La vegetazione del parco urbano "Pineta" di Castel Fusano/La fauna maggiore

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La fauna maggiore

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La fauna maggiore
Storia di Castel Fusano Descrizione geografica


Se facciamo un salto nel passato di soli cento anni, ci possiamo senz’altro meravigliare di come ora la zona che stiamo considerando sia povera di fauna.

È stato già ricordato che nel 1888 Castel Fusano era riserva di caccia e così, come la Tenuta, tutto il litorale doveva essere ricco di selvaggina.

I grandi mammiferi, oggi estinti, secondo sicure testimonianze erano il cervo (Cervus elaphus), il capriolo (Capreolus capreolus), il cinghiale (Sus scrofa), il daino (Dama dama).

Tutte queste specie sono state reintrodotte nella vicina tenuta presidenziale di Castel Porziano, dove non è difficile avvistarle.

Un censimento di mammiferi è stato pubblicato da Italia Nostra, nel 1986, nell’ambito di uno studio lungo il litorale che da Castel Fusano arriva a Capocotta.

...inserire qui tabella "Capocotta ultima piaggia" - proposta per il parco naturalistico archeologico del litorale romano.

Personalmente, in questi anni di ricerca, abbiamo potuto avvistare la volpe rossa (Vulpes vulpes) ed il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), non menzionati nella tabella di Castel Fusano, mentre ci precedevano sullo stradello che stavamo percorrendo o quando lo attraversavamo uscendo di soppiatto dal folto della vegetazione.

Girando per la Tenuta abbiamo incontrato resti di riccio (Erinaceus europaeus) e di istrice (Hystrix cristata), anche questa specie esclusa dalla tabella; frequentemente, nelle radure, abbiamo osservato i cumuli di terra formatisi dagli scavi delle talpe (Talpa europaea) là dove il terreno è più leggero.

Più conosciuta è la situazione dell’avifauna. Un primo studio è stato compiuto tra il 1930 e il 1938 ad opera dell’Osservatorio Ornitologico di Castel Fusano, voluto dal principe Francesco Chigi, ed un secondo lavoro, al quale ci siamo riferiti, è dell’ornitologo Mauro Bernoni, di Ostia.

È comunque facile osservare nella duna, tra la macchia mediterranea, l’occhiocotto (Sylvia melanocephala) e la capinera (Sylvia atricapilla), in inverno il pettirosso (Erithacus rubecula) e lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), in estate l’upupa (Upupa epops) ed il codirosso (Phoenicurus phoenicurus).

In pineta, la nostra ricerca è stata allietata dal canto del cuculo (Cuculus canorus), l’uccello parassita, dal tamburellare dei picchi, verde e rosso maggiore (Picus viridis e Dendrocopos major) sui grossi tronchi di pino dove viene costruito il nido ed approntata la dispensa, dai rauchi versi delle ghiandaie (Garrulus glandarius). Queste ultime sono molto frequenti e ben osservabili.

Non sono mancati avvistamenti di merli (Turdus merula), di passeri (Passer italiae), di cinciallegre (Parus major) e ballerine bianche (Motacilla alba). Abbiamo trovato piume di rigogolo (Oriolus oriolus). Lungo le sponde del canale, tra le canne, abbiamo avvistato la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus); posati in acqua o sugli alti pini che si trovano lungo il canale, la garzetta (Egretta garzetta), l’airone rosso (Ardea purpurea) e il cinerino (Ardea cinerea); non mancano il martin pescatore (Alcedo atthis), la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) ed abbiamo avuto notizia di tre cavalieri d’Italia (Himantopus himantopus).