’altro lato ha concesso agli spermatozoidi una vitalità lunga, onde arrestandosi ne’ meandri femminili, possano attendervi quasi le uova ad un prossimo loro passaggio.

Si domanda ora quale delle due sostanze di cui è composto lo sperma, sia attiva nella fecondazione; ed in cosa consista questo atto? Dalla costanza degli spermatozoidi, nel seme di tutti gli animali, dalla loro prevalenza in alcuni sopra la parte liquida, possiamo arguire che ad essi debba attribuirsi la virtù fecondante. L’intimo secreto di questa virtù racchiude tutt’ora un mistero, come tutti que’ fenomeni anche puramente fisici che si attribuiscono alla così detta azione di contatto. Alcuni fisiologi hanno supposto che lo sperma entrasse materialmente a comporre il futuro embrione: ma questa ipotesi è contraddetta dall’osservazione attenta e spregiudicata.

Riguardo all’atto esterno della fecondazione, ossia all’accoppiamento, esso ha luogo in due modi differenti. Nella maggior parte de’ pesci, nelle rane e ne’ rospi, la femmina partorisce le uova che vengono immediatamente dopo fecondati dal maschio. Nella maggior parte degli altri animali, il maschio provveduto d’un organo apposito, injetta l’umor seminale nella vagina della femmina: la quale in seguito deposita le uova già fecondate. La fecondazione può essere interna anche senza vero accoppiamento, mercè l’epitelio ciliato di cui è guernito in varie parti il corpo degli animali, ed il quale determina alcune correnti nella direzione che più torna opportuna alle funzioni varie. Una di queste correnti dirige l’umor seminale versato in prossimità dell’organo sessuale femmineo entro quest’organo stesso: ed è in questa maniera che ha luogo la fecondazione in molti molluschi acefali, ne’ quali la facoltà locomotiva è assai ristretta, od anche del tutto abolita, per la loro aderenza agli scogli marini.

Un epitelio ciliato tappezza anche l’interno de’ genitali femminei ne’ mammiferi, e serve a dirigere il seme spruzzato anche al loro ingresso, fino molto innanzi, incontro alle uova che discendono per le tube falloppiane. Cessa in tal modo non solo il fondamento ma perfino il bisogno d’un’ipotesi quale si è quella della pretesa aura seminale: ipotesi tanto più falsa quant’è più comprovata la necessità del contatto materiale del seme e delle uova, onde la fecondazione abbia luogo.