Pagina:Relazione 28 febbraio 1861 (Comitato Nazionale di Fano).djvu/15

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verla e dirigerla non appena fu richiesta, tanto che Forlì, Cesena, Rimini tacevano ancora sotto l’incubo dell’occupazione Svizzero-papale quand’essa insorse, trovarsi ora in sì completo abbandono.

Alle calde rappresentanze fatte era giunta risposta officiale che, dimostrando la impossibilità del soccorso, consigliava di risparmiare un’inutile spargimento di sangue.

Sempre più difficile diveniva in siffatte circostanze la posizione di Fano, designata all’odio del Delegato Pontificio per la iniziativa assunta, ed esposta per la breve distanza ad un improvviso assalto delle truppe papali che sempre aumentavano. Ma non perciò venner meno la popolazione e il governo fanese al loro dovere e dignità, decisi di non cedere che alla violenza e a forze preponderanti e sproporzionate, per protestare appunto col fatto e per sè e per l’intera provincia, che la sola forza brutale poteva soffocare i loro legittimi voti così unanimemente e pacificamente espressi.

La mattina del 19 avanzandosi da Pesaro una forte colonna di carabinieri, fu loro negato l’ingresso, e dovettero passar oltre in presenza degli armati cittadini e di gran moltitudine d’uomini e donne corse alle mura per dividere, benchè inermi, la sorte comune.

Niuno però si dissimulava l’imminenza di un grave pericolo. Già erano in Pesaro più di 4000 soldati tra mercenari e carabinieri, e tenevano la città in istato di assedio. — Avevan brutalmente abbattuta e lacerata la bandiera Sarda, e apertamente si parlava di eccidi e di vendette sanguinose contro la vicina città.

Protestò la Giunta, protestò il Municipio con apposita deputazione al Delegato: che il pronunciamento di Fano niun’altro scopo e senso aveva fuor quello di seguire sollecitamente ed interamente il fatto di Bologna, e, invocata del pari la protezione di Vittorio Emanuele, correre con Bologna e le altre Città sorelle una medesima sorte. Che quindi smettesse dalle sue minacce e venisse a più miti e prudenti consigli; dacchè la città, veggendosi fatta unico ed odioso eccezional segno a quelle, era in grave esaltamento ed agitazione, e forse potea trasmodare nel suo contegno, sino allora ordinato ed irreprensibile, se fosse