Flora medico-economica/Proprietà e usi delle piante

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Indice delle Proprietà e degli usi delle Piante colla spiegazione dei vocaboli medici

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Leonardo Brumati - Flora medico-economica (1844)
Indice delle Proprietà e degli usi delle Piante colla spiegazione dei vocaboli medici
Prospetto Lettera sul manoscritto
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Flora

Medico — Economica.

Classe Iª.

Monandria. Un solo Stame.

Ordine I°. Monoginia. Un solo Pistillo.

Genere I°. Salicornia. Corolla nessuna. Seme un solo rinchiuso nel calice.

Specie 1ª. S. Erbacea. Rami erbacei distesi, articolati, compressi, ed intaccati alle cime. Spighe nelle ascelle opposte, gambute, Squamme ottuse.

Sinonimia. Salicornia herbacea. It. Cali. Ver. Grassula salmastra. off. Kali.

Fiori verdi, in Agosto e Settembre. Nei prati salmastri vicini alla riva della marina. Annua.

Ha sapore salato.

Si acconcia nell’aceto in alcuni paesi, e si mangia col nome di Bacicci, come noi mangiamo i Peveroni.

Osservazione. Si questa che la S. fructicosa, la quale si distingue per essere fruticosa e più grande, sono appetite dal bestiame e salubri a motivo del sale, che contengono. Abbruciandole si può ottenere la soda, che serve principalmente per la fusione del vetro, e per fare il sapone.


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Classe II^. Diandria. due Stami.

Ordine I°. Monoginia. Un Pistillo.

Gen. II°. Olivo. Cal. con 4 denti. Cor. con 4 divisioni rotonde. Drupa.

Sp. 2a . Ol. europeo. Foglie lanciolate, sopra verdi, sotto bianche coriacee.

Sin. Olea europæa. It. Olivo. Ver. Uliu, Ulivar.

Fiori bianchicci, in Giugno. Coltivato negli Oliveti, volgarmente vigne. Albero.

Legno forte, usato dai tornitori per scattole, pialle etc.

L’oglio d’oliva serve per ardere, ed a condir cibi. È emolliente, viscido; quindi si usa nella dissenteria, nel tenesmo, nella tosse, stranguria, nefritide, enteritide, morsicature etc.

III° Gelsomino. Cal. e Cor. divisi in 4 o 5 parti. Bacca con 2 semi. Antere nascoste nel tubo della corolla.

3a. G. officinale. Foglie opposte, pennate; foglioline appuntate, l’ultima più aguzza.

Jasminum officinale. It. Gelsomino bianco, o G. selvatico. Ver. Bialsamin. Frutice.

Legno tenero con molta midolla, onde possono farsi cannuccie di pipa.

Fiori bianchi d’estate. Coltivato negli orti. Perenne.

L’oglio odoroso si prepara piuttosto per cosmetico che per usi medicinali, per dar odore cioè alle pomate, ed alle acque.

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Il G. Grandiflora o di Spagna che s’innesta sopra il selvatico, e si coltiva pel soave odore de’ suoi fiori, si distingue pei fiori più grandi e per essere rossi all’esterno, od al disotto.

IV°. Ligustro. Cal. con 4 denti. Cor. divisa in 4 parti. Bacca con 4 semi.

4a. L. volgare. Foglie lanciolato-ovate, ottuse od ellittiche. Racemi terminanti.

Ligustrum vulgare. Ver. Bachiera. It. Ruvistico. Frutice.

Fiori bianchi in Maggio, da per tutto nelle siepi. Perenne.

Ha forza astringente, che si attribuisce alle foglie, ma ora è trascurato. Usavasi per le ulcere della bocca.

Le bacche somministrano un color nero, che mescolato cogli acidi minerali diventa rosso, coll’orina porporina, e col vitriolo verde.

V°. Veronica. Cor. divisa in 4 parti, di cui l’inferiore più piccola. Casella di due cavità, fatta a cuore.

5a. V. spigata. Pubescente, foglie opposte, ellittiche, seghettate. Racemo terminale. Perenne.

Veronica spicata. It. - Ver. - Off. The europeo. The svizzero.

Fiori cerulei. Luglio, Agosto. Nei prati specialmente sul monte, nelle vigne, e talor lungo le strade. Perenne.

Usi gli stessi della V. officinale, anzi nelle nostre Spezierie si usa per quella, che non si trova che sugli alti monti. [p. 4 modifica]Ha sapore amareggiante, piuttosto stittico, si usa come il The, di cui è succedanea nella tosse, nei mali pituitosi del petto. L’infuso si fà con Oe. ss-j. d’erba secca in lib. j d’acqua.

6a V. anagallide. Racemi alla cima del fusto, e nelle ascelle delle foglie lanciolate e dentellate a sega.

V. anagallis. It. Crescione. Ver. Cresson Gallinella d’acqua. Fiori celesti chiari. Da Maggio a Settembre. Nei fossi d’acqua perenne, nei ruscelli, e nei luoghi paludosi. Perenne.

Il sugo espresso solo o col latte preso la sera giova nello scorbuto.

7a V. beccabunga. Racemi nelle ascelle delle foglie ovate, liscie; fusto strisciante, che mette radici.

V. beccabunga. It. Crescione, Ver. Becabunga. Salata d’acqua. Perenne.

Fiori celesti tiranti al porporino, da Maggio all’Autunno. Presso le sorgenti d’acqua e nelle fosse.

Si usa come l’ Anagallide.

Osserv. Sono comunissime in primavera tra i cereali le veroniche agreste, arvense, ederifolia, e baucsbamiana, che quasi tutto coprono il terreno coi fusti distesi, e colle foglie, e si conoscono indistintamente col nome vernacolo di Pevarine. Non possono recar gran danno perchè periscono appena maturato il seme in Maggio. Sarà per opinare che queste piuttosto che la Betonica officinale, che tutti sanno [p. 5 modifica]da quanto pochi sia conosciuta, abbia dato origine al detto comune: è conosciuto come l’erba betonica. Ed ecco come appoggio la mia opinione. Nella spiegazione dei Nomi generici tratta dal Glossario del Sig. Theis al vocabolo Betonica dicesi: corrotto di Vetonica, ed alla parola Veronica leggesi: alterato di Betonica, e più sotto “Tutti gli antichi Autori riuniscono queste due piante per l’analogia dei loro nomi”. Onde conchiudo: che se gli autori, che pur le studiarono, le confusero, non è da maravigliarsi se il popolo abbia fatto altrettanto.

VIa. Graziola. Cal. di 5 foglie. Cor. irregolare, tubulosa, quasi bilabiata col labbro superiore voltato all’insù, l’inferiore a tre lobi. Stami 4 dei quali 2 sterili. Casella con due cellette.

8a. Graziola officinale. Foglie lanciolate, seghettate. Fiori peduncolati.

Gratiola officinalis. It. Stancacavallo. Ver. Erba graziosa. Off. Gratiola. China de’ poveri. Erba china.

Fiori giallognoli, talvolta bianchi. Da Maggio a Settembre nei prati umidi in tutto il Territorio. Perenne.

Erba d’odore nauseante, sapor fortemente amaro, qualità emetica, drastico-catartica, antelmintica. Si usa [p. 6 modifica]nella mania, nell’ascita, nell’itterizia, contro i vermi etc. Dose dell’erba ridotta in polvere da gr. ij-jv. in lib.j. d’acqua. I più recenti Medici le attribuiscono la facolta’ controstimolante, quella cioè che deprime ed abbatte l’energia vitale, nella guisa che fà il salasso, di cui talvolta ne può far le veci, dalla quale facoltà dipende, secondo essi, l’azione purgativa. Si prescrive quindi nelle febbri intermittenti ipesteniche, che non cedono all’uso della china, nelle dissenterie d’indole parimenti iperstenica, nelle malattie cutanee etc.

VII°. Licopo. Cor. a quattro divisioni, una delle quali intaccata. Stami distanti. Semi 4 nudi in fondo al calice.

9a Licopo europeo. Foglie ovate, lanciolate, dentate.

Lycopus europæus. It. Marrubio acquatico. Ver. Marubio salvadego.

Fiori bianchi macchiati di porporino. Luglio, Agosto. Sui margini dei fossi, lungo i muri nei luoghi umidi, ed ove colano le scaffe. A Monfalcone nelle Fosse. Perenne.

Pianta astringente, che dà un sugo atto a colorire in nero. Preso in fallo pel Marrubio volgare produsse acerbi dolori.

VIII°. Ramerino. Cor. labiata, labbro superiore intiero.

[p. 7 modifica]Stami più lunghi della corolla, e con un dente alla parte.

10a. Ramerino officinale. Foglie opposte, lineari, col bordo ripiegato, sopra verdi, sotto bianche.

Rosmarinus officinalis. It. Rosmarino. Ver. Osmarin. Frutice.

Fiori cerulei. Marzo. Coltivasi negli orti.

Le foglie ed i fiori danno un’oglio volatile d’odore forte, di sapor aromatico calido, che ha facoltà stimolante, antispasmodica, menagoga, stomatica. Si raccomanda nella dispepsia, clorosi, isterismo, debolezza di nervi. Si fa l’infuso con dram. ss-j in Oa. jx. d’acqua, o di vino, che si beve in tre o quattro volte. L’acqua distillata dei fiori dicesi volg. Acqua della Regina d’Ungheria.

IX°. Salvia. Cor. labiata. Filamenti attaccati trasversalmente ad un gambetto.

11a. S. officinale. Foglie lanciolate-ovate, rugose, con dentini ottusi nel contorno. Frutice.

Salvia officinalis. It. Salvia comune. S.va uccelli. Ver. Salbia.

Fiori cerulei rosseggianti da Maggio a Luglio. Si coltiva negli orti. Spontanea sui monti nei contorni di Sistiana verso il mare.

Le foglie contengono un’ oglio volatile, ed un principio astringente estrattivo, di sapor amaretto alquanto stittico.

Si raccomanda come nervina, stomatica, menagoga, e [p. 8 modifica]

se ne fa infuso con dram. ij - jv. in lib. j d’acqua, che si và bevendo a poco a poco. Esternamente si usa per fomenti corroboranti, e per gargarismi nella rilassatezza delle gingive.
Osserv. La Salvia pratajuola Ver. Salbia salvadega,
che da taluni è creduta più efficace, ha le foglie poco odorose e deve ritenersi per meno attiva.
Linea d’indentazione
Linea d’indentazione
Ordine II°. Diginia. Due Pistilli.
X°. Antossanto. Glume di un sol fiore. Cor. di due
glume appuntate contenenti un sol fiore ed un sol seme.
12a A. odoroso. Spighe ovate cilindriche.
Fiori con piccolissimo gambo, e con la resta più corta di essi.
Anthoxanthum odoratum. It. Paleino.
Fiori glumacei. Marzo a Maggio, nei prati, e nei pascoli. Perenne.
Questa gramigna, la sola odorosa del nostro paese, seccata specialmente, sparge un grave odore, che comunica al fieno. Somministra un’eccellente pastura.
Classe IIIa. Triandria. 3 Stami.Or.I. Monoginia. Un sol Pistillo.
XI°. Valeriana. Nessun calice. Cor. monopetala posta
sopra il frutto ch’è un seme coronato o papposo.
13a V. officinale. Foglie tutte pennato-fesse, seghettate. Fusto striato. Perenne.
Valeriana officinalis. Valeriana silvestre o minore It. ed off.
Fiori bianchi o leggiermente incarnati. Mago Giuo nei prati palu=

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dosi in vicinanza alle acque. Perenne.
La radice contiene un’olio volatile, ha odore ircino, grato ai gatti; è di sapore amaretto, aromatico, ed un’eccellente antispasmodico, narcotico, antelmintico, menagogo. Si raccomanda nell’epilessia, isterismo, convulsioni, ipocondria, emicrania, amaurosi incipiente, amenorrea, contro i vermi et La dose della polvere è di gr. XX-XXX. due, tre e quattro volte al giorno. Si fà infuso con Oe. ss-j di radice in lib. j d’acqua. La dose della tintura è d’Oe. ss-j. Alcuni medici italiani di buona riputazione mettono la radice di Valeriana tra i rimedi deprimenti o controstimolanti.
14a. V. locusta. a. Coltivata. Frutto dicotomo, foglie bislunghe, seme semplice nudo.
Valeriana locusta a olitoria. It. Gallinella, Cecerello, Dolcetta, Dolce mangiare, Erba riccia. Ver. Galinela.
Fiori celestognoli. Aprile, Maggio. Nei campi tra le biade. Annua.
L’ erba tenera somministra un grato cibo in insalata la Quaresima.
Osserv. Qualche anno serve di risorsa alla
popolazione col commercio, che se ne fà a Trieste.
XII°. Iride. Cor. divisa in 6 parti, di cui tre
alternativamente rivolte all’in giù, ed elevate. Stimmi in forma di petali che coprono gli stami.
15a. I. germanica. Fiori barbuti. Fusto moltifloro più alto

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delle foglie spadiformi.
Iris germanica. It. Giaggiolo. Iride pavonazza. Giglio pavonazzo. Ver. Zio paonazzo. Off. Ireos, Irios.
Fiori ceruleo-violetti. Maggio. Sui muri vecchj, sulle colline, sui margini dei campi. Perenne.
Radice d’odor fragrante di viola odorata, acre e corrosiva, si crede espettorante, diuretica, errinna. I fiori pesti misti colla calce danno un bellissimo color verde.
16a. I. pseudoacoro. Fiori imberbi, divisioni alternativamente
più piccole dello stimma. Foglie spadiformi affilate. Acoro
falso. Iride gialla. Zio zalo.
Fiori gialli. Maggio, Giugno. Comune nei fossi, e lungo le rive dei fiumi. Perenne.
Radice di sapor acre, bruciante, astringente. È proposta come purgante, idragoga nell’idrope. Adoprasi da due ad otto goccie di sugo per volta.
XIII°. Cipero. Glume florali paleacee, embricate per
due parti; nessuna corolla, un solo seme nudo.
17a. C. longo. Culmo con tre angoli terminante in ombrella sopraddecomposta, circondata da foglie, i peduncoli nudi, spiche alterne.
Cyperus longus. Cipero dorato. Cunzia. Ver. Quadrel.
Fiori glumacei ferrugineo-porporescenti. Luglio,
Agosto, nei luoghi paludosi di tutto il Territorio. Perenne.

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La radice odorosa fu usata come stomatica, menagoga, si masticava(?) da chi aveva ulcere nella bocca, o denti guasti, per corroborare le gingive e correggere il cattivo odore. Serviva anche per dar odore alla polvere di cipria, che si spargeva sui capelli, da cui pare ne avesse questa preso il nome. Si può credere non essere stiriaca poichè tanti pidocchi vivevano sulle incipriate teste.
Ordine II°. Diginia. Due Pistilli.
Osserv. Le piante di quest’Ordine qui descritte
appartengono alle gramigne, ed hanno il fusto a nodi ed inguainato dalla base delle foglie, che sono tutte lunghe e strette, o lineari, ed i fiori contenuti in Glume o Loppe detti volg. Bulla; molte glume sono anche sormontate da reste, volg. stacaroni. Danno quasi tutte eccellente pastura ed ottimi foraggi.
XIV°. Panico. Cal. (la glume esterna) di due pezzi.
Cor. (le glumi interne) maggiore del calice bivalve. Glume esterna maggiore dell’interna.
18a. P. Dattilo. Rad. strisciante, spighe dilatate, distese, pelose alla base. Fiori solitarj attaccati ad una sola parte, e disposti in fila.
Panicum dactylon. Gramigna. Capriola. Ver. Gramegna. Of. Gramen.
Fiori verde-rosseggianti Lug.o Ag.o nei campi, e negli orti,

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troppo comune. Perenne.
La radice contenente un principio mucilaginoso è molto usata in medicina, entrando nelle pozioni diuretiche, raddolcenti, e nutrienti. Si dà anche ai cavalli col fine di rinfrescarli.
19a. Panico italico. Spiga composta di spighettine aggruppate, mescolate con settole più lunghe dei fiori, i gambetti irsuti.
Panicum italicum. Panico. Ver. Paniz.
Fiorisce in estate. Venuto dall’India era una volta molto coltivato, ma dopo l’introduzione del formentone è quasi andato in dimenticanza. Serviva di nutrimento all’uomo ed al pollame.
20a. P. piè di gallo. Pannocchiette disposte quasi a due parti, spighette alterne conjugate suddivise, calici ispidi, rachide pelosa alla base ed a 3-5 angoli.
Panicum crusgalli. It. P. selvatico. Panicastrella. Ver. Spanochiela. Erba piva. Pavio, e dai Risaj Giavon.
Fiorisce in Luglio, Agosto nei campi, nei paludi, e fin negli orti. Annuo.
Ottima pastura, eccellente foraggio, ma infesta i campi, e più le risaje. I semi potrebbero servire a nutrir i volatili si domestici che selvatici. È il miglio, che si trova nei risi.
21a. P. Miglio. Pannocchia rada, pendente, le guaine delle foglie irsute, Loppe appuntate nervose

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Panicum miliaceum. It. Miglio. Ver. Mei.
Fiorisce in Luglio, Agosto. Si semina nei campi dopo il frumento per mantenere gli uccelli di gabbia. Annuo.
Un tempo si faceva del pane, e prima dell’introduzione del formentone, questo ne faceva quasi intieramente le veci. Nelle vecchi affittanze e censi del Friuli trovasi ancor nominato. Serve molto bene a conservar i frutti d’inverno, ed in scattole piene di miglio si sono spedite delle frutta delicate a Parigi ed a Vienna, che sono arrivate nella freschezza loro naturale.
Osserv. Il miglio nero. Ver. Mei mat, che nasce
spontaneo nei nostri formentoni, è una varietà e può servire agli stessi usi.
XV°. Canna. Cal. bivalve contenente uno, raramente
più fiori. Cor. bivalve circondata da peli persistenti. Seme libero coperto dalla corolla. Fiori in pannocchia.
22a. Canna domestica. Culmo legnoso alla base, pannocchia diffusa, calici di quasi tre fiori eguaglianti la corolla.
Arundo Donax. It. Canna montana. Ver. Cana vera. C. gargana. Off. Arundo montana. Perenne.
Spighette rossiccie. Agosto, Stre. Coltivasi per gli usi seguenti:
Col fusto si fanno rocche, arcolaj, cañelli e pettini pei tessitori

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e servono nei luoghi montuosi per sostegno delle viti.
La radice è diuretica, e scioglie leggiermente il ventre. Se ne fà decotto con O. j-ij in lib. j-ij d’acqua.
23a. C. palustre. Culmo erbaceo, pañocchia rada, con calici di 5. fiori più brevi della corolla.
Arundo Phragmites. It. Cannuccia, Spazzola di palude. Ver.Canela.
Pannocchia violacea, fiorisce in Luglio, Agosto, nei fiumi, nei fossi palustri, e nei campi palustri, ove infesta i raccolti. Perenne.
Le foglie fresche sono appetite dal bestiame bovino, e meglio si usano per lettiera di stalla. Le pannocchie fiorite e non mature servono a far scope. I culmi, volg. la canela, si adoperano per le così dette Grisiole da chiudere il pesce, e per far soffitti e pareti, volg. Paradane, e cannicci, volg. Gardici da allevar bacchi da seta. Tagliati prima che maturino i semi, uniti agli Scirpi e alle Carici formano le così dette Palude da coprir capanne.
Le radici sono riputate diuretiche, furono perciò usate altre volte in medicina, ora nessuno le usa.
XVI°. Stipa. Cal. di due Loppe, l’esteriore terminata da rista lunghissima, attorcigliata, articolata alla base.
24a. Stipa pennata. Reste lunghissime piumose, glabre alla base

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Stipa pennata. It. Lino delle fate. Stuzzica orecchie, Sternutella delle Pecore. Stuzzichella. Pennine paradise. Ver. Peneli, Piumini, Penacchini.
Spighette verde-gialliccie. Maggio. Giugno. Sui monti nelle cretaje volg. grise. Perenne.
È pericolosa per le pecore, poichè i semi coperti dalla loppa, scabra di denti rivolti, introdotti tra la lana s’innoltrano nella pelle indi nella carne e sino nei visceri mediante il moto dell’animali, facendolo finalmente perire. Avvi al proposito un’istruzione Governiale col N°. 1937/427 an. 1830. ove trovasi anche la figura. Baccino dice: che le lunghissime sue reste piumose argentine a Gorizia ed a Torino erano adoperate dalle donne per pennacchi. Si possono far con esse anche igrometri. I nostri pastori ne fanno pennelli per giuocare alla palla, ma le nostre contadine non le lasciano portar in casa quando allevano bachi da seta pel pregiudizio, o superstizione che li facciano perire.
XVII°. Segale. Cal. universale di due loppe, che
porta fiori, e spesso un terzo gambettato.
25a. S. cereale. Calici aculeato-cigliati, o glume, coi bordi dentellati.
Secale cereale. It. Segala. Ver. Sigala
Fio. in Mago. Si coltiva nei campi specialmente nei più magri. Annua.

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La farina nutrisce, e fermentata irrita leggiermente. Si dà ai cavalli per rinfrescarli. Il lievito di segala si usa per la pasta dei sinapismi. Alcuni lo mettono, cotto sotto la cenere, nell’aceto, che si vuol fare, per accelerarne la fermentazione.
Per la Segala cornuta vedasi lo Sclerozio chiodo.
XVIII°. Loglio. Cal. universale di una gluma stabile
contenente più fiori, che hanno due glume nel calice parziale.
26a. L. perenne. Spighettine alterne contenenti 8 fiori contigui.
Lolium perenne. Loglierella, Loglio selvatico. Ver. Imbriaghella. Perenne.
Spighette verdi da Maggio all’Autunno. Tra i cereali, sui margini dei campi e in tutti i luoghi erbosi. Perenne.
Ottima pastura, eccellente foraggio, riesce bene per prati artificiali, ed è il vero Ray-Grass degl’Inglesi, migliorato colla coltura.
27a. L. inebbriante. Spighettine per due bande, distanti, compresse con molti fiori.
Lolium temulentum. It. Loglio zucco. Ver. Imbriaga.
Spighe verdi, Mag.o Giu.o Tra i cereali, e troppo frequenti nei frumenti. Annua.
Misto al frumento nel pane produce ubbriachezza, vertigini, cefalalgia, ansamento, dolori di ventre agli uomini, ai cani, ai cavalli, ed a molti altri animali, eccettuati i gallinacei, che di esso si nutrono. Pretendesi anche che sia nocevole alla vista, onde Ovidio disse "Et careant loliis oculos vitiantibus agri".

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XIX°. Frumento. Cal. universale di due loppe concave,
ottuse, contenenti circa tre fiori.
28a. F. volgare. Cal. parziali, panciuti, lisci, imbricati, forniti di resta o privi, e contenenti 4 fiori.
Triticum vulgare. It. grano, G. grosso, G. gentile. Ver. Formento.
Fiorisce in Maggio, si coltiva nei campi. Sono due varietà: il grano grosso, detto anche Marzuolo, si coltiva in qualche luogo di montagna; il grano gentile, che si semina in Autunno è il solo coltivato tra noi. Annuo.
Gli usi del frumento per la panificazione sono a tutti noti.
La crusca o semola si usa bollita per fomenti.
29a. F. Spelta. Calici durevoli, cartilaginei, troncati con spuntone e contenenti due fiori fecondi.
Triticum spelta. Scandella. Farro. Ver. Spelta, Faro. Annua.
Si semina in primavera e fiorisce in Maggio. Ha la corolla o glume interna strettamente attaccata al grano, ond’è necessario di brillarlo per mangiarsi in minestra come si costuma.
30. Frumento Strisciante. Radice perenne, che si distende, guainata. Calici acuti di circa quattro fiori.
Triticum repens. Gramigna, Grano canino, Grano delle Formicole. Ver. Sfelza, Gramegna.

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Triandria Diginia.

Spiga verde-glauca. Giugno, Luglio. Nei campi specialmente arenosi, e nelle siepi. Perenne.
Radice fornita di proprietà diuretica, deostruente; si raccomanda nelle viziature del fegato e della milza, nella dose di Oncie due a tre in due libbre d’ acqua bollita sino al consumo della metà.
XX°. Avena. Cal. universale di due loppe contenente molti fiori. Resta attorcigliata sporgente dal dorso della gluma del calice parziale.
31^. A. coltivata. Fiori in pannocchia, due per calice universale, uno dei quali colla resta.
Avena sativa. It. Avena, Vena, Biada. Ver. Vena, Biava.
Glume pallido-verdeggianti. Mag. Giu. Si coltiva nei campi. Annua.
I semi di color bianco o nero somministrano ottima pastura ai cavalli. Sono farinacei, demulcenti(?), nutrienti e servono all’ uso medico in forma di decotto e di cataplasma.
Osserv. L’ Avena fatua. Vena selvatica, Gramigna montana. Ver. Vena, Vena matta, nasce nei campi tra il frumento. I suoi semi devono restar molti anni nel terreno senza germogliare, poichè nessuno se ne sviluppa l’ anno che si mette il formentone nel campo ove fu il frumento, e molti debbono esservene restati, mentre maturano e cadono prima che si tagli questo. Vanno anzi degli anni che non

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Triandria Diginia.

comparisce, quando poi all’improvviso, specialmente se si mette più anni di seguito del frumento nello stesso campo, tutto vi si riempie, lo chè ha dato motivo nei contadini all’ opinione della trasformazione del frumento in avena. Colle reste di questa si fanno anche igrometri.
XXI°. Orzo. Cal. univ. a forma d’ invoglio di sei glume contenente 3 fiori, quel di mezzo senza gambe, i laterali gambettati, spesso sterili.
32^. O. coltivato. Spiga compressa. Tutti i fiori fecondi e colla resta.
Hordeum vulgare. It. Ver. Orzo.
Fiorisce in Maggio. Se ne coltiva più varietà in paese. Annuo.
I semi tanto di questo che del seguente sono mucilaginosi, demulcenti(?), mollitivi, e la loro tisana vien prescritta nelle malattie ipersteniche principalmente del petto. Si fà anche Birra, Alcoole, ed Aceto.
Osserv. L’ orzo celeste. Hord. celeste è una varietà di questo, che si dice anche orzo mondo in Italia, e da noi orzo nudo, serve agli stessi usi, nè ha bisogno d’ essere brillato.
33^. O. distico. Spighe piane. Fiori laterali maschj senza resta. Semi angolati, embriciati.
H. disticum. It. Orzola, Scandella. Ver. Scandela. Annuo.
Si semina da alcuni per mangiarsi in minestra, e può servire agli

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Tetrandria Monoginia.

    stessi usi degli antecedenti.
Osserv. L’ orzo zeocrito. It. Orzo di Germania. O. perlato, del quale ne ho veduto qualche rara volta da noi coltivato, ma con poca riuscita, è quello del quale si prepara il così detto Orzo tedesco.
Classe IV^. Tetrandria. 4 Stami eguali in lunghezza.
Ordine I°. Monoginia. Un solo Pistillo.
XXII°. Scabiosa. Cal. comune di molte foglie; il parziale o proprio di ciascun fioretto doppio, situato sopra il seme. Ricettacolo con palco, ovvero nudo.
34^. S. campestre. Caule ispido, foglie lineato-pennatofesse, corolle raggianti a 4 divisioni.
Scabiosa arvensis. It. vedovina selvatica. Ver. Vedovela da ampo. Of. Scabiosa.
Fiori celestognoli, o rosseggianti da Giugno all’ Autunno nei prati e sui margini dei campi. Perenne.
L’ erba di sapor amaretto si usava una volta nei mali cutanei.
Osserv. I^. La Scabiosa succisa It. Morso del Diavolo. Ver. Vedovela de prà. Of. Morsus Diaboli, che differisce dalla campestre per aver le foglie intere, elittico-lanceolate, e la radice tronca, onde la è venuto il nome di morso del diavolo, si trova da noi sui prati paludosi ed ha le stesse proprietà ed i medesimi usi della antecedente.

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Tetrandria Monoginia.

Osserv. II^. La vedovella, che si coltiva negli orti, ed è la Scabiosa atropurpurea Lin. appartiene a questo genere, nè serve che d’ornamento.
XXIII°. Piantaggine. Cal e Cor. a 4 divisioni. Stami lunghi. Capello che s’ apre orizzontalmente per mezzo, a due cellette.
35^. P. maggiore. Foglie ovate, nervose, liscie. Scapo e spiga gracili.
Plantago major. It. Petacciola. Ver. Piantàzin maschio.
Fiori bianchi da Giugno in Autunno. Negli orti, nei campi, e nei prati, specialmente umidi, argillosi. Perenne.
Si usava nelle flussioni(?) d’ ogni genere, negli sputi di sangue, nella gonorrea, nell’ abbondanza de’ menstrui, ora è trascurata. Esternamente giova l’ acqua distillata contro leinfiammazioni degli occhi.
Osserv. La Piantaggine mezzana, Plantago media. It. Petacciola anche questa, Ver. Piantàzene, ha le stesse proprietà e gli usi stessi. Così è della Piantaggine lanceolata, che si distingue per avere le foglie lunghe e strette, ed è la Plantago lanceolata It. Piantagine longa. Lanciola. Agnoglosso. Ver. Piantazin longo, chi ha veduto usarsi pesta per le punture delle zanzare, volg. Mossoni con molto vantaggio.
 XXIV°. Robbia. Cor. Campaniforme. Due semi baccati.
36^. R. tintoria. Caule aculeato, scabro, circa sei foglie lanciolate disposte in giro al fusto. Le annue pungiglionate.

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Tetrandria Monoginia.

Rubia tinctoreum. Ver. Off. Rubia.
Fiori giallognoli in Primavera nelle rupi dei monti verso il mare e particolarmente sui due monticelli dei bagni. Perenne.
La radice rossa di sapor aspro, amaro e astringente, corroborante, diuretica, che colorisce in rosso l’ orina e le ossa. Il decotto giova nelle ostruzioni dei visceri, nella rachitide(?), nella itterizia, anianorrea(?). La dose è di O. j in lib. iij d’ acqua bollita fino alla consumazione della metà. La dose in polvere è di mezza dram.
Si usa dai tintori pel color rosso, al quale oggetto è anche coltivata.
XXV°. Gaglio. Cor. monopetala, piana. Due semi rotondi.
37^. G. vero. foglie ad otto disposte in giro attorno al caule, lineari, solcate. Rami fioriferi, brevi.
Galium verum. Gallio giallo, Caglio, Erba zolfina, Presuola. Ver. Erba conai, Of. Galium luteum.
Fiori gialli odorosi da Giugno ad Agosto. Nei pascoli, nei prati secchi, e sui margini dei campi. Perenne.
Ha avuto il nome dalla sua proprietà di far coagulare, quagliare il latte. L’ erba e le cime fiorite di sapor astringente fu usata un tempo nell’ epilessia, nell’ isterismo e nell’ ematuria.
38ì: G. molluggine. Foglie a otto intorno al calice, ellittiche, ottusette, terminanti da una punta scabra al margine, fiori in pannocchia distesa(diffusa)(?).

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Tetrandria Monoginia.

Gallium mollugo. It. Caglio bianco, Rubbia selvatica. Ver. Candeluzze, Conai bianco. Of. Galium album.
Fiori bianchi da Maggio all’ estate. Ovunque nei luoghi sterili. Perenne.
Il sugo espresso alla dose di O. v-vj, preso la mattinaa stomaco digiuno si raccomandava un tempo agli epilettici. In anni di carestia si mangiò in inverno colle altre erbe cotte, e si trovava buono.
39^. G. aparine. Cauli ramosi, angolosi. Le carene delle foglie scabre di aculei rivolti all’ indietro a 6, od 8 intorno al fusto. Frutti irsuti.
Galium aparine. It. Attaccamani, Appiccamani. Ver. Taccacalze, Of. Aparine. Annua.
L’ erba di sapor astringente, che trovasi fiorita con fiori bianchi tutta la primavera nei luoghi coltivati, era lodata per le scrofole(?) e per le malattie cutanee. Si prendeva in dose di O. jv. due volte al giorno del sugo di essa raccolta in primavera.
XXVI°. Corniolo. Cal. di 4 foglie. Petali 4. Ricettacolo nettarifero. Drupa con nocciolo di due cavità.
40^. C. Maschio. Foglie ovate-lanciolate, intierissime, ombrelle eguaglianti l’ involucro.
Cornus mascula. It. Crognolo. Ver. Corgnal, Corgnolar.

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Tetrandria Diginia.

Fiori gialli in primavera prima che si sviluppino le foglie. Trovasi nelle siepi e nei boschi specialmente di montagna. Albero.
Legno duro molto utile per lavori di resistenza.
Il frutto mangiabile aspro è astringente, serve a far conserva per fermare le diarree. Il sugo dei frutti alla dose di mezza oncia od una, o i frutti stessi cotti nell’ acqua fermano il flusso di ventre. Le bacche del Sanguine, Cornus sanguinea ver Sanzena danno ottimo olio da ardere.
Ordine II°. Diginia. Due Pistilli.
XXVII°. Cuscuta. Cal. diviso in 4-5 parti. Cor. monopetalo. Casella con due concamerazioni.
41^. C. europea. Caule filiforme nudo. Fiori sessili. Cor. divisa in 4-5 parti. Stami 4-5. Stimmi acuti.
Cuscuta europea. It. Granchierella, Cassuta, Epitimbra. Ver. Cuscuta, Erba lova, Of. Cuscuta, Pittimo, Epittimo.
Fiori bianchi o leggermente incarnati. Nei trifogli, e nelle mediche, e talora nelle siepi sopra i rovi, od altre piante. Anna.
Peste dei prati artificiali. Si insegnarono molte ricette per estirparla, ma le più efficaci a mio credere sono quelle di cavarla appena comparisce, prima che abbia maturati i semi, voltare il terreno e riseminarlo. Ottima precauzione giudico anche quella di stacciare i semi delle erbe da seminarsi, con uno staccio, per cui passino i semi della cuscuta, che sono minutissimi, e restino

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Pentandria Monoginia.

    netti da essi quelli da seminarsi.
Era un tempo decantata come deostruente nelle viziature del fegato e della milza.
Classe V^. Pentandria. 4 Stami.
Ordine I°. Monoginia. Un solo Pistillo.
XXVIII°. Cerinte. Cal. diviso in 5 parti. Cor. tubulosa, ventricosa a cinque divisioni, fauce nuda. Antere diritte appena sporgenti. Stimma semplice. Due noccioli con due cavità e due semi.
42^. C. minore. Foglie abbraccianti il frutto oblungo-obovate liscie. Corolle acute, erette, più lunghe del calice.
Cerinthe minor. It. Fior da cera. Ver. Piè de colombo.
Fiori giallo da Maggio in Estate. Tra le biade, e sui margini dei campi. Annua, e biannuale.
In tempo di carestia fu mangiata coi papaveri (Ver. confenoni) ed altre erbe. Si è creduto produr molta cera essendo assai frequentata dalle api, onde l’è venuto il nome.
XXIX°. Eliotropio. Cal. tubuloso 5 dentato. Cor. ipocrateriforme ossia fatta a sottocoppa a 5 divisioni framezzate da 5 denti. Stimma smarginato, o intaccato.
43^. E. europeo. Fol. ovate intierissime, rugose, vellutate, spighe a copia, a due a due.
Heliotropium europæum. It. Verucario, Erba de porri, Porraja,

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Pentandria Monoginia.

    Dittamo selvatico. Ver. Vaniglia salvadega. Van. matta.
Fiori ceruleo-pallidi, d’ estate lungo le strade, nei villaggi, talora nei campi. Annua.
Un tempo era raccomandata per cacciar via i porri, ed era anche stimata purgante, drastica, menagoga. Ora non se ne fà alcun uso.
XXX°. Polmonaria. Cor. ed imbuto con la fauce aperta, Cal. pentagon. a 5 divisioni contenente 4 semi.
44^. P.officinale. Foglie scabre, quelle della picciolate, quelle del fusto sessili, o senza picciuolo.
Pulmonaria off. It. Borrana selvatica. Ver. Palmonaria. Of. Polmonaria.
Fiori ceruleo-rosei, Foglie macchiettate di bianco, in Aprile a piè dei monti, e qui nel boschetto di Redipuglia.
Si pretendeva una volta assai utile per le affezioni polmonari, per gli sputi di sangue e per la tisi.
XXXI°. Litospermo. Cor. a sottocoppa, divisa in 5 parti, chiusa alla fauce da squamme convessa. Semi lisci.
45^. L. officinale. Semi lisci, lucenti. Cor. poco più grande del calice, foglie lancettiformi.
Lithospermum officinale. Miglio al sole, Migliarino, Miglio duro. Miglio cattivo. Ver. Torondel, Mei dal sol. Off. Milium solis, Milium soler.
Fiori bianchicci, da Maggio in estate sui margini dei campi.Annuo.

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Pentandria Monoginia.

I medici usavano i semi per espellere i calcoli. Oggi è trascurato. La radice tinge in rosso.
46^. L. campestre. Foglie lineari, lanciolate, ottasette. Corolle che appena superano il calice. Semi rugosi.
L. arvense. It. Stigolo selvatico. Ver. Torondel.
Fiori bianchi in Aprile e Maggio, tra i frumenti, che i suoi grani discreditano. È assai poco amato dal bestiame. Annuo.
Osserv. Il L. voletto. Lith. purpureo-ceruleum. Lin. ch’è comune tra noi nelle siepi, e sui margini dei campi ghiajosi, appartiene a questo genere, e potrebbe far ottima figura tra le piante d’ ornamento coi suoi fiori a mazzetti, prima rossi, poi turchini. Perenne.
XXXII°. Sinfito. Cor. ad imbuto, il cui lembo panciuto. La fauce chiusa da 5 squamme riunite in piramide, ricoprenti gli stami.
47^. S. officinale. Foglie ovate, lanciolate, scorrenti lungo il caule.
Symphytum officinale. Consolida maggiore. Erba rustica. Ver. Conforbia.
Fiori porporini di primavera e d’ estate, comune nei campi, e nei prati vicino ai ruscelli. Perenne.
La radice ch’è esternamente nera tramanda un succo mucilaginoso, viscido, emolliente. Se ne fà decotto nella stranguria, dissenteria, nefritide, emottisi, ematuria. Ora però è trascurata. I contadini poi credono che consolidi le ossa fratturate, e ne fanno empiastri,

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Pentandria Monoginia.

o cataplasmi, dal che le sono venuti i nomi di si latino che italiano.
XXXIII°. Borragine. Cor. rotata. Stami coperti da 5 nettarj.
48^. B. officinale. Caule ramoso, Foglie scabre, lanciolate, alterne; radicali picciolate, superiori sessili.
Borrago officinalis. It. Borrana. Ver. Buràzin.
Fiori celesti. Aprile, Mag. Giugno. Negli orti. Annua.
L’ erba ed i fiori buoni a mangiarsi sono lodati come rinfrescanti.
XXXIV°. Cinoglossa. Cal a 5 divisioni. Cor. ad imbuto, chiusa nella fauce da tre nettarj callosi. Semi schiacciati attaccati allo stilo.
49^. C. officinale. Semi coperti da punte uncinate, o lappole.Foglie ovate, vellutate, le inferiori col picciuolo, quelle di sopra sessili, e che cingono il fusto.
Cynoglossum officinale. It. Lingua canina. Ver. Cinoglossa. Off. Cynoglossa.
Fiori rossi o violetti, da Maggio in estate, lungo le strade.
L’ erba ha un’ odore grave, come la radice, ed un sapor mucilaginoso. Se ne fanno pillole dette di Cinoglossa, e tutta la lode devesi non alla Cinoglossa, ma all’ opio, che vi si unisce..
XXXV°. Anagallide. Cor. rotata, filamenti irsuti. Capsula globosa di un sol vuoto, che si rompe a mezzo.
50^. A. campestre. Caule quadrangolare, diffuso, foglie ovate, punteggiate aldisotto, divisioni del calice lanciolate.

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Pentandria Monoginia.

Anagallis arvensis. It. Centonchio rosso, Erba grisettina. Ver. Pevarina. Of. Herb. Anagallis.
Fiori rossi in una varietà, celesti nell’ altra. Trovasi negli orti, e nei campi ove fiorisce per tutta l’ estate. Annua.
L’ erba senza odore e di sapor nauseante deve raccogliersi prima che spieghi i fiori. Si raccomanda nell’ epilessia, ipocondria, idrofobia!! Non è stimata per noi. La dose in polvere è di gr. xx quattro volte al giorno, dell’ estratto dram. j-ij. Si fà l’ infuso con dram. ij d’ erba secca in lib. j. d’ acqua.
XXXVI°. Lisimachia. Cor. rotata. Capsula sferica, appuntata, composta di dieci valve.
51^. L. volgare. Foglie ovate, lanciolate, opposte, a tre od a 4 per nodo. Fiori in pannocchia.
Lysimachia vulgaris. It. Mazzi d’ oro. Ver. Salgarella zala, Erba legnosa.
Fiori gialli tutta l’ estate, sui bordi dei prati e dei campi, specialmente paludosi. Perenne.
Pianta astringente, una volta raccomandata per la dissenteria.
52^. L. Nummularia. Foglie rotonde. Fiori solitarj nelle ascelle. Caule strisciante, pendente.
Ly. Nummularia. It. Centimorbia, Erba quattrinella, Erba oldina, Quattrinaria. Ver. Soldina.
Fiori gialli, da Mag. a Luglio, nei fossi, nei prati umidi. Perenne.

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Pentandria Monoginia.

Mi fu fatta vedere cavata dal ventricolo d’ un porco giovane, che credevasi stato da essa avvelenato. Era però encomiata pel flusso di ventre, per la dissenteria, pei corsi muliebri, e per lo scorbuto. Ora i medici poco la stimano.
XXXVII°. Ciclamino. Cor. rotata, rivolta all’ indietro. Bacca coperta da una capella coriacea, che matura i semi sotterra.
53^. C. europeo. Fiore pendente. Foglie rotondato-cordate, macchiate, sotto rosse.
Cyclamen europæum. It. Artanita, Pan porcino, Pan terreno. Ver. Erba della Madonna, Pan purcin. Of. Artanita.
Fiori rossi dal principio d’ Estate all’ Autunno nei luoghi sassosi dei colli e dei monti. Perenne.
La radice tuberosa fresca contiene un principio volatile, che perde disseccandosi, di sapor prima mucilaginoso, poi acre, bruciante, amarognolo. Si raccomanda nello scirro, nei tumori freddi, e contro i vermi. La dose è dram. una. Si fà anche l’unguento detto d’ artanita, proposto per la sordità.
XXXVIII°. Menianto. Cor. monopetala, irsuta e frangiata. Stimma bifido. Cassula una sola cavità.
54^. M. trifoliato. Foglie ternate. Cor. superiormente irsuta.
Menyanthes trifoliata. It. ed Off. Trifoglio fibrino, T. palustre, T. acquatico, Trifoglione d’ acqua. Ver. Trifoj febrin.

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Pentandria Monoginia.

Fiori incarnati, o bianchi, Aprile e Maggio. Nei prati paludosi, acquitrinosi, sotto la Marciliana e altrove. Comune . Perenne.
Le foglie hanno sapore assai amaro, alquanto astringente, un principio estrattivo amaro. Si stima molto nelle dispepsie, clorosi, timpanitidi, itterizie, intermittenti, scorbuti, erpeti, artrodinie. Si fa infuso con O. j. di foglie in lib. j d’ acqua. La dose dell’estratto è di dram. j-ij.
XXXIX°. Convolvolo. Cor. a campana. Due Stimmi. Casella di 2 cavità con due semi per luogo.
55^. C. campestre. Foglie saettiformi, acute. Caule volubile. Peduncoli uniflori. Brattee lineari.
Convolvulus arvensis. It. Viticchio, Vilucchio, V. minore, Viluppio. Ver. Vididula.
Fiori bianchi, o bianco-porporini, da Maggio in Estate, in tutti i campi e negli orti. Perenne.
I nostri Contadini, e specialmente i braccenti mantengono i loro porci quasi intieramente con quast’ erba durante la State.
56^. C. delle Siepi. Caule volubile, foglie saettiformi, troncate posteriormente. Peduncoli con un sol fiore; Brattee cordate, acute.
Convolvulus sepium. It. Campanelle bianche, Vilucchio maggiore, Smilace liscia. Ver. Vididulaz. Off. Convolv. majoralbus.
Fiori candidi da Maggio in Estate. Nelle siepi. Comune. Perenne.

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Il sugo dell’ erba spessato, o consolidato gareggia per forza drastica colla Scammonea(?). La dose di gr. xx-xxx. Quanto ne sarà stato assorbito nell’ Elisire di Le Roy fabbricato da alcuni de’ nostri Speziali!!!
XL. Datura. Cor. grande, inbutiforme, col lembo a 5 angoli, ed a 5 pieghe. Cal. tubulato, grande, che cade colla corolla. Casella con 5 valve, ovale, aspra di punte, con due cavità.
57^. D. Stramonio. Caule ramoso. Foglie angolose, dentate, liscie. Frutti ovati, spinosi, eretti.
Datura Stramonium. It. Noce spinosa, Noce puzza. Ver. Cocola spinosa. Off. Stramonio.
Fiori bianchi da Giugno a Settembre. Venuta dall’ America, infesta i cortili, specialmente vicino ai letamaj. Per le strade, e nei campi dei villaggi; purtroppo comune.
Erba velenosa contenente un principio acre, narcotico, odor viroso, sapor nauseante, amaro. I semi sono insipidi. Il sugo condensato, detto volg. estratto, si usa nell’ ipocondria, nella mania, dopo il puerperio, nell’ epilessia, nella pazzia, nei carcinomi, nelle varici dell’ ano. La dose è di gr. ½ od j-vj.
Osserv. I Medici moderni la stimano controstimolante, non dissimile dal josciamo nero; ma sembra che lo Stramonio attacchi particolarmente il cerebro: onde lo usano nella mania e nelle

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Pentandria Monoginia.

malattie nervose, che procedono da eccessivo eccitamento del cerebro. Ha pure la proprietèà di far dilatare la pupilla; perciò si usa l’ estratto sciolto nell’ acqua comune per istillarlo più volte fra il giorno a goccia a goccia nell’ occhio.
L’ antidoto dello Stramonio è l’ opio, il vino, l’ alcoole.
XLI. Josciamo. Cor. imbutiforme. Stami inclinati. Caselle con coperchio orizzontale, a due cavità.
58^. J. nero. Foglie abbraccianti il caule, sinuate. Fiori sessili.
Hyoscjamus niger. It. Giusquiamo, Dente cavallino, Disturbio. Ver. Erba de Santa Polonia. Of. Hyosciami fol. herb.(?) femina.
Fiori giallicci con vene porporine da Maggio a Luglio. Nei luoghi incolti, e lungo i muri dei villaggi. Comune. Annuo, e bienne.
Erba venefica dotata di un principio narcotico, quasi insipida con odore viroso. Come sedativa, antispasmodica si usa nella paralisi, varice dell’ ano, emorragia per imitazione, nelle convulsioni, nell’ Epilessia e nella Mania. Si prepara l’estratto col sugo delle foglie ridotto ad atta consistenza mediante l’esposizione al fuoco, od ai raggi solari. Dose gr. j-ij-xx.
Fu da alcuni medici pareggiato all’ opio, ma i più recenti gli attribuiscono la facoltà opposta, cioè controstimolante. Giova nelle affezioni ipersteniche, spasmodiche, e nella tosse secca,

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fissa al lato, che contumacemente resiste alle cacciate di sangue. Le foglie applicate in forma di cataplasma guariscono lo scirro dei testicoli e le infiammazioni delle mammelle.
    L’ antidoto del Giusquiamo è l’ opio, e gli stimolanti.
Osserv. I. I semi impastati nella cera e posti sopra un ferro rovente scoppiano lacerando la scorza, e compariscono bianchi e lunghi a guisa di vermicelli. In questa operazione che si fà sotto un’ imbuto per ricevere in bocca il fumo, che si svoglia(?) e che colla forza narcotica o stupefaciente calma il dolore dei denti, i ciarlatani che la fanno, danno ad intendere essere quelli altrettanti vermi usciti dai denti. Le radici state mangiate per pastinache(?) ci lasciarono esempj funesti di persone cadute in delirio, con grave pericolo della vita.
Osserv. II. Il Josciamo bianco, albus. It. Giusq. bianco, Erba da piaghe, ha le stesse qualità del nero, ma meno forti. Trovasi in Aquileja ed in altri luoghi, nei villaggi lungo le strade.
XLII. Verbasco. Corolla rotata, ineguale. Stami pelosi, casella di due cavità e di due valve.
59^. V. Tasso. Caule semplice, fogliedecurrenti da ogni parte, lanose, tre filamenti barbuti.
Verbascum Thapsus. Tasso barbasso, Guaraguasso(?), Labbri

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Pentandria Monoginia.

d’Asino, Pellicione, Erba maestra. Ver. Verbasco, Tasso barbasso.
Fiori gialli da Giugno ad Agosto. Per le strade e pei margini dei campi. Bisannuale.
La facoltà emolliente, che ha il Verbasco devesi attribuire ad un certo principio mucilaginoso, di sapor scipito, amarognolo, che in copia trovasi nei fiori. Se ne fà infuso e decotto con O. ss-j di fiori in lib. j d’ acqua. Si usa più frequentemente nelle tossi, nelle malattie degl’ intestini, della vescica, e messo per clistere mitiga i dolori del tenesmo(?).
Osserv. Il verbasco flomoide. Verbascum phlomoides Lin. che trovasi più comunemente nei luoghi indicati pel Tasso barbasso, gode delle stesse proprietà e dagli speziali si usa indistintamente per questo.
XLIII. Genziana. Cal. pentagono attaccato alla Corolla ipocrateriforme. Pistillo inclinato, Stimma bifido, Antere spirali. Capella di una celletta contenente molti semi.
60^. G. Centaurea. Fusto dicotomo, corimboso. Foglie elittiche opposte, trinervose.
Gentiana Centaurium. It. Centaurea minore, Biondella. Ver. Erba china rossa. Off. Centaurium minus.
    Fio. rossi da Giug. ad Ag. Nei prati e pascoli secchi, e talv. fin

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    lungo le strade. Annua.
L’ erba e specialmente le cime sono fortemente amare; raccomandasi per cacciar le febbri intermittenti, per rimontar le forze dello stomaco, e generalmente in tutte le malattie, nelle quali sono indebolite le funzioni degli organi della digestione.Se ne fà decotto con un’ oncia delle cime secche in lib. j d’ acqua. La dose dell’ estratto è di uno scrupolo(?) od una dramma.
Secondo i medici più recenti ha virtù controstimolante, e di usa nelle malattie ipersteniche.
XLIV. Vinca. Cor. storta. 2.(?) folicoli eretti. Semi senza pappo.
61^. V. minore. Cauli giacenti. Foglie ovate. Denti del calice minori del tubo della corolla.
Vinca minor. It. Pervinca, Fior di morto. Ver. Viola matta, viola beffarda(?). Of. Vinca pervinca.
Fiori celesti, Marzo. Da pertutto nelle siepi, specialmente sotto il monte, mista alle viole. Perenne.
L’ erba ha sapor amaro. Si lodava un tempo come vulneraria. Se ne usava il decotto e l’ infuso per le malattie di petto, pel flusso di ventre, per l’ emorragia di naso, ed in forma di gargarismo pel rilasso(?) dell’ ugola.
Osserv. La Vinca maggiore. che si distingue per aver i fiori e le foglie maggiori di quelle dell’ antecedente d’ un doppio ed i fusti

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Pentandria Monoginia.

    eretti. Si usa come quella.
XLV. Peperone. Corolla rotata. Bacca coriacea, arida. Semi schiacciati.
    62^. P. annuale. Caule erbacea. Frutti pendenti di varie figure.
Capsicum annuum. It. Pepe indiano. Ver. Pevaron. Of. Piper indicum.
Fiori bianchi in estate. Pianta dell’ America Meridionale, coltivata negli orti per usi di cucina. Annua.
I frutti di sapor acre bruciante si danno come stimolanti stomatici nella dispepsia, cardialgia, artritide, nelle intermittenti. La dose dei frutti è di gr. vj-viij due volte al giorno. Se ne fà anche infuso alcoolico. Alcuni fabbricatori d’ aceto infondono negli arnasi(?) dei frutti secchi pesti, chiusi in un sacchetto di tela, per dar del piccante all’ aceto lasciandoveli per otto o dieci giorni.
XLVI. Solano. Cor. rotata. Antere quasi attaccate insieme, aperte nella cima, con due fiori. Bacca divisa in mezzo.
63^. S. Dulcamara. Caule senza spine, fruticoso, pieghevole; foglie superiori astate, fiori in racemi.
Solanum Dulcamara. It. Erba vitina, Corallini. Ver. Dulcamara, Erba bruna.
Fiori violetti, in Mag. a 7.bre. Nelle siepi e nei boschi, specialmente nei luoghi umidi. Perenne.

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Pentandria Monoginia.

I frutti amaro-dolci bolliti nell’ acqua danno una pozione utile nelle malattie cutanee, nell’ artrodinia(?), nella sifilide. Da alcuni si vuol succedanea alla Salsa pariglia. La dose dei fusti recenti è di O. ss-j-ij in lib. iij d’ acqua, bolliti sino alla rimanenza di lib. ij. Si prende il decotto solo, o col latte.
64^. S. nero. Caule erbaceo, senza spine. Fogl. ovate, dentate, angolate. Racemi pendenti.
Sol. nigrum. Solatro, Sol. nero, Erba puzza. Ver. Erba mora.
Fiori bianchi da Luglio all’ Autunno in(??) pingui, negli orti, e lungo le strade. Annuo.
L’ erba di odore viroso, velenosa, narcotica, diuretica, si usa esternamente anche nella protalgia, nei flemoni, nella paronichia(?), e nello scirro, applicandovi le foglie fresche. Il succo si usa per ungere le piaghe onde allontanar le mosche, non però senza pericolo applicandolo alla carne viva.
65^. S. tuberoso. Caul. senza spine, erbaceo. Fogl. pennate. Rad. tuberedosa(?).
Solanum tuberosum. It. Ver. Patata.
Fiori bianchi o violetti. Nativa del Perù, si coltiva negli orti e nei campi. Fiorisce in Giu. Lug. I suoi usi son noti abbastanza. Perenne.
XLVII. Fisalide. Cor. rotata. Bacca divisa in mezzo, e chiusa nel calice rigonfio.
66^. F. alchechengi. Caule erbaceo, ramoso inferiormente. oglie opposte, intatte, cuoriformi, e dentate.

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Pentandria Monoginia.

Phisalis alkekengi. It. palloncini, Vescicaria, Solatro alicacabo(?), Ciliegine. Ver. Feraletti. Off. Alckekengi, Solanum vescicarium.
Fiori bianchicci in Giugno e Luglio. Cal. e frutti di color scarlatto. Nelle siepi e nei campi, in luoghi ombrosi. Annuo.
I frutti ossiano le bacche di sapor acidulo si giudicavano un tempo diuretiche, ora nessun uso se ne fà in medicina.
XLVIII. Ramno. Cor. orciolato a 4-5 divisioni. Petali 4-5. minimi. Stami 4-5. sotto i petali. Bona(?) a 2-4 cellette.
67^. R. Frangula. Senza spine. Foglie ovate, acute, interissime. Fiori ermafroditi.
Rhamnus Frangula. Alno nero. Ver. Pagugna negra. Off. Frangola.
Fiori verdi, Maggio, Giugno. Nei boschetti particolarmente alle Mucille, e nei boschi umidi. Frutice.
Le bacche e la scorza danno un color verde.
La corteccia interna è caustica ed applicata alla pelle la svescica. Essa è amara, e bollita nell’ acqua produce un violento vomito, e promove le evaquazioni del ventre. La dose è di dram. j-ij. Devesi però usar con cautela. La stessa scorza trita coll’ aceto sana in pochi giorni dalla rogna. Così Bazzino(?).
XLIX. Vite. Cal. minimo a 5 denti. Petali 5. che cadono agglutinati nella cima. Bacca dal Pistillo con circa 5 semi.

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Pentandria Monoginia.

    68^. V. vinifera. Caule sarmentoso, foglie palmato-lobate.
Vitis vinifera. It. Vite da vino, o domestica. Ver. Vida.
Fiori bianco-verdicci. Giugno. Si coltiva ed è a tutti nota. Frutice.
Le varietà della vite qui coltivate sono molte, ma le più stimate per vino, tra le nere sono il Refosco, il Curbino, ed il Pignolo nero, tra le bianche il Cividino, e la Rossetta.
Il sugo dell’ uva immatura, o l’ agretto, come anche dei pampani è lodato nella scrofola. Dalle uve si fanno vino, aceto, spiriti di vino od alcool, che allungato coll’ acqua forma l’ acquavite. Dalla feccia(?) si estrae Tartaro, e la Potassa.
La varietà selvatica della vite, che nasce nelle siepi, e nelle cretaje sui monti, e nei boschi, produce un’ uva, di cui si possono far gli usi stessi della vite domestica, e sè chi ne fu fatta un’ eccellente bottiglia.
L. Viola. Cal. di 5 foglie. Cor. di 5 petali disuguali, uno dei quali termina in Nettario a cornetto. Antere unite. Casella dal Pistillo trivalve, ad una sola cavità.
70^. V. Odorosa. Acaule con stoloni striscianti. Foglie cordate liscie. Fogliette del calice oblungo-elittiche.
Viola odorata. It. Viola mammola. Ver. Viola, Viola zota.
Fiori celesti, Marzo. Nelle siepi, nei campi, e fin lungo le strade. La varietà a fiori bianchi più rara tra noi è nei luoghi stessi;

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Pentandria Monoginia.

    quella a fior doppio si coltiva negli orti. Perenne.
Coi fiori si prepara il sciroppo celeste, che serve anche di reagente in chimica. Se ne fà infuso per le tossi. La radice ed i semi si tengono come succedanei all’ ipecacuana(?), ma hanno forza assai più debole. La dose in polvere è di mezza dramma. Il decotto si fà con dram. ij-iij in lib. j. d’ acqua. Coi fiori, uniti ad un poco d’ allume, si prepara un color verde per tingere la carta.
71^. V. tricolorata. Caule angolato, sparso. Fogl. bislunghe, incise. Stipole pennato-fesse.
Viola tricolor. It. Viola segolina, V. venajola, V. farfalla, Suocera e Nuora. Ver. Viola de tre colori. Of. Hl.(?) trinitas, Hos(?) Jovis, Jacæa.
Fiori bianco-gialli-violaceo, quest’ ultimo più o meno carico. Coltivati negli orti. La varietà dei campi, che i nostri Erbolai portano alle Spezierie, ha i fiori bianco-gialli. Annua.
La polvere, il sugo, ed il decotto di questa pianta è raccomandato nella crosta lattea It. Lattime, Ver. Dulcidun, come anche per altre malattie cutanee. La dose in polvere è di gr. x-xxx. Il decotto si fà con dram. j-ij d’ erba fresca, o di dram. ss. d’ erba secca in lib. j di latte. Il sugo si dà alla dose di O. ss-j-ij per lo più col latte.
LI. Evonimo. Cor. di 4-5 Petali. Casella coriacea con 4-5 angoli,

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Pentandria Monoginia.

    contenente 4-5 semi coperti di velo o arillo.
72^. E. europeo. Fiori e frutti per lo più in 4 parti. Foglie senza picciuolo con denti a sega.
Evonymus europæus. It. fusaggine, Fusaro, Beretta da prete, Silio, Corallini. Ver. Fusazin.
Fiori giallognoli, Aprile. Comune nelle siepi.
I frutti velenosi promuovono fortemente il vomito, ed in qualche paese i contadini li usano ridotti in polvere per ammansir(?) i pidocchi. Siccome questa pianta s’ assomiglia più di qualunque altra del paese a quella del caffè, fu chi tentò d’usarla al momento della guerra continentale, ma con cattivo effetto.
LII. Ribes. Petali e stami inseriti nel calice. Bacca proveniente dal calice, contenente molti semi.
    73^. R. rosso. Senza spine. Fiori piani. Racemi lisci.
    Ribes rubrum. It. Ribes rosso. Ver. Uva ribis, Ribes.
    Fiori verdicci in Aprile, si coltiva negli orti. Frutice.
Frutti d’ un acido grato. Si loda come rinfrescante nelle febbri e nello scorbuto. Se ne fà sciroppo e conserva.
74^. R. uva crispa. Rami con pungiglioni a tre punte. Bacche liscie, solitarie. Foglie lobate.
Ribes uva crispa. It. Uva crespina, Uva spina. Ver. ua grispigna.
Fiori bianco-sporco. Maggio. Coltivasi negli orti. Frutice.

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Pentandria Monoginia. Pent. Diginia

Si può cavar liquore spiritoso dai suoi frutt fermentati. I frutti maturi chiusi in una bottiglia si conservano lungo tempo.
LIII. Edera. 5. Petali. Bacca cinta dal calice contenente 5 semi.
75. E. arborea. Fogl. ovate, cuoriformi, o lobate. Ombrelle diritte.
Hedera helix. It. Elera, Vite nera. Ver. Elara.
Fiori bianchi, o giallognoli. Agosto, 7.bre. Giovine si stende sulla terra, indi sale sui tronchi degli alberi, o sui muri. Frutice.
Le foglie amare, aspre, nauseanti si usavano dai Medici nell’atrofia dei fanciulli e nella rachitide. Si pongono sopra i cauterj, per trarne gli umori. Le Bacche amare, acide si usavano per eliminare la bile, e promuovere il sudore. Le pecore mangiano assai volentieri le foglie d’ edera.
LIV. Asclepiade. Cor. Storta. Nettario cilindrico con 5 denti.
76. A. Vincetossico. Fusto eretto, foglie ovato-puntite, un poco cordate alla base. Racemi terminanti.
Asclepias Vincetoxicum. It. Vincitossico, Bozzoli, Seta selvatica, Erba seta. Ver. Erba seda.
Fio. bianchi da Mag. a Lug. Sui monti, e negli oliveti, Comune. Perenne.
La radice lattiginosa, un poco velenosa, di sapor amarognolo, acre, aromatico; d’ odor penetrante, si crede diuretica, menagoga, sudorifera.
LV. Apocino. Cor. a campana. Filamenti attaccati allo stimma. Antere avvicinate in forma di piramide.

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Pentandria Diginia.

77. A, Veneto. Caule eretto. Rad. strisciante. Fogl. ovato-lanciolate.
Apocinum venetum. It. Esula(?) veneziana. Ver. Salgarol fiorì.
Fio. rossi in Luglio. Nella sabbia, sulla riva della marina. Perenne.
I fiori di questa bella piantina hanno la proprietà di ritenere per la proposcide le mosche, che vanno a succhiare il nettare in fondo dei fiori. La pianta è molto lattiginosa, e la scorza filamentosa si potrebbe impiegare per filo.
LVI. Chenopodio. Cal. di 5 foglie, a 5 angoli. Cor. O. un solo seme lenticolare chiuso nel calice.
78. Ch. ambrosioide. Foglie lanciolate, dentate. Racemi solitarj semplici, collocati nelle ascelle delle foglie.
Chenopodium ambrosioides. Ver. The de Germania.
Fiori erbacei, Lug. 7.bre. Pianta originaria del Messico, ora indigena nei nostri paesi lungo le strade, nei villaggi.
L’ erba è fornita di un’ odor grave aromatico, che a prima giunta è piacevole, indi ributtante, sapor acre, facoltà stimolante. Se ne fà infuso e tintura da somministrarsi nella paralisi, dispepsia, flatulenza, e contro i vermi.
LVII. Olmo. Cal. diviso in 5 parti. Nessuna corolla. Seme a cuore.
79. O. campestre. Foglie scabre, ovate, doppiamente seghettate, ineguali alla base. Ulmus campestris. Linn. Ver. Olmo.
Fiori sporco-bianchi in Marzo prima di gettar le foglie. Sui

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Pentandria Diginia.

    margini dei campi, nei filari delle viti, e nei boschi. Albero.
Si coltiva d’ alto fusto per uso dei carraj, con cui si fanno assi, mozzi di ruota ed altro, e nei filari delle viti per loro sostegno. La scorza interna dei virgulti è raccomandata nelle malattie cutanee, e nell’ artritide. Si fà il decotto con O. j-ij di scorza in lib. ij d’ acqua, bollita fino alla rimanenza della metà.
LVIII. Dauco. Petali inflesso-cordati, esterni maggiori. Frutto ovato e per ogni parte ispido di peli, od aspro di pungiglioni. Invogli parziali ed universali di più foglioline pennato-fesse.
80. D. Carota. Foglie due volte pennate, foglioline ovate, pennato-fesse, lacinie lineari acute, picciuoli settenervosi, frutti ispidi.
Daucus carota. Pastriciano, Pastinaca selvatica, capo bianco, carota selvatica. Ver. Pestenala. Off. Daucus sativus.
Fiori bianchi, al centroun rosso sterile. Maggio. L’ estate. Nei campi, nei prati, e nei pascoli. Bisannuale.
Si mangia in Primavera cotta in acqua con olio, sale, pepe, ed aceto dai contadini prima che metta il fusto.
La carota coltivata negli orti è la stessa ingentilita mediante la coltivazione, e ve n’ ha di bianche, di gialle, di rossiccie.
La radice contiene un principio mucilaginoso, zuccherino. È blandente diuretica. Il decotto è raccomandato nella stranguria. I semi sono stimolanti, antelmintici.

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Pentandria Diginia.

LIX. Conio. Cal.intiero. Petali inflesso-cordati, ineguali. Frutto quasi globoso. Semi a 5 coste crespe.
81. C. macchiato. Fusto ramoso, macchiato. Foglie tripartite, foglioline pennato-fesse. Semi striati.
Conium maculatum. It. Ver. Cicuta.
Fiori bianchi da Maggio all’ estate. Nei luoghi pingui lungo le strade, e nei Cimiterj. Bisannuale.
Tutta l’ erba tramanda un principio velenoso, narcotico, acre e nauseoso, un odor tetro; e la radice stata mangiata in fallo per carota, produsse gravi dolori, assopimento ed altri forti mali; nei quali casi convenne aver ricorso all’ emetico, poi all’ ammoniaca ed all’ etere nella maggior dose, che possa somministrarsi colla prudenza del medico. Il sugo condensato, detto volg. estratto, e l’ erba stessa disseccata, dicesi giovar molto nelle ostruzioni del basso ventre, negli infarti delle glandole, nelle scrofole, nei scirri ed altre malattie del sistema linfatico, nella tisi tubercolosa procedente da vizio scrofoloso, nella fabe(?) mesenterica. La dose della polvere e dell’ estratto e di gr. j-xx. al giorno; ne hò veduto a prendere fino xxjv. senza alcun effetto. Iddio ci guardi da quei mali ed anche dal rimedio, specialmente quando si vuol unirlo ai muriati(?) di calce e di barite.
    Al giorno d’oggi quest’erba è riposta tra i rimedj controstimolanti.

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Pentandria Diginia.

LX. Etusa. Cal.intiero. Petali inflesso-cordati, ineguali. Frutto ovato-subrotondo, striato.
82. E. Cinapio. Foglie 2-3 volte pennate, conformi, foglioline oblunghe, pinnatifide, cuneiformi alla base. Invogli parziali dimezzati, pendenti.
Etusa Cynapium. It. Prezzemolo selvatico, Erba aglina, Cicuta agliata. Ver. Parsembul salvadego, P. de can.
Fiori bianchi Lug. Ag. Negli orti, nelle siepi, sui margini dei fossi. Annua.
Pianta velenosa come la cicuta, produce smania, singhiozzo, lungo delirio, vomiti, convulsioni come è seguito adoprandola invece di prezzemolo. È FATALE PER LE OCHE.
LXI. Aneto. Cal.intiero. Petali intiero-involti. Frutto sub-ovato, compresso, striato. Seme quindi piano, indi convesso a 5 coste.
83. A. finocchio. Fogl. tre volte pennate, pennuccie capillari. Frutti ovati.
Anetum Foeniculum. It. Finocchione. Ver. Fenochio. Off. Anethum semen, herb, (??).
Fiori gialli, Giugno, Agosto. Coltivasi negli orti. L’ ho trovato spontaneo sui monti nei contorni di Duino. Perenne.
I semi vengono masticati per promuovere i rutti, ed espellere i flati. Coi semi stessi si prepara un’ olio volatile, acqua ed alcool, volg. spirito. La radice, ch’ è la prima delle cinque dette aperienti si usa per promuovere l’ orina.

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Pentandria Triginia.

LXII. Apio. Petali subrotondi, inflessi, eguali. Frutto ovato o globoso. Semi esternamente convessi. 5 piccole coste un poco prominenti.
84. A. Petroselino. Caule striato, liscio, ramoso. Foglie radicali bipennate, foglioline ovali, incise, superiori lineari. Invogli parziali minuti.
Apium Petroselinum. It. Apio ostense, Petroselino. Ver. Parsembolo, Off. Petroselinum , Rad. herba, semen.(?)
La radice è diuretica, lattifuga, i semi carminativi(?).
85^. A. Sedano. Caule solcato, liscio, ramoso. Foglie pennate, o bipennate, foglioline cuneiformi alla base, superiormente lobate, inciso-dentate.
Apium graveolens. Apio. A. palustre. Ver. Seleno. Off. Apium palustre, A. officinarum.
Fiori giallicci. Si coltiva negli orti, ma è comune, spontaneo nei paludi, lungo le roje. Bisannuale.
La radice è diuretica. I semi sono diuretici, carminativi, ftiriaci.(?) Poveri pidocchi quanti veleni si sono trovati per essi! ma frattanto continuano a tormentare i poveri, ed i poltroni.
LXIII. Sambuco. Cal. picciuolo diviso come la corolla in 5 parti. Bacca contenente 3 semi.
86. S. ebbio. Caule erbaceo. Cime divise in tre parti.

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Pentandria Triginia.

Sambucus ebulus. It. Sambuco erbale, Nebbio, Sambuchella. Ver. Gneul.
Fiori bianchi, antere porporine, d’ estate, lungo le strade, e sui margini dei campi. Perenne.
Il decotto della radice, delle foglie e della scorza drastico catartico si loda per cacciar le acque dagli idropici. La dose è di dram. j-ij di foglie e scorza bollite in lib. j d’ acqua. Colle bacche si fà il Roob(?).
87. S. nero. Fusto arboreo, foglioline ovate, seghettate, stipule quasi nulle. Cime 5-partite.
Sambucus nigra. It. Sambuco arboreo, S. montano. Ver. Samugar. Off. Zambuco.
Fiori bianchi, Maggio e Giugno. Comunissimo nelle siepi e nei luoghi ombrosi. Albero.
La scorza interna o seconda scorza è giovevole agl’ idropici egualmente che quella dell’ Ebbio. I fiori sono diaforetici, e se ne fà infuso con dram. ij-iv. in lib. j d’ acqua. Colle bacche si prepara il Roob. acidulo usitatissimo nelle malattie di petto.
LXIV. Rus. Cal. 5-partito inferiore. Petali 5. Stili brevissimi o mancanti. Bacca piccola contenente una noce unisperma.
88. R. Cotino. Foglie semplici, obovate, interissime, liscie. Fiori maschj ed ermafroditi.

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Pentandria Triginia. Pent. Pentaginia.

Rhus Cotinus. It. Scotano. Ver. Scodeno, Fojarola.
Fiori verdognoli. Maggio. Sui monti. Frutice.
La scorza è lodata dal D. Zioldes(?) come succedanea alla china nelle febbri intermittenti. La radice e le foglie servono a tingere in rosso il legno in giallo, e le foglie per la concia delle pelli.
LXV. Alsine. Cal. inferiore a 5 divisioni. Petali 5. Casella superiore trivalve ad una sola cavità.
89. A. mezzana. Cauli deboli con una linea laterale di peli alternante. Foglie ovate. Petali divisi in due. Varia nel numero degli stami.
Alsine media. Centonchio, Pavarina. Ver. Pevarina, Centuis.
Fiori bianchi in tutta la primavera e talora fino in Autunno. Frequentissima negli orti, e lungo le strade. Annua.
È amata da tutti gli uccelli granivori; si dà ai Canarini, ai Cardellini ed ai paperi.
LXVI. Lino. Cal. di 5 foglie. Petali 5. Casella che si divide in cinque parti con dieci cavità contenenti ciascuna un sol seme.
90. Lino comune. Caule quasi solitario. Foglie alterne, lineari lanciolate. Calici ovati, acuti, con 3 nervature. Casella puntita.
Linum usitatissimum. Lino. Ver. Lin.
Fiori celesti. Mag. Giug. Trovasi lungo le strade e nei prati

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Pentandria Pentaginia. Esandria Monoginia

    spontanea. Si coltiva, ma assai raramente tra noi. Annuo.
Il seme è mucilaginoso, oleoso viscido, ed emolliente. Il suo decotto si decanta come anche l’ infuso nella disuria, nefritide, blenorragia; ed in forma di clistere nel tenesmo. In forma di farina si fanno cataplasmi nella cinanchia(?), nel flemmone. L’olio, che si esprime dai semi è usato non solo dai medici per le facoltà indicate, ma anche dai pittori, dai falegnami, dai profumieri, dai fabbri ecc. Si usa anche per ardere. L’ uso della scorza per filo e tessuti è generalmente noto.
91. L. catartico. Caule superiormente dicotomo. Foglie opposte elitticolanciolate, ottuse. Lacinie calicine e petali acuti.
L. catharticum. Lino selvatico. Ver. Lin picolo de prà. Off. L. catartico.
Fiori bianchi. Maggio, Luglio. Si trova facilmente in tutti i prati ed i pascoli. Annuo.
L’ erba è di sapore amareggiante, nauseoso, di proprietà catartica, che i medici usano nell’ idrope. Se ne fà infuso con dram. ij di erba secca in lib. j. d’ acqua o vino.
LXVII. Berbero. Calice di 6 foglie. Cor. di 6 petali, vicino all’ attac-catura dei quali due glandola(?). Stami irritabili. Bacca cilindrica con due semi.
    92. B. volgare. Foglie obovate, coliato-dentate, racemi semplici.

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Esandria monoginia

Berberis vulgaris. It. Berberi o Berbero. Crespino. Trespino. Ver. Spin della corona de Cristo.
Fiori gialli. Maggio, Giugno. Nelle siepi, non raro. Frutice.
Le bacche rosseggianti, fortemente acide si raccomandano come rinfrescanti nelle febbri biliose e nella dissenteria. Si preparano siroppo e succo concentrato. La scorza della radice e dei rami amara, gialla e che tinge, si usava un tempo nell’itterizia, e nella Leucorrea.(?).
LXVIII. Aglio. Cal. o. Cor. in 6 parti eguali, aperte. Casella trigona. Molti fiori raggruppati in ombrella o capo.
93. A. coltivato. Foglie piane. Bulbo della radice composto.
    Ombrella bulbifera, globosa. Stami alterni a tre punte.
    Alium sativum. It. Aglio, o Allio domestico. Ver. Ai.
Fiori bianco-porporescenti. Maggio, Giugno. Originario della Sicilia e del Piemonte. Si coltiva in tutti gli orti. Perenne.
La radice d’ odor detto alliaceo, di sapor acre quasi caustico è diuretica diaforetica, antelmintica, rubefaciente. Il succo si raccomanda esternamente nell’ erpete, internamente la radice o il suo sugo si usava nella quartana(?), dispepsia, idrope, scorbuto, asma pituitosa.
94. A. cipolla. Scapo nudo internamente vuoto, inferiormente panciuto. Foglie cilindriche più corte dello scapo. Ombrella che porta casella, globosa.

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Esandria monoginia

Alium cepa. It. Cipolla bianca. C.rossa. Ver. Ceva bianca. C. rossa.
Fiori bianchicci in Giugno. Si coltiva negli orti. Perenne.
Radice bulbosa, d’ odor alliaceo, volatile, di sapor acre. Si stima come diaforetica, antelmintica, afrodisiaca, diuretica, rubefaciente. Il sugo viene usato esternamente nell’ ottalgia. Cotta è emolliente ed in forma di cataplasma si usa nel flemmone. L’ erba cipollina Ver. sotiva, che coltivasi negli orti è molto amata dai Tedeschi per le paste, è l’ aglio Schenopraso(?).
LXIX. Convallaria. Perigonio campaniforme. Bacca macchiata avanti che maturi, a tre cavità. Un seme per una.
95. C. mughetto. Scapo nudo, semi cilindrici. Foglie ovato-lanciolate. Fiori in racemo, unilaterali, pendenti da una banda.
Convallaria majalis. Ver. Lili.
Fiori bianchi. Maggio, Giugno. Coltivasi tra noi negli orti. Perenne.
I fiori freschi fragranti, di sapor amaro, acre, nauseante si credevano una volta errinni(?), narcotici, antispasmodici, catartici, ora sono trascurati. Le foglie miste alla calce e macerate somministrano un bellissimo color verde.
96. C. Poligonato. Caule a due angoli opposti (amipite(?))Foglie alterne abbraccianti il caule, ovato-lancilate. Peduncoli portanti un fiore.
    Convallaria Polygonatum. It. Sigillo di Salomone. S. di S. Maria.

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Esandria monoginia

    Ver. Lili salvadego. Off. Sigilli Salomonis rad. et bacca(?).
Fiori bianchi Aprile e Maggio. Bacche cerulee. Nei boschi e specialmente alle Mucille nelle siepi.
Le bacche promovono il vomito. La radice somministra una sostanza mucilaginosa, e dicesi che applicata all’ emorroidi a modo d’empiastra mitiga i dolori; ma è un medicamento trascurato.
Oss. La Convallaria moltiflora, che differisce dalla precedente principalmente per aver più fori in ciascuna ascella della foglia sullo stesso peduncolo, si trova negli stessi luoghi che quella, e può servire agli stessi usi.
LXX. Asparago. Perigonio inferiore a 6 divisioni, le tre inferiori riflesse all’ apice. Stimma trigono. Bacca a 3 cavità con 2 semi per una.
97. A. officinale. Caule erbaceo, inerme, cilindrico, eretto, ramosissimo. Fiori spesso dioici per aborto, peduncoli articolati nel mezzo.
Asparagus officinalis. It. Sparagio. Ver. Spareso. Off. Asparagi radix.
Fiori giallognoli. Maggio, Giugno. Lungo l’ isonzo nelle sabbie, e si coltiva negli orti. Perenne.
La radice degli asparagi dolcigna, senza odore, dà un odor fetido all’orina, che si corregge coll’ infondere nel vaso di notte un qualche acido; anzi qualche goccia di essenza di trementina lo converte in odor di viola.

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Esandria monoginia

È una delle cinque radici aperienti. Aumenta la copia dell’ orina, ma non ha forza diuretica molto efficace.
Osserv. Lo sparagio marittimo, Asparagus marittimus è molto comune sulle marine, nei prati salsi, è più amaro dell’ antecedente e si mangia come quello. Si distingue per le foglie più dure di quelle e meno del seguente, essendo una cosa di mezzo tra questo e quello.
98. A. acutifolio. Caule inerme, angoloso, fruticoso, foglie aghiformi, rigidette, pungenti sempre verdi.
Asparagus acutifolius. It. Sparaghella, Sparagio selvatico. Ver. Spareso de machia, Spareso salvadego.
Fiori giallicci. Luglio, Agosto. Comune nelle siepi. Frutice.
Si mangia come gli antecedenti, di cui è più amaro.
LXXI. Giunco. Cal. di 6 foglie eguali. Cor. o. Casella di un sol vuoto, quasi rotonda, puntata. Fiori glumacei.
99. G. acuto. Culmo quasi nudo. Panocchia in cima, coperta da due foglie spuntonate. Foglie gracili spuntonate, o puntite.
Juncus acutus. Giunco pungente. G. marino. Ver. Sgionz, Brula, e gli sterpi di esso Brulare.
Fiori di color fosco in Giugno e Luglio. Nei prati salsi, paludosi ed assai copioso sulle rive della Sdobba.
Somministra dura lettiera al bestiame, e da se magro concime.
Se ne fanno corde ad uso delle reti e per le barche. Sono qui

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Esandria diginia. Esan. Triginia

    molti altri ma di poco conto.
LXXII. Riso. Cal. esteriore. Glume di due valve; interiore di due, ovate striate, aderenti al seme.
100. R. coltivato. Radice fibrosa. Foglia scabra al margine. Panocchia eretta, finalmente pendente.
Oryza sativa. Fiori verdicci da Giugno-Agosto. Si coltiva in campi irrigabili. Annuo.
Il seme è mucilaginoso, farinoso, dolce, nutriente, e viscido, ma non si presta alla panificazione. Del resto sono noti i suoi usi nutrimento.
Osserv. Il Riso mutico, che qui si coltiva è alquanto più precose, e si distingue assai bene per la mancanza delle reste, non è che una varietà dell’ antecedente, e coltivato in buon terreno e brillato a dovere non la cede in bontà all’ altro. La mancanza di cognizione in tal operazione lo fecero screditare i primi anni della sua introduzione, ma ho avuto motivo ultimamente di assicurarmi della verità di queste mie asserzioni colla testimonianza anche di valenti gastronomi.
LXXIII. Colchico. Spata radicale, e quasi sotterranea, cilindrica. Perigonio campanulato diviso in 6 parti a forma di corolla con lungo tubo, che sorte dal bulbo. Casella a 3 lobi, con molti semi.
    101. C. Autunnale. Foglie piane, lanciolate. Petali ovali.

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Esandria Triginia

Colchicum autumnale. It. Zafferano falso. Ver. Civirlo. Off. Colchicum.
Fiori rossi, antere oblunghe, gialle. Ag. 7bre, ed in primavera matura i semi, getta le foglie. Comune nei pascoli e prati umidi. Perenne.
La radice bulbosa, velenosa, fornita d’ un principio acre, d’ odor grave, sapor fortemente acre, nauseoso è narcotica, drastico-catartica, ftiriaca(?), diuretica. Si preparano colle radici l’aceto, il siroppo, e l’ ossimele colchici.
I contadini col sugo espresso dalle radici e fiori si servono per uccidere i pidocchi.
LXXIV. Rumice. Cal. di 6 petali persistenti, che poi coprono il seme unico, triangolare, piramidale.
102. R. acuto. Valvole del calice dentate, granifere, foglie cuoriformi alla base, bislunghe, appuntite.
Rumex acutus. Romice selvatica Ver. Lengua de vaca. Off. Lapathum acutum, Oxylapathum.
Fiori erbacei. Aprile, Maggio. Nei prati umidi, nei fossi senz’ acqua, nei campi, e lungo le strade. Perenne.
La radice austera, nauseosa, di sapor amareggiante, acidulo, astringente, si usa nei mali cutanei. L’ infusione delle foglie si adopra esternamente per gli stessi mali.
Oss. I. Il Rumice bello che si distingue specialmente per le foglie sinuate alla metà, colla forma di un violino, trovasi lungo le strade e

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Esandria Poliginia. Ettandria Monoginia.

    fu usato come quello.
Oss. II. Anche il Romice acquatico, che triovasi nei luoghi paludosi potrebbesi usare ed anche mangiarsi le foglie cotte. La radice polverizzata serve a pulire i denti, e dà un color rosso.
LXXV. Alima. Cal. e Cor. di (??) pezzi. Moltio semi in giro.
103. A. Piantaggine. Foglie ovate, acute. Frutti ottusamente triangolari.
Alima Plantago. It. Alimo, Erba Alisma, Barba silvana, Piantagine acquatica. Ver. Piantazin d’ acqua, Cazze, Cazzoi. Of. Plantago aquatica.
Fio. pallido-porporini, o bianchicci. Lug.Ag. Comune nei fossi paludosi.
La radice fu decantata per le morsicature dei cani rabbiosi, alla dose di mezza dramma ridotta in polvere e presa ogni mattina a stomaco digiuno. Ma sarebbe desiderabile che questo pericoloso rimedio producesse l’ effetto che si pretende.
LXXVI. Esculo. Cal. campaniforme con 3 denti. Cor. irregolare, 5 petali attaccati al calice. Stami inclinati. Casella spinosa, che si apre in tre parti.
104. E. Ipocastano. Foglie digitate in sette parti, fogliette lanciolate, dentate. Corolle di 5 petali aperte.
Æsculus Hipocastanum. It. Ipocastano, Castagno d’ India. C. Cavallino. Ver. Castagnar salvadego, C. d’ India.
Fiori bianchi macchiati di porporino. Maggio. Albero maestoso dell’Asia settentrionale, si coltiva per ornamento lungo le strade.
    La scorza austera(?), astringente si raccomanda nelle febbri

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Ottandria Triginia.

intermittenti. La dose della polvere è di scrup.(?) j, a dram. j. quattro volte al giorno. Dell’ estratto dram. j in O. j. d’ acqua. I frutti possono usarsi in diversi modi, che sarebbe lungo il riferire, per l’ economia domestica.
LXXVII. Poligono. Perigonio colorato, diviso in 5 parti. Un solo seme, spesso triangolare ricoperto dal perigonio.
105. P. Idropepe. Caule eretto. Foglie lanciolate, uordulate(?), spiche filiformi pendenti. Fiori esandri, quasi digini.
Polygonum Hydropiper. It. Erba pepe, cuociculo. Ver. Brusacùl.
Fiori pallido-rossi, o bianchicci, fuori puntato-glandolosi. Luglio, Agosto, Lungo i fossi paludosi, specialmente sabbiosi. Annua.
Erba acre, bruciante, rubefaciente. Fu proposta per curare le afte della bocca, per l’ idropisia e per l’ itterizia. Ma da noi non se ne fà alcun uso.
106. P. Fagopiro. Fogl. cordato-saettiformi. Caule diritto, angoli del seme lisci.
Poligonum Fagopyrum. It. Fraina(?), Grano saraceno. Ver. Sarasin.
Fio. bianco-rosei. Coltivasi nei campi, d’ ordinario dopo il frumento.
    Si fà in farina, e si mangia in polenta ed in pane.
Oss. I. Le foglie si possono mangiare come gli spinaci pel qual solo oggetto si potrebbe seminare in primavera, poichè per grano non riesce in questa stagione.
Oss. II. Due altre spezie di Poligono trovansi qui spontanee, che sono il convolvolo. Polygonum convolvulus, che serpeggia nei campi, e sale per le siepi, e quello degli spineti, che trovasi anche esso nelle macchie, ed hanno semi mangiabili.

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Ottandria Tetraginia. Enneandria Monoginia.

LXXVIII. Paride. Cal. di 8 foglie simili. Borsette laterali adese(?) ai filamenti. Bacca con 4 cavità.
107. P. quadrifogliata. Foglie a 4 intorno al fusto, ovate, puntite, interissime.
Paris quadrifolia. It. Erba paride, uva di volpe, uva lupina. Ver. Quatrofojo. Off. Herba paris.
Fiori verdi, Maggio, Giug. Nel bosco del Sig. Labrosse, comune in primavera. Perenne.
L’ erba e le bacche hanno un’ odor tetro, un sapore dolcigno, e si giudicano antispasmodiche e narcotiche. Un tempo si usavano nelle convulsioni, nella mania et ora sono trascurate. Voglionsi succedanee dell’ Ipecacuana in doppia dose, ma bisogna adoperarla con cautela essendo pianta sospetta.
LXXIX. Lauro. Cor. divisa in 6 parti. Filamenti interni corredati di corpi glandulari. Ovario cinto da filamenti glandulosi, mancanti di antera. Stimma capitato. Drupa carnosa superiore.
108. L. nobile. Foglie lanciolate, venose, persistenti. Fiori a 4 divisioni, dioici.
Fiori giallicci, per lo più dioici, in primavera, coltivato negli orti. Spontaneo nei contorni di Duino. Albero sempreverde.
Le foglie subacri ed amarognole sono riscaldanti, stomatiche, carminative, ftiriache. Il loro infuso internamente si raccomanda nell’ amenorrea, nella dispepsia, nella clorosi, nell’isterismo,

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Decandria Monoginia.

nella colica luchiale(?). L’ oglio volatile, che nelle foglie e specialmente nelle bacche è contenuto, misto all’ olio fisso, si adopera esternamente nei tumori freddi, nella psora, e per uccidere i pidocchi. Se ne ornano i Poeti egualmente che i Prosciutti ed i salami.
Osserv. Sono di questo genere il Lauro cinnamomo, o Cannella, il L. Cassia volg. Cannella del Malabar, O Cassia lignea, il L. Canfora volg. Canfora, il L. sassafras volg. Sassofrasso, L. Persea, L. Benzoino.
LXXX. Dittamo. Cal di 5 foglie. Cor. irregolare di 5 petali. Filamenti pendenti, glandulosi; Caselle 5. attaccate insieme, elastiche.
109. D. bianco. Caule semplice. Foglie pennate con impari, foglioline elittiche, denticulate. Fiori in racemo terminale.
Dictamus albus. It. Limonella. Ver. e Off. Frassinella.
Fiori porporini, rigati da vene più cariche. Maggio, Giugno, sui nostri monti comune. Suffrutice.
Radice di odore ambrosiaceo, di sapor amaro, si loda come nervina, antelmintica, menagoga, nell’ epilessia, atassia, leucorrea. La dose in polvere è da mezzo scrupolo a mezza dramma fino ad una j della tintura da xx a L gocce. Si fà infuso con dram. i-ij in sette oncie d’ acqua. A me il suo odore attacca la testa. Ho veduto uno slavo che portava un racemo di fiori dietro l’ orecchio per ornamento, parmi non dovesse avere l’odorato assai fino. Sparge un effluvio al momento della fioritura, che accostandovi una candela vi si accende.

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Decandria Monoginia. Decan. Diginia.

LXXXI. Ruta. Calice diviso in 5 parti. Petali 5 concavi. Casella con 5 punte.
110. R. fetente. Foglie più che composte, foglioline oblunghe, la terminante obovata. Petali interissimi.
Ruta graveolens. It. ed Off. Ruta. Ver. Ruda.
Fiori gialli da Maggio a Luglio. Negli orti coltivata. Frutice.
Pianta contenente un’ olio volatile d’ odor tetro, sapor nauseante, acre, amarognolo. Si raccomanda come sudorifera, carminativa, antispasmodica, menagoga, antelmintica, ftiriaca, rubefaciente. Se ne fa infuso e decotto acquoso e vinoso da somministrarsi nell’ isterismo con amenorrea, negli spasmi, cefalalgia, singhiozzo, epilessia, flatulenza. Le donne la fiutano, e talvolta masticano le foglie per promuovere i rutti.
Osserv. La ruta, che riscontrasi sui nostri monti, e specialmente su quelli dei Bagni, è la Ruta montana, che non ha l’ odore nè le facoltà della Ruta fetente.
LXXXII. Saponaria. Cal. d’ un sol pezzo nudo. Petali 5. Casella bislunga di una sola cavità, che si apre alla sommità.
111. S. officinale. Foglie ovali lanciolate con tre nervi. Calici cilindrici, lisci.
Saponaria officinalis. It. Ver. ed off. Saponaria.

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Decandria Pentaginia.

Fiori bianchi languidamente porporini. Luglio, Agosto. Vicino ai ruscelli e lungo i fossi; mi è avvenuto di trovarla a fior doppio. Perenne.
La radice e le sommità peste spumeggiano, perchè sono saponacee con sapore leggermente acre, amarognolo. Si loda bollita nell’acqua per le malattie cutanee, blenorragia, itterizia, leucorrea.
LXXXIII. Sedo. Cal. a 5 divisioni. Cor. d’ un sol pezzo. Cinque squamme nettarifere alla base del germe. Cinque caselle.
112. S. Telefio. Caule eretto. Foglie sparse, oblunghe, dentate. Corimbo composto.
Sedum Telephium. It. Fava grassa, Fava inversa, Erba S. Giovanni, E. da cavalli. Ver. Fava grassa. Of. Tabaria, Fava inversa, Telephii, vel Crassula majoris radix et herba.
Fiori languido porporini. Agosto, Settembre. Nelle cretaje sui monti e sui muri a Monfalcone. Perenne.
L’ erba e le foglie peste sono adoperate per cacciar via i porri ed i calli. È adoperata anche per l’ ernia, e per le scottature.
113. S. acre. Cauli in cespuglio ramosi, prostrati, lisci, foglie alterne subovate, carnose, gobbe senza peziolo. Cima divisa in tre parti, fogliosa.
Sedum acre. It. Semprevivo minimo, Boraccino. Ver. Semprevivo piccolo. Fiori giallo dorati. Maggio. Sul monte, e lungo le strade. Perenne.

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Decandria Decaginia. Dodecandria Monoginia.

L’ erba recente è acre, un po’ corrosiva ed emetica. Si usa come la precedente, e fu adoprata anche nel cancro, e nelle ulcere fagedeniche(?).
Osserv. Non deve confondersi col Sedo esagono, il quale si distingue per aver le foglie più lunghe e disposte sopra 6 file, nè acre come questo.
LXXXIV. Fitolacca. Perigonio a 5. foglie. Bacca superiore orbicolata a dieci cavità con 10 semi.
114. F. decandra. Caule ramoso. Foglie ovato-lanciolate. Fiori a dieci stami ed a dieci pistilli.
Phitolacca decandra. Uva turca, o di Spagna, Verzino. Ver. Ua da incolorir.
Fiori verdognoli da Giugno in Autunno negli orti, e nei campi portati i semi forse dagli uccelli. Perenne.
Portata dalla Virginia si è sparsa da per tutto. Si coltiva anche per tinger filo, carta ed altre cose. Fù chi pensò d’ usarla per dar colore al vino, ma si trovò mal soddisfatto, perchè comunicava cattivo gusto, e promuoveva la fermentazione putrida.
LXXXV. Porcellana. Calice a due divisioni, compresso, persistente. Cinque petali. Casella ovata divisa in due cavità e che si spezza orizzontalmente a guisa di pisside o di scatola.
115. P. coltivata.Foglie cuneiformi.Fiori sessili. Cauli distesi in terra.

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Dodecandria Monoginia. Dodec. Diginia.

Portulaca Oleacea. It. Porcellana selvatica, Procacchia, Porcacchia. Ver. Grassula.
Fiori gialli. Luglio ed Agosto. Negli orti e nei campi. Annua.
In alcuni paesi si coltiva per mangiarla in insalata, come si fà dai nostri contadini, che la mescolano colla rucola salvadega, come dicono, e col radicchio. Il sugo era lodato nell’ emottisi, e nella leucorrea. I semi erano dei 4. freddi minori, ma ora non si contano.(?)
LXXXVI. Litro. Cal. di 12 foglie. Petali 6. attaccati al calice. Casella con due cavità e con molti semi.
116. L. Salicaria. Foglie opposte a tre o a quattro, cordate, lanciolate. Fiori verticillato-spigati con 12. stami.
Lythrum salicaria. It. Riparello, Salcerella. Ver. Salgarola fiorida. Off. Salicaria sen. Lysimachia purpurea fol. et radix.
Foglie a tre o a quattro, raramente due opposte. Fiori porporini. Luglio, Agosto, lungo i fossi, specialmente palustri.
Esso porta un bellissimo mazzo di fiori rossi, che se fosse forestiera si troverebbe in ogni giardino. Perenne.
Il Decotto della radice e dei fiori si dà da alcuni come leggiero astringente nelle diarree cronichee nelle dissenterie.
LXXXVII. Agrimonia. Cal con 5 denti. Petali 5. Semi due chiusi nel calice accresciuto ed indurito.

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Dodecandria Triginia.

117. A. Eupatoria. Foglie interrottamente pennate. Foglioline bislunghe ovate, dentate, l’ impari peziolata. Spighe peduncolate. Frutti ispidi.
Agrimona Eupatoria. Eupatorio, Santonia. Ver. Agrimonia.
Fiori gialli da Giugno in Autunno, sui margini delle strade, e dei campi. Perenne.
Erba aspra, astringente, si trova usata per le febbri infiammatorie e per l’ itterizia.
LXXXVIII. Euforbia. Cal. d’ un sol pezzo, diviso in quattro parti. Petali e Nettarj callosi. Stami che escono fuori in diversi (??). Ovario peduncolato tricocco con tre semi.
118. E. Lathyris. Ombrella a 4. rami, suddivisi in due. Foglie sessili, opposte lanceolate, intierissime; semi ovati reticolati.
Euphorbia Lathyris. It. Catapuzia, Catapuzza, C. minore. Ver. Catapuzza. Off. Cataputia minoris femina.
Fiori giallicci, Maggio ed Estate, a San Canziano ed a Pietrarossa.
I semi emetici, e drastico-catartici, sono usati da qualche medico per vincere le febbri intermittenti congiunte con saburra delle prime vie. Devesi però usar con cautela. Il succo dell’ erba applicato esternamente giova a cacciare i porri.
119. E. cipressina. Ombrella in più raggi, dicotomi. Invogli parziali, quasi cuoriformi. Rami sterili, foglie setacee e lineari, ammucchiate. Caselle liscie.

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Dodecandria Triginia.

Euphorbia Cyparissias. It. Rogna di muro, Erba cipressina, Titimalo cipressino. Ver. Rogna, erba rogna, Latisol, Latisini.
Fiori cogli invogli giallo-verdi, che poi si tingono in rosso, dalla primavera all’ autunno s’ incontra comunissima lungo le strade e nei luoghi sterili. Perenne.
È reputata caustica e purgante. Il sugo condensato digerito nella panna o cremor di latte è proposto invece di scammonea(?) per purgante. La scorza della radice infusa nel vino è usata nell’idropisia.
Osserv. Si vedono molti fusti di questa restar sterili perchè intieramente coperti da funghetti giallo-ranciati, che appartengono al genere Ecidio, ed ha il nome specifico dall’ Euforbia. Così su questa vive un bruco di molti bei colori, da cui viene una assai bella sfinge detta Sphinx Euforbie.
120. E. palustre. Ombrella di molti raggi, che si suddividono in tre, e questi poi in due. Involucri parziali, ovati. Foglie lanciolate col caule liscio. Rami sterili. Frutti verrucosi.
Euphorbia palustris. It. Titimalo palustre, Esula maggiore, Erba rogna. Ver. Latisin grando, Latisol de palù.
Fio. cogl’ invogli gialli. Mag. Giu. Comune nei paludi e prati paludosi.
Il sugo condensato delle foglie è drastico-catartico, errinno(?) corrodente, vescicatorio. Esternamente si usa per la tigna,

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Dodecandria Dodecaginia. Icosandria Monoginia.

per li porri e pel dolore di denti. La dose per l’ interno è di gr. viij-xij ad una dramma.
LXXXIX. Semprevivo. Cal. diviso in 12. parti. Petali 12. Caselle 12. Squamme* nettarifere ovate, larghe, intaccate , o lacere alla base.
121. S. dei tetti. Caule frutticoso, liscio, radicante. Foglie ciliate. Le radicali obovate, le cauline alterne, lanciolate, puntite.
Sempervivum tectorum. It. Sopravivo, Semprevivo maggiore, Erba de calli. Ver. Artichioc salvadego. Off. Sedum vel Sempervivum majus.
Fiori tra verde ed incarnato pubescenti. Luglio, Agosto. Sui tetti, sui muri, e nelle cretaje dei monti. Perenne.
Il sugo dell’ erba fresca acido-austero, rinfrescante suol usarsi nell’ardor febbrile, ma qui non se ne fà caso. Le foglie, cui si abbia prima levata la pelle, applicate ai porri ed ai calli li ammolliscono e talvolta li distruggono. L’ erba pesta si applica anche con profitto al collo pei mali di gola.
XC. Punica. Cal. coriaceo diviso in 5 parti. Petali 5. Pomo coronato, arido con molte divisioni, e molti semi baccati.
122. P. Granato. Fusto arboreo, foglie lanciolate, fiori quasi senza peduncolo.
Punica Granatum. Il. Melograno, Melogranato. Ver. Pomo granà. Off. Flores balaustrorum; Cortex granatorum sive Malicorii.

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Icosandria Monoginia.

Fiori coccinei, o color di scarlatto. Giugno, Luglio. Si coltivano le varietà a frutto acido, a frutto acido-dolce, ed a fior doppio negli orti, ed un tempo anche nei cortili, ora è poco coltivato. Sui monti in varj luoghi trovasi spontaneo, ma in stato di arbusto, non mai d’ albero com’ è il coltivato.
I frutti acido-dolci sono giovevoli nelle malattie infiammatorie. I fiori e la scorza di sapor aspro sono astringenti. Il decotto e l’infuso acquoso o vinoso si usa in forma d’ injezione e di gargarismi nella caduta o rilasciamento dell’ ugola, nella blenorrea; internamente nella diarrea. La dose è di O. j in lib. j. d’ acqua, o di vino bolliti. La scorza del frutto fà buon inchiostro.
XCI. Mandorlo. Cal. diviso in 5 parti. Petali cinque. Drupa il cui nocciolo è poroso solcato.
123. M. comune. Fiori sessili per lo più solitarj. Denti delle foglie laciolate acuti, gl’ inferiori glandulosi.
Amygdalus communis. It. Mandorlo, Mandolo; il frutto Mandorla. Ver. Mandolar, il frutto Mandola. Off. Amygdala dulces et amara.
Fiori chiaro-rosseggianti. Febbraio, Marzo. Si coltiva la varietà a frutti dolci negli orti. Albero.
Le mandorle si dolci che amare contengono un’ olio fisso, nutriente, viscido, emolliente. Colle dolci si prepara una emulsione

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Icosandria Monoginia.

usitatissima nelle malattie ipersteniche. Le mandorle amare sono giovevoli contro i vermi e l’ ubriachezza, e ciò conoscevano fino i Romani.
124. M. Pesco. Fiori solitari sessili. Denti delle foglie tutti acuti.
Amygdalus Persica. It. Persico, Pesco. Ver. Persegar, il frutto Persego.
Fiori color rosa. Marzo. Si coltivano negli orti molte varietà. Albero.
Le mandorle del pesco sono oleoso-mucilaginose. Con esse si prepara l’ acqua distillata, che ha, secondo i moderni, forza controstimolante, perciò si usa nelle malattie ipersteniche. Coi fiori si apparecchiano l’ acqua ed il sciroppo.
Osserv. La varietà B.(?) Nucipersica It. Pesconoce Ver. Baracocolo ha gli stessi caratteri specificio del pesco e può servire agli stessi usi.
XCII. Pruno. Cal. diviso in 5 parti. Petali 5. Drupa il cui nocciolo è liscio colle commettiture prominenti.
125. P. Lauroceraso. Foglie ellittico-lanciolate, dentate, coriacee sempre verdi, glandolose sul dorso. Fiori in racemi.
Prunus Lauro-Cerasus. It. Lauro regio, o di Trebisonda, Off. Laurocerasus.
Fiori bianchi. Aprile, Maggio. Nativo da Trapezunte o Trebisonda si coltiva per far siepi o ripari sempreverdi. Arbusto raramente albero tra noi.
Le foglie di sapor amaro sono velenose, ed antispasmodiche.

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Icosandria Monoginia.

L’acqua distillata si raccomanda nello sciro, nel cancro, nella disuria, nella tisi alla dose di gocce x-xL. Ma secondo il parere dei più recenti il Lauroceraso ha la forza controstimolante la più efficace, che proviene dall’ acido prussico contenuto nei sughi. Quindi l’ acqua distillata si usa nelle infiammazioni ed altri mali iperstenici più gravi; e fà le veci del salasso!!
I frutti dolcigni sono mangiabili, e non velenosi.
126. P. Malebo. Foglie quasi rotondo-ovate, quasi dentate, puntite liscie. Fiori in corimbo terminale.
Prunus Mahaleb. It. Ciliegio canino, Legno di S. Lucia. Ver. Zaresara mata.
Fiori bianchi, Aprile, Maggio; dirimpetto alla Chiesa di S. Nicolò di Aris, a Redipuglia, ed in molti altri luoghi.
I suoi frutti sono appetiti dagli uccelli, e servono ai tintori per alcune tinte. I noccioli sono odorosi, ed altre volte servivano a profumare i guanti. Il legno è ricercato dai tornitori e dagli stipettaj.
127. P. Armeniaca. Foglie semicordato-ovate, puntite, dentate, liscie. Fiori sessili.
Prunus Armeniaca. It. Albicocco, Arbricocco, Armellino, Meliaco, Umiliaco. Ver. Armelinar.
Fiori bianchi. Aprile. Originario dell’ Oriente, si coltiva negli orti,

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Icosandria Monoginia.

    e nasce spontaneo. Albero.
I suoi frutti assai grati si mangiano, i noccioli o mandorle, hanno molto della mandorla comune.
128. P. Ciliegio. Foglie ovato-lanciolate, dentate. Ombrelle quasi peduncolate.
Var. a) P.C.Caproniano. Frutto sferico più o meno acido (più o meno carico rosso). Albero alto con rami dilatati.
Prunus cerasus (a) caproniana. Amarasco, Visciolo. Ver. Marascar.
Var. b) P.C.Giuliano. Frutto quasi a cuore, molle, mai acido; rosso o nero, o bianco.
Prunus cerasus (b) Juliana. Ciliegio, Ciriegio. Ver. Zaresar.
Var. c) P.C. degli uccelli. Foglie ovato-lanciolate, sotto-pubescenti, donduplicate(?), ombrelle sessili.
P.cerasus (c) avium. Ciregiolo. Ver. Marinellar.
Vart. d) P.C. Duracina. Frutto grande, quasi cordiforme, longitudinalmente solcato, duro, fragile (porporino, bianco-porporino, o nero porporino).
P. cerasus (d) Duracina. It. Duracino, Duraceno, ed il frutto Duracena, Ciliegia duracina. Ver. Zaresa Duriesa.
La coproniana, o Amarasca si coltiva per li frutti acidi, che produce in estate. Da noi un tempo si mettevano le sue foglie nel mosto, che si faceva bollir coll’ acqua sotto le vinacce, Ver. Zarpe

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Icosandria Monoginia.

per dar tal gusto al vinello, vulg. scavezzo sotto l’ uva.
Gli usi delle ciliegie sono a tutti noti essendo il primo frutto della primavera di gusto dolce, soave e rinfrescante. L’ acqua di ciliegie nere, di cui si faceva tanto uso, appena si nomina al giorno d’ oggi. Moltissime sono le varietà delle ciliegie.
La varietà di Ciliegio degli uccelli, che ha fiori bianchi, come tutte le altre, è detto Ciregiuolo, ed i cui frutti si chiamano in vernacolo Marinelle, rarissimamente è coltivato in Territorio. Appena ne ho veduto uno a Fogliano.
Le Ciliegie Duracine, Ver. Zarese Duriese variano molto nel colore essendovene di bianco-rosse, di rosso-scure, e di rosso-nere; ma tutte di polpa dura, e nonostante di poca durata, perchè facilmente inputridiscono.
Fior. in Aprile negli orti, ove si coltivano. Albero.
Il Ciriegio selvatico che si usa qui nei campi per sostegno deklle viti, e che era un tempo assai più frequente, nasce spontaneo dai semi che vi cadono, e da quelli che si rigettano mangiando le ciliegie delle sopraindicate varietà. Fà frutti molto più piccoli, ma mangiabili, e molto variati in gusto ed in colore.
La gomma, che geme dai Ciliegi, dal Pesco, e dal Mandorlo, detta in Italiano Oricchio, ed in Vernacolo Merdacuca è mucilaginosa dolce ed egualmente che la gomma arabica (proveniente dalla

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Icosandria Monoginia.

Mimosa Nilotica e da altre specie) è viscida, e serve agli stessi usi nelle tossi, nella disuria, dissenteria, oftalmia ecc.(?).
129. P. domestico. Rami senza spini, foglie ovato-lanciolate, rivolte coi bordi, in alto dentate, sotto pubescenti, quasi solitarie.
Prunus domestica. Pruno, Susino, S. domestico. Ver. Cespar, Susinar; i frutti Cespe, Susini.
Sono varietà di questo i detti in Ver. Susini, Verdazzi, Zucchette, Emoli, Brugnoli che si coltivano negli orti.
Fio. bianchi in Aprile. Albero.
Questi frutti subacido-dolci dono graditi l’ estate. Essi si usano in medicina per far la conserva detta polpa di prugne, che si dà in sostituzione alla polpa di Cassia nelle malattie infiammatorie. Secchi e bolliti nell’ acqua durante l’ inverno sono molto giovevoli nei reumi. Se ne fà uso per le mense.
130. P. spinoso. Rami spinosi. Picciuoli solitarj. Foglie lanciolate, liscie.
Prunus spinosa. It. Prugnolo, Susino di Macchia, o selvatico, Ver. Spin negro, Brugnolar de machia, B. salvadego.
Fio. bianchi. Aprile anzi anche in Marzo; nelle siepi assai comune. Frutice.
Il suo frutto austero astringente si crede succedaneo ai Tamarindi nelle febbri biliose e nella disrrea. Si pretende che il sugo del

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Icosandria Pentaginia.

frutto dia un inchiostro indelebile al liscivio, ai saponi ed alle (?). Sarebbe ottimo quindi per marcar la biancheria. La scorza fu suggerita come febbrifuga.
XCIII. Pero. Cal. diviso in 5 parti. Petali 5. Pomo proveniente dal ...(?) Cal. con 5. cavità certilaginee, in ciascuna delle quali due o più semi.
131. P. comune. Foglie ovate, dentate, puntite, sopra liscie. Fiori a mazzetti.
Pyrus communis. It. Pero. Ver. Perar.
Fiori bianchi in Marzo ed Aprile. I Peri selvatici raramente si trovano nei nostri boschi e sui monti.
Gli usi del Pero come legno sono pochi, perchè è soggetto a tarlarsi. Si usava un tempo dagli stipettaj, perchè riceve bene la tinta nera. I frutti del selvatico sono austeri, ma molte delle varietà coltivate sono soavissime.
132. P. Melo. Foglie ovate, puntite, dentate, liscie, sotto tomentose, frutti ombellicati sotto e sopra.
Pyrus Malus. It. Pomo. Ver. Pomar.
Fiori bianchi, esternamente rosei. Aprile. Molte varietà coltivansi negli orti. Selvatico è spontaneo nei boschi. Albero.
I frutti acido-dolci sono eccoprotici(?) e refrigeranti. Si usano esternamente in forma di cataplasma nell’ oftalmia, e nelle ulcere putride. Cotti in inverno sono delicati e si usano come pettorali.

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Icosandria Pentaginia. Icos. Poliginia.

Il legno è duro, e serve a molti usi. Il Pomo selvatico fà frutti aspri ed insipidi, che mangiati cagionano dolori di stomaco. Sopra questo molti innestano (Ver. incalmano) le buone varietà, ma spesso non reggono. Converrebbe innestare sottoterra, poi ricalzare l’ innesto di modo che la marza venisse a produr radici. A molti poi non riescono perchè invece del melo selvatico prendono per soggetto lo spin bianco, od altra pianta, che essendo arbusto non cresce egualmente che l’innesto, il quale dopo due o tre anni è costretto a perire.
133. P. Cotogno. Foglie intere, frutti solitarj. Frutti lanuginosi sino alla maturità. Direbbesi meglio cotonosi dal cotone.
Pyrus Cydonia. It. Melo Cotogno. Ver. Codognar, Codognolar.
Fiori bianchi bianco-rosei. Si coltiva negli orti. Albero.
Frutti di grato odore, di sapor acido-austero, astringente, e rinfrescante. Per formar il Cotognato proposto per le debolezze di stomaco si unisce allo zucchero. Si mette nel mosto, che si fà bollire fino alla consistenza di miele per far il cosidetto vincotto, e dà buon odore, e sapor grato. I contadini mangiano i frutti per arrestar le diarree.
XCIV. Rosa. Cal. ovato, diviso in 5. parti, due delle quali per lo più pennate, due liscie ed una mezza pennata. Molti semi ispidi, chiusi nel calice divenuto carnoso baccato.

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Icosandria Poliginia.

134. R. gallica. Caule e pezioli ispido-aculeati. Foglie glandulose al margine, sotto glauche. Frutti quasi lisci.
Rosa gallica. Rosa comune, Rosa d’ orto. Ver. Rosar d’ ogni mese. Off. Flores Rosarum rubearum.
Fiori porporini. Maggio. Se ne coltivano molte varietà negli orti, fra le quali è principalmente quella detta Rosa d’ ogni mese. Frutice.
I Petali volg. foglie del fiore odorose, di sapor ispido, leggiermente astringenti, si usano talvolta nei profluvj. Se ne prepara infuso acquoso, conserva, miele, sciroppo-rosato ed acqua distillata. Quest’ ultima si raccomanda nell’ ottalmia.(?oftalmia)
Osserv. La Rosa centifolia. Ver. Rosa botta. Off. Rosa doppia, Bottoni di rosa, è meno stimata. Se ne raccoglie però i fiori non aperti, che col nome appunto di bottoni di rosa adopransi come astringenti e carminativi. Si coltiva, ma più raramente, e si distingue per avere i frutti ed i peduncoli ispidi.
135. Rosa canina. Caule e pezioli aculeati, gli aculei ricurvi. Fogliette liscie; Tubi dei calici ovati, liscj come i peduncoli. Lacinie dei calici pennato-fesse.
Rosa canina. Rosa selvatica, Rosa di macchia. Ver. Rosa salvadega, Rosa de macchia. Il frutto in Ver. foracûl.
Fiori incarnati. Maggio. Comune nelle siepi. Frutice.
Coi frutti si prepara una conserva astringente; e coi petali

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Icosandria Poliginia.

mediante la distillazione l’ acqua di roselline, che si adopra nelle ottalmie per bagnarsi gli occhi, e nel vajuolo.
Osserv. Sopra la pianta di questa rosa si trova come una specie di spugna che ebbe il nome di Bedeguar, celebrata come astringente per le emorragie, ed a ragione essendo una vera galla prodotta dalla puntura di un insetto, denominato da Linneo Cynips Rosæ; ma al giorno d’ oggi non se ne fà alcun uso.
XCV. Rovo. Cal. diviso in 5 parti, aperto. Petali 5. Semi numerosi, polposi, uniti sopra un ricettacolo comune, componenti una bocca coposta.
136. R. ideo. Caule frutticoso, aculeato. Foglie pennate a cinque o a tre, sotto bianco-tomentose, pezioli canalicolati.
Rubus idæus. It. Lampone, Lampione, Ampomelle. Ver. Fràmbue. Off. Rovo ideo.
Fiori bianchicci in Giugno, negli orti, ove coltivasi. Nel bosco grande sopra Gorizia lo trovai in frutto nel Settembre. Frutice.
I frutti di sapor acidetto-dolce, fragranti, di grato odore sono rinfrescanti. Si raccomandano nelle febbri e nello scorbuto. Se ne prepara sugo, conserva ed aceto.
137. Rovo fruticoso. Cauli frutticosi, come i picciuoli aculeati; aculei ricurvi. Foglie a tre ed a cinque sotto bianco-tomentose;

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Icosandria Poliginia.

fogliette peziolate.
Rubus fruticosus. It. Rogi di Macchia. Ver. Spin de’ more, Russa de more. I frutti more de spin.
Fiori incarnati da Maggio a Settembre. Nelle siepi. Frutice.
Il frutto è un poco astringente. Se ne prepara il sciroppo detto diamoron, che si usa per raddolcire i gargarismi nei mali di gola.
Il Rovo celeste, Rubus cæsius, da noi detto russa, comune nei campi specialmente sabbiosi e ghiajosi, fà frutti neri, coperti come da una polvere finissima celeste, da noi detti omeneti, che sono gratamente aciduli.
XCVI. Tormentilla. Cal. ad 8. divisioni e queste alternativamente minori. Petali 4. Semi quasi rotondi, nudi, rugosi, attaccati ad un piccolo ricettacolo non sugoso.
138. Tormentilla eretta. Caule un poco eretto, ramoso. Foglie sessili ternate, inciso-dentate. Stipule incise.
Tormentilla recta. It. Ver. ed Off. Tormentilla.
Fiori gialli. Giu. e Lug. in tutt’ i pascoli, e nei prati. Perenne.
La radice è un forte astringente e corroborante, ed il decotto si usa contro i flussi del ventre e dell’ utero. La dose è di un’ oncia di radice in una libbra di acqua bollita sino al consumo della terza parte. Questa radice è anche ottima per la concia dei cuoj.

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Icosandria Poliginia.

XCVII. Fragola. Cal. aperto a dieci divisioni alternativamente minori. Petali 5. Ricettacolo seminifero, polposo, baccato, colorato, per lo più caduco.
139. F. mangiabile. Getti lunghi striscianti, pubescenza dei piciuoli apertissima, dei peduncoli avvicinata. Foglie pubescenti. Frutto caduco. Calice infine riflesso.
Fragraria vesca. It. Fraga. Ver. Fragola. Off. Fragraria.
Fiori bianchi. Marzo, Aprile. Comune sul monte, sui margini dei campi, e sia lungo le strade. Se ne coltivano negli orti più varietà. Perenne.
I frutti di sapor acidulo-dolce, d’ odor grato, fragrante, sono eccoprotici e rinfrescanti.
XCVIII. Potentilla. Cal. diviso in dieci parti. Petali 5. Semi nudi attaccati al Ricettacolo arido.
140. P. strisciante. Caule strisciante. Foglie a 5 per peziolo, obovate, dentate, pelosette, peduncoli nelle ascelle di un sol fiore.
Potentilla reptans. It. Cinquefolio. Ver. Fragola mata. Off. Pentaphyllum sen Quinquefolium.
Fiori gialli da Maggio in Autunno, in tutt’ i prati, pascoli, margini dei campi e negli orti. Comune. Perenne.
La radice e l’ erba austere, astringenti si raccomandano nella menorragia, nel flusso di ventre, come pure a cacciare le

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Icosandria Poliginia.

febbri intermittenti. Si dà il sugo spremuto da O. ij a iv. ma raramente si usa ora in medicina.
La Potentilla vernale, che tapezza in primavera tutt’ i pascoli, e perfin i bordi delle strade e dei campi ghiajosi co’ suoi bei fiori gialli, appartiene a questo genere, ma non è d’ alcun uso.
XCIX. Geo. Cal. patente a dieci divisioni, colle alterne minori. Petali 5. Semi che finiscono in una lunga resta geniculata(?) all’ apice, posti sopra un ricettacolo bislungo.
141. G. cittadinesco. Foglie radicali lirato-pennate, cauline ternate, foglioline inciso-dentate. fiori eretti, reste uncinate nude.
Geum urbanum. It. Cariofillata. Ver. Geo. Off. Caryophyllatæ, vel Gei urbani radix.
Fiori gialli, Maggio all’ estate. Sui margini delle campagne e degli orti, nei luoghi ombrosi.
La radice è dotata di un principio astringente con poco oglio volatile, con sapore aromatico, amarognolo, odor fragrante di Garofolo, ond’ è chiamata Cariofillata nelle Spezierie. Ha forza astringente emulante le qualità della China, quindi è utile per allontanar le febbri intermittenti, la dispepsia, la diarrea, l’ amenorrea, la clorosi. La dose della polvere è di dram. j.-ij. Il decotto o piuttosto infuso si fà con O. j di radice

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Poliandria Monoginia.

in (?) j d’ acqua. Si fà anche l’ estratto, e la tintura.
C. Papavero. Cal. di due pezzi caduco. Petali 4. Stilo O. Stimma da 6 a 12. raggi persistente. Casella superiore ovata, bislunga con più fiori sotto lo stimma incompletamente di 6 a 12. camerazioni. Semi numerosissimi, reniformi, aderenti alle pareti della casella col mezzo della placenta.
142. P. Rosolaccio. Caule moltifloro, ispido, di peli aperti. Foglie pennato-fesse, incise. Caselle mezzo-ovate. Stimma a dieci raggi.
Papaver Rhoeas. Papavero selvatico, o erratico. Ver. Papavero, Confenon.
Fiori rossoni o color di scarlatto. I Petali hanno una macchia nera alla base. Annuo. Nei campi specialmente nei frumenti, e negli altri cereali.
I fiori amarognoli, bolliti nell’ acqua entrano come medicamento, conciliano il sonno, muovono un blando sudore. Se ne prepara un sciroppo d’ un bel rosso. Si cava un’ estratto da tutta la pianta, cui i medici attribuiscono vitrù quasi gareggiante coll’opio. I contadini la pangiano in inverno cotta con altre erbe e col papavero dei campi, Papaver Argemone, che trovasi nei campi sabbionosi, ed i cui fiori si adoprano per gli stessi usi del precedente.
    143. P. sonnifero. Foglie abbraccianti il caule, lobate, crenate,

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Poliandria Monoginia.

liscie come il caule, e di color glauco. Caselle globose. Cal. liscio.
Papaver somniferum. Papavero semplice o doppio. P. domestico o coltivato. Ver. Papavero da orto, o P. doppio. Off. Capita papaveri albi et Opium.
Fiori bianchi o porporini. Petali alla base macchiati di porporino scuro. Maggio, Giugno; negli orti coltivato per ornamento.
Pianta fornita di un principio narcotico, volatile unito a gomma-resina, d’ odor tetro viroso, di sapor nauseoso, acre, amaro. Ha qualità narcotica, sudorifera, stimolante, cardiaca.
L’ opio ed il sugo condensato, sorte dalla casella quasi matura si usa internamente negli spasmi e nelle convulsioni, nelle intermittenti prima del parossismo, nella dissenteria atonica, nella diarrea, colèra, tosse, nelle mestruazioni e lochj dolorifici, nelle emorragie, nella podagra, nel reumatismo (dopo il salasso), nell’ asma, nell’ isterismo, nefralgia, cardialgia, ulcere sifilitiche ribelli, cancrena senile. Esternamente si usa in forma di clistere, di fomento, e di lenimento. La dose è di gr. (?)-j-xv al giorno. I suoi preparati sono la soluzione dell’ opio nel vino, o nell’ alcool diluto, l’estratto acquoso, il sciroppo, il decotto dei capi o caselle, varj linimenti ecc.
I semi oleosi hanno qualità dolcificante non narcotica. Gli antichi Romani usavano l’ olio dei semi di Papavero per condire le

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Poliandria Monoginia.

    vivande. Serve l’ oglio anche ai Pittori.
CI. Chelidonio. Cal di due foglie caduche. Cor. di 4 petali. Siliqua senza tramezzo.
144. Chelidonio Maggiore. Gambetti formanti ombrella, Foglie compatte.
Chelidonium Majus. Il. Celidonia. Ver. Cividonia.
Petali gialli. Apreli, Maggio. Negli orti, lungo le strade, e sui muri. Perenne.
Tutta la pianta manda un sugo giallo di odor nauseante, di sapor amaro, acre. Questo sugo leva le impettigini della faccia, e le macchie, distrugge i porri delle mani, come anche le carni fungose dalle ulcere inveterate. Un tempo si raccomandava la radice per le ostruzioni ed il di lei decotto, come aperiente, usavasi nell’ itterizia, nella cachessia, e nell’ idrope. Ora è affatto negletta.
CII. Ninfea. Cal. di 4-5 foglie. Petali molti in più serie di posti, gl’ interni facienti figura di filamenti degli stami. Stimma sessile, peltato, radiato. Bacca superiore secca a molte cavità e molti semi.
145. N. bianca. Foglie ovato-orbicolate, interissime, profondamente cordate alla base, orecchiette avvicinate, ottuse, pezioli cilindrici, Calice a 4. divisioni. Stimma lobato.
Nymphæa alba. It. Nanunfero, Carfano femina, Ranocchiaj doppj, Viola d’ acqua. Ver. Tajeri, Capellazzi bianchi.

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Poliandria Diginia. Pol. Triginia.

Fiori bianchi, odorosi in Mag. e nell’ estate. Nei due laghi di Pietrarossa, e Doberdò, ove pur trovasi la Ninfea gialla.
La radice della Ninfea bianca è vescicatoria ed i suoi fiori trovansi usati in infusione teiforme per le tossi ostinate.
CIII. Peonia. Cal. di 5 foglie. Petali cinque o più. Pistilli 2 a 5. Stilo O. Caselle diverse con semi sferici.
146. P. officinale. Foglie 2. volte pennate, foglioline lobate, lobi lanciolati, lisci. Caselle tomentose, erette alla base, divergenti all’ apice.
Pæonia officinalis. It. Peonia femina. Ver. Peonia.
Fiori rossi in Aprile. Sui monticelli dei Bagni.
La radice fresca è fetente, secca è farinacea ed aspretta. È comandata dagli autori come antispasmodica nell’ epilessia ed altri mali cefalici; ma i moderni non credono a queste virtù.
CIV. Delfinio. Cal. O. Petali 5. Nettario bifido, terminato a corno. Una ovvero tre Caselle.
147. D. Consolida. Nettarj di un sol pezzo, una sola Cor. Caule con rami distesi.
Delphinium Consolida. It. Consolida regale, Fior cappuccio selvatico, o di campo. Ver. Spironella de campo.
Fio. cerulei, violacei, Mag. Lug. nei campi, sulle stoppie, Ver. Steole.
Il sugo espresso dai fiori si stimava un tempo come sommamente oftalmico.

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Poliandria Poliginia.

Osserv. Le spironelle d’ orto a fiori doppi sono il Delfinio Ajace(?).
CV. Clematide. Cal. O. Petali 4-5. Semi con coda.
148. C. eretta. Caule diritto, foglie pennate, foglioline peziolate, ovato-lanciolate, interissime. Fiori terminali pannicolato-corimbosi.
    Clematis recta. It. Flammula, Vitalbina. Ver. Clemate.
Fiori bianchi con 4-5 petali. Maggio a Giugno; nei prati, e nelle siepi. Perenne.
L’ erba coi fiori contiene un principio acre, bruciante e caustico; cosicchè può far le veci dei rubefacienti e dei vescicanti, se si applicano esternamente alla cute. Coll’ infuso delle foglie si fanno lozioni nella psora ribelle. Internamente deve usarsi quest’ erba con cautela. La dose dell’ erba secca coi fiori è di dram. ij-iv. cotti in lib. j d’ acqua, dell’ estratto delle foglie di gr. j-iv.
149. C. Vitalba. Caule sarmentaso, foglie pennate, foglioline dentato-incise, pezioli scandenti, pannicole ascellari.
    C. Vitalba. It. Clematitide. Ver. Biaudinara. Off. Vitalbæ folia.
    Fiori bianchi. Giugno, Luglio. In tutte le siepi. Perenne.
Si usa per legar fascj, ed i giovani getti si mangiano cotti come gli urtizzoni.
L’ erba è acre e corrosiva, ed applicata alla pelle produce vesciche. Col sugo misto all’ oglio si medica la psora.
150. C. Viticella. Foglie composte ed arcicomposte. Foglioline ovate, spesso lobate, intere. Caule scandente.
    Cl. Viticella. It. Vitalbino, Vitalba. Ver. Biaudinara negra.

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Poliandria Poliginia.

    Fiori pavonazzi. Maggio, Agosto. Nelle siepi.
CVI. Elleboro. Cal. diviso in 5. o più parti, colorato. Nettarj bilabiati tra il calice e gli stami. Casella con molti semi.
    151. E. verde. Rami biflori, fogliati, foglie ditate con denti a sega.
    Helleborus viridis. It. Erba nocca. Ver. Eleboro, Leboro.
Fiori verdi. Marzo, Ag.to, sui monti, comune specialmente nei monticelli dei Bagni.
Le fibre della radice sono più amare, nauseanti e più acri di quelle dell’ Elleboro negro, i cui usi sono come drastico-catartico, menagogo, antelmintico, deostruenti per le malattie che hanno origine dalla malinconia. La cui dose in polvere è di gr. iij-x-xxx. due o tre volte al giorno; dell’ estratto da gr. x a dram. ø. Il decotto si fà con dram. iij di radice in lib. j d’ acqua o di vino. Usasi anche per far setoni in veterinaria.
Oss. Non si usano molto per buona sorte in medicina essendo piante sospette si uno che l’ altro; e tanto più conviene usar cautela, perchè nelle Spezierie non si trova d’ ordinario che il verde invece del negro, perchè trovasi più comunemente.
CVII. Ranuncolo. Cal. di 5 foglie. Petali 5 o più con squammette nettarifere verso l’ attaccatura. Frutti ovati, bislunghi.
152. R. Scellerato. Foglie liscie, le radicali a tre lobi trilobulati, ottusamente subincisi, cauline tripartite, con lacinie bislungo-lineari, quasi integerrimi. Frutti bislunghi.
Ranunculus Scelleratus. It. Ranoncolo palustre, Erba sardonia. Off. Erb. sardòa.
    Fiori gialli, da Maggio in estate, nei ruscelli, e nei fossi palustri, ai

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Poliandria Poliginia. Didinamia Ginnospermia.

    Bagni, alla Marcilliana, a Bistrigna etc. Annuo.
Specie assai terribile, la più venefica di tutti i Ranuncoli. Infesta all’ uomo ed agli animali. Infiamma il ventricolo con corrosione; produce convulsioni e stiramenti di bocca, per il che apparisce che i malati ridano, e però fu detta Apium visus, ed erba sardòa, d’ onde il riso sardonico.
I bellissimi ed eleganti Ranoncoli d’ orto, che appartengono a questo genere, e spettano al Ranunculus asiaticus Linn. vennuti dall’ Oriente son poco coltivati tra noi.
153. R. campereccio. Caule ramoso, dritto, foglie liscie, le primordiali dentate all’ apice, le radicali tripartite, le cauline molto fesse coi segmenti lineari. Semi aculeati.
    R. arvensis. It. Ranuncolo de’ campi, Lappo. Ver. Taca calze.
Fiori gialli. Mag. Giu. Nei campi tra i cereali, e coi semi nelle stoppie dopo il frumento.
    Specie molto velenosa il cui antidoto è l’ aceto.
Oss. Molti altri Ranuncoli del paese sono egualmente pericolosi, anche quello a fior doppio chiamato spilla d’ oro in Italiano, e Pensieri zali in vernacolo è sospetto. Esso è il Ra. repens Linn.
CVIII. Glecoma. Cal. in 5. parti. Cor. angusta nella fauce. Ciascuna copia della antera disposta in croce.
154. G. Ocracca. Tralci distesi per terra, che portano foglie uniformi, intaccate, fiori ascellari.

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Didinamia Ginnospermia.

    Glecoma hederacea. It. Ver. Edera terrestre. Off. Hedera terrestris.
Fiori violacei, Marzo, Ag.to, nelle siepi e sui margini dei campi. Perenne.
Erba amaricante si comanda nel catarro cronico, e nella tabe ulcerosa per promuovere l’ espettorazione. Si usa infuso col latte, e l’ estratto si unisce spesso con altri medicamenti.
CIX. Menta. Cor. un poco più lunga del calice a 5. divisioni, a 4. lobi quasi eguali; il lobo superiore più largo, intaccato. Stammi dritti, distanti.
155. M. verde. Foglie sessili, lanciolate, puntite, cuneate alla base, acutamente dentate, liscie da ambe le parti. Spighe cilindriche, interrotte. Brattee setacee, e denti calicini subirsuti.
    Mentha viridis. It. Menta comune, M. d’ orto. Ver. Mentuzza.
    Fiori porporescenti in estate; si coltiva negli orti. Perenne.
Le foglie sono fornite d’ un olio volatile, d’ odore fragrante, di sapor aromatico, acre, amarognolo, con senso di freddo. Sono stimolanti, carminative, emenagoghe. Si raccomandano nella cefalalgia, nell’ isterismo, anoressia; esternamente nei dolori degli arti per ispasimo, nei tumori freddi. La dose dell’ infuso è di O. j in una lib. d’ acqua. Se ne prepara oglio volatile, alcool, conserva, e sciroppo.
Oss. Abbiamo molte specie di menta, che hanno ad un di presso le stesse proprietà più o meno intense; fra le quali il Pulegio.
CX. Lavanda. Cal. ovati, coperti da brattee, e disposti in spiga. Stami entro il tubo della Corolla arrovesciata, limbo a 5. lobi.
    156. L. Spigo. Foglie sessili, lineari-lanciolate, col margine rivolto

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Didinamia Ginnospermia.

    indietro. Spighe nude, interrotte. Brattee ovate, puntite.
    Lavandula Spica. It. Spigo selvatico, S. domestico. Ver. Lavanda.
    Fiori cerulescenti. Giugno, Luglio; si coltive negli orti.
I fiori contengono olio volatile in copia, hanno odor fragrante, sapor amareggiante. Si raccomandano come stimolanti e nevini nelle paralisi, afonia, balbuzie. Se ne prepara oglio volatile, acqua alcool e tintura.
Suol mettersi tra la biancheria, e col suo olio si ungono i lucignoli delle candelle per accendersi presto, e fare una quasi istantanea illuminazione.
CXI. Teucrio. Corolla, il cui tubo è senza labbro superiore, ed aperto nel principio, per dove escono fuori gli stami.
157. T. Scordio. Caule diffuso, cotonoso. Foglie ovato-bislunghe, sessili, dentate, pubescenti. Fiori ascellari quasi gemelli peduncolati.
    Teucrium Scordium. It. Ver. Scordio.
Fiori porporini Giug. ad Agosto ne’ luoghi paludosi, vicino ai Bagni. Perenne.
L’ erba che ha odor d’ aglio, sapor aromatico, amaro, acre, ha luogo tra i medicamenti stomatici, antalmintici. Con essa si prepara l’ Olettuario(?) diascordio detto di Fracastoro, il qual medicamento si fà di troppe qualità di erbe.
158. T. Camedrio. Cauli villosi, quasi prostrati, foglie peziolate, cuneiformi-ovate, inciso-dentate. Fiori quasi terni.

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Didinamia Ginnospermia.

T. Chamædris. Querciola, Trissaggine. Off. Camedrio primo. Ver. Camedrio.
Fiori porporescenti. Giug. Lug. Ag. Nelle siepi, lungo le strade. Perenne.
L’ erba aromatica, amara è molto giovevole contro le febbri intermittenti. Il decotto di quest’ erba si fà con O. ss-j in lib. j d’acqua, somministrato due volte ogni giorno.
CXII. Ajuga. Corolla labiata, labbro di sopra piccolissimo. Stami più lunghi del detto labbro.
159. A. strisciante. Tralci striscianti, foglie bislungo-ovate, ottusamente dentate, peziolate, un poco liscie.
Ajuga reptans. It. Bugula, Consolida media, Morandola, Erba mora, Ver. erba bruna.
Fio. cerulei, raramente porporini. Aprile, nei prati, nei pascoli, e lungo le strade.
L’ erba amara, aspra si commendava* molto una volta contro il flusso di ventre, e contro la leucorrea. Or si trascura. I contadini usano le foglie per medicar le piaghe.
160. A. camepiti. Caule diffuso, villoso. Foglie radicali, spatolate, quasi dentate, cauline trifidi. Fiori ascellari, solitarj, più brevi delle foglie.
    A. Chamæpitys. Iva artetica, Off. Iva arthetica. Ver. Iva artetica.
Fiori gialli da Aprile a tutta la State, nei luoghi aridi, ghiajosi, e nelle stoppie dei campi. Annua.
Erba amara ed aromatica, volg. detta artritica, perchè si medica con essa l’ artritide, e la podagra. Si giudica inoltre buona a medicar i mestrui.

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Didinamia Ginnospermia.

CXIII. Leonuro. Antere coperte di punti splendenti. Labbro di sopra della corolla fatto a cucchiajo, peloso.
161. L. cardiaca. Foglie inferiori cuoriformi, quinquelobe, superiori vicine ai ferticilli ovate, trilobe.
    Leonurus cardiaca. It. Ver. ed Off. Cardiaca.
L’ erba amara, d’ odor pungente, ingrato si usava un tempo in clistere per le palpitazioni di cuore, onde le venne il nome di cardiaca. Ora appena si conosce.
CXIV. Betonica. Calice restato. Il labbro superiore della Corolla voltato in sù, appuntato, il tubo cilindrico.
162. B. officinale. Foglie cordato-bislunghe con denti rotondi. Spiga interrotta. Labbro superiore intiero, il lobo di mezzo del labbro inferiore intaccato. Calici superiormente irsuti.
    Betonica officinalis. It. Ver. Off. Betonica.
    Fiori porporini, Giugno, Luglio. Nei prati. Perenne.
L’ erba di poco odore, oscuro, sapor acre, amaro si giudicava un tempo fornita di mirabili virtù, ora di rado si usa in medicina. Le radici sono nauseose e purgano violentemente il corpo. È adoperata per fumarsi come il tabacco.
CXV. Stachida. Cal. angoloso con 5 denti, puntito. Cor. labiata con tubo breve, sopra fornicata, intaccata, sotto a tre lobi coi lati riflessi, il lobo di mezzo intaccato. Stami dopo la deflorazione riflessi ai lati.
163. S. annua. Caule retto, ramoso, un poco pubescente. Foglie peziolate, ovato-lanciolate, trinervi, liscie. Verticilli riflessi.

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Didinamia Ginnospermia.

    Stachis annua. It. Erba strega. Ver. Erba orcara. Off. Hb. sideritis.
Corolla bianca, barba gialliccia. Lug. Agosto. Nei campi, nelle stoppie. Annua.
Erba aspra, astringente di nessun uso in medicina. I contadini piuttosto superstiziosamente che altro la usano lavande o per fomenti nelle doglie reumatiche o d’ altra natura.
CXVI. Nepeta. Labbro inferiore della corolla fatto a cucchiajo, e dentellato. Fauce curva. Stami avvicinati.
164. N. cataria. Foglie cuoriformi, con denti a sega, velutate. Spiga composta di verticilli.
Nepeta Cataria. It. Erba gattaria. Ver. Gattaria. Off. Herba cataria.
Fiori cenericci. Giugno a 7bre; lungo le strade, e sui margini dei campi. Perenne.
L’ erba di odore ircino, di sapor nauseante amaro si usava un tempo nell’ isterismo e nella clorosi; ora è trascurata. I Gatti amano questa pianta, che fiutandola vi fanno sopra dei capitomboli e delle smorfie ridicole.
CXVII. Satureja. Cal. con 5. denti, striate. Cor. a 5 lobi quasi eguali. Stami distanti.
165. S. Montana. Folgie lineari-lanciolate, interissime, puntite. Peduncoli quasi gettati da una sola parte. Segmenti del calice puntiti, acuminati.
Satureja montana. It. Santoreggia, Coniella, Peverella, Erb. acciuga. Ver. Isopo.
    Fiori bianchi, od un poco rossicci. Agosto,7bre. Comune sui monti.

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Didinamia Ginnospermia.

    Suffrutice.
Gli antichi Scrittori la consideravano come stimolante, e Dioscoride la prescriveva nei cibi. Fà tra noi le veci dell’Issopo, che è fornito di un’ oglio volatile, e d’ un principio estrattivo, come stimolante. Stomatica.
Oss. I nostri contadini, che vanno al Monte Santo ne riportano a casa come se non fosse comune nelle cretaje sui nostri monti.
CXVIII. Marrubio. Cal. imbutiforme con dieci costole. Casella col labbro di sopra lineare, bifido.
166. M. volgare. Caule dritto, lanato. Foglie rotondato-ovate, dentate, rugoso-venose, biancheggianti. Denti calicini dieci uncinati.
    Marrubium vulgare. It. Marrobio. Ver. Marubio. Off. Marrubio.
Fio. bianchi. Mag. in estate, lungo le strade, nei villaggi comune. Perenne.
L’ erba di odor grave, di sapor amarognolo, ingrato, si giudica utile nell’ asma pituitosa, nell’ itterizia, nella clorosi. Si fà colle foglie infuso o decotto; ridotta in polvere e mangiata ammazza i vermi.
CXIX. Verbena. Cal. con 5. denti, uno dei quali troncato. Corolla fatta a imbuto, e curva. Due ovvero 4. semi.
167. V. officinale. Caule diritto, foglia molto fasce(?), dentate. Spiche filiformi pannicolate.
Verbena officinalis. It. Erba crocetta, E. crocina, E. croce, E. grana.Ver. Vermèna Off. Verbena, Erba sacra.
    Fiori celesti, o un poco porporini. Luglio, Agosto. Lungo le strade.

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Didinamia Ginnospermia.

    specialmente nei villaggi comunissima. Perenne.
Erba senza odore, leggiermente astringente, ed amarognola, di nessun uso, così noi. Un’ autore però ci dice: fra le tante virtù in gran parte superstiziose, che fu creduto contener questa pianta, la più ricevuta è di essere astringente e vulneraria. Applicata in empiastro è rissolvente, ed utile nelle ostruzioni e nell’ itterizia.
L’ Aloisia o Erba cedrina, Ver. Luigia, originaria del Chilò(?) e di Bonaria(?), che si coltiva negli orti è un frutice coltivato pel suo grato odore e che appartiene a questo genere. L’ infusione delle foglie si può bere come il thè, e le sue foglie si mettono tra la biancheria, che le dà un grato odore.
CXX. Timo. Cal. labiato e chiuso da peli nella fauce.
168. T. Serpillo. Cauli striscianti. Foglie piane ovate o bislunghe, ottuse, ciliate alla base. Fiori in capolino.
Thymus Serpyllum. Sermollino selvatico. Ver. Timo salvadego. Off. Serpyllum.
Fiori porporescenti. Maggio, Agosto. Nei pascoli, nei prati, e sui margini dei campi. Perenne.
L’ erba fornita d’ olio volatile, di odor forte aromatico, di sapore aspretto è stimolante e nervina. In alcuni paesi si usa l’ erba disseccata e ridotta in polvere per mettere sopra alcune paste, come i Raviuòli. Ver. Rufiòi, Calzoni, Strucoli ecc.
Il Timo volgare, che si coltiva negli orti, ha quasi le stesse virtù, e piuttosto più forti.

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Didinamia Ginnospermia.

CXXI. Prunella. Filamenti forcati in una punta dei quali è attaccata l’antera. Stimma bifido. Labbro superiore della Corolla concavo.
169. P. volgare. Caule ascendente, foglie peziolate, bislungo-ovate, con denti a sega. Spiga folta.
Prunella vulgaris. It. Brunella, Consolida minore. Ver. Erba bruna. Off. Consolida minor.
Fiori cerulei, raramente porporini o bianchi. Luglio, Settembre, nei pascoli lungo le strade e negli orti. Perenne.
L’ erba alquanto astringente ha avuto gran credito come vulneraria, diffatti i nostri contadini la usano ancora per medicar le piaghe. Si usò internamente ed esternamente e perciò si è acquistata il nome di consolida minore.
CXXII. Origano. Fiori in spiga densa, o strobilo, per lo più tetragono.
170. O. volgare. Foglie ovate. Fiori in spighe rotonde formanti corimbo o mazzetto.
Origanum vulgare. It. Regamo, Acciugiero. Ver. Mezzorana salvadega o Majaròn salvadego. Off. Origanum vulgare.
Fio. porporescenti, brattee rosse. Giug. Ag. negli sterpi, sui margini dei campi, lungo le strade. Perenne.
L’ erba abbondante d’ olio volatile, d’ odor forte, grato, di sapor aromatico, amarognolo, subacre, è stimolante e nervina.
    171. O. Maggioranoide. Caule suffruticoso. Foglie peziolate,

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Didinamia Ginnospermia.

elittiche tomentose. Spighe molte subrotonde, glomerate, peduncolate.
Origanum majoranoides. Wildenow. It. Amaraio, Maggiorana, Persa Samsuco(?). Ver. Majaron, Mazzorana. Off. Majorana.
Fiori bianchi. Luglio, Agosto. Pianta, di cui s’ ignora la patria, ma che si coltiva negli orti per condimento delle vivande, e da tutte le nostre contadinelle per ornamento. Suffrutice.
L’ erba contiene un’ olio volatile copioso, d’ odor soave, grato, di sapor aromatico. Si presta nei mali atonici e convulsivi come stimolante ed amica dei nervi. Se ne prepara olio volatile.
Osserv. A questa specie appartiene il nostro Majaron, e non all’ origanum majorana Linn. c’ è annuo, proprio del Portogallo e della Palestina che coltivato anche in vaso, e nella stufa(?) non vive da un’ anno all’ altro come il nostro, che si conserva in piena terra più anni di seguito.
CXXIII. Melissa. Cal. sopra piano. Labbro di sopra della Corolla fatto a cucchiajo, bifido. Labbro inferiore cuoriforme.
172. M. officinale. Caule ramoso; Folgie ovate, acutamente dentate, verticilli dimezzati; brattee elittiche.
Melissa officinalis. It. Cedronella. Ver. Naranzeta. Off. Melissa citrata, sive hortensis.
Fiori bianchicci, e giallognoli, talvolta pallidamente incarnati. Lug. Agosto. Lungo le strade ombrose, negli orti, e nelle siepi. Perenne.
L’ erba contenente un’olio volatile spira soavissimo odor di cedro prima di metter fusto,e perciò devesi in quel tempo raccogliere.

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Didinamia Angiospermia.

Si presta come leggiermente stimolante ed antispasmodica nell’isterismo, nella palpitazione del cuore, nei morbi convulsivi. Si preparano infuso, acqua distillata, alcool, oglio volatile.
CXXIV. Eufrasia. Cal. ragolare a 4. divisioni. Cor. tubulosa, bilabiata, labbro superiore intaccato, inferiore trilobo, eguale. Antere inferiori spinose alla base. Casella ovata, compressa, a due vacui(?) semi striati.
173. Eufrasia officinale. Caule ramoso, dritto; Foglie ovate, ottusamente dentate. Fiori ascellari, alterni, quasi spigati; i lobi del labbro inferiore della corolla smarginati.
    Euphrasia officinalis. Eufrasia. Ver. Eufrasia. Off. Euphrasia.
Fiori bianchi, lineati di porporino, col palato giallo, d’ estate, comune nei prati. Annua.
Questa pianta, e l’ acqua che se ne stillava, hanno avuto gran credito per le malattie degliocchi, credendosi che migliorassero la vista, ma presentemente sono dimenticate.
CXXV. Scrofularia. Cal. diviso in 5. parti. Cor. globosa col labbro di sopra trifido. Casella con due cavità, bivalve, appuntata.
174. S. nodosa. Caule angulato, eretto. Foglie opposte, peziolate, cordato-lanciolate; dentate a sega, acute con tre nervi alla base. Fiori racemoso-pannocchiati. Radice tubercolosa schiacciata.
Scrophularia nodosa. Millemorbia, Scrofolaria maggiore. Ver. Erba de vermi, Erba grinta.
Fiori scuro-porporini. Giugno e l’ estate. Sui margini dei fossi, nelle siepi ombrose; è coltivata negli orti. Perenne.

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Didinamia Angiospermia.

Ha ricevuto il nome dalle scrofole, che con essa si medicavano, usandosi pesta col mele e col buttiro, ed era celebrata un tempo sì per le scrofole, che pei tumori emorroidali, ma Allioni(?) ed altri medici protestano essersi inutilmente usato questo rimedio. Le nostre contadine fanno collanne colla radice infilzata, che applicano al collo dei fanciulli coll’opinione di liberarli dai vermi.
175. S. acquatica. Caule diritto, alato, foglie opposte, cordato-ovate, ottuse, crenate, scorrenti lungo il peziolo, racemi terminali.
S. acquatica. It. Scrofolaria. Ver. Erba de vermi. Off. Scrophularia aquaticæ folia.
Fiori scuro-porporini. Giugno all’estate; nei ruscelli, e nei fossi d’ acqua. Bienne, e Perenne.
Le foglie con debole odor fetido, sapor amaro, usate coll’ infuso di senna correggono il di lei sapor nauseante. Ha a un di presso le qualità dell’ antecedente.
CXXVI. Bignonia. Cor. accampanata nella fauce, e divisa in 5 parti nel lembo. Siliqua divisa in due cavità. Semi compressi con ala membranacea.
176. B. Catalpa. Fusto arboreo, foglie semplici, ternate, od opposte, cordate, puntite, interissime. Fiori pannocchiuti, terminali.
    Bignonia catalpa. It. Ver. Off. Catalpa.
Fiori pallido-incarnati, di odor soave. Stami per lo più due, spesso cinque. Giugno. Luglio. Originaria della Carolina, si coltiva in molti luoghi nei pubblici passeggi. Albero.

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Didinamia Angiospermia.

Le silique sono raccomandate nell’ asma convulsiva. Si fà decotto con mezz’ oncia di silique sennate, poste in lib. j. d’ acqua alla rimanenza di due terzi. Si prende in tre volte o più nella giornata. Da 20 anni a questa parte questo rimedio, che era nuovo e di moda è andato già in dimenticanza.
CXXVII. Antirrino. Cal. di 5. foglie. Corolla mascherata con sprone(?) nella base. Casella di due cavità, e che si apre nella cima.
177. A. Cimbalaria. Liscio con cauli procumbenti(?), foglie alterne, peziolate, cordate a 5. lobi. Fiori ascellari, solitarj, peduncolati.
Antirrhinum Cymbalaria. It. Cimbalaria, Erba piattella. Ver. Erba bezza(?).
Fiori violetti col palato giallo. Da Aprile all’ autunno. Sui muri. Perenne.
Le foglie fresche, mangiate coll’ aceto sono raccomandate dal Mattioli per gli scoli bianchi dell’ utero. Dai nostri si usano per ammollir i calli.
178. A. Linaria. Caule eretto spigato. Foglie lanciolato-lineari, folle(?). Calici liscj più brevi dello sperone.
A. Linaria. It. Osiride, Linajola gialla, Abrotine(?) selvatica. Ver. Linagin(?).
Fiori gialli, col palato color di zafferano. Per tutta la State, lungo le strade comune. Perenne.
L’ erba d’ odore ircino, urinoso, di sapore amarognolo, si comanda come diuretica nell’ itterizia, e nell’ idrope.
CXXVIII. Vitice. Calice con 5. denti. Corolla divisa nel lembo in sei parti. Bacca con 4. semi dal Calice.
    179. V. Agno casto. Foglie digitate a 7. od a 5. per peziolo,

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Tetradinamia Siliculosa.

lanciolate, interissime. Spighe verticillato-pannocchiute.
Vitex Agnus castus. It. Agno casto, Albero del pepe, Pepe de’ monaci. Ver. Pevar mat. Off. Agno casto.
Fiori porporini, violacei, o bianchicci. Luglio, Agosto. Nella sabbia sulla riva della marina. Frutice. Sotto la cernizza di Duino sul mare ho trovato però tre o quattro grossi alberi di questa pianta.
Ai semi d’ agno casto, d’ odor nidoroso(?), tetro, di sapor acre calido fu un tempo attribuita la virtù di reprimere lo stimolo venereo, ma contenendo un principio acre, aromatico sembrano piuttosto eccitere quello stimolo. Ho veduto dei bastoni di questo legno portati dai Cappuccini, prima della loro soppressione, e domandando il motivo perchè davano ad esso la preferenza, mi rispondevano che aveva la proprietà di non lasciar stancare chi camminava con essi. Ecco un’annedoto da aggiungersi alla storia delle fantasie e superstiziose e dei pregiudizi.
CXXIX. Coclearia. Siliquetta marginata, rigonfia, quasi scabra, puntita mediante la stilo. Valve gobbe, ottuse.
180. C. armoraccio. Radice lunga, carnosa. Cauli retti, corimbosi. Foglie radicali oblunghe, ottusamente dentate. Cauline lanciolate dentate, od incise. Siliquette elittiche.
Coclearia armoracia. It. Rafano rusticano, Crenno. Ver. Cren.
Fiori bianchi per lo più abortivi. In Maggio. Si coltiva negli orti. Perenne.

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Tetradinamia Siliculosa.

La radice contenente un principio acre, volatile è antiscorbutica, e rubefaciente. Si comanda nella cachessia(?), nello scorbuto, nella parafonia, raucedine. La dose della radice fresca, raschiata, o grattuggiata è di scrup. j-ij; del sugo spremuto di dram. j bevuto col vino. Se ne preparano anche acqua distillata, infuso acquoso, e sciroppo. Per me dopo quella di V. Bernardo la credo la miglior delle salse.
CXXX. Lepidio. Cal. Patente. Petali eguali; siliquetta smarginata, cordata, od ovata, non smarginata, convessa, con valvole carenate. Semi numerosi senza margine.
181. L. coltivato. Caule diritto. Semi senza spine, foglie bislunghe, variamente tagliuzzate. Siliquette orbicolate, alate.
    Lepidium sativum. It. Nasturzio ortense, Agretto. Ver. Agreto.
Fiori bianchi. Aprile, Maggio. Coltivasi negli orti, ma una volta seminata si riproduce da se, se si lasciano maturar i semi. Annua.
L’ erba ed i semi forniti d’ un principio acre piuttosto debole, si comanda come antispasmodica e diuretica, nello scorbuto, e nell’idrope. La coltivo in orto per mangiarla in insalata colle cosidette mescolanze cappuccine; e nasce spontanea.
CXXXI. Tlaspi. Siliquetta incavata, cuoriforme a rovescio con molti semi. Valve a navicella con prominenza lungo la carena.
182. T. borsa pastore. Siliquette cuoriformi a rovescio, triangolosi. Foglie della radice pennato-fesse; cauline bislunghe, sagittali, amplessicauli.

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Tetradinamia Siliquosa.

Thlaspi Bursa Pastoris. It. sacco montagnolo. Ver. Borsa del pastor.
Fiori bianchi dalla Primavera in Autunno, comunissima nei campi, lungo le strade, negli orti. Annua.
L’ erba, che ha qualità astringente, era lodata molto, ora nessun la guarda.
CXXXII. Rafano. Calice chiuso. Siliqua nodosa o articolata.
183. R. domestico. Foglie fatte a lira, scabre. Silique cilindrico-coniche torose(?), con due cavità appena più lunghe del peduncolo.
Raphanus sativus. It. Radice, Rafano, Ramoraccio, Ramolaccio, Ravanello bianco, rosso, nero ecc. Ver. Ravanel bianco, nero, R. d’ ogni mese.
Fio. porporino-violacei, raramente bianchi. Mag. Giu. Si coltivano molte varietà negli orti per mangiar le radici. V’ è anche una varietà detta Rafano della china, R. oleifero dai semi del quale si estrae l’ oglio per lumi. Annuo.
Oss. Si potrebbero usare le varietà come il Crenno. Nei paludi salsi e sulla riva della marina trovasi anche il Rafanastro, R. Raphanistrum Lin. che non si usa.
CXXXIII. Erisimo. Cal. connivente, chiuso. Petali unguiculati, col lembo obovato, interissimo. Disco del germe con due glandole, entro i stami brevi. Stimma con capolino. Siliqua colonnare esattamente di quattro facce o tetraedra.
184. E. officinale. Foglie runcinate, e caule diritto, ramoso, peloso. Silique accostate al caule, subulate.
Erysimum officinale. It. Erisamo, Erba cornacchia. Ver. Vermena zala, Erisemo.

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Tetradinamia Siliquosa.

Fiori gialli piccolissimi, da Maggio all’ Autunno. Lungo le strade e negli orti. Annuo.
L’ erba fu lungamente celebrata come diuretica, antiscorbutica, espettorante. Se ne fà siroppo col sugo dell’ erba fresca, che egregiamente opera nella parafonia e raucedine.
CXXXIV. Cheiranto. Cal. bislungo, connivente, chiuso. Fogliette due gobbe alla base. Disco del germe avente di quà e di là un dentello glandoloso. Stimma bifido. Siliqua lunga, compressa, quasi tetragona, dentata in cima; semi piani.
185. C. Cheiri. Caule suffruticoso, Rami angolosi, Foglie lanciolate, interissime, puntite, pelose, o liscie, silique lineari, i lobi delle stimmi ricurvi.
Cheiranthus Cheiri. It. Leucojo giallo, Violaciocca gialla sempia(?). Ver. Violar zalo. Off. Fl.(?) Cheiri, Viola lutea, Leucojum aureum.
Fiori gialli, varianti in più o meno carico. Aprile. Si coltivano specialmente le varietà a fior doppio per la loro bellezza, e per l’odore. Suffrutice.
I fiori odorosi grati si usavano un tempo in medicina per l’ amenorrea, l’ itterizia, la fisconia(?) addominale. Ora sono fuori di uso tra noi, e solo in alcuni rari luoghi gli Speziali li infondono nell’ olio, che dicesi olio di viole gialle pei tagli.
186. C. bianchiccio. Caule alla base suffruticoso, cretto, ramoso. Foglie lanciolate, interissime, ottuse, bianchiccie. Silique compresse, i lobi dello stimma ingrossati.
    C. incanus. Violaciocche bianche semplici, V. rosse carnicine,

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Tetradinamia Siliquosa.

pallide grigiolate, screziate. Leucijo bianco. Ver. Violar rosso. Var a fior doppio, e di molti colori.
Fiori rossi principalmente, ma variano dal bianco candido al rosso più scuro. In Mag. e nell’ estate. Coltivato generalmente ad uso di ornamento. Suffrutice.
CXXXIV. Brassica.(?)Cal. connivente, gobbo alla base. Disco del germe con 4. glandole alla base. Siliqua gracile, composta, o tetragona. Intermezzo un poco più lungo delle valve. Semi sferici.
187. Brassica coltivata. Rad. caulescente, rotonda, carnosa. Tutte le foglie glauche. o bianchiccie per una specie di polvere; quasi carnose, crespe, rotonde o lobate, molto liscie.
    Brassica oleracea. It. Cavolo. Ver. Verza.
    Fiori giallo-pallidi. Mag. Giu. Si coltivano le seguenti varietà:
B. Acephala. Cavolo arboreo, C. di pastura. Ne ho veduto una sol volta qui, ma in Cargna e nell’ Istria se ne fà molto uso. In alcuni paesi si coltiva per far mangiar le foglie agli animali, per qual oggetto si và sfogliandolo secondo che ha foglie.
B. bullata. It. Verza, Cavolo, Verzotto. Ver. Verze, Verze Cappuccine, Verze cinquantine, Verzette di Vienna, V. rizze.
B. capitata. Cappuccio, Cavolo, Cappuccio bianco e rosso Ver. Capuzo.
    B. botrytis alba. Cavolo fiore. Ver. Caulo fiore.
B. botrytis viridis. Broccolo, B. pavonazzo, Cavolo broccoluto, C. ramoso. Ver. Broccolo paonazzo, B. veronese.

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Tetradinamia Siliquosa.

B. Caulorapa. It. Cavolrapa verde, pavonazzo. Ver. Caula rava, che sono più o meno coltivate, e si mangiano in diverse maniere, essendo alimento grato e sano.
Oss. La brassica campestre, che dà olio, e che coltivasi alcun poco tra noi, è la Brassica campestris Linn. e dicesi in italiano e Ver. Rapa selvatica, e Colsat, di cui è varietà la brassica Napo. It. Cavolo Navone, C. rapone, Rutabaga. Ver. Verza rava, ben distinta dalla Caula rava, che fa una specie di ingrossamento sopra terra, da cui partono le foglie, mentre la verza rava fà una specie di rapa in terra, che si mangia pure, e serve ad uso di nutrimento del bestiame. Ver. vansai(?) mati la varietà spontanea che trovasi nei campi.
188. Brassica rapa. Rad. sotto il collo carnosa. Foglie radicali lirate, prive di polvere glauco, setoso-scabre, cauline medie incise, superiori intierissime, liscie.
B. Rapa. It. ed Off. Rapa rotonda, R. domestica, R. schiacciata, Turnepi(?). Ver. Ravo tondo.
    (b) B. Rapa radice oblonga. It. Rapa longa. Ver. Ravo.
Oss. Le Rape tonde non sono per noi, che una varietà della lunga, poichè riseminate qui le tonde, ritornano alle lunghe dopo due o tre anni, onde si vede, che i nostri terreni e il nostro clima sono per le lunghe.
Le Rape sono bechiche, pettorali; la loro decozione(?) e sciroppo j impiegano con succeso nelle tossi catarrali, nell’ afonia occasionata da violenta tosse, nell’ asma pituitosa, nella tisi polmonare confermata od incipiente. Il sciroppo si prepara

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Tetradinamia Siliquosa.

facendole quocere sulla brace, spremendone il sugo, che si chiarifica col bianco d’ uovo. In seguito si fà fondere a bagno maria in lib. j di succo chiarificato, lib. j ¾ di zucchero candito, e si ottiene il sciroppo di rape, ch’ è trasparente di color giallastro d’ odor leggermente aromatico, e di sapor assai dolce. La dose è da O. ss-ij solo, od in soluzione con O. V. d’ acqua. Il sugo di rapa dolcificato col mele è impiegato in gargarismi, e calma il dolore delle afte della bocca. La loro polpa è risolutiva ed emolliente, che s’ impiega in forma di cataplasma contro le ulcere.
189. B. Eruca. Caule irsuto, Foglie lirato-pennatofesse, lobi dentato-acuti, peduncoli più corti del calice.
B. Eruca. It. Ruca, Ruchetta, R. domestica. Ver. Rucola. Off. Er. semen et folia.
Fiori bianchi o gialli, dipinti sempre con vene nericcie. Aprile, Maggio. Si coltiva negli orti per mangiarsi in insalata da chi non spiace il suo grave odore. Annua.
L’ erba è acre, e pesta puzza. I semi hanno sapor acre, forte quasi come la Senape. Anticamente si mangiava come stimolante, come può conoscersi da Ovidio e da Marziale.
CXXXVI. Sisembro. Cal. e Cor. aperti con unghia breve. Siliqua lunga, un poco rotonda. Valve erette, non elastiche col tramezzo un poco più lungo di esse.
190. S. Nasturzio. Cauli prostrati, striati. Foglie pennate, foglioline ovate, quasi cordate, repande, coll’ impari

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Tetradinamia Siliquosa.

    maggiore. Silique inclinate, quasi eguali al peduncolo.
Sisymbrium Nasturtium. It. Sisembro acquatico, Crescione, Nasturzio acquatico. Ver. Salata de roja, Cresson, Nastrazzo, Rucula d’acqua.
Fiori bianchi, Maggio ed in Estate, nelle fontane, nei ruscelli, e luoghi acquosi. Perenne.
L’ erba contiene un principio acre, ha sapor acre, amarognolo, pesta sparge un odor pungente. Si raccomanda nello scorbuto, e nelle costipazioni. Il sugo si dà alla dose di O. ij. Si prepara anche la conserva. Inoltre si mangia in aceto, e col sapor acre fà appetire i cibi.
190.bis. S. Murale. Fusti ascendenti, quasi senza foglie, le radicali lanciolate, dentate, o lirate, liscie. Silique quasi sessili. Stilo breve filiforme.
    S. Murale. It. Eruca selvatica. Ver. Rucola salvadega. R. de campo.
Fiori gialli da Giug. a 7.bre. Comune nei campi tra il formentone. Annua.
Foglie piuttosto acri. Si mangia dai contadini con olio ed aceto, o come dicesi in insalata. Ha le proprietà del Nasturzio acquatico.
Osservazione. Sulla riva della marina trovasi il Sisymbrium tenuifolium, che frequenta anche i luoghi ghiajosi e può mangiarsi come il murale, da cui si distingue pei fiori un po’ più grandi, e le foglie più tagliuzzate. In Ver. dicesi Ruculat.
CXXXVI. Senape. Cal. apertissimo. Petali con unghie erette. Disco del

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Tetradinamia Siliquosa. Monodelfia Decandria.

germe con 4. glandole. Siliqua articolata alla base. Tramezzo spesso doppio delle valve in lunghezza, rostriforme.
191. S. nera. Caule ramoso, liscio. Foglie inferiori lirate, dentate, scabre, le superiori lanciolate, interissime, liscie. Silique liscie, sottili, quasi tetragone, accostate al peduncolo.
    Sinapsis nigra. It. Senapa, Senape. Ver. Rausai mati.
    Fiori gialli. Giugno, Luglio. Nei campi. Annua.
I semi contengono un olio volatile e fisso con un principio acre, e sono rubefacienti, stimolanti. Si usano come salsa per le vivande, ed uniti al mosto cotto entrano nella mostarda. Dai medici internamente si lodano nella dispepsia, nell’ asma pituitosa, nello scorbuto, nell’ idrope, nella paralisi; esternamente nell’ erpete nell’ artodinia reumatica. La dose dei semi intieri è di dram. ij-iij. Se ne prepara la farina pei sinapismi.
Oss. I semi di questa specie sono migliori e più acri che quelli della Senape bianca. Si fà venir la farina di Senape dall’ Inghilterra, che riceve d’ altronde i semi dall’ Italia; ma nelle tavole convien dire: questa è Senape d’ Inghilterra! Viva il lusso! Imparino, se possono, i Padroni di casa.
CXXXVII. Geranio. Cor. regolare. Frutto rostrato con 5. arilli adorni di coda, per mezzo della quale si staccano dalla colonna centrale con forza elastica, arricciandosi in fuori.

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Monodelfia Decandria. Monodelf. Poliandria.

192. G. sanguigno. Caule ramoso, un poco patente, ispido. Foglie orbicolate, 5-7 partite, lacinie trifide, peduncoli uniflori ascellari. Caselle setose all’ apice.
Geranium sanguineum. It. Geranio sanguigno. Ver. Geranio de Machia.
Fiori porporini grandi, Mag. Giugno. Negli sterpi sul monte, e nelle siepi vicino ai monti stessi. Perenne.
Le foglie aspre quasi insipide si usavano una volta nelle pozioni vulnerarie.
193. G. roberziano. Foglie ternate, e quinate, pennatofesse, peduncoli biflori. Petali intieri il doppio più lunghi del calice a dieci angoli restato. Arilli rugosi. Semi liscj.
    G. Robertianum. It. erba roberta. Ver. Geranio di muro.
Fiori porporini. Aprile Maggio. Nelle siepi e sui muri ombrosi. Annuo, o biannuale.
L’ erba ha odor ircino, sapor salso, aspretto, ed un poco astringente. Il suo sugo si loda internamente nell’ ematuria e negli scoli, esternamente l’ erba si raccomanda nei buboni, nelle ulcere della vulva e delle mammelle.
CXXXVIII. Malva. Cal. doppio, l’ esteriore di tre foglie, molti semi arillati a guisa di concettacoli, caduchi.
194. M. selvatica. Caule erbaceo eretto. Foglie a 7. lobi acuti, peduncoli a pezioli pelosi.
    Malva sylvestris. It. Ver. Off. Malva selvatica.

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Monodelfia Poliandria. Diadelfia Esandria.

Fiori porporini, raramente bianchi; in estate, nei cortili, negli orti ed in molti luoghi, lungo le strade. Perenne.
La Malva occupa il primo luogo tra le erbe, che diconsi emollienti. Quindi usata nei clisterj fa muovere il corpo, calma i dolori nefritici; esternamente in forma di cataplasma serve, com’ è noto al popolo, a maturare e mollificar i tumori. - La Malva rotundifolia, che si distingue dalla precedente per le foglie a 5. lobi poco marcati, e pei fiori bianchi piccoli, si trova comune negli stessi luoghi, e talvolta unita a quella. Hà le stesse qualità, onde si usano indistintamente una o l’ altra.
CXXXIX. Altea. Cal. doppio, l’ esteriore diviso in 9. parti. Semi coperti di arillo a guisa di concettacolo, caduco.
195. A. Officinale. Tomentosa. Caule eretto. Foglie quasi cordato-lanciolate, angolose, dentate. Fiori quasi in racemo, ascellari, e terminali.
    Altæa officinalis. It. Buonvisco, Bismalva. Ver. Altea, Dialtea.
Fiori incarnati, o bianchicci. Luglio, Agosto. Lungo i margini dei fossi, nelle siepi e nei campi. Perenne.
L’ erba e principalmente la radice mucillaginose, emollienti si usano in medicina nella tosse, raucedine, stranguria. Valgono ancora in forma di cataplasma per ammollire* e maturare i tumori. Se ne preparano decotto, siroppo, pasta ed unguento.
CXL. Fumaria. Cal. di due foglie. Corolla ringhiosa, irregolare. Filamenti membranacei con tre antere per uno.

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Diadelfia Esandria. Diadelf. Decandria.

196. F. officinale. Caule ramoso, sparso, o eretto. Foglie sopra decomposte, foglioline cuneiformi, elittiche, incise; lacinie lineari; peduncoli fruttiferi eretti, il doppio più lunghi della brattea. Siliquette globose.
    Fumaria officinalis. It. Fumosterno.(?) Ver. Fumaria. Off. Fumaria.
Fiori porporini foschi all’ apice. Marzo, Maggio. Negli orti e campi. Annua.
Si giudica che l’ erba di sapor amaro rinforzi gl’ intestini, che purghi leggermente il corpo. Quindi si ordina dai medici nella dispepsia cachessia, fisconia(?) addominale, e nelle malattie della cute. La dose del sugo dell’ erba fresca è di O. ij, due volte al giorno misto ad altrettanto latte, o siero di capra. La dose dell’ estratto è di dram. j-ij. Contiene molta potassa che si ottiene bruciandola.
CXLI. Ginestra. Cal. labiato, raramente di un sol labbro; lobo laterale 5. dentato, per lo più bilabiato sopra bidentato, sotto a 3. denti. Vessillo della Corolla riflesso, ale divergenti, carena piegata in giù, bifida od a due petali, non coprente gli stami, che sono uniti in un solo fascicolo o monodelfi. Stimma quindi villoso. Legume ovato o bislingo, spesso gonfio di uno o più semi.
197. G. tintoria. Rami cilindrici, striati, inermi, eretti. Folgie lanciolate liscie; Fiori racemosi. Legumi lisci.
    Genista tinctoria. It. Ginestrella, Baccellina. Ver. Cosoletta.

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Diadelfia Decandria.

Fiori gialli dal Lug. a 7.bre sui margini dei campi e nei prati. Perenne.
I tintori la usano per tingere i panni in verde ed in giallo. Anche le nostre contadine la adoperano per tal uso.
CXLII. Antillide. Cal. panciuto, o gonfio a 5. denti, ineguale. Vessillo della Corolla più lungo delle ali e della carena. Stami monodelfi alla base. Legume piccolo con 1-3 semi, coperto dal calice.
198. A. Vulneraria. Cauli prostrati, erbacei. Foglie pennate, ineguali. Capolino deplicato(?).
    Anthyllis vulneraria. It. Ver. Off. Vulneraria.
Fiori gialli o porporini. Giugno. Nei prati e pascoli montuosi, due varietà molto marcate. Perenne.
L’ erba fu creduta eminentemente vulneraria, al presente poco si nomina. Gli economisti la propongono come buona pastura per le pecore, altri però negano anche questa sua proprietà. Dicesi per fine essere adattata a tingere in giallo.
CXLIII. Ononide. Calice campaniforme a 5. divisioni, lacinie lineari. Vessillo della Corolla maggiore, striato. Stami monodelfi alla base. Legume gonfio, sessile. Semi pochi.
199. O. degli antichi. Caule pubescente, rami finalmente spinosi, foglie inferiori ternate, superiori semplici; foglioline elittiche, ottuse, denticolate all’ apice; fiori solitarj.
Ononis antiquorum. It. Bulimacola. Ver. Sata a fior rosso. S. dei prati (Ononis Spinosa Linn.).

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Diadelfia Decandria.

Fiori porporini, raramente bianchi. Segmenti del calice lanceolati, puntiti. Giugno ed estate. Nei prati e lungo le strade troppo comune. Perenne.
La radice subacre, ingrata dicesi aver qualità diuretica, e si usa il suo decotto nella renella, nell’ idrocale(?), nell’ itterizia, nella fisconia addominale. Doce O. ss-j. di radice bollita in lib. j. d’ acqua sino al consumo della terza parte.
Oss. L’ Ononide spinosa, e l’ O. campestre secondo gli autori sono varietà di quella degli antichi. È però maggior il danno che reca ai prati ed al fieno di quello di esser possa(?) la sua virtù medica.
CXLIV. Colutea. Cal. campaniforme, a 5. divisioni. Carena ottusa. Stilo barbato al di fuori in tutta la lunghezza. Legume vescicoloso, membranaceo, di più semi. Sutura superiore entro gonfia, seminifera, aprendosi.
200. C. arboscello. Fruticosa, foglioline elittiche, tonde, spesso intaccate, stipole lanciolate; racemi irsuti. Vessilli gobbi, abbreviati. Legumi chiusi all’ apice.
Colutea arborescens. It. ed Off. Erba vescicaria, Sena falsa. Ver. Schiopeti.
Fiori gialli. Giugno, Luglio. Sui monti e nelle vigne (oliveti) del Territorio.
Le foglie di questa pianta si possono sostituire a quelle della sena, ma in quantità maggiore, o quasi doppia.
CXLV. Fagiuolo. La carena cogli stami, e collo Stilo avvolta in spira.
201. F. volgare. Caule volubile; racemo solitario più corto delle

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Diadelfia Decandria.

foglie, peduncoli geminati; brattee minori del calice, aperte e patenti. Legumi pendenti.
Phaseolus vulgaris. It. Fagiuolo romano. F. bianco, giallo, nero, rosso, turchesco, galletto, brizzolato. Ver. Fasol bianco, zaleto o cinquantin, rosso o cargnel, sbisulà, mandolar ecc.
Fiori bianchi o giallicci, d’ estate. Venuto dall’ Indie orientali si coltiva negli orti e nei campi pei suoi legumi buoni a mangiarsi non solo i semi, ma anche i legumi, o baccelli, Ver. guaine, teghe, cosoli. Annuo.
I semi del fagiuolo farinacei, nutrienti, le varietà che si coltivano sono molte, ed inoltre sonovi anche più specie.
Il Fagiuolo moltifloro con fiori color di scarlatto è proprio dell’ America meridionale, e si coltiva per ornamento. È però mangiabile in baccello ed in grano, come pure la sua varietà a fiori e grani bianchi.
Il Fagiuolo nano, che fà fiori bianchi e porporini in estate, venuto dall’ India, e si coltiva in qualche luogo perchè mangiabile come i qui sopra accennati, è forse una varietà del volgare venuta dalla coltivazione. Ma non convien confonderlo con il fagiuolo dell’ occhio, Ver. Fasol pizul, F. minòr, Fasoletto, ch’è d’ un genere differente chiamato Dolicos Catiang, esso pure dell’ India orientale. Anche questo è mangiabile.
CXLVI. Veccia. Cal. in 5. parti, o con 5. denti, i superiori più corti.

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Diadelfia Decandria.

Stilo filiforme superiormente e sotto l’ apice trasversalmente irsuto, legume bislungo con più semi rotondi, coll’ ombellico laterale o bislunghi coll’ ombellico terminale.
202. V. Fava. It. Fava cavallina. Foglioline ovate, interissime, pezioli senza viticcj; stipule saettate, dentate alla base; legumi quasi sessili a tre per ascella delle foglie; nodosi.
    Vicia Faba. Fava cavallina, Fava muletta. Ver. Fava.
Fiori bianchi con macchia nera, velutata. Aprile, Mag. Originaria delle vicinanze del mar Caspio, si coltiva negli orti, e ne’ campi pei semi farinacei mangiabili. Annua.
La farina dei semi si usa in forma di cataplasma come emolliente e mettesi nel N° delle 5. farine emollienti. Questa farina è adoprata al Giappone per lavare la biancheria, le tele ed indiane tinte con colori, che si potrebbero alterare coll’ alcali del sapone. Si suol darla ai cavalli in luogo dell’ avena.
Oss. Presso di noi poco si coltiva perchè và soggetta ad essere guastata al momento della fioritura da un moscherino detto da Linneo Aphis Fabæ ed in Ver. Pedochio della fava. Quest’ insetti attaccano gli organi della fecondazione, onde resta sterile. La veccia coltivata, Vicia sativa, che trovasi nei frumenti appartiene a questo genere, ed è mangiabile.
CXLVII. Meliloto. Calice tubuloso, 5. dentato, persistente. Carena semplice più breve delle ali, e del vessillo. Legume più lungo

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Diadelfia Decandria.

    del calice, non coperto.
203. M. officinale. Caule dritto, foglioline ovato-bislunghe, ottuse, dentate. Cal. imperiormente(?) gobbo; carena ed ali eguaglianti il vessillo. Legumi nudi di due semi ovati, quasi compressi, quasi rugosi, puntuti.
Trifolium Melilotus officinalis. Ver. A. Linn. It. Loto domestico, Meliloto, Tribolo, Trifoglio cavallino, Trifoglio odorato. Ver. Trifojo zalo, Cerfojo zalo.
Legumi anche di un sol seme, fiori gialli da Giug. ad Ag. sugli argini dei campi e nelle stoppie. Annuo.
L’ erba coi fiori d’ odor grave, fragrante, di sapor acre si reputano come emollienti. Con essi si prepara nelle Spezierie l’ empiastro che dicesi di meliloto. I contadini non l’ amano perchè ingombra i campi, e perciò è detta dai Toscani Triboli. In Inghilterra se ne fanno prati artificiali. L’ acqua distillata, che se ne attiene serve per dar odore alle altre acque; si adopra nella concia del tabacco detto grana; e l’ empiastro suindicato si usava fin da Galeno pei tumori, e gonfiezze.
Il Meliloto Leucanto. It. Tribolo bianco è Trifolium melilotus off. B. Linn. a fiori bianchi, che tra noi trovasi nei pratipaludosi, e nei margini dei campi e nei boschi. Ha le stesse proprietà dell’ antecedente. Si mena gran vanto d’ una qualità ridotta gigantesca colla coltura, e si vorrebbe farla venire dall’ India; ma posso osservare che spontaneo sui bordi dei nostri boschi si

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Diadelfia Decandria.

alza a 9 e 10 piedi, onde coltivato a dovere per nulla la cederebbe al tanto vantato gigantesco. Se ad onta che tutti gli autori lo decantano come ottima pastura, essendo mangiato da tutti gli animali, e ricercato dai cavalli, non se ne fà gran caso, convien dire che qualche motivo lo faccia trascurare ed in fatti osservo che il suo odore è forte, e forse troppo per non nauseare facilmente il bestiame; che lasciandolo crescere alquanto, diventa il suo stelo assai duro e quasi legnoso, in fine che non è molto foglioso. Per tiglio(?) non se ne sono fatte ancora esperienze, ma abbiamo tante piante tigliose, che pur si trascurano, come perfino la canapa, perchè non se ne trova il conto.
Quasi tutti i Trifogli servono di grata e buona pastura al bestiame, e distintamente il Tr. pratajuolo coltivato nei prati artificiali, che però devesi mescolar colla paglia od altro fieno, perchè mangiarlo in quantità, specialmente fresco, produce flati e persino una timpanitide(?) mortale.
CXLVIII. Glicirriza. Cal. tubuloso, bilabiato; labbro superiore con 4. lacinie ineguali; l’ inferiore semplice, lineare; Carena di 2. petali. Legume ovato, un poco compresso, di 3, a 6. semi.
204. G. glabra. Foglioline ovate, quasi troncate, sotto un poco glutinose, senza stipule. Fiori in racemo, legumi lisci.
Glycyrrhiza glabra. It. Logorizia, Liquirizia, Regolizia. Ver. Liquerizia (Sugo de Galizia).
Fiori rossetti, Giu. Lug. Dietro la Chiesa di S. Giovanni, nelle macerie ed in qualche altro luogo dei contorni di Duino. Perenne.

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Diadelfia Decandria.

La radice dolce, amarognola, demuliente, espettorante contiene un principio mucillaginoso saccarino. Il suo sugo, volg. detto estratto, si usa nel catarro, nella parafinia, nella stranguria.
CXLIX. Edisaro. Cal. diviso in 5. parti, della lunghezza della corolla, divisioni 4. superiori piegate sopra il vessillo, la quinta sottoposta alla piccola carena. Legume gonfio di circa due semi.
205. E. Onobrichi. Caule ascendente, ramoso. Foglie pennate, foglioline elittiche, piuttosto liscie. Peduncoli lunghissimi; le ali della Corolla della lunghezza del calice. Legumi di un seme aculeato-dentati.
    Hedysarum onobrychis. It. Lupinella, Fieno sano. Ver. Fen sano.
Fiori rosso-fiammeggianti, con lineette più cariche. Mag. Giugno sui pascoli e nei prati montuosi. Perenne.
Appena avvi altra erba, che somministri il più grato pascolo di questa agli animali, perlochè dovrebbe coltivarsi nei terreni calcarei e ghiajosi, ove prospera assai bene, come può vedersi in vicinanza dell’ Isonzo, ove trovasi spontanea.
CL. Galega. Denti del Calice lesiniformi. Legume con rughe trasverse. Semi separati uno dall’ altro.
206. G. officinale. glabra, caule diritto, ramoso; foglie pennate; foglioline lanciolate con una punta. Stipole lanciolate, saettate. Legumi dritti, striati.
Galega officinalis. It. Capraggine, Lavanesi, Ruta Capraria. Ver. Cavrara.
    Fiori cerulei, o bianco-celesti. Giugno, Luglio. Sui margini dei

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Diadelfia Decandria. CLII. Poliadelfia Poliandria.

    fossi, nelle siepi, e nei campi.
L’ erba di sapor amarognolo era un tempo registrata fra gli alessifarmaci(?) o controvveleni. Ora è del tutto trascurata.
CLI. Medica. Cal. subcilindrico, a 5. divisioni eguali. Carena della Corolla discosta dal vessillo. Legume di più semi, vario di forma, sempre a falce, o rivolto a spirale.
207. M. domestica. Caule eretto, liscio. Foglioline bislunghe, obovate denticolate, stipole interissime. Peduncoli racemosi. Legumi liscj a chiocciola.
    Medicago sativa. It. Erba medica. Ver. Erba medega, E. spagna.
Fiori violacei, Maggio ed estate. Trovasi spontanea nelle siepi, e nei campi. Si coltiva però ad uso di foraggio.
Osserv. Dopo tanto che si è scritto, e predicato inutilmente onde persuadere i nostri contadini per indurli a coltivarla in prati artificiali, pare che incomincino ad introdurla. Se però i fieni ribasseranno in prezzo pel decadimento di Trieste, sarà nuovamente dimenticata. Gioverà però ricordare il pericolo di lasciarla mangiar a piacimento dal bestiame, che si riempiono tanto da acquistar coliche con distensione ventrale, che li conducono a morte. Onde devesi unir a paglia od altro foraggio secco.
CLII. Iperico. Cal. 5. partito, eguale. Petali 5. Stami in 3, o 5 fascetti, uniti alla base. Stili 3, o 5. raramente 2. Casella supera, a tre logge, a tre valve, a molti semi.

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Poliadelfia Poliandria. CLIII Singenesia eguale.

208. I. perforato. Caule a due tagli. Foglie elittico-bislunghe, ottuse, pellucido-punteggiate(?); fiori trigini, divisioni del calice lanciolate acute.
    Hypericum perforatum. It. Perforata. Ver. Erba par le piaghe.
    Fiori color d’ oro. Lug. Ag. nelle siepi e nei campi. Comune.
Le cime fiorite, gravemente odorate, si stimano antelmintiche, ed un tempo anche vulnerarie, ma quasi mai si usano in Medicina. I contadini sogliono infonderle nell’ olio d’ oliva, che diviene rosso, e se ne servono per le ferite. Le sue foglie guardate contro il lume hanno dei punti trasparenti come se fossero forate da spilli, ed ivi si contiene un olio volatile. Altra sostanza aromatica o balsamica si contiene in certi globettini, che rivestono i calici ed i bordi dei petali, la quale si scioglie negli olj e nello spirito.
CLIII. Cicoria. Cal. doppio, l’ esterno di 5. foglie, più breve(?), patente all’ apice, l’ interno di 8. erette; file riunite alla base. Ricettacolo nudo, e quasi peloso. Pappo sessile, squamoso più corto del seme.
209. C. Radicchio. Caule stretto, ramoso. Foglie radicali lanciolate, runcinate. Fiori ascellari, quasi geminati, sessili.
Cichorium Intybus. It. Radichio selvatico o di campo. Ver. Radichio de campo, Radig salvadego.
Fiori celesti, d’ estate. Nei campi, nei prati, e lungo le strade. Perenne.

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Singenesia eguale.

La radice e l’ erba del R. selvatico contengono un sugo lattiginoso e fortemente amaro, che si raccomanda come disostruente, stomatico e diuretico. Si prepara il decotto specialmente della radice per l’ itterizia, dispepsia e fisconia addominale. L’ estratto è quasi fuori d’ uso.
Osserv. Il Radicchio d’ orto è la stessa pianta ingentilita mediante la coltura, quindi meno attiva, essendo il suo sugo più dilavato. L’ endivia: Cichorium endivia appartiene a questo genere, si coltiva negli orti per mangiarsi in insalata ed è erba ecoprotica(?).
CLIV. Tragopogono. Cal. semplice 8-10 partito; file unite, eguale. Ricettacolo nudo. Pappo pi(??) stipitato.
210. T. pratajuolo. Foglie dilatate alla base, carinate, puntite, intiere; peduncoli cilindrici, calici eguaglianti il raggio della corolla.
    Tragopogon pratense. It. Barba di becco, Sassefrica. Ver. Ajo de prà.
Fiori gialli, Maggio, Giugno, Luglio. Nei prati, nei campi e nei pascoli. Bienne.
La radice lattescente ed amarognola in decotto si comanda ad alcuni per la stranguria. La stessa radice ed i getti freschi possono mangiarsi come la scorzonera, Ver. Scorzonia, e più ben conditi meglio riescono.
CLV. Leontodone. Cal. doppio, file esterne brevissime, spesso aperte. Ricettacolo nudo. Pappo stipitato, peloso.

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Singenesia eguale.

211. L. Tarassaco. Foglie runcinate, dentate, glabre. Scapo glabrissimo, unifloro. Calice esterno rivolto all’ ingiù.
Leontodon taraxacum. It. Tarassaco, Pisciacane, Dente di leone. Ver. Radichiella.
Fiori gialli da primavera fin quasi tutto l’ anno, nei prati e nei pascoli, comunissima. Perenne.
    L’ inverno si vende a Trieste per mangiarsi in insalata.
Il sugo è lattescente, amaro, salso, deostruente e diuretico. La radice in decotto si usa alla dose di O. ij-iij in una lib. d’ acqua per la fisconia addominale, per l’ itterizia, e per le febbri intermittenti. Si prepara anche l’ estratto da somministrarsi nella dose di dram. j-ij e più.
CLVI. Lattuga. Cal. polifillo ad embrice, ineguale, bislungo col margine delle squamme scarioso. Ricettacolo nudo. Pappo stipitato peloso. Semi liscj.
212. L. scariola. Foglie verticali, aculeate nella carena, puntite all’ apice, saettate alla base, runcinato-pennato-fesse.
Lactuca scariola. It. Lattuga selvatica. Ver. Lattuga salvadega, Salata de campo.
    Fiori gialli. Lug. Ag. nelle siepi e nei campi. Annua.
Il sugo lattiginoso dell’ erba di odor tetro, viroso, sapor acre amaro è sedativo e diuretico, si loda nell’ idrope e nell’ itterizia. L’ uso del sugo condensato alla consistenza

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Singenesia eguale.

del mele, e volgarmente detto estratto è di una dramma, quattro volte al giorno.
Osserv. Nelle Spezierie si usa invece della Lattuga virosa, e questa invece di quella, col nome officinale di Lactuca sylvestris, e veramente le proprietà sono le stesse si dell’ una che dell’ altra.
CLVII. Ieracio. Cal. moltifillo, embriciato, ineguale, ovato. Ricettacolo nudo. Pappo sessile, peloso.
213. I. Pilosella. Tralci striscianti; foglie ovali, ottuse, acute, interissime, ispide, sotto tomentose. Scapo rossifloro, senza foglie.
Hieracium Pilosella. It. Pelosina, Orecchio di topo. Ver. Erba pelosa, Pelosetta. Off. Herba auriculæ muris.
Fiori gialli da Aprile in Autunno; nei pascoli, nei prati, sulle capezzagini dei campi, e per le strade. Perenne.
L’ erba lattigginosa, amara, astringente si usava un tempo per medicar le erpeti ed i profluvj di ventre.
CLVIII. Sonco. Calice moltifillo, embriciato, ineguale, gonfio alla base. Ricettacolo nudo. Pappo sessile, peloso. Semi longitudinalmente striati.
214. S. Oleraceo. Foglie bislungo-lanciolate, abbraccianti il caule, denticolate, quasi sinuate. Peduncoli subtomentosi, ombrellati. Calici glabri.
    Sonchus oleraceus. It. Cicerbita. Ver. Latisol(?).
    Pianta meravigliosamente variante, con fiori gialli. Da Mag. in

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Singenesia eguale.

    in Autunno. Annuo o biannuale.
Può far le veci del Tarassaco. L’ erba e la radice si mangia in Istria e specialmente a Capodistria l’ inverno in insalata sotto il nome di Gradoncel. Si può mettere nei decotti, che si credono dolcificanti gli umori col radicchio, la radichiela (Tarassaco) come dicesi per purga, o come dice un valente medico per medicarsi senza bisogno.
CLIX. Serratola. Cal. embriciato, cilindraceo, squamme inermi non pungenti, o subulato-spinose all’ apice. Corolle flosculose. Ricettacolo paleaceo(?), o villoso. Pappo piumoso o dentato.
215. S. tintoria. Foglie acutamente dentatea sega, lirato-pennato-fesse, penna terminale massima. Corimbo fastigiato.
    Serratula tinctoria. It. Serretta. Ver. Giatdon de prà.
Fiori porporini, Luglio, Agosto. Nei prati e nei boschi specialmente palustri. Perenne.
Il sugo spremuto dà un elegante color giallo specialmente misto coll’ allume.
216. S. campereccia. Radice lunga, Caule pannocchiuto. Foglie sessili, lanciolate, pennato-fesse, dentate, spinose, piuttosto glabre, sotto bianchiccie.
    S. arvensis. It. Astone, Stoppione, Scardiccione. Ver. Giardon.
Fiori porporescenti da Giugno ad Agosto. Troppo frequente nei campi e negli orti, ove infesta le piante e specialmente il frumento, onde convien sradicarlo in primavera perché danneggia i cereali

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Singenesia eguale.

ingombrando il terreno ed usurpando loro i principj nutritivi. Perenne.
CLX. Cartamo. Cal. panciuto, embriciato, squamme interne puntite o spinose, alterne strette alla base, all’ apice allargate ed al margine dentate o sinuato-spinose. Corolle flosculase. Ricettacolo paleaceo-setoso. Pappo paleaceo-peloso, o nullo.
217. C. lanato. Caule superiormente ramoso, lanuginoso, foglie inferiori pennato-fesse, dentate; superiori abbraccianti il caule; brattee calicine esteriori pennato fesse, dentate, spinose.
    Carthamus lanatus. It. Cece prete. Ver. Sata zala, Cardo.
    Fiori gialli. Giugno ad Agosto. Lungo le strade e sul monte.
Può supplire al Cardo santo od alla Centaurea benedetta come stomatico.
CLXI. Carlina. Cal. con squamme esterne sinuato-spinose, riunite alla base, allargate all’ apice; le inferiori spesso semplici, acute, le interne molto più lunghe, scariose a forma di ligula colorate, e facienti la figura di raggi; Corollette flosculose. Ricettacolo paleaceo-setoso. Pappo paleaceo-piumoso.
218. C. acaule. Caule semplice, unifloro; foglie pennato-fesse, nude, lacinie inciso-dentate, spinose.
Carlina acaulis. It. Camaleone. Ver. Barba di becco. Varia con caule brevissimo o quasi nullo, e lungo un mezzo piede.
    Fiori porporini cinti da squamme calicine, interiormente bianche

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Singenesia Eguale.

lucide; esternamente rosseggianti. Luglio, Agosto, nei pascoli montuosi. Perenne.
Il Ricettacolo come quello dell’ Artichiocco è mangiabile e grato al palato.
La radice d’ odor grave, sapor acre, amaro, aromatico e stimolante, stomatica, sudorifera, e si raccomanda nella fisconia addominale e nelle malattie della cute.
Osserv. La Carlina volgare, che ha il caule moltifloro in corimbo, lanuginoso; foglie lanciolate, dentate, spinose, sotto pubescenti; le brattee calicine esterne pennato-fesse, le interne bianchiccie, e trovasi lungo le strade e sul monte, può servir d’ igrometro, poichè le squamme del calice si chiudono coll’ umido e si aprono col sole.
CLXII. Arzio. Cal. sferico, embriciato, squamme inflesse all’ apice a guisa d’ amo. Corolle flosculose. Ricettacolo paleaceo. Pappo peloso, breve.
219. A. Lappa. Caule ramoso. Foglie cordate, peduncolate, dentato-spinulose, sotto tomentose; peduncoli moltiflori, quasi in racemo, calici non tomentosi.
Arctium Lappa. It. Bardana maggiore, Lappola maggiore. Ver. Slavaz, Bardana. Off. Bardana, vel. Lappa major.
Flosculi porporini, antere cerulee. Lug. Ag. lungo le strade, sui margini dei campi e perfino negli orti. Perenne.

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Singenesia Eguale.

La radice dolce, un poco aspra, d’ odor nauseante, serve a curare le malattie della cute, l’ artritide, la sifillide. La dose è di O. j-ij in lib. j d’ acqua.
Oss. Era un tempo comunissima, ma poichè i nostri erbajuoli trovarono gran smercio a Trieste, l’ hanno quasi distrutta, onde è rara presentemente in Territorio ed appena se ne trova qualche piante nei Cimiterj.
CLXIII. Onopordo. Cal. embriciato grande, panciuto, squamme con punta. Corolle flosculose. Ricettacolo celluloso, nudo. Pappo peloso, caduco. Semi compressi, tetragoni, solcati trasversalmente.
220. O. Acanto. Foglie scorrenti lungo il fusto, tomentose, sinuate, dentate, spinose. Squamme del calice apertissime.
Onopordon Acanthium. It. Scardiccione. Ver. Barba de becco, Cardon.
    Fiori porporini d’ estate. Lungo le strade, tra i ruderi. Bisannuale.
Il sugo dell’ erba fresca applicato ai carcinomi, secondo alcuni, è giudicato assai valevole, ed in particolare per le ulcere cangrenose della faccia.
CLXIV. Eupatorio. Cal. embriciato, ineguale, bislungo, cilindrico, con pochi fiori. Corolle flosculose. Ricettacolo nudo. Pappo peloso.
221. E. canapino. Foglie peziolate, tripartite, o ternate; foglioline lanciolate, dentate a sega, l’ intermezza più lunga.
    Eupatorium Cannabinum. It. Eupatorio canabino, o adulterino.

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Singenesia Superflua.

    Ver. Canaipaz.
Le foglie sono talora nei luoghi più pingui a 5. foglioline. Fiori rosseggianti. Lug. a 7bre. Nelle siepi, sui margini dei fossi. Perenne.
L’ erba fortemente amara vale contro le febbri intermittenti. La radice è diuretica, e catartica.
CLXV. Tanaceto. Cal. emisferico, embriciato. Corolle flosculose; flosculi del centro ermafroditi a 5. divisioni del raggio, feminei, fertili, a tre divisioni. Ricettacolo nudo. Semi coronati da pappo membranaceo, intiero.
222. T. volgare. Caule eretto, subramoso; foglie bipennate, incise, seghettate.
Tanacetum vulgare. It. Aniceto. Daneta. Atanessa. Ver. Tanaceto. Madricaria.
Fiori gialli. Lug. Agosto, 7bre. Sui margini dei campi ed anche nelle stoppie. Perenne.
Virtù. Pianta contenente un’ olio volatile con principio amaro, di odor nidoroso, per alcuni grato, per altri spiacevole, sapor amaro aromatico. Si raccomanda come stimolante, carminativo, vermifugo, antisterico. Coll’ erba si fà infuso vinoso e acquoso ed estratto adoprato nella dispepsia, isterismo e contro i vermi lombricoidi. La dose dell’ erba è di O. j in lib. j d’ acqua o di vino; dei semi in polvere gr. XX, e per infuso dram. ij-iij di semi in lib. ss di acqua o di latte.

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Singenesia Superflua.

Osserv. Se ne trova una varietà negli orti a foglie crespe.
CLXVI. Artemisia. Cal. ovato o rotondato, embriciato; squamme rotondate, conniventi. Flosculi tutti tubulosi, nel disco ermafroditi spartiti, nel raggio gracili, più pochi, intieri; feminei sterili. Ricettacolo poco peloso e nudo. Semi nudi.
223. A. canforata. Caule suffruticoso, eretto; Foglie filiformi, inferiori peziolate, bipennate; superiori semplicissime, racemi pannocchiuti. Fiori globosi, pendoli.
Artemisia camphorata. Abrotano maschio, o comune. Ver. Santonego salvadego.
Fiori giallicci, Ag. ad 7bre. Lungo le strade, suipascoli ghiajosi, comune. Suffrutice.
L’ erba d’ odor canforoso, di sapor aromatico, amarognolo è stimolante stomatico, menagoga ed antelmintica. Si potrebbe usare in luogo dell’ Abrotano delle Spezierie Off. Abrotanum hortense alla dose di O. j. in lib. j. d’ acqua come infuso.
224. A. assenzo. Foglie bianchiccie, le radicali triplicato-pennato-fesse; lacinie lanciolate, dentate, incise; cauline bipennato-fesse, o pennato-fesse, lacinie lanciolate, più acute; florali indivise lanciolate. Fiori globosi, peduncolati, pendenti.
A. absinthium. It. Assenzio, A. romano. Ver. Cinsol. Off. Absinth. vulgare.
Fiori gialli. Ag. 7bre. Lungo le strade, nei villaggi, specialmente in Dobbia. Copiosissimo sulla riva della Marina.

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Singenesia Superflua.

L’ erba d’ odor grave, di sapor fortemente amaro si raccomanda come stomatica, antelmintica nella dispepsia, nelle intermittenti, nell’amenorrea, e nell’ itterizia. Se ne prepara infuso acquosoe vinoso, tintura, estratto, e conserva. La dose della tintura è di goccie XXX a LX. e più; dell’ estratto dram. ss.
225. A. volgare. Foglie sotto tomentose; cauline pennato-fesse; lacinie lanciolate, un poco dentate, acute; florali indivise, lineari, lanciolate. Fiori quasi sessili, bislunghi, eretti; calici tomentosi.
A. vulgaris. It. Amarella, Canapaccia. Ver. Canapazza. Off. Artemisia.
Fiori giallo-foschi. Lug. a 7bre. Nelle siepi, lungo i fossi e nei campi. Perenne.
L’ erba era una volta lodata come antisterica, ed emenagoga, ora del tutto trascurata.
226. A. cerulescente. Foglie biancastre, lanciolate, intette; quelle della radice incise; fiori bislunghi, peduncolati, pendenti.
A. cerulescens. It. Assenzio Marino, Artemisia Santonico. Ver. Santonego. Perenne.
Fiori giallastri. Lug. a 7bre. Comune in riva al mare, nei prati salsi. Perenne. È stata magnificata come sicuro febbrifugo, nè puossi negarle la facoltà antifebbrile, ma non con tanta certezza. Trent’ anni fa’ ne fù spedita dal Territorio a cerri(?) per la Romagna. Ora si usa più come antelmintica che altro. Giova però senza dubbio presa 3, o 4 volte al

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Singenesia Superflua.

giorno, dopo la china, ad ogni tratto come preaservativo in infuso, o decotto.
CLXVII. Matricaria. Cal. emisferico, embriciato; squamme fogliacee. Fiori radiati. Ricettacolo nudo, conico. Semi nudi, o con pappo dentato.
227. M. Camomilla. Caule ramoso; foglie bipennate, setacee; squamme calicine un poco ottuse.
Matricaria Chamomilla. It. Camomilla, Ver. Camamila. Off. Chamomilla flores.
Raggio bianco, disco giallo. Maggio ed estate, tra i raccolti, negli orti e lungo le strade. Annua.
Fiori forniti d’ un olio volatile, e d’ un principio estrattivo, amarognolo; d’ odor ingrato; si raccomanda come antispasmodica nella cardalgia e nella colica nervosa, o spasmodica, e nell’ isterismo. La dose della polvere è di dram. ss-j; in infuso dram. iij-jv. in lib. j. d’ acqua. Si preparano anche acqua, olio, sciroppo.
228. M. Partenio. Caule ramoso, foglie pennate; pinne bislunghe ottuse, pennato-fesse, dentate; fiori corimbosi; raggio lungo quasi il doppio del calice; pappo dentato.
M. Parthenium. It. Matricale, Amareggiola. Ver. Mandriaria, Matricaria. Off. Parthenium sive Matricaria.
Raggio dei fiori bianco, disco giallo da Maggio a Luglio. Nei villaggi, negli orti, e nei campi. Se ne coltiva negli orti una varietà a fior doppio. Perenne.

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Singenesia Superflua.

L’ erba ed i fiori d’ odor grave, di sapor amaro, si ordina come antispasmodici, stomatici, emenagoghi; esternamente in forma di bagno, di clistere, di cataplasma; internamente si preparavano l’ infuso, e l’ acqua distillata nelle coliche, isterismo, dispepsia ecc.
CLXVIII. Inula. Cal. embriciato. Ricettacolo nudo. Fiori radiati con ligule numerose, concolori. Antere per lo più terminanti in due sole alla base. Pappo ora peloso semplice, ora doppio, l’ esterno membranaceo.
229. I. Elenio. Foglie radicali peziolate; cauline abbraccianti il caule, ovate, dentate a sega rugosa, sotto tomentose; squamme calicine ovate.
    Inula Helenium. It. Elenio, Enula campana. Ver. Elenio.
Fiori gialli, Luglio, Agosto. Sul Sambugo vicino alla costa orientale del monticcello dei Bagni. Perenne.
La radice fornita d’ olio volatile, d’ odor grave, sapor aromatico, amarognolo, mucillaginoso è stimolante, espettorante, stomatica ed antelmintica. Si usano in medicina la polvere, la tintura, e l’ estratto nella dispepsia, cachessia, tosse, nell’ asma pituitosa, nella fisconia addominale. La dose della polvere e dell’ estratto è di dram. ss-j.
230. I. disenterica. Caule pubescente paniculato, rami laterali all’ apice più lunghi, patenti. Foglie abbraccianti il caule, cordato-

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Singenesia Superflua.

bislunghe, lanciolate, dentate a sega, sotto tomentose; squamme calicine lineari, setacee.
    I. dysenterica. It. Coniza Mezzana. Ver.
    Fiori gialli Lug. Ag. Nei luoghi paludosi frequente. Perenne.
L’ erba di debole odore, di sapor subacre si usava una volta contro la dissenteria, onde l’è venuto il nome specifico.
CLXIX Erigero. Cal. bislungo, embriciato. Fiori radiati, ligule feminee poche, discolori, lineari, angustissime. Ricettacolo nudo. Pappo peloso.
231. E. canadese. Caule e fiori in corimbo, panocchiuti irti; foglie lanciolate, ciliate.
    Erigeron Canadense. It. Saepole. Ver. Scova mata.
Fiori quasi cerulei, o porporino-cerulescenti. Lug. Ag. sui muri, sui tetti di paglia o paluda vecchj, sui campanili e nei campi, ove ingombrano le stoppie. Comunissima.
Venuta dal Canadà si è dispersa in tutta l’ Europa col mezzo de’ suoi semi papposi, che vengono trasportati dai venti, non si è prestata ad alcun uso.
232. E. acre. Caule panocchiuto; foglie radicali peziolate, lanciolate a rovescio; cauline sessili, bislungo-lanciolate, peduncoli sub-uniflori; raggi pochi tenuissimi, eguaglianti il pappo.
    E. acre. It. Ceppita selvatica, Arnello, Asterano. Ver. Piumini rossi.
Flosculi del raggio cerulei, minutissimi; del disco gialli. Lug. Ag. Sugli argini dei campi, e sul monte. Perenne.

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Singenesia Superflua.

    L’ erba di sapor acre e mordace si giudica antiscorbutica.
CLXX Senecione. Cal. eretto, conico, canicolato alla base; squammule sfacellate, o negriccie alla base, riflesso alla maturità. Fiori ora flosculosi ora radiati; ligule o flosculi marginali feminei. Ricettacolo nudo. Pappo peloso.
233. S. volgare. Foglie pennato-fesso-sinuate, abbraccianti il caule, dentate; fiori sparsi, privi di raggi.
    Senecio vulgaris. Calderugio, Sollecione. Ver. Erba d’ ogni mese.
Fiori gialli in quasi tutto l’ anno, negli orti, campi, e in tutti i luoghi coltivati. Annuo.
L’ erba di sapor salso si usa in forma di cataplasma per emolliente. Il decotto come anche il sugo ammazzano i vermi, e producono il vomito. Le nostre contadine usano il decotto per promuovere i mestrui.
Osserv. Il Senecio Jacobæa. It. Iacobea, o Erba di S. Iacopo, e si distingue nel raggio aperto, e le foglie pennato-fesso-lirate, e semiabbraccianti il caule che trovasi sui pascoli, può servire allo stesso uso.
CLXXI Tussilagine. Cal. semplice, eguale; squamme al margine membranacee. Fiori flosculosi o radiati; flosculi or tutti ermafroditi, or feminei fertili nel raggio, ermafroditi nel disco. Ricettacolo nudo. Pappo peloso, stipitato.
234. T. Farfara. Scapo unifloro, tomentoso, bratteato, foglie cordate, angolate, denticolate, sotto pubescenti, che escono dopo il fiore radiato.
Tussilago Farfara. It. It. Farfaro, Farfaraccio, Farfero, Unghia

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Singenesia Superflua.

cavallina, Tussilagine. Ver. Tussilagine, Farfora.
Fiori gialli, che escono dalla radice dopo il fiore in mezzo si trova copiosa nei luoghi argillosi, umidi. Perenne.
Tutte la pianta è amarognola, mucillaginosa, si usava dai medici in decotto od il sugo spremuto in primavera per le scrofole, nei mali di petto, nella tosse catarrale, nella tabe. La dose è di O. ij-iij di sugo al giorno, ed O. j. di erba bollita in lib. j. d’ acqua.
235 T. Petasite. Foglie cordate, inegualmente dentate, sotto pubescenti, lobi avvicinati. Tirso(?) ovato, peduncoli uniflori, fiori discoidei, quasi tutti i fiori ermafroditici.
T. Petasites. It. Tussilagine maggiore. Ver. Tussilagine.
Fio. porporescenti. Marzo, Ap.le, nei luoghi umidi, lungo l’ alveo dell’ Isonzo. Perenne. Ha le stesse proprietà della Farfara, ma si usa assai poco.
CLXXII Antemide. Cal. emisferico, embriciato, con squamme subeguali, scariose al margine. Fiori radiati; flosculi ermafroditi, ligule numerose, lanciolate, feminee, fertili. Ricettacolo convesso, paleaceo. Semi coronati da una membrana intiera o dentata.
236. Anthemide nobile. Caule ramoso, diffuso; foglioline tripartite, lineari, subulate, un poco villose.
Anthemis nobilis. It. Appiolina, Camomilla nobile o romana. Ver. Camamila. Off. Chamomilla romana.
Fiori col disco giallo, e coi raggi bianchi da Giugno ad Agosto nei luoghi erbosi secchi. Perenne.

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Singenesia Superflua.

Fiori di odor grato, amari, antispasmodici, carminativi, stomatici, si raccomandano nell’ isterismo, nella colica spasmodica e flatulenta, nonchè nelle febbri intermittenti. È questa, che dovrebbesi impiegare per bevanda, avente un grato odore, e possedendo le virtù stesse della Matricaria Camomilla d’ odor piuttosto ingrato.
CLXXIII Achillea. Cal. ovato, embriciato; flosculi ermafroditi; ligule brevi feminee 5. circa. Ricettacolo piano angusto, paleaceo. Semi nudi.
237. A. Millefoglio. Foglie bipennate, glabriuscole(?); lacinie lineari, dentate.
Achillæa Millefolium. It. Millefoglie, Millefoglio. Ver. Milefojo, Erba de foj(?).
Fiori bianchi o porporini da Maggio in estate, nei prati, nei pascoli e lungo le strade. Perenne.
Le sommità fiorite e le foglie sono amare, aromatiche, stomatiche. Il loro infuso da alcuni si usava nella dispepsia, nella colica flatulenta e nei dolori spasmodici. La dose è di O. ss. in lib. ji d’ acqua. Se ne prepara anche l’ estratto, che non è in uso. I nostri Contadini la applicano pesta sopra i tagli, d’ onde le hamnno dato il nome (?).
CLXXIV Buftalmo. Cal. embriciato a due o tre serie. Fiori radiati; flosculi ermafroditi; ligule feminee sterili. Ricettacolo paleaceo, semi (?) flosculi, come (?) principalmente delle ligule submembranacei dai lati, sopra marginato-dentati.
238. B. salicifolio. Caule erbaceo, foglie alterne, lanciolate, acute, subdenticolate, glabre, o villose.
Buphtalmum salicifolium. It. e Ver. Astro montano.

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Singenesia Frustranea.

Fiori gialli da Giugno ad Agosto. Comune nei prati, nei campi e negli oliveti Ver. vigne, e ne sono due varietà con fiori più o meno grandi con foglie liscie e foglie irsute più o meno strette.
Virtù. I contadini, che raccolgono questa pianta la giudicano efficacissima contro la morsicatura della vipera. Si deve ancora pesare quanto Valisnerio(?) dice di questa pianta. Ma presso i periti Scrittori di erbe niente di certo si asserisce intorno alle sue facoltà. Recentissimamente un certo buon Vescovo magnificò il suo estratto come specifico contro il morso degli animali velenosi, della vipera, dei cani rabbiosi, e molti altri mali. Pensò però che in effetti di morsicature di vipere non si dovesse perdersi con rimedio così incerto, quando sicuro controveleno si ha nell’ alcali animale.
CLXXV Centaurea. Squamme del calice intiere o ciliate; cartilaginee o scariose(?) all’ apice. Flosculi del disco ermafroditi; del raggio ad imbuto, più lunghi. Ricettacolo setoso. Pappo peloso.
239. C. Ciano. Tomentosa. Caule ramoso. Foglie sessili, lineari, intierissime. infine pennato-fesse o dentate alla base. Calici dentati a sega.
Centaurea cyanus. It. Fioralisa, Fiordalisa, Battisecola. Ver. Batisesola. Off. Cyanus minor.
    Fiori cerulei, Maggio, Giugno. Copiosa nei cereali. Annua.
Il decotto dei fiori e l’ acqua distillata servivano a medicar le cisposità degli occhi. Il sugo dei fiori unito all’ allume dà un

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Singenesia Frustranea.

bel color ceruleo per miniare, per scrivere, e per tingere lo zucchero.
240. C. Calcitrapa. Caule ramosissimo peloso; foglie lineari-lanciolate, pennato-fesse, dentato spinulose; calici doppiamente spinosi, sessili.
C. Calcitrapa. It. Calcatreppola, Cardo stellato. Ver. Gata a fior rosso. Off. Carduus stellatus, vel. Centaurea stellata.
Fiori porporini. Luglio, Agosto. In terreni magri e ghiajosi, nei pascoli, e lungo le strade.
I medici raccomandano l’ erba amara stomatica nella dispepsia e nelle intermittenti. Il suo sugo al peso di due oncie, somministrato prima del parossismo, cura le febbri intermittenti.
CLXXVI Elianto. Cal. embriciato. Fille(?) patenti o riflesse. Fiori radiati; flosculi ermafroditi, panciuti nel mezzo. Ligule sterili. Ricettacolo piano, largo, paleaceo. Semi coronati da due reste molli, caduche.
241. E. tuberoso. Foglie con tre nervature scabre, le inferiori cordato-ovate, le superiori ovate, puntite, alterne, ciliate alla base.
Helianthus tuberosus. It. Tartufo bianco, Tarthufo di canna, Topinamburo. Ver. Cartufula.
Fiori gialli. Agosto, 7bre. Originaria del Brasile si coltiva negli orti ed è mangiabile.
Oss. Suo congenere è il Girasole, Helianthus annuus, che si coltiva negli orti per essere il fiore più grande, che abbiamo tra noi. ed i

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Ginandria Monandria.

cui semi possono servire a far olio ed a mantenere i volatili domestici.
CLXXVII Orchide. Perigonio a forma di petalo aderente al germe od all’ ovajo, 6. partito, irregolare, lacinia superiore fornicata, inferiore ( o Nettario ossia labbro) variamente lobata, corniculata sotto alla base. Stilo grosso, Stimma convessa anteriore. Antera a due vacui, terminale, riunita.
242. O. Morio o buffone(?). Bulbi subrotondi, petali ottusi, conniventi, labbro trilobo, lobo di mezzo smarginato, laterali crenulati od interissimi, corno ottuso ascendente, più breve del germe.
Orchis Morio. It. Morio, Testicolo di carne. Ver. Monega. Off. Rad. Salep.
Foglie senza macchie. Fiori porporini o violacei; labbro spesso marcato con macchie più cariche. Aprile e Maggio. Comune con varie altre specie di questo genere nei prati. Perenne.
Coi bulbi o radici tuberose, a guisa di testicoli, di questa pianta specialmente dell’ O. bifolia che si distingue per avere due sole foglie od al più tre, ed i fiori bianchi odorosi; dell’ O. maschio distinguibile per le foglie macchiate di scuro, e pel corno ottuso, della lunghezza del germe, e di varie altre specie a radice testicolate comuni nel Territorio, conosciute col nome di Moneghe, si prepara quella sostanza, che chiamasi Salep o Salap, ch’ è mucilaginosa, nutritiva, glutinosa, e si ordina nella tabe, e nella dissenteria. La dose è di dram. Ij di polvere

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Ginandria Esandria.

    bollita in lib. j d’ acqua.
Osserv. Sono rimarcabili ra le specie nostrane testicolate l’ O. Treina(?), Satyrium ircinum Linn. che dà pure il Salep, e facile a conoscersi per la lacinia di mezzo del labbro inferiore, ch’ è fatta a striscia e lunga circa tre oncie; l’ O. coriofora per l’ odor fetidissimo di cimice de’ suoi fiori, e tra le specie a radice palmata, e fascicolate l’ O. odorosissima, e la O. conopsea pell’ odor soave che tramandano i loro fiori.
CLXXVIII Aristolachia. Perigonio aderente al germe od all’ ovaja, tubuloso, ventricoso alla base, dilatato all’ apice, ed in ligula o labbro esteso. Antere subsessili, attaccate allo stilo sotto lo stimma, ch’ è bifida od a due divisioni. Casella esagona od a sei vani.
243. A. rotonda. Caule piuttosto eretto, quasi semplice, foglie cordate, ovate, ottuse, quasi sessili; peduncoli solitarj, uniflori; Corolle erette; labbro bislungo, troncato.
Aristolochia rotunda. It. Aristolochia tonda, A. femina, Stallaggio, Stallogio. Ver. Cojon de frate.
Radice tuberosa quasi rotonda. Fiori foschi, labbro nero rosseggiante. Aprile, Maggio. Nei prati di rimpetto la Montagnolla dei Bagni. Perenne.
Virtù. La radice d’ odor grave, di sapor acre, amaro, si giudica stomatica, menagoga. La dose di essa pesta in polvere è di

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Monoeccia Triandria.

    gr. x-xx; in infuso dram. ss-ij, ma di rado si usa in medicina.
Osserv. L’ Aristolochia Clematide comune nei campi, che i fiori giallo verdeggianti e dicesi in Ver. Cojoni de frate come quella, si tiene avere le stesse proprietà e contenere gli stessi principj.
CLXXIX Zea. Fiori maschj. Racemi pannocchiuti. Cal. erbaceo membranaceo, lanciolato, bifloro, eguagliante i flosculi a due a due. (di cui il secondo spesso abortivo). Corolla di 2. valve membranacea o glumacea.
Fiori feminei sessili in uno spadice o ricettacolo comune, cilindrico in involucro spataceo rinchiuso. Cal. unifloro, glume subrotondate, scariose al margine. Cor. bivalva, vitrea. Stilo lunghissimo, filiforme. Seme peduncolato, subrotondo, inerente alla cellula del ricettacolo.
244. Z. maisa. Foglie interissime; spighe maschie pannocchiute, terminali, spiche femine ascellari, solitarie sessili.
Zea Mays. It. Formento indiano, Formentone, Grano siciliano, Grano Turco, Mais, Maisa. Ver. Formenton, Sorgo, Sorgo turco.
Pianta indigena dell’ America meridionale; si coltiva nei campi. Annua.
Osserv. Se ne conosce qui 4. varietà per riguardo al colore: il giallo, il bianco, il rosso, il nero; ma le più comunemente coltivate sono il bianco ed il giallo, che convien coltivar separate, altrimenti

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Monoeccia Triandria.

il bianco diventa giallo in pochi anni, tal essendo la disposizione che prende dal nostro clima, e dai nostri terreni, nè il giallo passa mai al bianco.
Varia anche dal formentone ordinario al cinquantino ch’è assai più precoce.
Sono troppo noti gli usi ed i pregi del formentone per farne qui parola. Poco però si stima l’ uso della Polenta in medicina, che somministrata a dovere par potrebbe costituire un’ ottima dieta medica in non poche malattie, ma converrebbe superare tre gravi difficoltà. 1ª per essere troppo comune 2ª per non aver bisogno che d’ una sola prescrizione del medico, che arrischierebbe anche la riputazione, perchè si vorrebbe dirlo medico della Polenta, 3ª per non venire dalla spezieria. La si lasci quindi al botanico, che non ha nulla da perdervi.
CLXXX Tifa. F. M. in amento cilindrico. Perigonio di tre foglie lineari, setacee. Un filamento con tre antere quadrangolari. F.F. in amento cilindrico. Nessun Perigonio. Seme minutissimo, piciolato, circondato dal pappo.
245. T. latifolia. Foglie lineari piane, spighe maschia e feminea avvicinate, l’ una e l’ altra cilindriche.
Typha latifolia. It. Mazzasorda, Sala, Tifa. Ver. Paver, Paverazzi.
Fior. in Mag. Giu. nelle fosse, sulle rive dei gorghi, comune nei paludi.
Serve per turare le fessure degli ornasi vinali colle foglie, che

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Monoeccia Tetrandria.

servono anche ad impagliar damegiane e fiaschi d’ altra qualità. Colla lanuggine delle sue spiche si potrebbero riempire cuscini, materazzi, e coltri.
Osserv. Colla T. angustifolia, ch’è in ogni sua parte più piccola, ed ha le spighe separate, e con altre piante glumacee può servire a cuoprir capanne.
CLXXXI Ortica. Monoica, raramente dioica. Fio. M. racemosi. Perigonio 4. partito. Filamenti lunghi, prima dell’ infiorescenza curvati. Rudimento del pistillo glanduloso.
Fio. F. racemosi o raramente capitoli(?) sferici, conglobati. Perigonio bivalve. Germe uno. Stilo uno. Stimma villoso. Seme uno coperto dal perigonio persistente.
246. 0. bruciante. Foglie opposte, elittiche, quasi con 5. nervi, acutamente dentate a sega; spighe glomerate germinate.
Urtica urens. It. Ortica. Ver. Urtiga. Off. Urtica.
Fiori erbacei da Giugno all’ inverno, sotto i muri, e negli orti troppo comune ed odiata. Annua.
Erba insipida, bruciante al tatto. Il suo sugo da alcuni vien raccomandato nell’ emottisi, nellatisi, nell’ itterizia, e nelle emorroidi. La dose è di O. j-ij-jv. L’ urticamento è utile nella paralisi e nell’astenia.
247. O. dioica. Foglie opposte, cordate, ovato-lanceolate, grossolanamente dentate a sega. Spighe pannucchiute, glomerate, germinate, più lunghe del peziolo. Fiori dioici.
U. dioica. It. Ortica. Ver. Urtiga. Off. Urtica major.
Fiori erbacei dal Giugno in Autunno, nelle siepi, negli orti, per le

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Monoeccia Tetrandria. M. Pentandria.

    strade trovasi frequentissima.
Le sue proprietà sono le stesse che quelle dell’ antecedente. I nostri contadini di più mantengono con questa ortica cotta i Polli d’ India finchè son giovani, e pretendesi che sia buona a fare in minestra.
CLXXXIII Bosso. Perigonio 3-4 partito. Fio. M. Squamma biloba cingente il perigonio. Stami inserti sul rudimento del germe.
Fio. F. Squammule 3. minime cingenti il perigonio. Germe uno, che finisce in 3. stili persistenti. Stimmi 3. ottusi. Casella con tre rostri a tre vani 6-spermi.
248. B. sempreverde. Foglie elittiche, smarginate, interissime, grosse lucide, persistenti; pezioli piuttosto pelosi sul margine, antere ovato saettate.
Buxus sempervirens. It. Bosso, Ver. Bos. Off. Buxus.
Fiori gialli. Marzo, Aprile. Coltivati negli orti. Arbusto; qui però ve si ha uno, che può chiamarsi albero.
Il legno pesante è desideratissimo dai Tornitori e dagli Scultori. Un tempo fu usato anche in Medicina come sudorifero, e succedaneo del legno Guajaco nella sifilide. Le foglie sono catartiche.
CLXXXIV Zanzio. F. M. Invoglio comune embriciato. Fiori in amento, globosi. Perigonio imbutiforme, diviso in 5. parti. Ricettacolo con Pagliette.
F. Fem. Invoglio di una o due foglie, e con un sol fiore. Drupa arida. Nocciolo di due cavità.

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Monoeccia Pentandria. M. Poliandria.

249. Z. Strumario. Caule ramoso inerme; foglie peziolate, cordate, trinervate; lobi lobulati, dentati; frutti elittici, aculeati, aculei uncinati, nudi.
Xanthium Strumarium. It. Bardana minore, Lappola minore, Lappolone. Ver. Slavaz pizul.
Fiori verdi. Giugno ed Agosto. Nelle ville fra i ruderi, lungo le strade e nei campi.
Il decotto di questa radice si prescriveva dai medici come sudorifero nella scrofola, nel broncocele(?), nell’ erpete. Anche il sugo delle foglie, ed i semi erano in uso alla dose di O. ss.
CXC Amaranto. Perigonio 3, o 5-fillo. F. M. Stami 3. o 5. Fio. Fem. Stili 3. Stimmi 3. Casella d’ un sol seme con tre rostri, che si divide orizontalmente.
250. A. Blito. Caule ramoso, diffuso, procumbente(?); foglie peziolate, ovate, quasi troncate, glabre; gomitoli ascellari, a spighe terminali; fiori a tre divisioni ed a tre stami.
Amaranthus Blitum. It. Blito, Biedone. Ver. Biandon.
Fiori verdi Lug. Agosto. Negli orti, nei campi in gran quantità.
Oss. Si questo che altre specie congeneri, come sono l’ amaranto prostrato, selvatico, spigato, tutti conosciuti dai nostri contadini col nome di Biandoni, infettano gli orti ed i campi, e sono mangiabili.
CXCI Aro. Spata d’ un sol pezzo, ventruta, involta alla base. Spadice nudo alla sommità, cogli stami nel mezzo i pistilli inferiormente. Antere sessili, numerose, sotto fornite di un doppio, o triplice

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Monoeccia Poliandria.

ordine di glandule acute (di stami abortivi). Stili o stimmi semplici villosi. Bacche globose con un solo seme, o più raramente con due.
251. A. Macchiato. Caule nullo. Foglie astato-saettate; lobi piegati intierissimi. Spadice clavato al doppio più corto della spata.
Arum maculatum. It. Gichero. Ver. Erba de bissa, Panochie de bissa.
Spata pallidamente verdeggiante. Bacche color di minio. Maggio, Giugno. Nei fossi, lungo le strade.
La pianta fresca, acre, caustica corrode la pelle, e la solleva in vesciche. La radice poi grossa e tuberosa disseccata diventa farinacea ed appena acre, può far le veci del sapone. Questa promove il sudore e l’ espettorazione e si ordina da alcuni nella dispepsia, nell’ asma pituitosa, nell’ artrodinia reumatica, ma devesi usar cautamente. La dose in polvere è di gr. x-xx-xxx.
Oss. L’ Aro italico, che pochissimo differisce da questo, può farne le veci.
CXCII Poterio. Cal. di 4. pezzi. Cor. 4. partita. Masc. Stami circa 20. Fem. 2; stili 2; stimmi 2. pennelliformi. Semi 2. inchiusi nella corolla, che acquista la forma di casella.
252. P. Sanguisorba. Caule eretto, ramoso, inerme, quasi angoloso; foglie pennate con impari, piuttosto liscie; foglioline eguali, quasi rotonde, dentate a sega; fiori in capitoli terminali; filamenti molto più lunghi della corolla.
Poterium sanguisorba. It. Pimpinella, P. minore, Salvastrella, Sorbastrella. Ver. Pimpinella, Erba cocola.

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Monoeccia Poliandria.

Fiori erbacei, stami porporini. Aple, Mag. Giu. Nei pascoli aridi; è anche coltivata per mangiarsi in insalata nelle così dette mescolanze cappuccine.
L’ erba odorosa, di sapor astringente, si trova lodata per gli sputi di sangue.
Poichè nasce nei terreni sterili fu suggerito di coltivarla per prati artificiali, essendo mangiata volentieri dal bestiame.
CXCIII Quercia. Fio. M. in amento; perigonio quasi diviso in 5. parti. Stami da 5. a 10.
F. Fem. solitarj. Perigonio intero, scabro, composto di molte squamme formanti una cupola. Una sola noce ovata, mezza coperta dal perigonio, con cicatrice alla base, contenente un sol seme.
253. Q. Rovere. Foglie bislunghe, peziolate, liscie, sinuate; lobi rotondati; frutti bislunghi, sessili.
Quercus Robur. It. Quercia comune, Rovere, Rovero. Ver. Roul.
Fiorisce in Aple, Mag. sul monte e sui margini di qualche campo.
La scorza serve alla concia delle pelli. La scorza e le foglie sono corroboranti ed astringenti. Ridotte in polvere o meglio in infuso od in decotto acquoso o vinoso si raccomandano internamente in specialità coi rimedj amari nelle febbri intermittenti, nella blenorrea, diarrea; esternamente in forma di fomento, d’ injezione di gargarismo nel rilasciamento dell’ ugola, della vagina, dell’ intestino retto, nella leucorrea, blenorrea. La dose della corteccia è di O. j. in lib. J. di vino nero, o d’ acqua da prendersi a cucchiaj.

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Monoeccia Poliandria.

Le ghiande o frutti di Rovere servono a mantenere i majali, e se ne prende di torrefatte invece di caffè come corroboranti.
Le foglie servono di lettiera pel bestiame.
CXCIV Noce. F. M. in amenti, Squamme doppie, l’ esterna triangolare, l’ interna divisa in 6. parti. Stami molti sopra un ricettacolo glandoloso.
F. Fem. Solitario. Perigonio diviso in 4. parti. Due Stili laceri. Drupa dal perigonio con Noce bivalve di una sola cavità. Seme sinuoso quadrilobo.
254. N. regio, o comune. Foglie pennate con impari; foglioline ovali, bislunghe, intierissime, liscie; frutti subgeminati, globosi.
Juglans regia. It. Noce. Ver. Nogar, Cocolar. Off. Nua juglans.
Fiore in Aple Mag. Albero notissimo, originario della Persia. Si coltiva.
La corteccia verde del frutto immaturo od il malo, ver. sonalita(?) de cocola, di odor grave, sapor amaro, astringente ha forza corroborante antielmintica, il decotto si dà nella sifilide inveterata e contro i vermi. Una libbra di scorze si fà bollire in lib. xx d’ acqua fino alla calatura della metà.
La dose dell’ estratto contro i vermi dei fanciulli è di dram. ss-j.
L’ olio che si estrae dalle noci è buono per condimento, e per lumi quando è fresco, e per la pittura quando è rancido.
Le noci immature candite nello sciroppo o nel rosolio sono molto apprezzate nelle mense. Se ne fà anche rosolio.

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Monoeccia Poliandria. M. Monodelfia.

CXCV Noccciolo. F. M. in amento di squamme divise in tre parti, quella di mezzo maggiore, fatta a cuore, irsuta, sotto delle quali sono attaccati 8. stami.
F.Fe. Perigonio di una o due foglie lacere, persistente. Due stili. Noce ovata, mezza coperta dal calice, di un sol seme.
255. N. Avellano. Stipule ovate, ottuse. Foglie rotonde, doppiamente seghettate.
Corylus avellana. Nocciolo, Nocciuolo. Ver. Nuselar.
Fio. Feb. Marzo. Nei boschi, nelle siepi e se ne coltivano più varietà.
L’ olio fisso delle Nocciole senza odore, e che difficilmente rancidisce è attissimo a ricevere gli odori.
Il legno del Nocciolo è pieghevole. Le bacchette divinatorie si facevano dai suoi rami; ora sono meglio impiegati per cerchj di botti, per archetti, ceste, e simili. Ridotto in carbone è ottimo per polvere da schioppo.
CXCVI Pino. F. M. Amenti composti di molti stami con antere nude.
F. Fem. Amenti con squamme biflore. Pericarpio strobilo composto dalle squamme dell’ amento. Noce circondata da un’ ala membranacea.
256. P. domestico. Foglie gemine, primordiali, ciliate; coni ovati ottusi, quasi inermi più lunghi della foglia; noci dure.
Pinus Pinea. It. Pino da pinocchi, P. gentile. Ver. Pignar.
Fiorisce in Maggio. Pochi ne abbiamo qui, di più se ne trovano a Belvedere. Un tempo erano più comuni.

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Monoeccia Poliandria. M. Monodelfia.

I pignoli si mangiano, e servono di condimento in alcune pietanze. Sono nutritivi ed afrodisiaci; si danno agli uccelli di gabbia per eccitarli a cantare.
CXCVII Cipresso. F. M. Amento squammoso, di squamme rotonde, concave, contenenti 4. antere.
F. Fem. Cono squammoso. Molti ovarj aperti; molti semi angolati coperti dalle squamme dell’ amento cresciute e diventate peltate, formanti una pina ovata.
257. C. sempreverde. Rami stretti; ramoscelli quadrangolari; foglie embriciate per 4. parti; ottuse, ristrette, convesse. Strobili globosi; squamme mutiche.
Cupressus sempervirens. Cipressa, Cipresso femina. Ver. Cipres, Pin.
Fior. Feb. Marzo. Si coltiva per ornamento. Il suo epiteto è ferale perchè ornava i cimiterj. I Turchi lo pongono sulle tombe dei loro trapassati.
Le coccole di cipresso, quando sono giovani, sono stimate buone per le dissenterie, ernie ed emorroidi a cagione delle qualità balsamiche ed astringenti, che contengono. Il legno ha un grato odore ed utile a far porte efinestre, perchè dura molto. Dicesi che la statua di Giove Capitolino fosse di cipresso.
CXCVIII Ricino. F. M. Perigonio 5. fillo; stami molti uniti mediante i filamenti quasi ramosi. F. Fem. Perigonio 3. partito. Germe (?) Stili 3. Stimmi 6. Casella irta di tubercoli spinosi; a tre cavità

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Monoeccia Monodelfia.

    di un seme per una.
258. R. comune. Caule erbaceo, bianchiccio per una polvere di cui è coperto; foglie peltate palmate; lobi lanciolati, dentati a sega. Stimmi 3. bifidi all’ apice. Caselle coperte da punte.
Ricinus communis. It. Ver. Ricino. Off. Ricinus.
Fiori giallognoli. In estate. Venuto dall’ India orientale si coltiva per uso di Spezieria. Nel suo paese nativo è arboreo, e perenne, come anche nell’ isola di Candia; tra noi annuo.
Dai semi spognliati della scorza acre e velenosa si estrae un’ olio fisso, catartico, antelmintico, che nelle costipazioni, dissenterie, coliche e contro i vermi si preferiva assai spesso, specialmente come purgante. È l’ alessifarmaco(?), quasi il rimedio universale; lo ordina lo Speziale; il Cappellano, la Comare, le donnicciole, ed ha solo tra i purganti sostenuta la propria riputazione a fronte dell’ elisir di de Roy.
CXCIX Cocomero. Cal. 5 partito, lacinie subulate. Cor. campanulata a 5. lobi. F. M. Filamenti 3, di cui 2. uniti alla base; antere unite. F. Fe. Filamenti 3. sterili; Stilo 1. Stimmi 3. grossi, bipartiti. Pepone(?) inferiore grande a tre cavità; logge divise da un intermezzo membranaceo, sugoso di più semi, disposti in due ordini, ovati compressi col margine acuto.
259. C. Melone. Caule ispido, prostrato, sarmentoso; foglie cordate, angoloso-dentate, angoli rotondati; fiori ascellari; poponi rotondato-ovati, solcati, reticolati.

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Monoeccia Monodelfia.

Cucumis Melo. It. Popone, Melone. Ver. Melon. Off. Cucumis semina.
Fio. gialli da Mag. in estate. Venuto dall’ Asia, si coltiva per mangiarsi. Le varietà distinte sono il Popone moscatello, il Melone rampighino, il P. vernino di polpa bianca, o gialla, detto da noi Baciro, e molte altre da noi dette zate ecc.
I semi del Melone, del Cocomero, della Zucca e dell’ Anguria si chiamano i semi freddi maggiori, e le loro emulsioni si raccomandano come rinfrescanti ed emulienti.
260. C. coltivato. Caule prostrato, sarmentoso, ispido; foglie cordate, angolose, angoli acuti; fiori ascellari; poponi bislunghi tubercolati.
Cucumis sativus. It. Cetriuolo, Cetriolo, Citriuolo, Treciolo. Ver. Cudumar. Off. Cucumeris semina.
Fiori gialli d’ estate, coltivato. Annuo.
I suoi frutti sono rinfrescanti, si mangiano nell’ insalata, ed in aceto per salsa colla carne. I suoi semi appartengono ai semi freddi, come si è detto dell’ antecedente.
CC Zucca. Cal. Cor. Stami come nel Cocomero. F. M. 3. filamenti sterili, uniti sotto un’ anello grossetto; stilo breve a 3 divisioni; tre stimmi ingrossati. Popone inferiore grande, a tre cavità, ed a molti semi come quelli del Cocomero, ma ingrossati a margine, interissimi, o smarginati all’ apice.
261. Z. mangiabile. Caule ramoso, cirroso, scandente; foglie

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Monoeccia Monodelfia.

cordate, ottuse a 5. lobi, denticolate, aspre; poponi quasi rotondi, o bislunghi, liscj, o vermosi.
Cucurbita Pepo. It. Ver. Zucca. Off. Cucurbitæ semina.
Varietà a. La Zucca indiana che ha frutti grandissimi quasi rotondi solcati, Ver. Zucca marina. b. La Zucca frateja, Z. bianca, Z. gialla, Z. Popona, Ver. Zucca de campo, Z. dei porci. c. La Zucca a cedrato Ver. Zucca gropolosa. d. La Zucca a Berlingozzo, Z. a chifarino, Z. del collo torto o di Chioggia, Ver. Z. santa, e molte altre quasi tutte mangiabili.
Fio. gialli da Mag. in Autunno. Si coltivano negli orti e nei campi. Non si sà di certo da dove sia originaria. Annua.
I semi, siccome si disse, sono rinfrescanti, oleosi, dolcigni, e le emulsioni che se ne preparano si usano nelle febbri ipersteniche, nella stranguria ecc.
Oss. Sono specie di questo genere molto rimarcabili la Cucurbita lagenaria Zucca da pescare, Z. da tabacco, Z. bicorporea, Z. a tromba, Z. periforme. Ver. Z. da bevar, di cui sono conosciuti gli usi, ed i semi servono come quelli dell’ antecedente. La Cucurbita citrullus It. Ver. Anguria il cui frutto è molto rinfrescante, e parimente i semi.
CCI Brionia. Monoica, raramente dioica. Cal. superiore a 5. denti subulati; Cor. campanulata a 5. divisioni. F. M. 3 filamenti degli stami, due dei quali uniti alla base. F. F. Stilo a 3. divisioni; stimmi 3. smarginati. Bacca piccola, subglobosa, liscia; semi pochi.

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Dioeccia Diandria.

262. B. bianca. Caule gracile, ramoso con viticci, scandente. Foglie palmate, semiquinquelobate, scabrosette, cordate alla base; fiori ascellari peduncolati, racemosi, monoici.
Bryonia alba. It. Vite bianca, Zucca selvatica. Ver. Zuca mata. Nelle siepi.
Radice abbondante di sugo acre, di sapor fortemente amaro, odor nauseante. È drastico-catartica, antelmintica, menagoga, diuretica; esternamente rubefaciente e risolvente. I medici la usano in forma di polvere, e di estratto nell’ idrope, asma, epilessia, artrodinia reumatica, e mania; esternamente in forma di cataplasma nell’ edema ecc.
La dose della polvere della radice (da usarsi assai cautamente) è di dram. SS-j; del sugo condensato ossia estratto di dram. ij-iv.
Oss. La Brionia dioica, che trovasi come quella ha le stesse qualità, onde facilmente confondonsi.
CCII Salice. Amenti cilindracei. Squamme uniflore, embricate. F.M. Stami 1-5, più spesso 2, ai quali anteriormente è posta frammezzo una glandola bislunga, troncata, piccola colorata. F.Fe. Germe 1. Stilo 1. Stimmi 2. Casella di una loggia bivalve, di molti semi papposi.
263. S.bianco. Arboreo, foglie lanceolate, puntite, pubescenti, sotto sericee, dentellate a sega, dentellature inferiori callose; germi quasi sessili, ovati, glabri; stilo breve. Stimmi bipartiti.
Salix alba. It. Salicone, Salcio bianco, S. lombardo, S. da pertiche. Ver. Salgar, Racheta.

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Dioeccia Triandria.

Fio. In Aple. Albero. Nei boschi specialmente sull’Isonzo.
La scorza di questo, come pure del Salcio mandorlo, del S.caprino, del S. gentile, del S. giallo o di altri di sapor amaro astringente, roboante, stomatica, si loda come succedanea della china nelle intermittenti. La dose in polvere è di gr. xx a dram. j-ij. Della scorza secca dr. j si fa bollire in lib. j ss alla colatura di lib. j.
Oss. Vari altri salici abbiamo in paese, di cui sono noti gli usi sia per sostegno delle viti, come per cerchi, per legare, per ceste ed altro.
CCIII. Moro. Dioico, o Monoico. F. M. e Fem. In amenti distinti, ovati, densamente spigati, sessili. Ciascuno con perigonio quadrilobato, lobi concavi. Maschi. Stami alterni colle lacinie del perigonio, filamenti lunghi, prima dell’inflorescenza incurvi. Fem. Germe I superiore o libero, stili 2. Stimmi 2. Semi 1-2. coperti dal perigonio persistente, poliposo.
264. M. bianco. Foglie profondamente cordate alla base, ineguali, ovate o lobate, inegualmente dentate a sega (lucenti) piuttosto liscie.
Morus alba. It. Gelso. Ver. Morar de mora bianca, M. de mora rossa.
Fiori giallicci, Ag.to, Mag. Albero originario della China, e della Persia, ora spontaneo nelle siepi, negli sterpi, e ne ho veduti crescere sino sui muri, e nei cavi degli alberi vecchi p. e. in un pioppo dai semi stati portati forse dagli uccelli.
Si coltiva per mantenere i cavalieri, e dicesi ciò che si vuole, questo è il loro nutrimento naturale e più sicuro sino ad oggi. Lunghe esperienze ci faranno conoscere i veri vantaggi di quello delle Filippine. Le varietà del bianco sonosi

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Dioeccia Pentandria.

Moltiplicate assai, ma pare che in alcuni stadi della vita del filugello sia utile ricorrere al selvatico, o Moro dal seme.
I frutti del Moro, detti more sono dolci, mangiabili bianchi, rossi, o neri.
Oss. Il Moro nero detto in Ver. Morar de mora garba appena si conosce in paese. Del Moro papirifero non abbiamo che qualche maschio in Territorio, ed io credo d’averne uno dei più belli.
CCIV. Umolo. Masc. Perigonio in 5. parti. Stami con filamenti corti, antere lunghe. Fem. Perigonio di una foglia brateiforme, minimo, unito alla base. Germe I. Stili e stimmi 2. Seme uno con arillo dal perigonio moltissimo ampliato e membranaceo, cinto al di sotto.
263. U. Luppolo. Scandente; foglie cordate o trilobate, dentate.
Humulus Luppulus. It. Luppolo, Ver. Bruscandul, Urtizzon. Il frutto Cervosa.
Fiori verdognoli. Lug. Ag. Nelle siepi, e nei filari delle viti, e nei boschi ove si alza su pegli alberi avviticchiandosi in modo da stringerli a segno di segnarli a spira con forte ingrossamento del legno col trattenervi la salita e discesa dei sughi nutritivi. Perenne.
In Primavera si mangiano i nuovi getti, che sono ricercati come rinfrescanti e purganti il sangue. Si tengono anche come diuretici. I frutti di odor aromatico, tetro, sono amari, narcotici, e stomatici. Si usano di più per condir la birra dai Tedeschi, dai Francesi, dagl’Inglesi, ed anche da poco tempo dagli’Italiani, che non si vergognano di voltar le spalle al più prezioso dono, che la natura ha fatto al loro paese. Per noi: viva il vino,”Evoè Evoè viva Bacco il nostro Rè.” Così il Redi?.

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Dioeccia Pentandria. D. Esandria

Un tempo facevasi commercio rimarcabile della Cervosa.
CCV. Canape. Masc. Perigonio 5partito. Filamenti degli stami corti. Antere bislunghe. Fem. Perigonio fermo al lato. Seme I. Stili 2. Casella crostacea a 3. valve quasi globosa, piccola coperta dal perigonio.
266. C. coltivata. Caule eretto. Foglie peziolate, digitate; foglioline lanciolate, acutamente dentate a sega.
Cannabis sativa. It. Canapa. Ver. Canaipa, Canevo. Off. Cannabis samina.
Fiori verdini. Mag. Giu. Lug. Nativa della Persia si coltiva nei campi per far filo, tele e corde. L’ho trovata tante volte spontanea vicino ai villaggi. Annua.
I semi della Canapa contenenti un principio oleoso, mucilaginoso, di odor viroso, ha qualità calmante, sedativa. Si fa infuso ed emulsione da somministrarsi nella blenorrea, stranguria, tosse catarrale. La dose è di O. ss-j di semi in lib. jv. D’acqua per infuso. L’olio fisso, che si estrae dai semi può servire ad usi economici. Si dà ai Cardellini e Lucherini ma vanno soggetti all’epilessia.
Oss. I. I Contadini chiamano Canaipella il maschio, e Canaipon la femmina, dunque tutto il contrario del fatto.
Oss. II. Ecco un altro prodotto nostrale trascurato per un lusso malinteso. Le nostre contadine hanno quasi disimparato di filare per mandar denaro all’estero, onde ci vengono tessuti di cotone, che non hanno la durata del canape, e danno stracci di cui si fa carta, che tradirà tutti i nostri documenti perché in 40, o 50. anni andrà tutta in polvere.

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Dioeccia Ottandria

CCVI. Smilace. M. Perigonio campaniforme, patente, 6partito. Fem. Perig. del maschio. Germe I. superiore, stili 3. Bacca globosa a 3. logge.
267. S. Aspera. Caule aculeato, angoloso; foglie astato-cordate, lanciolate con sette, o nove nervature aculeato-dentate, coriacee.
Smilax aspera. It. Rogo, Cervione. Ver. Smilace.
Fiori bianchicci. Ag. 7bre. Nelle siepi, negli sterpi o nelle cretaje sul monte specialmente della Punta e dei Bagni assieme colla Rubia.
La radice mucilaginoso, amarognolo è diuretica, diaforetica. È congenere della salsapariglia e può farne le veci, anzi gliela fanno fare gli Speziali e gli Erbaiuoli nella sifilide, nelle cachessie, e nell’artritide. La dose della polvere è di dram. J-ij. Il decotto si fa con O. j di radice in lib. ij d’acqua alla colatura di lib. j. È di questo genere anche la Smilax chinadium Volg. Cina, Cina dolce, Cina gentile, che si usa in medicina.
CCVII. Pioppo. Amenti fissamente embriciati; squamme resciflore(?), la cera al margine, cingevicolate(?) alla base; fiori attaccati mediante il gambetto. Masc. Stami 8-20. Squamule alla base uscenti da un orciuolo obbliquamente troncato. Fem. Germe I. cinto alla base da un orciuolo. Stilo I brevissimo o nullo; stimmi 4. a due cavità, bivalve di (?) semi pappati.
268. P. nero. Foglie glabre da tutte due le parti, puntite, dentale a sega, deltoidee, col diametro longitudinale più lungo.
Populus nigra. It. Pioppa. Ver. Talpon.

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Dioeccia Eneandria. D. Monodelfia

Fior. Mar. Agto. Comune nei campi, albero.
Le gemme di quest’albero avanti d’aprirsi sono invischiate di una materia gialla, balsamica, odorosa, la quale unita al lardo(?) serve a fare l’unguento populeo lodato per l’emorroidi, ora non più usato.
CCVIII. Mercuriale. Perig. 3.partito. M. Stami 9-12. Fem. Germe didimo, bisolcato, cinto da filamenti 2. sterili uscenti da ciascun solco; stili 2. stimmi 2. Casetta di due coccole con due semi.
269. M. annua. Radice fibrosa; caule ramoso; foglie ovate, acute, dentate a sega, glabre, fiori maschj in spiga, peduncolati, femminili sessili, ascellari, quasi germinati.
Mercurialis annua. It. Mercorella. Ver. Marcoretta. Of. Mercurialis HB(?). Fio. Erbacei da Giu. All’Autunno, comunissima negli orti, nei campi (?) Vale moltissimo tra le erbe che muovono il corpo, si prende in decotto, e si dà per clistere, e bollita entra nei cataplasmi emollienti.
CCIX. Ginepro. M. amenti ovati con squamme in giro; antere 4-8 uniloculari(?). Fem. amenti globosi, squamme 3 concave, coadunate(?). Stilo brevissimo, o nullo. Stimma tubuloso aperto. Frutto o strobilo da tre noci, o cariossidi ossei, monospermi, cinti di squamme ….(?), bacchiformi, carnosi, piccoli.
270. G. comune. Foglie terne, patenti, acerose, puntite, più lunghe della bacca.
Juniperus communis. It. Ginepro. Ver. Zanevrar. Off. Juniperus. Fio. In Aprile-Mag. Sulla riva della Marina, e sull’Isonzo. Frutice

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Dioeccia Monodelfia. Poligamia Monoeccia

Le bacche del Ginepro fornite di un’olio volatile copioso, e di un principio resinoso, d’odor pregnante, sapor aromatico, dolce e grato allo stomaco, sono stimolanti e promovono l’orina ed i flati. Il legno gode delle stesse proprietà, ma più deboli. La resina(?) volgarmente detta Sandracca più raramente suol usarsi in medicina. Le bacche sono celebrate nell’idrope, nell’asma, nel catarro, nelle malattie della cute, nella dispepsia. La dose della polvere delle bacche o del legno è di dram. ss. Per l’infuso dram. jv. In lib. j d’acqua o di vino. Inoltre colle bacche si preparano estratto, Roob(?), acqua distillata, olio volatile, ed alcool.
CCX. Rusco. Perig. 6partito, patente, o raramente globoso. Filamenti riuniti in picolo tubo ventricoloso, portante all’apice 6. antere nei fiori maschj, nudo nelle femine. In queste germeI. Stilo I. Stimma I; bacca globosa, triloculare, loculi di 2. semi.
271. R. pungente. Caule ramosissimo, foglie sessili, elittico-lancio-late, pungenti, sopra florifore nude.
Ruscus aculeatus. It. Pungitopo, Ruschio, Spruneggio, Brusco. Ver. Ruschio. I getti freschi Scovette. Off. Ruscus.
Fio. Bianco-bianchicci col nettario violaceo-pallido. Bacche color di minio. Ag.to, Mag. Nelle siepi, e negli sterpi. Suffrutice sempreverde.
La radice di sapor dolcigno indi amaro si mette tra le 5. radici aperienti; il suo decotto si prescrive nella fisconia addominale; nelle malattie della cute, nell’itterizia, nell’idrope, nella soppressione dell’orina, e dei mestrui. I getti freschi detti in Ver. scovette si mangiano come gli asparagi.

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Poligamia Monoeccia

CCXI. Andropogono. Ermafroditi. Cal. Glumaceo, bivalve, unifloro. Cor. bivalve, una delle valve restata, resta terminale uscente, o dalla fessura della valva, o dalla base. Mas. quasi mutici, peduncolati solitarj o geminati, vicini all’ermafrodito. Seme libero coperto dalla Corolla glumacea.
272. A. Aleppense. Radicxe serpeggiante, foglie lanciolate, puntite, carenate alla base; nadi(?) pubescenti, guaine glabre, ligula breve crenata, villosa. Pannocchia ramosa di molti fiori, fiorendo sparsa; fiori ad un lato quasi sericei, l’ermafrodito sessile, valve corolline ciliate, l’esterna restata, i maschj peduncolati, mutici.
Holcus(?) halepensis. Lin. Cannereccia, Sagginella selvatica, Smilace nostrana, S. dolce. Ver. Sorghetta.
Fio. lucenti, per lo più rosseggianti, la resta da principio eretta, poi piegata ad angolo. Agosto, 7bre. Infesta i campi e gli orti. Perenne.
Dalle radici grosse e mucilaginose di questa pianta qualche speziale fa uso come d’un succedaneo della Cino dolce, quindi il nome volgare di Smilace dolce.
CCXII. Celto. Perig. 5.partito. Stami 5. Antere 4.solcate, quasi sessili. Germe superiore ovato, stili 2. Stimmi 2. Drupa globosa di un seme. Nei maschj Perigonio 6 partito. Stami 6.
173. C. australe. Foglie bislungo lanciolate, puntite, dentate a sega, sopra scabre, sotto pubescenti, molli ineguali.
Celtis australis. It. Perlaro, Bagolaro, Giràcolo, Fraggiràcolo. Ver. baolar.

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Poligamia Monoeccia

Fio. bianco-verdeggianti. Aple, Mag°. Nelle siepi, e nei villaggi. Albero che serve d’ornamento ai villaggi. Secondo Teofratto co’ suoi frutti, che sono mangiati dai fanciulli, si faceva un vino, che non dura più di due o tre giorni senza inacidire. Il suo legno però duro ed elastico serve a afr manichi di fruste, forche per fieno, timoni ed altre cose per carri. Si facevano con esso le stanghe per le vetture a due ruote, che chiamavansi sedie ora disusate.
CCXIII. Veratro. Perig. 6.partito. Stami 6. Germi 3. superiori, uniti alla base in alcuni fiori abortivi. Stili 3. brevi. Caselle bislunghe, bivalvi di molti semi membranacei al margine.
274. V. bianco. Caule eretto, semplice, superiormente pubescente; foglie ovali, piegate; racemi pannocchiuti; bratee dei rami bislungo-lanciolate, parziali quasi eguaglianti il peduncolo pubescente. Perigonii retti (bianco-giallicci).
Veratrum album. It. Veladro, Eleboro bianco. Ver. Eleboro bianco, Off. Helleborus albus.
Varia molto. Fiorisce in Lug.o Ag. o Nei pascoli e nei prati paludosi, nei dintorni dei Molini detti della Madonna Marciliana. Spezialmente a quel di sotto.
La radice (che deve raccogliersi in inverno) con tutta la pianta è velenosa, acre, amara, che promove fortemente il vomito, e le evacuazioni, per lo che suol prescriversi soltanto nelle malattie ostinatissime, ed in un corpo forte e robusto. Anzi sarebbe meglio astenersene affatto. Pure si prescrive da alcuni nella menia, nell’epilessia, nell’idrope, e nelle malattie

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Poligamia Monoeccia. P. Dioeccia

ribelli della cute. Si dà la polvere della radice spogliata della scorza esterna alla dose di gr. iij-xx. L’estratto gr. ij. Si prepara l’infuso della radice con gr. xx. a dram. iij in lib. j d’acqua o di vino o d’alcool diluito da prenderi a poco a poco. Esternamente si prescrive in forma di polvere, di decotto o d’unguento nella psora, e nella tigna …(?)
Oss. Il Veratro nero appena si distingue dal bianco, e quindi si usano indistintamente l’uno per l’altro, essendo forniti delle stesse proprietà.
CCXIV. Parietaria. Gomitoli(?) dei fiori cinti da un’invoglia moltipartita. Ermafroditi. perig. 4.partito. Stami 4. Filamenti prima incurvati di poi con elastica espansione patenti; antere didime, che s’aprono con elasticità. germe I. Stilo I. Stimma I. Seme I. coperto dal perigonio sopra corrivente. Fem. Stami o. del resto simili agli ermafroditi.
275. P. officinale. Foglio Foglie bislungo-ovate, da ambe le estremità puntite, sopra quasi lucide, sotto irsute, nervose. Peduncoli dicotomi.
Parietaria officinalis. It. Parietaria, Vetriola, Vidriuola(?). Ver. Vidriola, Frignacula, erba da lavar veri.
Fiori erbacei, ascellari, aggomitolati, quasi sessili. Da Mag. o all’inverno. Negli orti, lungo le strade e sui muri. Perenne.
L’erba acquoso-insipida, emolliente, rinfrescante e diuretica si usa pei mali urinarj. Essa contiene molto nitrato di potassa, o nitro.
CCXV. Frassino. Cal. nullo o 3-4-partito. Cor. nulla o 4-partita, e quasi 4-petala. Petali lunghi ligulati. Stami 2., antere nei petali (?) sessili, nei corollati(?) imposte con lungo filamento. Stilo I. Stimma

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Poligamia Dioeccia

bifido. Samara o casella piana linguiforme, pendula, monosperma alla base.
276. Fr. Orno. Foglie pennate con impari; foglioline peziolate, elittico-lanciolate, puntite, dentate a sega, fiori corollati.
Fraxinus ornus. It. Orno, Avornio, Orniello, Ornello. Ver. Frasin de campo.
Fiori in una pianta maschj, in altra ermafroditi.
La scorza amarognola si è tenuta come febbrifuga, e succedanea della china, e valse a fermare le febbri intermittenti, non però le quartane. La dose della polvere a somministrarsi a reiterate prese è di dram. ij. Il seme acre ed aromatico è per sentimento di alcuno, diuretico. Le nostre contadine danno da bere vino temperato in cui furono poste in infusione le scorze del frassino ai pulcini deboli per rinforzarli.
Oss. Il Frassino elevato che trovasi nei boschi ha le stesse qualità mediche.
CCXVI. Fico. Monoico, o dioico. Invoglio cinto alla base da 3. squamette, carnoso vario di forma, dentato all’apice con una serie di denti, entro ripieno di fiori peduncolati, vicino al foro maschj superiori, gli altri feminei inferiori coprenti l’intera sua parete. Mas. Perig. 3-partito. Stami 3-5. Rudimento del pistillo. Fem. Perig. 5-partito. Seme I. Stilo I laterale; Stimmi 2. Seme uno compresso, nudo o quinci semi immerso nel perigonio. Frutto spesso succulento per l’involucro seminifero ampliato.
277. F. Carica, o comune. Foglie cordate, 3-5 lobi, rependo-dentate, lobi ottusi, sopra scabre, sotto pubescenti; ricettacoli periformi glabri.

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Crittogamia Gonoteridi

Ficus carica. It. Fico domestico, Ficajo, Ficaja. Ver. Figar.
I frutti sono dolci, soavi, mucilaginosi, nutrienti, emollienti, espettoranti ed eccoprotici; disseccati e bolliti in acqua giovano nella raucedine, nella tosse, nelle costipazioni; esternamente bolliti col latte in forma di cataplasma nell’odontalgia, nei flemmoni, nei buboni. S’impiegano anche per venapismi(?). Il sugo lattiginoso che geme dal fico è di sapor bruciante, e che produce delle pustole e degli sconcerti nello stomaco mangiando i fichi poco maturi. Vi è chi crede quel latte analogo alla gomma elastica.
Il Fico selvatico, che difficilmante arriva a far frutti mangiabili nasce nei muri, e talvolta anche nei cavi d’altri alberi, negli orti e nelle siepi.
CCXVII. Equiseto. Spiga ripiena di ricettacoli peltati, i quali nella parte di sotto hanno da 4-7 indusii fatti a cornetto, che si aprono per il lungo. Stami 4. Germe ovato. Stilo o. Seme unico, nudo.
278. E. jemale. Cauli semplici, eretti, scabrissimi, che portano spighe alla sommità, vagine discolori, sfacettate, denti restati, affatto caduchi.
Equisetum hiemale. It. Paltrufali, Setolone, Basperella, Asperella. Ver. Coda mussina, Spirel.
Feb.  Marzo, Aple. Nelle siepi. Perenne.
I suoi fusti assai scabri sono impiegati dat Tornitori, dagli Ebanisti ed altri artieri per lisciare i loro lavori. Quando erano in uso, si adoperava anche per pulire i piatti di stagno.
Oss. Abbiamo varie specie di Equiseto, che non se ne fa alcun uso. Di quello dei campi, che trovasi nei luoghi argillosi umidi dicesi che sia diuretico,